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Alla fine dell'800, quando Gaetano La Corte Cailler cominciò ad operare, Messina viveva una delle sue piu brillanti stagioni.
Si era da poco pervenuti all'Unità d'Italia e, malgrado la perdita del privilegio del Porto Franco, la città era in grande sviluppo. Città non grande, strettamente a misura d'uomo (contava 147.106 abitanti all'alba del secolo, mentre la
piu grande città d'Italia, che era Napoli, ne contava 547.503).
Lo speciale regime di franchigie aveva attirato molti capitali stranieri che avevano reso la città un vero e proprio emporio commerciale. I diversi banchi privati favorivano ogni iniziativa commerciale ed industriale, consentendo appunto che attività, già artigianali, venissero ad assurgere a vere e proprie attività industriali. Oltre all'industria della seta si ebbero veri e proprii opifici industriali per la lavorazione dei filati e tessuti di cotone, concerie, saponifici, fabbriche di cremor di tartaro, di estratto di sommacco (legate strettamente all'industria conciaria), alimentari come pasta e biscotto per le navi, letti in ferro ed in rame, mobili,guanti, finimenti in cuoio, carri e carrozze, ecc. A questo si aggiunga il movimento portuale che vide il suo massimo splendore, proprio nell'ultimo ventennio del secolo, con una marineria, anche velica, che portava lavoro per tutti.

È oggi impensabile ed indescrivibile, la massa di lavoro e di benessere che ne ricavava la città che era tutta protesa attorno al suo porto. Le necessità erano immense e c'era lavoro per tutti. Le navi si dovevano rifornire dagli alimentari alle verdure fresche, cordami, vernici, parti metalliche, vele e bandiere, fanali; insomma una infinità di prodotti che sarebbe impossibile descrivere.

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