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Piazza Duomo, oggi, ieri. E domani?
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La Cattedrale


    Quando Giovan Francesco Arena, architetto incaricato dal Senato di redigere il piano urbanistico per la ricostruzione di Messina gravemente danneggiata dal terremoto del 5 febbraio 1783, innalzava alla fine del secolo il Palazzo Pulejo quale scenografica quinta architettonica della piazza Duomo a nord, in sostituzione della crollata chiesa montorsoliana cinquecentesca di San Lorenzo, l’”agorà” messinese per eccellenza si avviava ad assumere quei connotati urbani che, nel secolo successivo, sarebbero pervenuti a completa definizione.

     Il Palazzo dell’Assise a sud, sede della Regia Udienza (cioè, dei Tribunali di Stato) ma anche della Biblioteca e le due architetture di Giacomo Minutoli dei primi anni dell’Ottocento, Palazzo Pistorio-Cassibile e Casa dei Minoriti di Sant’Agata a sud-est, avrebbero elegantemente racchiuso il più importante vuoto urbano della città sul quale incombeva la possente facciata della Cattedrale. In effetti un ampliamento di piazza Duomo si era avuto nel 1813 su progetto di Giacomo Minutoli che, nell’edificare la Casa dei Minoriti, introduceva a Messina la corrente architettonica del neocinquecentismo del romano Carlo Marchionni.

     Un altro terremoto, quello del 28 dicembre 1908 e, soprattutto, le criminali demolizioni operate secondo i dettami del Piano Regolatore progettato dall’ing. Luigi Borzì nel 1909 (danneggiato, ma non distrutto, il Palazzo dell’Assise sarà demolito negli anni ’20, così come il grande magazzino della “Maramma del Duomo” in vico San Giacomo, dove si conservavano i materiali relativi alle opere in corso nella Cattedrale, la Vara, i Giganti e lo stesso archivio con i documenti inerenti a lavori e feste, demolito nel 1917), avrebbero sensibilmente alterato tale compiuto assetto spaziale-compositivo cui soltanto al sopravvissuto settecentesco Palazzo Calapaj D’Alcontres in via San Giacomo, alla via I° Settembre  e ad altri sparuti lacerti di tessuto urbano pre-terremoto, sarebbe stato demandato il compito di ricordare, in chiave evocativa, il “genius loci” della città.

     Tuttavia l’attuale assetto di piazza Duomo, ormai storicizzato, rappresenta nonostante tutto un gradevole esempio di sistemazione urbanistica del primo Novecento, nel generale clima della corrente artistico-architettonica che va sotto il nome di Eclettismo (il cui indiscusso maestro, a Messina, fu l’architetto toscano Gino Coppedè, autore di ben 15 architetture fra le quali il bel Palazzo dello Zodiaco, a nord-ovest della piazza). Sistemazione urbana che, a nostro avviso, non tollera interventi radicali e pesanti in altezza con intromissione di elementi tridimensionali che altererebbero, inevitabilmente, l’involucro spaziale della piazza che trova invece, nelle emergenze architettoniche del Santuario di Montalto e del Tempio-Sacrario di Cristo Re, i capisaldi di un suggestivo affaccio verso le colline che circuiscono la città.    

La stessa fontana di Orione, capolavoro tardo-rinascimentale di Giovan Angelo Montorsoli in allineamento con l’asse della via Primo Settembre (già Strada Austria, progettata nel 1572  da Andrea Calamech) che anticipò di parecchi anni quello che poi avrebbe fatto a Roma il pontefice Sisto V, con la collocazione di fontane ed obelischi quali punti focali di lunghe prospettive di strade, non ha certamente bisogno di una parete-quinta sfacciatamente ravvicinata per aver esaltata tutta la sua bellezza.

     Questo nuovo assetto di piazza Duomo, nelle grandi linee, è stato proposto in un progetto redatto dai tre gruppi vincitori del Concorso di idee bandito dal Comune di Messina nel febbraio del 2002, pubblicato sul n° 1 di “Città & Territorio” di Gennaio/Febbraio 2006. Accanto ad interventi di ampliamento dell’area pedonale che gravita attorno alla Basilica Cattedrale (con nuova pavimentazione, alberatura, illuminazione), peraltro di gradevole impatto e perfettamente in linea con quanto si sta verificando, da tempo, in tante città con la chiusura al traffico veicolare di ampie porzioni del centro storico, il progetto prevede un discutibile riassetto della piazza della “maggiore ecclesia” cittadina. Ci riferiamo al fronte ovest verso Corso Cavour della piazza dove viene progettata una “quinta architettonica” che dia, come si legge nella relazione, “…un fondale più appropriato, un giusto respiro, alla bellissima fontana del Montorsoli, che in atto, con lo sfondo degli alberi, appare come una fontana qualsiasi da villetta dentro un giardinetto”. Nella diffusa convinzione che è indispensabile chiudere la piazza ad ovest con elementi volumetrici, i progettisti, anche loro, incorrono in un’imprecisione storica quando scrivono che “…l’invaso della piazza era chiuso verso Corso Cavour da due edifici, due quinte architettoniche…”. In realtà, i due edifici (peraltro sensibilmente sfalsati nel loro allineamento in pianta) che concludevano la piazza ad occidente, non erano esattamente ubicati nel sito oggi individuato per la realizzazione della progettata parete piena su pilastri e prospettavano non sul Corso Cavour pre-1908 bensì sulla stretta via Bocca Barile a destra (attuale spazio d’isolamento dell’is. 316) e su via Bislari a sinistra (individuabile ancora oggi, perché mantenuta in sito, nello spazio d’isolamento dell’is. 307). Il Corso Cavour, invece, si sviluppava più a monte, alle spalle di queste due vie.

     Indipendentemente da tali precisazioni storiche, una mastodontica parete muraria a forma di U che alle spalle contiene il nulla (soltanto alberature e una serie di panchine) ci sembra quantomeno eccessiva dal punto di vista della coerenza architettonica: è come realizzare un “paravento” che nasconde un vuoto urbano (e ciò in contraddizione con quanto scrivono i progettisti nella relazione, e cioè che “Le più importanti, e belle, e significative piazze siciliane…ma anche italiane…sono spazi vuoti tra quinte architettoniche.” Né questo posticcio “palazzo degli alberi”, com’è stato definito dai progettisti, né il gigantesco portico proposto come alternativa, a nostro avviso, rivaluterebbero il delicato ed equilibrato assetto attuale della piazza poiché sarebbero pur sempre pesanti “corpi estranei” dei quali, certamente, la stessa piazza non ha necessità. Ben vengano, invece, tutti gli interventi di pedonalizzazione e riqualificazione urbana previsti dagli stessi progettisti, nell’ottica sempre corretta che in siti come questi, luoghi di stratificazione delle vicende storiche, religiose ed urbane, occorre soprattutto tanta umiltà e tanto amore verso questa città.

                                                                    Nino Principato


 

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