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Diritti di pesca e mitilicoltura nei laghi di Ganzirri e Faro di Messina - Sentenza della Corte Suprema di Cassazione
Indice
Diritti di pesca e mitilicoltura nei laghi di Ganzirri e Faro di Messina
Sentenza della Corte Suprema di Cassazione
NOTE
Tutte le pagine

 

Dopo la pubblicazione del saggio che precede si pronunciò la Corte di Cassazione con la decisione che segue:
Cassazione civile , sez. I, 16 febbraio 1999, n. 1300
REPUBBLICA ITALIANA
In nome del popolo italiano

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE

composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Mario CORDA                              Presidente
Dott. Enrico  PAPA                              Consigliere
Dott. Ugo Riccardo PANEBIANCO           Consigliere
Dott. Ugo  VITRONE                            Cons. Relatore
Dott. Giuseppe SALMÈ                         Consigliere

ha pronunciato la seguente SENTENZA  sul ricorso proposto da: ARENA GIUSEPPE, MANCUSO GIUSEPPE, ARENA PIETRO, ARENA  SIMONE,  RANDO NUNZIO, RUELLO GIUSEPPE e MANCUSO NICOLA,  elettivamente  domiciliati in Roma, Viale Mazzini n. 131, presso l'avv. Antonino  Iannelli,  che unitamente  all'avv.  Giacomo  Gazzara  del  foro   di   Messina   li rappresenta e difende per procura a margine del ricorso; ricorrenti nonché  MANCUSO GIUSEPPE, ARENA PIETRO, MANGRAVITI FRANCESCO, ARENA  ANTONINO nato il 7 ottobre 1928,  ARENA  SALVATORE,  ARENA  ANTONINO  nato  il 13.2.1965, ARENA ANTONINO nato il  9  luglio  1939,  ARENA  GIUSEPPE, RANDO  NUNZIO,  MANGRAVITI  NICOLÒ,  MANGRAVITI   GIUSEPPE,   DONATO GIUSEPPE, MANGRAVITI FORTUNATO, RUELLO NUNZIO,  MANGRAVITI  EPIFANIO, ARENA SIMONE, ARENA PAOLO,  MANGRAVITI  GIUSEPPE,  MANGRAVITI  ANDREA nato il 10 marzo 1927, ARENA SALVATORE, MANGRAVITI ANDREA nato il  22 marzo 1962, LA FAUCI ANDREA, MANGRAVITI PIETRO,  MANGRAVITI  GIUSEPPE MANGRAVITI  LETTERIO,  RUELLO  GIUSEPPPE,  MANCUSO  NICOLA  e  RUELLO ANGELA, elettivamente domiciliati in  Roma,  Piazza  Cavour,  n.  17, presso l'avv. Antonino IANNELLI, unitamente  all'avv.  Santi  Gazzara del foro di Messina che  li  rappresenta  e  difende  per  procura  a margine del controricorso; Controricorrenti ricorrenti incidentali adesivi contro MINISTERO DEI TRASPORTI E DELLA  NAVIGAZIONE  (già  MINISTERO  DELLA MARINA  MERCANTILE),  MINISTERO  DELLE  FINANZE  e   ASSESSORATO   AL TERRITORIO E  ALL'AMBIENTE  DELLA  REGIONE  SICILIANA,  elettivamente domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi,  n.  1  presso  l'Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e difende per legge; controricorrenti e nei confronti di MARINA FARO SPORTING CLUB intimato avverso  la  sentenza  della  Corte  d'Appello  di  Messina  n.   244 pubblicata il 31 maggio 1996;udita la relazione della causa svolta nella pubblica  udienza  del  6 novembre 1998 dal Relatore Cons. Ugo VITRONE; udito l'avv. Antonino IANNELLI; udito il P.M., in persona del Sostituto  Procuratore  Generale  Dott. Vincenzo NARDI, che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi;

                                                                         Fatto

Con ricorso depositato il 4 giugno 1985 Mangraviti Nicolò, in proprio e quale presidente dell'associazione "I Laghi dello Stretto", nonché di rappresentante degli associati, premesso che i ricorrenti erano titolari di diritti esclusivi di pesca per la coltivazione di molluschi nei laghi di Ganzirri, chiedevano al Pretore di Messina la sospensione con provvedimento d'urgenza di una gara motonautica organizzata dal Marina Faro Sporting Club, la quale avrebbe comportato gravi danni, per i molluschicultori. Con decreto del 5 giugno 1985 il pretore inibiva provvisoriamente lo svolgimento della gara. Nel giudizio intervenivano gli associati in proprio, che aderivano al ricorso proposto dall'associazione, nonché i Ministeri delle Marina Mercantile e delle Finanze e l'Assessorato al Territorio e all'Ambiente della Regione Siciliana i quali eccepivano che entrambi i laghi di Ganzirri appartenevano al demanio marittimo e che su di essi non esistevano diritti di terzi.

Con ordinanza del 24 luglio 1985 il pretore confermava il provvedimento di sospensione.

Con ricorso depositato il 1 agosto 1985 Mangraviti Nicolò, Mancuso Giuseppe, Mangraviti Giuseppe, Arena Giovanni e Mangraviti Francesco, premesso che il Marina Faro Sporting Club aveva effettuato il 21 luglio una gara motonautica nel lago di Ganzirri e ne programmava altre, chiedevano al Pretore di Messina un provvedimento che inibisse temporaneamente lo svolgimento di qualsiasi gara nelle acque del lago. Con decreto del 1 agosto 1985 il pretore ordinava la sospensione provvisoria di tutte le gare nel lago di Ganzirri, disponeva la riunione dei due giudizi e l'espletamento di una consulenza tecnica e all'esito, con ordinanza del 27 luglio 1987, confermava i provvedimenti di sospensione delle gare motonautiche e rimetteva le parti dinanzi al Tribunale di Messina, competente per il giudizio di merito. Con atto notificato il 22 e 27 gennaio 1988 gli attori convenivano quindi in giudizio dinanzi al Tribunale di Messina il Ministero della Marina Mercantile, il Ministero delle Finanze, l'Assessorato al Territorio e all'Ambiente della Regione Siciliana e il Marina Faro Sporting Club per sentir dichiarare che essi erano titolari di diritti reali su singole porzioni di lago e che l'attività agonistica svolta nelle sue acque aveva determinato gravi danni alle proprietà di essi attori e alle coltivazioni su di esse esistenti, e per ottenere la condanna del Marina Faro Sporting Club al risarcimento dei danni da accertarsi in corso di causa e l'inibizione di ogni ulteriore attività agonistica.

Il Marina Faro Sporting Club chiedeva il rigetto della domanda e proponeva domanda riconvenzionale per il risarcimento dei danni subiti per il mancato svolgimento della gara da esso organizzata. Le Amministrazioni convenute eccepivano che la demanialità dei laghi escludeva qualsiasi diritto di proprietà privata sulle sue acque in favore degli attori, i quali, inoltre, non potevano dirsi neppure titolari di diritti esclusivi di pesca poiché tali diritti, seppur sussistenti, dovevano considerarsi estinti per non avere i titolari presentato la prescritta domanda di riconoscimento nel termine di legge del 31 dicembre 1921; conseguentemente chiedevano in via riconvenzionale la dichiarazione di estinzione dei diritti di pesca vantati dagli attori e la loro condanna al rilascio delle porzioni di lago da essi occupati e al risarcimento dei danni per la loro abusiva occupazione in misura da determinarsi in corso di causa, previa revoca dei provvedimenti d'urgenza emessi dal pretore eccedendo i limiti della giurisdizione civile. Nel giudizio spiegavano intervento adesivo Arena Antonino e altri trentotto molluschicultori. Con sentenza del 17 febbraio - 28 agosto 1989 il tribunale riconosceva agli attori la titolarità di diritti esclusivi di pesca sulle acque dei laghi di Ganzirri, confermava i provvedimenti d'urgenza del pretore e rigettava le domande riconvenzionali dei convenuti nonché la domanda risarcitoria avanzata dagli attori per insussistenza del danno.

La pronuncia veniva impugnata sia dalle Amministrazioni convenute sia dagli attori e la Corte d'Appello di Messina, nella contumacia del Marina Faro Sporting Club, con sentenza del 15 febbraio-31 maggio 1996 rigettava l'appello incidentale con il quale gli attori avevano censurato il mancato riconoscimento del diritto di proprietà da essi vantato su singole porzioni dei laghi di Ganzirri e dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sull'appello principale delle Amministrazioni convenute, volto all'accertamento dell'avvenuta estinzione dei diritti esclusivi di pesca riconosciuti ai molluschicultori, affermando che la domanda rientrava nella giurisdizione di unico grado del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Con riferimento al diritto di proprietà vantato dagli attori la corte osservava che dalla consulenza tecnica d'ufficio era rimasto accertato che i laghi di Ganzirri e di Faro appartenevano ad un'area lagunare ed erano collegati tra loro e con il mare per mezzo di canali artificiali: ciò consentiva di affermare che essi rivestivano un'attitudine oggettiva ed immediata all'uso pubblico con la conseguente loro appartenenza al demanio marittimo, prima statale e attualmente regionale, ai sensi dell'art. 28 cod. nav., a norma del quale i bacini di acqua salmastra che almeno una parte dell'anno comunicavano liberamente col mare fanno parte del demanio marittimo.

Inoltre la corte rilevava che dai titoli di acquisto prodotti dagli attori emergeva la concessione di diritti di pesca riconosciuti e concessi dall'autorità sovrana che aveva sempre conservato la titolarità del dominio eminente sulle acque del lago, sicché ne conseguiva non già l'attribuzione di un diritto di proprietà, bensì unicamente un diritto di uso finalizzato all'allevamento dei molluschi e all'esercizio della pesca; osservava, infine, che il vantato diritto di proprietà non avrebbe potuto essere stato acquistato per usucapione, essendo tale modo di acquisto inconciliabile con la natura demaniale dei laghi.

Contro la sentenza ricorrono per cassazione Arena Giuseppe, Mancuso Giuseppe, Arena Pietro, Arena Simone, Rando Nunzio, Ruello Giuseppe e Mancuso Nicola con due motivi illustrati da memoria.
Resistono con controricorso, contenente ricorso incidentale adesivo affidato a due motivi, Mancuso Giuseppe e gli altri consorti di lite meglio indicati in epigrafe.
Resistono altresì con controricorso il Ministero dei Trasporti e della Navigazione (già Ministero della Marina Mercantile), il Ministero delle Finanze e l'Assessorato al Territorio e all'Ambiente della Regione Siciliana.
Non ha presentato difese il Marina Faro Sporting Club. 

                                                                          Diritto

Va disposta preliminarmente la riunione dei due ricorsi proposti contro la medesima sentenza. Sia i ricorrenti principali che quelli incidentali adesivi hanno proposto un duplice motivo di ricorso, contestando la ritenuta esclusione del vantato diritto di proprietà su singole porzioni dei laghi e l'affermata demanialità dei medesimi.

Con il primo motivo di entrambi i ricorsi viene denunciata la violazione e la falsa applicazione degli artt. 832, 840, 842 e 1158 cod. civ, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ. e si sostiene che la sentenza impugnata avrebbe escluso la titolarità del diritto di proprietà vantato dai ricorrenti con un'affermazione apodittica, secondo cui sin dai tempi più remoti l'autorità sovrana si era sempre riservata il dominio eminente sui laghi con la conseguente esclusione del riconoscimento di, diritti di proprietà individuali. Sostengono al riguardo che il diritto di proprietà sarebbe stato acquistato in tempi antichi a seguito dell'avvenuto risanamento e trasformazione dei margini paludosi di quelli che un tempo erano i pantani di Faro e di Ganzirri, e della conformazione dei terreni in maniera tale che essi potessero essere idonei alla coltivazione dei molluschi attraverso la realizzazione di vivai, con esenzione per grazia sovrana di ogni tributo fondiario.

La censura non può trovare accoglimento poiché i ricorrenti, lungi dall'illustrare le dedotte violazioni di legge, rimaste allo stato di mera enunciazione, si limitano a sottoporre al giudice di legittimità un inammissibile riesame delle risultanze istruttorie al fine di pervenire ad una diversa decisione della controversia ad essi favorevole. E infatti, nel denunziare il vizio di insufficiente od omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, non indicano alcun documento dal quale possa desumersi l'acquisto del preteso diritto di proprietà, il cui esame sia stato pretermesso dalla sentenza impugnata, ma chiedono unicamente una diversa ricostruzione delle vicende storiche emergenti dalla documentazione in atti, la quale non è consentita nel giudizio di cassazione che è volto unicamente al controllo della correttezza giuridica e della congruità logica della motivazione senza alcuna possibilità di un rinnovato giudizio delle risultanze istruttorie attraverso un riesame diretto della documentazione prodotta dalle parti.

Col secondo motivo di entrambi i ricorsi viene denunciata la violazione e l'errata applicazione degli artt. 822 e 1158 cod. civ. e 28 cod. nav. in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ., per aver la sentenza impugnata desunta la natura demaniale dei laghi di Ganzirri unicamente dalla loro comunicazione con il mare attraverso canali artificiali senza alcun accertamento della loro attitudine oggettiva ed immediata all'uso pubblico, e in particolare ai fini della navigazione e del trasporto marittimo. In particolare i giudici del merito non avrebbero considerato che dalla consulenza tecnica d'ufficio sarebbe emerso che i laghi presentavano estese zone di secche artificiali; che i canali di comunicazione con il mare presentavano caratteristiche tali che senza l'intervento dell'uomo sarebbe impossibile il transito di qualsiasi natante tra i laghi e il mare; che in definitiva risultava consentito solo il transito di barche di non oltre quattro metri di lunghezza e senza sovrastrutture fisse superiori: tali caratteristiche avrebbero dovuto far ritenere consentito l'acquisto per usucapione della proprietà poiché i laghi di Ganzirri non avevano mai presentato l'attitudine a realizzare gli usi pubblici del mare.

Le censure dei ricorrenti sono supportate da richiami alla giurisprudenza di questa Corte la quale afferma, con interpretazione costante, che il requisito della libera comunicazione col mare durante una parte almeno dell'anno dei bacini di acqua salsa o salmastra non è rilevante di per sè ai fini della loro appartenenza al demanio marittimo necessario, ma solo in quanto assicura l'idoneità oggettiva ed immediata di detti bacini agli usi pubblici del mare, indipendentemente da qualsiasi indagine sulla loro idoneità ad utilizzazioni pubbliche meramente potenziali e future (Cass. 27 gennaio 1975, n. 316; 23 novembre 1979, n. 6118; 19 marzo 1984, n. 1863; 6 giugno 1989, n. 2745, citate in ricorso).

Il vizio di insufficiente motivazione non sussiste e, comunque, non è rilevante poiché la sentenza impugnata, pur nella sua concisione, ha affermato che i laghi di Ganzirri non solo comunicano col mare, ma rivestono altresì una attitudine oggettiva ed immediata all'uso pubblico. Tale affermazione, ancorché non assistita da esemplificazioni illustrative dell'asserito uso pubblico delle acque, è del tutto corretta, come mostra la stessa illustrazione delle censure formulate dai ricorrenti.

È infatti incontestato che i laghi consentono una sia pur limitata navigazione di imbarcazioni provenienti dal mare o ivi dirette e che le loro acque sono suscettibili di sfruttamento economico attraverso l'esercizio della molluschicultura e della pesca, consentendo di tal modo attività del tutto simili a quelle che possono essere esercitate in mare aperto. Il vizio di fondo implicito nella prospettazione dei ricorrenti - posto in evidenza dal controricorso delle Amministrazioni Pubbliche - è agevolmente ravvisabile nell'erroneo convincimento che l'uso pubblico dei bacini salsi o salmastri comunicanti col mare debba essere identificato con la navigazione e il trasporto marittimo di imbarcazioni destinate a traffici commerciali, del tutto impossibili nei laghi di Ganzirri per la scarsa profondità del le loro acque e per le limitate dimensioni dei canali di comunicazione con il mare: va invece ribadito che l'uso pubblico dei bacini salsi o salmastri dev'essere ravvisato tutte le volte che essi, per la loro conformazione ed estensione, consentano l'esercizio di attività economiche del tutto simili a quelle che possono svolgersi in mare aperto, come la pesca e la molluschicultura che costituiscono indubbia espressione di una utilizzazione immediata e diretta dei laghi di Ganzirri del tutto identica a quella cui può adempiere il mare, come puntualmente evidenziato dalle pronunce di questa Corte citate dai ricorrenti.

In conclusione, perciò, previa integrazione della motivazione della sentenza impugnata con le considerazione che precedono, sia il ricorso principale che quello incidentale adesivo sono destituiti di fondamento e debbono essere respinti.
Le spese giudiziali seguono la soccombenza dei ricorrenti, tenuti in solido atteso l'interesse comune alla lite. 

                                                                  P.Q.M

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta, con condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese giudiziali che liquida in L.3.000.000 per onorario oltre le spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, il 6 novembre 1998.


Nota alla sentenza che precede
In senso conforme, Cass. 6 giugno 1989 n. 2745.

La libera comunicazione col mare, anche solo durante una parte dell'anno, e l'idoneità oggettiva ed immediata agli usi pubblici dello stesso, indipendentemente da qualsiasi indagine su eventuali utilizzazioni pubbliche meramente potenziali e future, costituiscono i requisiti dei bacini di acqua salsa o salmastra, rilevanti ai fini dell'appartenenza degli stessi al demanio marittimo necessario.

Quanto al concetto di uso pubblico dei bacini in oggetto, la Suprema Corte,  evidenzia che esso deve essere affermato quando essi, per la loro conformazione ed estensione, consentano l'esercizio di attività economiche del tutto simili a quelle che possono svolgersi in mare aperto, quali ad esempio la pesca e la molluschicultura, non incidendo, in tale senso, la possibilità di effettuare la navigazione e il trasporto marittimo di imbarcazioni destinate a traffici commerciali.

Nello stesso senso della sentenza in epigrafe Cass., 6 giugno 1989, n. 2745, in Giust. civ. Mass. 1989, fasc. 6; Cass., 19 marzo 1984, n. 1863, in Giust. civ., 1984, I, 1397; Cass., 23 novembre 1979, n. 6118, in Giust. civ. Mass. 1979, fasc. 11, per le quali ai fini dell'applicazione dell'art. 28 lett. b) c. nav., che assegna al demanio marittimo "i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno una parte dell'anno comunicano liberamente con il mare", il fondamentale elemento fisico morfologico della comunicazione con il mare deve essere accertato e valutato nel senso della sua capacità di estendere al bacino di acqua salmastra le stesse utilizzazioni cui può adempiere il mare. Perciò rilevando l'idoneità, attuale e non meramente potenziale o futura, del bene, secondo la sua oggettiva conformazione fisica, a servire ai pubblici usi del mare, anche se in atto non sia concretamente destinato all'uso pubblico.

Si veda anche T.A.R. Veneto, 9 giugno 1992, n. 475, in T.A.R., 1992, I, 3342, che, a proposito della demanialità degli specchi o bacini di acqua salsa o salmastra facenti parte della laguna di Venezia, ribadisce quali caratteristiche del demanio marittimo, la libera comunicazione con il mare almeno in una parte dell'anno.

Per la dottrina: PERNIGOTTI, Laguna, voce Enciclopedia del Diritto, Roma, 1973, vol. XXIII, 272.

La Corte di Cassazione non entra quindi nel merito, né avrebbe potuto farlo, sia per la natura della giurisdizione di legittimità, sia perché come dice la stessa sentenza:  i ricorrenti chiedono unicamente una diversa ricostruzione delle vicende storiche emergenti dalla documentazione in atti, la quale non è consentita nel giudizio di cassazione che è volto unicamente al controllo della correttezza giuridica e della congruità logica della motivazione senza alcuna possibilità di un rinnovato giudizio delle risultanze istruttorie attraverso un riesame diretto della documentazione prodotta dalle parti.

Resta quindi ferma, a quanto sembra, nella controversia specifica, la ricostruzione operata dalla Corte di Appello nel senso dell’esistenza di diritti di uso sulle porzioni di lago.



 

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