(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
Ristampato dalla EDAS "Un Duplice Flagello"di Giacomo Longo
AddThis Social Bookmark Button

La  Casa Editrice EDAS ristampa il libro di Giacomo Longo "Un Duplice Flagello" . A presentarlo, nella Chiesa di Santa Maria degli Alemanni alla presenza di un folto pubblico, i due storici più rappresentativi di Messina: Franz Riccobono e Nino Principato coordinati da Mino Licordari. Alla presentazione è intervenuta la nipote di Giacomo Longo  prof.ssa Nina Donato.

Le fotografie della presentazione

Le fotografie del disastro prima e dopo il terremoto (1)

Le fotografie del disastro prima e dopo il terremoto (2)

Le fotografie del disastro prima e dopo il terremoto (3)

Premessa

Proprio le cronache di quanto malauguratamente accade nel nostro territorio, e non solo (Haiti, Cile) ripropongono come viva attualità il racconto di Giacomo Longo su quanto accadde a Messina ormai più di cento anni fa. Organizzazione, o meglio disorganizzazione degli aiuti governativi, solidarietà internazionale vanificata, comportamenti esemplari di pochi a fronte di una burocrazia statalista inefficiente di tradizione squisitamente piemontese, post-unitaria.

Quindi a un secolo dal sisma, ad oltre trent’anni dalla prima ristampa, che non a caso inaugurava la proficua collana di “Messina e la sua storia” fortemente voluta dall’allora giovane editore Sfameni (l’amico Nino che con pervicacia ha proseguito nella marcia faticosa per la conquista alla cultura di una comunità a volte distratta dal susseguirsi di emergenze non solo ambientali), il volume del Longo mantiene la sua freschezza, la validità nel denunciare la sempreterna incapacità di governare il nostro territorio.

Se pur datata e grondante di quella retorica che caratterizzò quell’età ormai lontana, l’incalzante narrazione del Longo sembra essere corrispondente, nell’essenza, alle cronache del nostro tempo denunciando l’impreparazione della classe dirigente e delle popolazioni colpite ad affrontare ogni tipo di disastro, di calamità, anche negli aspetti più elementari.

Se ciò poteva essere plausibile allora, risulta molto più grave oggi, a distanza di un secolo, in cui tecnologia, comunicazione e mezzi sono del tutto mutati.

Se riflettiamo poi sullo specifico della tutela, non già degli uomini, ma dei beni culturali, dei monumenti, così come denuncia il Longo nelle sue pagine, la negligenza se non l’accanimento distruttivo reiterato dall’uso della dinamite, potrebbe forse essere giustificato dall’estrema precarietà della situazione nell’immediatezza del post-terremoto.

In realtà il problema è ben più grave e permane nel tempo, sino a giungere ai nostri giorni.

Nel 1909, per la verità, vi furono uomini della pubblica amministrazione, come il professor Antonino Salinas, che spesero ogni energia nell’opera di recupero, impinguando il depositi del Museo, comportandosi in maniera che è poco dire eroica, uomini presto dimenticati laddove avrebbero meritato l’imperitura riconoscenza dei Messinesi.

Ma cosa dire dei tanti monumenti risparmiati dal sisma e poi, anche in tempi recenti, distrutti come la Torre Vittoria o esclusi dalla fruizione come la Real Cittadella, il Castello Gonzaga, Castellaccio, la “Badiazza”, per citarne alcuni, cosa dire della demolizione di tanti edifici eclettici che documentavano il gusto della prima ricostruzione, come il Collegio dei Gesuiti a piazza Cairoli, il cinema- Teatro Peloro, il Savoia, il Trinacria e decine e decine di pregevoli esempi di architettura eclettica, per tutti l’ex Palazzo Frette con i suoi Telamoni.

Quindi un’indifferenza, figlia dell’ignoranza, che ha consentito di giungere al degrado in cui ci troviamo.
Sarebbe giusto iniziare un processo culturale alla ricerca della verità per indicare finalmente i responsabili di questa angosciosa situazione, responsabili illustri che appartengono a quella classe dirigente che, seguendo varie vie e partendo da lontano, ha fatto convergere la nave di Messina nel profondo gorgo dell’ignoranza, del favoritismo e della corruzione.

Di contro, fanno ben sperare le numerose presenze di giovani ricercatori, più spesso non accademici, che dimostrano concreto interesse e disinteressato amore per la storia, i monumenti e le tradizioni della nostra città.

Franz Riccobono


 Presentazione
alla seconda edizione

 Quanto mai opportuna ed attuale giunge questa seconda ristampa anastatica (sulla spinta, anche, della grande richiesta di cittadini espressa nel corso della trasmissione televisiva dell’emittente TCF, “Ieri, oggi, domani”, condotta da Mino Licordari) dalla stessa casa editrice Edas del dott. Antonino Sfameni che ne curò la prima, del libro di Giacomo Longo “Un duplice flagello”, in un momento storico per la città di Messina che si accinge a celebrare il primo centenario del terremoto del 28 dicembre 1908. Un evento epocale, questo, su cui sono stati versati e si continuano a versare fiumi d’inchiostro, a volte ripetendo i banali luoghi comuni di chi non visse mai quei giorni, o travisando fatti e vicende, o conducendo sterili analisi viste con la fredda e impersonale lente dello “storico” di professione che non lascia spazio alcuno al sentimento.

Se, di contro, qualcuno si è assunto l’onere di raccontare con la massima verità, con la massima obbiettività, con la massima sincerità i giorni del terremoto, questo qualcuno fu senz’altro Giacomo Longo cui va il grande merito di non essere sceso a compromessi con nessuno, di aver mantenuto fino in fondo quell’onestà intellettuale che consente agli spiriti liberi, quale lui era, di contrapporsi al forte potere costituito del Governo Italiano denunciandone, con coraggio, crudeltà, misfatti, gravi inadempienze e inefficienze, vessazioni, atti criminosi nei confronti dei messinesi superstiti: dallo stato d’assedio proclamato dal generale Mazza, forte di “diecimila fucili e cento cannoni”, all’imboscamento delle trentamila tende e trentamila coperte destinate ai superstiti dalla Francia e dall’Inghilterra; dalle ruberie di denaro e preziosi che ì soldati al comando del generale Mazza spedivano ai parenti, al mancato soccorso delle centinaia di feriti lasciati a morire; dall’immensa quantità di generi alimentari chiusi nei magazzini della Cittadella alla distribuzione, ai superstiti, di “pane nero e pasta ammuffita”; dalla negazione perfino di un sorso d’acqua agli scampati, all’assassinio del figlio del prof. Melle, sorpreso dai soldati mentre scavava con le mani in via Cardines alla ricerca della famiglia lì sepolta, sotto le macerie.

Un autentico messinese, Giacomo Longo, un figlio illustre di questa antichissima città che, incurante ma consapevole delle gravi conseguenze per lui e la famiglia che le sue parole, pesanti come macigni, avrebbero provocato, ritiene un suo preciso dovere civico (certo dettato anche dal grande amore per il luogo natìo) raccontare fatti vergognosi affinché ognuno conosca di che stoffa furono “…tutti quei deputati e senatori settentrionali - scrive nelle pagine iniziali del suo libro che al Governo e fuori del Governo, hanno detto e operato contro la Sicilia - contro la mia città contro Messina!”.

E lo fa senza nascondersi dietro vigliacchi pseudonimi che ne avrebbero garantito un comodo anonimato (tutt’altro, e non per piaggeria, fa pubblicare nel libro perfino la sua foto) ma con l’animo talmente esacerbato e il disgusto per tutte le nefandezze alle quali gli toccò assistere di chi, sapendo di essere nel giusto, non si tira indietro fariseicamente davanti, alle proprie responsabilità. “Mediti prima chi tale si avvisa accusarmi sulle lordure della propria coscienza scrive - mediti sui nostri diritti conculcati, e si persuaderà che io sarò lieto soltanto quel giorno in cui, davanti un collegio di giudici ed al cospetto di un pubblico eletto, potrò presentarmi responsabile delle risultanze di tutte le mie affermazioni, non esclusa quella che potrebbe essere conseguenza giuridica di tutto quello, che i miei accusati potrebbero intendere diffamazione”. L’estrema pulizia morale del Longo (quanti messinesi di oggi sarebbero in grado di farlo) lo porta, addirittura, ad autodenunciarsi fornendo anche l’indirizzo della modestissima baracca dove abita:

“In qualunque tempo ed in qualunque luogo vorranno catturarmi, io non mi farò tanto cercare: Mi troveranno sempre in seno alla mia famiglia - in una baracca del Genio Civile segnata col numero 52 e nel santissimo affetto delle mie innocenti creature. Venga pure ad arrestarmi il delegato di pubblica sicurezza Vercelli, e mi strappi di sua mano all ‘amplesso della consorte e dei figli”.

Alle sofferenze fisiche e morali dei superstiti del terribile sisma, si aggiungevano le feroci, premeditate e indiscriminate distruzioni di chiese, palazzi ed edifici di abitazione risparmiati dalle scosse telluriche. Ed all’ira impotente del Longo, faceva eco quella disperata di Gaetano la Corte Cailler che vedeva cadere sotto le esplosioni della dinamite, una dopo l’altra, preziose e indenni testimonianze monumentali del grande passato architettonico ed artistico della città. Nello stesso anno in cui vedeva la luce il libro-denuncia di Giacomo Longo, il la Corte Cailler annotava nel suo “Diario” (recentemente dato alle stampe a cura di Giovanni Molonia): “4 Settembre 1911. Si deliberò un lungo ordine del giorno per la conservazione e riparazione dell’antico Palazzo senatorio, ma Borzì insistette a più non posso in contrario ...”; “31 Ottobre 1911.

 



Oggi, a Policara, la ditta Salvago ha chiuso i conti della fornitura di dinamite e capsule al Genio Civile per le demolizioni in Messina dal 4 febbraio 1909 ad oggi.” L’Ing. Ermes D’Orlando può andar contento! Esso ha distrutto Messina più del 28 Dicembre, ed al Salvago (cognato dell ‘Ing. Capo Ghersi) ha fatto fare affari d’oro!! Al resto, ora!”; “4 Novembre 1911. Si demolisce la chiesa di S. Bartolomeo, della quale eran caduti la volta e la parte superiore del prospetto, al che s’era riparato subito, tanto che la chiesa funzionava, anche con un campanile provvisorio in legno. Tutto si va radendo al suolo! ma i preti hanno i torti maggiori: non sanno resistere!!”; “11 Novembre 1911. Ferve agitazione perché S. Giovanni di Malta lo vogliono demolire a forza”; “13 Novembre 1911. L’agitazione è giustifìcata, perché il Prefetto scrisse al Canonico Scarcella perché sgombri subito il Santuario dovendolo minare d’urgenza! Scarcella venne da me, ma il R. Commissario è d’accordo per la distruzione di tutti i monumenti di Messina, ed io non so che fare”; “6 Dicembre 1911. Il Genio Civile fece saltare in aria il Palazzo La Corte, baroni di Ciurrame, che era all’angolo tra via S. Camillo e Corso Cavour”. E il doloroso elenco continuava anche negli anni successivi: “19 Gennaio 1912.

L’ing. Ermes D’Orlando ordina al Salvago 700 Cg. di dinamite, a 100 Cg. al giorno, per cominciare la demolizione di quanto resta del Civico Ospedale, già in gran parte abbattuto non dal terremoto, ma dalla dinamite.”; “26 Gennaio 1912. Mi son recato a visitare i lavori di demolizione cominciati alla Cittadella, al bastione S. Francesco ... Attualmente si fanno lunghi buchi per le mine di dinamite ...”; “23 Febbraio 1913. Si ha grande interesse di demolire la chiesa di S. Andrea Avellino che essendo intatta minaccia di essere riaperta al culto”; “26 Febbraio 1912. Oggi il Genio Civile compì un altro dei suoi vandalici atti, al coperto della legge. Minò e fece saltare in aria l’atrio medioevale, bellissimo e conservatissimo, che c’era nella Casa Cammareri in Via del Rovere! Mascalzoni!”.

Cadevano, così, chiese rimaste intatte o perfettamente recuperabili come, per citarne alcune, S. Andrea Avellino, Anime del Purgatorio, S. Caterina Valverde, S. Gregorio, S. Chiara, S. Maria delle Grazie, S. Maria Maddalena, S. Orsola, S. Pelagia, S. Giovanni di Malta.
L’accorata denuncia di Giacomo Longo supera, perciò, i confini locali, diventa paradigma di una sporca storia di ordinaria violenza perpetrata, allora, ai danni di una nobile città, cartina di tornasole della scarsa attenzione che il governo centrale ebbe, e purtroppo continua ad avere, nei confronti delle popolazioni del meridione d’Italia.

Nino Principato

a cura di Pippo Lombardo

Le fotografie della presentazione


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.