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L’acqua è di tutti e guai a chi la tocca.
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di Paolo Ullo

Senza dover andare lontano, basta spulciare la storia di casa nostra, per tirare fuori argomenti che avvalorino un deciso rifiuto al tentativo di condurre l’uso dell’acqua ad una questione di semplice affare economico. Mi sento e sono ferrato sulle vicende storiche che hanno consentito alla Città di Messina di avere il suo primo vero Acquedotto nel 1905.

Su quelle vicende rimando alla lettura del “Centenario dell’Acquedotto Civico di Messina”, nella Pagina Culturale, in Paolo Ullo di www.messinaierieoggi.it .

A sostegno del valore sociale e collettivo, di bene pubblico dell’acqua, qui di seguito aggiungo alcune note estratte dalla documentazione che ha contribuito e contribuisce al mio tentativo di inquadrare storicamente la soluzione della “sete” a Messina. Ognuno di noi potrà fare le sue valutazioni personali, ma l’entusiasmo che hanno vissuto i Messinesi all’arrivo dell’acqua in Città nel 1905 non può e non deve essere mercificato da ragioni di opportunismo economico.

Ci tengo a sottolineare che la costruzione dell’Acquedotto Civico di Messina è stata ritardata da un miserevole tentativo di “privatizzazione” prima ancora che si cominciasse a lavorare.

La determinazione, la capacità tecnica e la volontà politica di uomini d’altri tempi ha fatto sì che ciò fosse impedito. Credo che tutto questo sarà impedito anche oggi, dappertutto e soprattutto a Messina, dove questa manovra significherà un ritorno al passato, ai tempi bui, quando nella nostra Città si vendeva l’acqua con i barili dagli “acquaiuoli” o “barilai”…

Propongo alla lettura diversi modi di esultanza, spontanea, istintiva in una Città, come la nostra, che non aveva mai potuto saziare la sua sete.

Così si legge sulla “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” del 10 Agosto 1905 in occasione della cerimonia ufficiale dell’arrivo dell’acqua in città :

LA RIGENERAZIONE DI MESSINA
L’ACQUA AL SERBATOIO GONZAGA
IL SOLENNE AVVENIMENTO
L’IMMISSIONE DELL’ACQUA NEL SERBATOIO GONZAGA

“Alle ore 5 e mezza precise la Giunta Municipale si è recata in carrozzelle da nolo al Serbatoio Gonzaga, ed è stata accompagnata dagl’Ingegneri dell’Ufficio Tecnico e da parecchi impiegati municipali.
Sul luogo, erano ad attendere il sindaco comm. Marullo e l’intiera Giunta, numerosi consiglieri comunali e una folla immensa di cittadini, ansiosi tutti di vedere l’acqua tanto sospirata.

Il Sindaco e la Giunta guidati dallo Ing. Interdonato e dall’Ingegnere Capo Leandro Caselli, prima che l’acqua sgorgasse dal tubo di getto, hanno visitato il gran serbatoio, che è in verità un monumento grandioso di architettura moderna.
Alle ore 6,10 precise l’acqua è arrivata a mezzo del gran tubo bucherellato e si è riversata nella prima camera del serbatoio.

Lo spettacolo è stato sorprendente ed emozionante per la bellezza ed il candore delle spume prodotte dal lancio dell’acqua. Molti piangevano per l’emozione e si congratulavano con l’Ingegnere Interdonato.
Usciti il Sindaco e la Giunta, il pubblico, ansioso di visitare il serbatoio, si è riversato nelle gallerie del serbatoio e molti tuffavano le mani nell’acqua gridando: “Viva Messina”.

Nel volto di tutti traspariva un senso d’intima ed intensa gioia per il compiacimento di questa grandiosa opera che merita il plauso e l’ammirazione generale.
Le autorità e i cittadini sembravano animati da unica soddisfazione: quella cioè di sapere che l’acqua ormai è giunta alla città e sarà la risanatrice del nostro popolo ed apporterà la rigenerazione del nostro paese.

IL DISCORSO DEL SINDACO

“Nel lasciare questi luoghi ove oggi abbiamo presenziato l’arrivo delle acque potabili nella nostra città, sento il dovere di tributare a voi Ingegnere Capo, a voi Ingegnere Direttore ed a tutti i componenti l’Ufficio Tecnico, le maggiori lodi per l’opera oggi portata a compimento; opera che onora altamente Messina e voi che l’avete felicemente concepita ed accuratamente compiuta, onorando a un tempo gli Egregi della precedente amministrazione che ne vollero a voi affidare la esecuzione. E voi alla fiducia avete degnamente corrisposto.

L’Acquedotto non è opera nostra; rappresenta il compendio di tutti gli sforzi delle precedenti amministrazioni, a far capo da quella del compianto Natoli a finire all’Amministrazione Martino, coadiuvate ognora dall’opera intelligente e zelante di spiccate individualità dal Fulci al Picardi. L’attuale Amministrazione altro non ha fatto che compiere scrupolosamente al proprio dovere, come qualunque altra corretta Amministrazione avrebbe fatto senza altro, spingendo alacremente i lavori di questa opera altamente civile innanzi alla quale tutti i partiti devono inchinarsi riverenti, deponendo ogni risentimento partigiano.

L’Acquedotto dopo tutto è opera della Città, perché alla sua esecuzione è concorsa ogni classe della cittadinanza.
Augurando a Messina che presto si compia l’opera pacificatrice per assicurare il trionfo dei suoi alti destini, interprete del voto della cittadinanza tutta, sono lieto, a nome dell’Amministrazione, che ho l’onore di presiedere e degli Egregi componenti del Civico Consesso, confermare a voi Signori Ingegneri, coi sentimenti di alta soddisfazione, le congratulazioni più sincere e leali”.

IL DISCORSO DELL’INGEGNERE CASELLI

L’Ing. Caselli, Capo dell’Ufficio Tecnico Comunale con parola commossa, dice:
“Ringrazio l’Ill. mo Sig. Sindaco per le lodi che con prodiga misura ha dato in questa così importante occasione all’Ufficio Tecnico Municipale e per esso alla Direzione dei lavori del Civico Acquedotto.
Le dichiarazioni nobili e leali che il conte Marullo  ha fatte circa la concordia degli animi volenterosi del pubblico bene ed il senso del dovere da cui è animata l’Amministrazione Comunale, trovano riscontro anche nei sentimenti professati da tutti i componenti dell’Ufficio che ho l’onore di dirigere. Guida costante di tutti fu in ogni contingenza, in ogni mutare di rappresentanza cittadina al potere, in ogni non auspicato intermezzo di Commissario Regio, il compimento del dovere ed il ragionevole e sincero ossequio alle volontà dei magistrati comunali.

Se in ragione dell’insueto elogio si volesse ritenere che qualcuno abbia fatto qualche cosa più del proprio dovere, io sento di poter affermare con sincerità di affetto fraterno che questo qualcuno è il mio caro collega ed amico l’Ingegnere Pietro Interdonato al quale fu commessa con ragion veduta dalle passate Amministrazioni, il grave compito della Direzione Speciale pei lavori dell’Acquedotto.

Se nella formazione dei progetti di massima, in cui i nostri due nomi sono associati, se nel progetto di esecuzione tutti gli Ingegneri dell’Ufficio Tecnico ed alcuni aiutanti hanno collaborato anche per la maggior celerità di far conseguire gli ammirevoli intenti di coraggiosi amministratori, la maggior mole di lavoro, di preoccupazioni e meditazioni fu sopportato con spartana attività, con faticose veglie, con molti disagi dall’Ingegnere Interdonato.

Mi compiaccio di dire a tutti i concittadini che il mio miglior amico ha reso a me, durante l’esecuzione delle opere, facilissimo il mandato cui debbo intendere per ragioni d’Ufficio.

L’amore e l’intelligenza che Pietro Interdonato ha sempre posto insieme alla sua particolare competenza nelle Discipline Idrauliche a servizio del Comune, mi  hanno reso molto semplice, ed il più delle volte superfluo, il controllo.
Nessuna interferenza, nessuna benché minima censura o sostituzione di idee equivalenti fu da me esercitata perocchè l’acume, la preveggenza del Tecnico furono il presidio costante e fermo dell’Ingegnere Interdonato.
A lui dunque la lode speciale e dovuta; io e tutti gli altri collaboratori e dipendenti dell’Ufficio sentiamo la giustizia e la convenienza che in questo momento gli sia rivolta, inneggiando ai felici destini di Messina.

IL DISCORSO DELL’INGEGNERE INTERDONATO

“Ringrazio l’on Capo dell’Amministrazione Comunale delle espressioni lusinghiere usate nel giudicare l’opera dell’Acquedotto da me diretta e lo assicuro che, dal riconoscimento sincero da parte dell’Amministrazione del lavoro con coscienza da noi compiuto, trarremo conforto per continuare l’opera nostra di Tecnici e di cittadini a vantaggio del Comune.

Saluto in questo momento solenne con affetto riconoscente l’Ingegnere Caselli, Capo dell’Ufficio al quale mi onoro di appartenere.
Egli durante il non breve periodo di formazione e di esecuzione del progetto dell’Acquedotto, pur accompagnandomi con il consiglio illuminato ed amichevole, si permise di esplicare, col valido contributo dei miei volenterosi collaboratori, i concetti tecnici che ci hanno condotto all’odierno risultato.

Egli ha così dimostrato ancora una volta che l’elevato controllo di chi è preposto ad un corpo tecnico non esclude ch’egli lasci libera l’esplicazione professionale agli organi che lo compongono, e che talune finalità elevate si conseguono solo quando legami di stima completa e di affetto sentito leghino il capo ai suoi collaboratori immediati e questi agli altri anch’essi tendenti al conseguimento della stessa finalità.”

Così scriveva “Il Marchesino” Anno XII – Num. 33 del 12-13 Agosto 1905; un modo poetico ed ispirato per ringraziare e sperare in un futuro migliore di Messina:

L’ACQUA!
O acqua che sei santa, anzi santissima prima ancora di essere santificata dal sacro pastore; o acqua purissima, immune di microbi e di contatti escrementali; o acqua limpida come le coscienze che furono, cristallina come i riflessi della luce, casta come le vergini, gioconda come la speranza; o acqua sospirata e benedetta, che mormori un linguaggio d’amore e di pace, che vieni a noi dai monti, baciata dalle piante e dei fiori, per la redenzione del nostro corpo e del nostro spirito, per la purificazione della nostra anima, per il lavaggio dei nostri intestini colmi di quei punti e di quelle virgole che così abbondano nella stampa Messinese; o acqua che riempi i tuoi serbatoi dopo avere vuotato quelli della tesoreria municipale, o acqua preziosa, o acqua benedetta, sii tu per noi una vera acqua lustrale.

Vieni, o dolce amica dei ricchi e dei poveri; che sei incolore ed hai il rosso degli anarchici, dei socialisti e dei repubblicani, il roseo malvaceo dei monarchici, il violaceo scuro dei clericali; che sei accolta dovunque con gioja; vieni o acqua miracolosa ed estingui il fuoco della ambizione e del pettegolezzo, delle chiacchiere nostre tradizionali; tempra dei baldi giovani il confidente ingegno; sii doccia benefica agli ossessi d’ogni genere; lava le sale delle pubbliche amministrazioni spazzando i microbi che le inquinano; lava tante lorde coscienze e tante mani sporche; purifica i domestici lari; sii l’acqua de la concordia; il mormorio dei tuoi argentei zampilli abbia un linguaggio d’incitamento ai neghittosi e dica quanta forza tu abbia per rompere l’apatia e la sfiducia; sii segnale di risorgimento vero e sano e mostra come il tuo argento possa mutarsi in oro.

Vieni a noi, o acqua santissima; e intorno ai tuoi sbocchi, ai tuoi zampilli si facciano tappeti di fiori, e il poeta ti canti le sue canzoni e ti sciolgan l’inno le folle!
Fa che il nudo Nettuno, il tuo Dio e l’emblema della nostra nudità, butti nel vicino mare la foglia di fico, vesta panni alla moderna e sciolga dai ceppi Scilla e Cariddi.
E venga con te l’era feconda su la nostra terra e sul suo mare!

Il Marchesino


Dallo stesso “Il Marchesino” Anno XII – Num. 33 del 12-13 Agosto 1905 una spassionata e sincera esultanza di un cittadino:

Per l’acqua potabile

Epistola dal vero.

Caro compari,
O stato ai Cammari onde corre con un gran botto l’acqua che dive venire a Messina quando ci sarrà la inaugurazione e venirà il Re Vittorio, con sua salute.
C’era il Sindaco Marulli con li sessori e li gegneri che incanalarono l’acqua che vieni dalli lontani arture dentro lo incatusato.

Che volite mi vi dico, quando vidde quello grandi botto che faciva uno rumore come quello che fa una cascata di acqua che si asdirrupa nello vallune di sotto, mi pigliò come una cosa che non vi saccio dire, mi inchianò una grandi basca per la mozioni e disse: O grandi Dio! O miso la mano nell’acqua che era più gilata di quella che vinde l’acquannivataro a la cantunera di S. Giacomo e pari chi la mano mi ha caduto. Con quista acqua, caro compari, nive e ghiaccio non si ne vinde più.

Poi mi ho infilato paranchi anch’io nello selbatojo del folti Consacra. E che o vidoto? Vi pari a voi che lo selbatojo e comi una vasca. Ma chi vasca e vasca, e uno palazzo come quello senatorio che quando si inchi ci capi acqua chi po’ bastari a tutta la Talia, basta che non si la robbino come ficero con quella inchinata da li microbici che ‘n quista non ci sonno. Anchi il Sindaco ha infilato ne lo selbatojo e pure infilarono li sessori. E quanno abbiamo niscioto il Sindaco fice un discolso facendo li soi comprimenti a li gegneri che ficero il magnifico causato. E puru li gegneri pallarono. Prima pallò quello rosso comi lo tizzone facendo li soi ringraziamenti al Sindaco Marulli.

Caro compari venite a Messina, sentite a vostro compari. Ora ci saranno li feste e tutti li funtani curriranno comu ai tempi di barboni e nella piaza Cavallotti l’acqua nescirà e inchianirà a li stille.
Venite, vi aspetteroglio io e Peppa coli abbraccia apelti.
Vostro compari

Nonzio Paturzo.

La città era in festa, una gioia incontenibile che non può essere rovinata da strane manovre 105 anni dopo:

Da “Il Marchesino” Anno XII – Num. 34 del 19-20 Agosto 1905

Acqua suggestionante

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L’altra mattina una gioja generale invase una folla di cittadini.
L’acqua del Niceto usciva copiosa e rumoreggiante da uno sbocco sotto la banchina del molo nei pressi della Sanità marittima.

Fu un accorrere di gente con brocche, bicchieri e barili, una ressa entusiastica intorno allo sbocco. Attingevano tutti l’acqua santissima così sospirata. Armatori, impiegati, agenti delle officine del Corso Vittorio Emanuele non mancarono di attingere alla nuova acqua.
E si vedevan tutti coi bicchieri alle labbra tutti incantati.

-       E’ più fredda dell’acqua gelata – diceva l’uno.
-       Fa cadere i denti: è un ghiaccio – diceva il secondo.
-       Che trasparenza! – diceva il terzo.
-       Che magnificenza! – diceva il quarto.
-       Che sapore! – diceva il quinto.
-       Ne ho bevuta mezza brocca. – diceva il sesto.
-       Ho fatto riempire tutti i recipienti di casa mia. – diceva il settimo.
E così via.”

Le Amministrazioni Comunali, o chi per esse, abbiano il coraggio di rimboccarsi le maniche e continuare a gestire il “bene pubblico” per eccellenza; altre prima di esse hanno dovuto affrontare problemi ben più grossi della semplice gestione delle “bollette dell’acqua”, dalla progettazione, alla costruzione, alla distribuzione. A conclusione, aggiungo la testimonianza presente nella succitata Relazione per il “Centenario dell’Acquedotto Civico di Messina” di Pietro Longo:

“Squilli da tutte le campane e dilaghi da tutte le anime, passi per le vie e per le piazze della Città falciata, nell’incomparabile azzurro del suo cielo, tutto il fremito dell’esultanza!
Poiché giorno di festa mai fu più solenne e mai desiderio fu più intenso di quello compiuto. La tanta invocata, limpida, schietta acqua del Niceto, libera fra le eriche e le felci, spumeggiante nei frastagli delle rocce, impetuosa e scrosciante nei burroni, è stata dominata, vinta dalla forza del nostro volere e scorre vivificatrice nel grembo di Messina…

E passi l’oblio per chi di oblio ha bisogno: perché se la storia, che tutto annota nel tempo ed avvalora, dovesse un giorno narrare l’avvicendarsi di questo aspro fenomeno morale, quanto amara, quanto amara sarebbe quest’acqua ai venturi.
Parli invece la storia di quel periodo in cui l’entusiasmo dell’anima popolare, raccolte le più valide energie ed irrompendo audacemente nel campo dei dubbi e delle alternative compiva l’edificio mirabile.”

Ullo Paolo

 


 

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