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Colti per una notte.
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di Paolo Ullo

Tutto ciò che può servire a scuotere dal torpore una città sonnolenta ha del miracoloso; passato un breve momento di lucidità, anche se lungo una notte, si ritorna allo stato iniziale, quello perenne di immobilità. La provocazione lanciata con la “Prima Notte della Cultura” non è servita a niente ed è già in cantiere la Seconda e, a seguire, se necessario, una lunga serie fino a farle assumere la ciclicità di una Sagra paesana. Al “popolo della notte” viene concessa l’opportunità di una variante alle scorribande fino all’alba, quasi sempre passate nell’aria viziata di locali pubblici aperti che offrono ogni genere di emozione, che sottraggono tempo ad una sana dormita. L’occasione si presenta ghiotta, la posta in palio è altissima e non bisogna mancare all’appuntamento, altrimenti bisognerà aspettare un altro anno per fare il pieno di cultura.

Tutti colti per una notte, in una sola notte e dopo si vedrà. Dopo averne dimenticato l’esistenza tutto l’anno, dal tramonto al sorgere del sole bisogna collezionare il maggior numero dei templi del sapere e della conoscenza, entrarci ed uscirne subito per avere il tempo di visitarli tutti e trarne il massimo beneficio. Sembra che sia sufficiente respirare l’aria e l’odore della carta ingiallita dal tempo, transitare fra scaffali pieni di libri, per sentirsi ricercatori o “topi da biblioteca”. Per chi volesse provare l’ebbrezza di una scoperta archeologica, potrebbe bastare una frettolosa passeggiata davanti alle cataste, caos primordiale, dei segni del passato, lasciati nelle aree adiacenti al Museo ad impregnarsi di agenti atmosferici, che ne conferiscano maggiore antichità. Mi viene da pensare alle operazioni da eseguire in una sola notte per venire in possesso della “Truvatura” di Monte Scuderi; di diverso, e meno faticosa, la caccia alla sapienza non richiede la scalata ad una montagna.

L’esercito dei partecipanti ha solo da sciamare per la città, la stessa di sempre, più caotica delle altre notti, per appropriarsi di luoghi non predisposti ad una visita di nottambuli abituati a zigzagare fra bancarelle di noccioline, zucchero filato e grigliate di salsiccia. A rendere più allettante la certezza di una abbuffata di cultura, arrivano capolavori esotici, che vengono da lontano e che renderanno più piccante il piatto; gli ingredienti ci sono tutti per rendere memorabile una notte brava, che in questo anno 2010 è anche un anticipo di Carnevale.

Quello appena descritto è solo uno spaccato dello scenario riservato agli utenti di un evento di recente istituzione nella nostra città; facile prevederne gli sviluppi, tenendo conto della brevità della sua collocazione temporale. Pur considerando la bontà dell’iniziativa, nella sua funzione di stimolo a vivere la città in modo sempre più positivo, lascia perplessi che alla Cultura si debba dedicare una notte, come per una ricorrenza religiosa o civile sul calendario o una festa in onore del Santo patrono. Ad essere ottimisti, la “Notte della Cultura” potrebbe risvegliare le coscienze dei suoi destinatari e più ampie vedute da parte dei programmatori di simili eventi.

Perché solo una notte straordinaria di caciara e non una sistematica, metodica familiarità con gli strumenti o istituzioni che Messina ha da sempre messo a disposizione dei suoi abitanti?… Perché non agevolare questo connubio fra la città e la cultura già espressa e quella ancora da manifestare?…Senza dilungarsi in perché, la cui mancata risposta ci rende tutti colpevoli, io, per esempio, rimpiango il piccolo ascensore a due comparti, uno per le richieste e uno per le restituzioni, della Biblioteca Universitaria nella sua antica e naturale sede. Ai giorni nostri, dopo la richiesta di un testo da consultare, bisogna attendere il giorno dopo affinchè sia messo a disposizione; l’operazione è scoraggiante e a volte sono costretto a rinunciare. Questo che un mio personale rapporto con organismi che devono favorire la diffusione della conoscenza, un disagio che una “Notte della Cultura” non potrà evitare.

Nasce spontaneo il sospetto, speriamo infondato, che l’apertura, da straordinario notturno, di luoghi di ordinaria, sufficiente e più efficace frequenza diurna, serva a dare impulso a calcoli di statistica sulla quantità e non sulla qualità dei visitatori. Il sospetto, massimo, supremo ed irriverente, che il prolungarsi nella serie delle “Notti” serva a rimandare a tempo indeterminato l’apertura della sede stabile dedicata alla scienza, coscienza e Storia della Città, quel “Palazzo della Cultura” atteso da decenni, è più preoccupante di qualsiasi altro segno di degrado.

Altri segni di mancata, reale attenzione alla Cultura si potrebbero scorgere dietro il paravento di una notte ad essa dedicata, ma ci tappiamo gli occhi, le orecchie e le bocche, e godiamoci il festoso sciamare per la città riconquistata, una volta tanto più corteggiata di una volgarissima discoteca fracassona o una rosticceria che sforna prodotti unti da oli bruciacchiati. La voglia matta di attività, frenesia, dinamicità non può né deve esaurirsi in una notte di euforia collettiva, come per una notte di Capodanno; spenti gli entusiasmi per stanchezza e sonno perduto, resta il problema come coprire il resto dei giorni fino alla prossima notte di San Silvestro.

L’indomani la Città nelle sue varie manifestazione sarà sempre la stessa, certamente da migliorare, e a questo obiettivo dobbiamo puntare tutti. Per non vanificare le buone intenzioni di una notte di festa, proprio perché dedicata alla Cultura, è necessario dare prova di senso civile, negli spostamenti, sull’utilizzo dei luoghi e nel rispetto di chi, sotto qualsiasi forma, richiama l’attenzione esprimendosi. Ogni città, a suo modo, può definirsi “Città d’arte” o il suo contrario, dipende dalla predisposizione di ognuno a coglierne il bello o il brutto; anche Messina non sfugge a questa regola. Se ancora non sono maturi i tempi per meritarci il completamento di “eterne incompiute”, quanto meno dimostriamo di meritarci la Seconda Notte della Cultura, la Terza e fino a che sarà necessario.

Meglio “colti per una notte” anziché “colti in flagranza di ignoranza”. Nel tempo, attraverso lo Stretto di Messina è fluita una notevole fetta della Storia Universale; l’ennesima “Notte della Cultura”, come è nelle intenzioni, che serva pure a rendere stanziale la Storia già scritta e quella ancora da scrivere!…

Ullo Paolo


 

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