C'era una volta...la Fiera Internazionale

La Fiera Internazionale nelle tradizioni e nella sua antica storia.

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Le origini della nostra Fiera sono antiche e famose. Federico III di Aragona la concedeva nel 1296 alla Città di Messina "in perpetuum et franca"esentando da ogni tassa i mercanti che venivano a parteciparvi, per la durata di 15 giorni.

La Fiera aveva inizio il 23 aprile di ogni anno e si svolgeva fuori le mura cittadine cioè, nel campo di San Sepolcro che ppoi prese il nome la Rotonda di San Francesco e per tutto quel tratto di spiaggia che va fino al torrente Giostra.

Ma il primo vero ideatore delle "Fiere Generali" fu Federico II di Svevia, che le ordinò nel 1234 nella Curia o Parlamento di Messina, però solo per sette località della parte continentale del Regno, e nemmeno uno per la nostra isola.

Invece Federico III di Aragona, concesse questa di Messina, "Praeclara Messanessium civium nostrorium fidelium merite" e cioè per merito di guera, tra cui primeggiava quella notissima ed eroica, che fu detta del Vespro Siciliano.

Nel 1421, essendo ormai la Fiera da Regionale assurta al fastigio di Fiera internazionale, Re Alfonso dava l'autorizzazione di trasferirla, dal campo di S.Sepolcro , in città sulla via del Porto.

La durata dei 15 giorni venne differita, e la si fece cominciare dal 1 Agosto, curando di far coincidere i tre giorni terminali della superba manifestazione fieristica, con le sontuose feste patronali dell'Assunta, cioè il 15 dello stesso mese.

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Nel 1436, con decreto dell'infante Pietro, confermato da re ASlfonso, il periodo fieristico fu aumentato di sette giorni e lo si fece cominciare il giorno festivo di S.Jacopo Apostolo, cioè il 25 luglio. E finalmente di Giovanna e Carlo , il 15 febbraio 1517, il termine delle regie franchigie fu prolungato fino al 17 agosto.

La nostra era una Fiera importantissima, perchè numerosi erano i paesi che vi partecipavano, inviando navi cariche di mercanzia varia e pregiata, e sopratutto di una quantità incredibile di seta finissima, prodotyta sia in Sicilia che in Calabria. Tutto andò a gonfie vele, fino a che, con il passare degli anni, i regnanti che si successero al Governo della Sicilia, non volendo più mantenere i patti dei loro predecessori, imposero delle tasse non indifferenti.

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Di conseguenza il buon andazzo del mercato fieristico , subì una sosta e, allorchè il Vicerè volle ancor più gravare la mano, imponendo una nuova gabella, di "25 grana" per libbra, i giurati della città, che già ne avevano dovuto approvare un tempo prima, di altri 25 frana, si ribellarono, ricordando al Vicerè i privilegi di cui beneficiavano fin da Carlo V in poi, e che i suoi successori avevano promesso e giurato di osservare e mantenere. Ma il Vicerè fu inflessibile e pretese che taleimposta fosse pagata per un periodo di nove anni, e ciò per sovvenzionare alcuni bisogni di Sua Maestà. Anzi, adducendo la scusa che doveva essere presente al parto della Viceregina a Palermo, proprio nel periodo culminante della Fiera, volle partire portando con sè e trattenendo per ben 15 giorni le migliori galee del porto. L'intransigenza dei Giurati o Senatori di Messina (come pomposamente si facevano chiamare) per tutelare gli interessi della città, e la caparbietà del Vicerè nel volerli violare, acuitisi negli anni successivi, sfociò nella rivoluzione di Messina contro la Spagna, 1674-1678.

E il Costantino scrivendo al suo Nobile Signore, dopo aver descritto con abbondanti particolari, come Messina, sin da allora, si preoccupasse di accogliere i partecipanti alla Fiera con i dovuti onori, cercando con feste e manifestazioni varie di rendere piacevole il loro soggiorno, conclude con queste parole: " io mi scordavo di dire a Vostra Altezza, che per il rispetto del gran popolo della Fiera, sono dovuto rimanere sulla Galera Diana ed essendo ieri andato a vedere le cose più notabili di questa città fui sbalordito alla vista di una grande Galera che stava ultimandosi all'Arsenale nuovo. Essa è fra le più belle che abbia mai viste nel Regno e consta di trenta panche ed è lunga ben 12 passi. Sarà la reale delle Galere in Sicilia e verrà offerta, appena ultimata, al Principe Savoia, allorchè egli prenderà possesso del Generalato del Mare. Non potete immaginare, o mio Signore, continua il Costantino, quale spettacolo offre questo superbo Porto.

Di giorno in giorno esso si popola di navi provenienti da tutte le parti del mondo, tutte attirate dall'importanza della Fiera, dall'ospitalità della città, dalle feste che si celebrano, ma anche dal magnifico panorama di esso porto, così affollato e pieno di vita, sotto un cielo perennemente azzurro.

E' sorta dove un tempo, e per molti secoli, fu il "Giardino a mare", la Villa civica che costituiva il ritrovo ideale nella stagione estiva. Quella località era assai preferita per i convegni d'arte e di mondanità, oltre che luogo di svago per i bimbi che le mamme vi conducevano ogni giorno e li facevano permanere per lunghe ore, data la varietà e la ricchezza esistente di animali acquatici nelle ampie ed artistiche vasche, soprattutto per la salubrità dell'aria anche per quell'ossigeno che si sprigionava dagli alberi secolari adombranti i numerosi viali.

Oggi, al posto di quel romantico "Giardino a mare" che i vecchi Messinesi rievocano spesso con nostalgia nei loro ricordi con riferimenti a caratteristici episodi ed avvenimenti, c'è la "Campionaria". Ma lo spazio era quello che era, pertanto, la Fiera si è sempre dibattuta in una lotta continua onde potersi estendere oltre i confini, al dilà di quel torrente S. Francesco il cui terreno è ancora occupato da un cantiere navale in attività limitata e dalle officine della Centrale del Gas di Città. 

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Veramente snervante, complessa, irta di opposizioni e di difficoltà a catena è stata la lotta per espropriare questo terreno assolutamente indispensabile per lo sviluppo della Fiera.

La Campionaria occupava circa 80 mila metri quadrati di terreno. Tale spazio l'ha conquistato non senza difficoltà e lotte perché tutti hanno voluto non ricordarsi che l'istituzione apparteneva a Messina, al patrimonio di Messina, alla vita economica di Messina.

Lo spazio che la Campionaria aveva bisogno era di circa altri 100 mila metri quadrati. Non esisteva altra soluzione, qualora si avesse in animo di farla progredire.

Ciò sarebbe stato possibile se si sarebbe posta in grado di passare il Rubicone consistente, precisamente in quel torrentello S. Francesco e potersi così spingere oltre i Cantieri Picciotto e la Centrale del Gas sino alla Rotonda di S. Francesco. Allora soltanto la Campionaria poteva degnamente svilupparsi ed avere sede in uno scenario tra i più belli del mondo.

Qualcuno si domanda perché, prevedendo lo sviluppo che la Campionaria avrebbe avuto, fu fatta sorgere in quel sito incantato, cioè tra il mare e l'abitato e non in altra località più adatta alla sua funzione ed alla sua espansione? Esistono in proposito ragioni storiche ed anche sentimentali. Il sentimentalismo a volte offusca la ragione!

Quella località precisamente fu scelta dai nostri antenati, 700 anni or sono, quando cioè nacque, fiorì e progredì la "Fiera del Santo Sepolcro".
Infatti il famoso capitolo del 2 aprile del 1296 di Federico d'Àragona dice testualmente che quelle concessioni erano state disposte perché la Fiera doveva tenersi ogni anno, per 15 giorni, dal 23 aprile in poi sulla Riviera del Ringo.

Fu proprio in quella località che la Fiera rappresentò la massima espressione dell'attività commerciale messinese e ben presto ebbe un ruolo ancor più impegnativo che venne a conferirle lustro e decoro, ripercuotendosi beneficamente su tutta la economia cittadina. Raggiunse l'apogeo della fama e della sua migliore attività nel XV secolo perché l'industria serica era qui sviluppata e perfezionata sì da rendere il prodotto finemente lavorato e perciò assai ricercato, specialmente dalla raffinata società del Rinascimento.
I mercanti di quell'epoca infatti qui convenivano assiduamente da ogni parte del continente e persino dalla lontana Inghilterra
e sempre più numerosi nel periodo riservato alla Fiera del Santo Sepolcro, essendo quello il tempo del commercio su larga scala della produzione della seta e di tutti gli altri prodotti egualmente ricercati.

Dopo questo primo periodo storico di ascesa e di massime splendore ebbe inizio quello della decadenza della Fiera. A eie influirono le lotte intestine, il malgoverno ed anche i riflessi della grave crisi economica che si sviluppò in tutto il bacino del Mediterraneo; crisi che si riflette notevolmente sul nostro mercato talché la Fiera non potè più svolgere la funzione economica per cui era stata istituita ed era riuscita a prosperare raggiungende i limiti massimi dello sviluppo.

Ogni istituzione segue inevitabilmente il ritmo della vita degli eventi della città e del luogo ove essa ha sede sicché le Fiera non potè esimersi dalle conseguenze che derivarono da tutta una serie di epidemie, di sciagure e di disastri che si susseguirono in Messina e furono causa di lutti ed anche del crollo della fio rente attività industriale e marinara della città.
La Fiera risentì grandemente in quel periodo di crisi e nemmeno sotto il governo borbonico potè risollevarsi, nonostante lì ottenuta concessione del porto franco che si credette dovesse decisamente influire per la ripresa ed il rifiorire delle attività economiche.

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Furono anni duri di crisi paurosa e l'attesa fu lunga per il ritorno alla vita intensa del commercio e di tutta l'attività industriale, specialmente di quella marinara che rappresentava la fonte delle maggiori ricchezze per la gamma assai estesa delle produzioni.

Il 27 luglio, alle ore 3 del pomeriggio, Giuseppe Garibaldi entrò a Messina alla testa delle sue camicie rosse dalla Via di Giostra fra il delirante amore del popolo. Poi, con i mezzi che la città gli apprestò, passò lo Stretto sbarcando in Calabria per continuare la conquista che si concluse al Volturno.

Il 9 agosto si ricostituì il Consiglio Comunale di Messina ed il 13 esso tenne la sua prima adunanza nell'aula dell'Oratorio della Pace sotto la Presidenza del Barone Silipìgni, acclamato Sindaco.

II 28 agosto un deliberato nominò Garibaldi cittadino onorario.

Il 12 marzo 1861 la Cittadella venne sgombrata dalle truppe borboniche ed occupata dai reggimenti piemontesi del Generale Cialdini.

Due mesi dopo Messina esultante salutava nelle sue strade il primo Re d'Italia, Vittorio Emanuele II. Da quell'anno la città visse nel comune travaglio della Patria, contribuendo al consolidamento economico e spirituale dell'Unità italiana al quale apprestò il suo fervore patriottico e l'alacre attività mercantile, sospinta dalla millenaria tradizione.

Con l'Unità d'Italia, e successivamente con l'apertura del Canale di Suez che permise al Mediterraneo di riassorbire buona parte dei traffici marittimi, anche il porto di Messina riprese il suo respiro e la città ritornò a rifiorire nelle sue industrie e nei suoi commerci. A ciò influirono le intensificate correnti migratorie e la ripresa sua larga scala degli scambi.
Per circa mezzo secolo la città godette della nuova ondata di benessere e della ripresa in pieno delle attività economiche.

La Fiera ritornò a risplendere ed a rifiorire. Riprese vita. Ritornò a svilupparsi. Divenne nuovamente epicentro delle attività economiche del bacino del Mediterraneo.

Ritornò nei giorni dell'agosto a richiamare da ogni località del continente europeo espositori, acquirenti, visitatori.
Ritornò ad essere quella che fu negli anni della sua maggiore fama e gloria.

Ma il suo destino era segnato da quegli imperscrutabili spesso misteriosi disegni della natura. Così com'era segnato quello della città e dell'intera popolazione di Messina.

Il 28 dicembre 1908 segnò la fine della città. La vita sembrò finita per noi.

In quella notte di tremenda tutta Messina rovinò. Perirono 80 mila cittadini.

Tutto fu distrutto.

Scomparve anche la Fiera. Non se ne parlò più per decenni. Nella storia erano però segnate le date più fulgide della sua vita e delle sue glorie.

I messinesi non la dimenticavano. Dominati dalla nostalgia di rivedere la loro antica e gloriosa Fiera, un bel giorno si dieddero da fare e furono gli artigiani locali i primi a scendere in campo per l'azione di riscossa e di rinascita. Si era nel 1934.

Per anni, per decenni il silenzio regnò sul nome e le finalità della Fiera. Erano risorte tante altre opere ed istituzioni, ma la Fiera tardava a riprendere vita. Sembrava impresa assai audace, addirittura irrealizzabile.

L'artigianato messinese scese in campo, si organizzò, volle ridare alla città la sua antica Fiera e senza altri aiuti, eccettuati quelli del sacrificio di lavoro e dei mezzi di ogni organizzato, approntò tutto.

Fu una decisione che entusiasmò, galvanizzò, spinse fino al fanatismo i bravi artigiani del Messinese.

Nelle fucine e nelle botteghe si lavorò a ritmo incalzante; ogni operaio sentiva di non dover mancare alla nobile azione di rinascita della Fiera ed approntò con diligenza e perizia i prodotti da esporre, frutto della sua arte, del suo ingegno, della sua fatica.

Nei locali del Liceo Maurolico fu tutto celermente approntato; le aule trasformate prodigiosamente in stands accolsero varietà pregiate di trine, merletti, mobili finemente lavorati dalle maestranze locali, prodotti in ferro battuto di ottima fattura e tanti altri oggetti che tuttora costituiscono una prerogativa del nostro artigianato.

Quei lontani giorni dell'agosto 1934 segnarono veramente la data della rinascita della Campionaria dopo tanto silenzio ed oblìo. I messinesi non mancarono all'appuntamento.

Fu un plebiscito di entusiasmi e di consensi. Fu tale la prova dimostrata dall'utilità della Fiera, per il volume di affari ed il numero impressionante di visitatori, da far fermamente decidere il ripetersi della manifestazione tutti gli anni alla stessa data e nello stesso periodo di tempo.

La manifestazione andò gradatamente affermandosi negli anni successivi assumendo caratteristiche sempre più rispondenti alle finalità, soprattutto riacquistando la sua precisa funzione economica nel grande quadro della economia nazionale.

Metodi e sistemi adatti furono elaborati ed attuati con elevato sentimento di amore civico.
Tecnici, studiosi, personalità qualificate dell'industria, del commercio e dell'artigianato. organizzatori e competenti diedero il loro valido contributo di attività ed anche di quei suggerimenti tanto opportuni che costituirono il successo della ripresa della manifestazione.
La Fiera, rispondendo alle imprescindibili esigenze di carattere geografico allargò in pochi anni la sua cerchia interessando i settori dell'industria, dell'agricoltura e del commercio, fino ad ottenere da parte del Governo il riconoscimento giuridico di Fiera Internazionale.

Uomini seriamente pensosi del suo avvenire si sono dedicati al suo successo, scevri da ambizioni personali, fermamente decisi di superare tutte le resistenze, di non lasciare nulla di intentato affinchè la Campionaria possa marciare sicura e spedita sulla via maestra delle grandi competizioni fleristiche internazionali.

Altre manifestazioni similari sono sorte nell'Isola. Ognuna tende, forse, ad esercitare quelle azioni di disturbo, che se anche potranno influire, non saranno certamente determinanti per fermare o rallentare il cammino dell'ascesa della Campionaria di Messina che, a differenza delle altre, fonda la ragione della sua esistenza e del suo sviluppo su quelle solidissime basi di natura storica e sulla preminente posizione geografica della città, sentinella avanzata sullo Stretto, a guardia dei traffici del Mediterraneo.

1 giugno 2013

La notizia è delle più belle che la cittadinanza messinese poteva aspettarsi:
I locali della Fiera di Messina sono finalmente fruibili dal mattino, fino alle ore serali. Una manna dal cielo per tutti i runners, gli amanti del jogging e per tutti coloro i quali vogliano cominciare a prendere il primo sole, senza spostarsi troppo dal centro cittadino.

La battaglia per la riapertura dei locali della fiera la dobbiamo prima di tutto ai ragazzi di “OCCUPY WATERFRONT” ai quali va la nostra stima ed il nostro affetto.
Gli spazi della Fiera di Messina, che ormai era diventata qualcosa di monotono ed impraticabile sono stati riconsegnati alla città ed ai cittadini… per una volta quindi, diciamo grazie all’amministrazione comunale, con l’augurio che possa fare sempre meglio nell’assegnazione di spazi verdi e fruibili, magari con qualche affaccio a mare in più!

Non ne potevamo più di veder chiusa una delle aree più belle della Città per 10 mesi l’anno, non ne potevamo più di sentirci dire che per svolgere una manifestazione all’interno della Fiera dovevamo spendere 1800 euro al giorno (900 ente fiera e 900 capitaneria di porto), non ne potevamo più di vedere sempre le solite bancarelle, i soliti giochi e permetteteci di dirlo IL SOLITO SCHIFO dal 4 al 20 Agosto…

La città di Messina merita di meglio, merita il meglio, merita che tutti i cittadini diano il loro meglio!

 

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