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Diritti di pesca e mitilicoltura nei laghi di Ganzirri e Faro di Messina - NOTE
Indice
Diritti di pesca e mitilicoltura nei laghi di Ganzirri e Faro di Messina
Sentenza della Corte Suprema di Cassazione
NOTE
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NOTE
alla nota a sentenza Trib. Messina 615/89
(1) Gamberini E., Monografia marittima della Sicilia nord-orientale, Messina 1918, pagg.251 sgg.; Sisci R., Usanze e tradizioni d'oggi e d'altri tempi, in Barche, padroni e marinai, Messina 1988, p.145 sgg. Quest'ultimo descrive la tecnica della coltivazione delle cocciole, mitili simili alle vongole, nei laghi di Ganzirri e Faro (pag.e 172-174). Da notizie sul medesimo argomento: Maurolicus F., Tractatus de piscibus siculis, MS. edito a cura di Facciolà L., Palermo, typ. Virzì, 1893, p.9.
Il termine "cocciolaro" ricorre in quasi tutti i dialetti del meridione per indicare i coltivatori e pescatori di taluni molluschi. Denuncia chiaramente la sua derivazione dal latino coclea trasformatosi nella volgare espressione di "cocciola". Il termine dialettale risulta, per altro, accolto in non pochi documenti ufficiali dell'epoca borbonica.

(2) Vedi Real Dispaccio della Segreteria di guerra di Ferdinando IV, in data 15 ottobre 1791, richiamato da Gamberini, op.cit., pag.364.

(3) Appare controversa la ascrivibilità dell'origine degli usi civici su pubblico demanio al diritto romano. V. contra Palermo A., in Novissimo Digesto Italiano, V.XVI, voce Usi Civici, p.210, secondo il quale essi sarebbero sorti solo in epoca feudale. Nello stesso senso cfr. Raffaglio G., Diritti promiscui, demani comunali ed usi civici, in Enciclopedia giuridica italiana, vol. IV, par.IV, (1905) e id. Diritti promiscui, demani comunali e usi civici, Milano 1939.

Tuttavia appare indubitabile l'esistenza di un fenomeno giuridico assai simile, anche se non collegato alla feudalità, in diritto romano. Vedi Rudorff A., Gromatische Institutionen, in Gromatici veteres ex recensione Caroli Lachmanni, Berolini 1848-1852, vol.II, pag.311, che evidenzia l'esistenza di uso privato collettivo dell'ager publicus, su cui i singoli potevano raccogliere legna, frutta o pascolare (compascua communalia e pro indiviso). Viene in proposito richiamato Frontino, De controversiis agrorum, ivi vol.I, pag.54 e 55.
Cfr. anche Trifone R., Gli usi civici, in Trattato di diritto civile e commerciale, Cicu Messineo, XI, tit.2, pag.2, Milano 1963 e id. Enfiteusi, in Commentario al codice civile, Scialoja e Branca, Bologna 1961, Della proprietà, artt.957-1026, pag.3.
Vedi anche Curis G., in Nuovo digesto italiano, voce Usi civici, pag.744, il quale sottolinea la continuità dello sviluppo storico giuridico tra il latifondo romano ed il sistema feudale.

(4) In tema di compatibilità della natura demaniale e della destinazione ad uso pubblico di un bene con l'esistenza sul medesimo bene di un diritto privato vedi: Trib. Messina 18 giugno - 2 luglio 1963, n.975, Mangraviti ed altri c. Provincia Regionale di Messina, inedita, pag.11; App. Messina, 6 febbraio - 16 maggio 1956, Bardetta c. Bardetta, in Giust. civ. 1957,I, 139; Commissario usi civici Trento, 16 ottobre 1979 n.468; Commissario usi civici Palermo, 28 febbraio 1983, n.27857; Cass., sez.I, 14 marzo 1962, n.526, in Giust. civ. 1962, I, 846; Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427, in Foro it. 1958,I,1919; Cass., 11 ottobre 1961 n.2072, in Giur.agr. 1962, 639.

Vedi anche Appello Roma, 10 marzo 1942, in Giur. it.1942, I, 263, secondo la quale "che il legislatore abbia espressamente previsto la possibilità di sopravvivenza di diritti privati su beni demanializzati si desume dall'art.616 c.c., dalle leggi del 1865, del 1884 e del 1916 sulle acque pubbliche, le quali esoneravano coloro che avevano un titolo legittimo ad usare delle acque pubbliche, dall'obbligo di chiedere la concessione; dalle nuove norme regolanti le concessioni di uso di acque pubbliche e dalle leggi che dal 1877 fino ad oggi sono state emanate per la disciplina della pesca, leggi, queste ultime, che provvidero sempre, e provvedono ancora oggi, con disposizioni precise e tassative, ad assicurare la sopravvivenza dei diritti esclusivi di pesca sorti anteriormente alla legge del 1877. " ... "Si intende peraltro che i rapporti giuridici di diritto privato che possono sopravvivere alla demanializzazione di un bene possono assumere forme e modalità conciliabili con la medesima. Un diritto esclusivo di pesca, sorto per antica concessione può restare in vita, come diritto d'uso non diverso nel suo contenuto dal vecchio diritto, ma soggetto, per quanto concerne le modalità del suo esercizio, alle norme poste dallo Stato con il suo potere di imperium ".
In dottrina v. Zanobini G., in Commentario codice civile del Barbera, Firenze 1942, libro "Della proprietà", art.14, pag.181 e seguenti. Vedi anche infra nota 35.

(5) Le condizioni che dovevano regolare la concessione, approvate dal Sovrano con il Regio Dispaccio del 29 novembre 1806, furono inserite nell'atto di concessione rogato dal notaio Tricomi in data 15 aprile 1807. In esso venivano concessi "in enfiteusi" al Barone D. Giuseppe Gregorio "tutti ed integri i suddetti Pantani siti e posti nella Marina della Torre del Faro e delli Ganzirri, ossia il diritto privativo della pesca nelli pantani anzidetti", "per l'annuo canone, in ricognizione del supremo e diretto dominio della Maestà sua, di onze tre di denari l'anno", con gli obblighi di "purgare a proprie spese il lago Grande", di "mantenere a proprie spese la comunicazione dell'acqua del mare per via dell'intrapreso canale", di immettere "nuovi semi per l'aumento delle pescagioni" e con la espressa prescrizione (vedi il capo 5 dell'atto di concessione) "che debbono i detti abitanti continuare nella loro libertà di pescare sui riferiti laghi delle cocciole nel modo già fissato". Cfr. Gamberini, op.cit., pagg.364, 365.

(6) Cfr. Gamberini, op.cit., pag.364. L'esecuzione del canale che introduceva le acque del mare nel c.d. Pantano Grande (l'attuale lago di Ganzirri) fu autorizzata dal Sovrano intorno al 1800, a seguito di richiesta del concessionario dei diritti di pesca nei laghi, barone Giuseppe Gregorio, allo scopo di evitare fenomeni di putrefazione delle erbe lacustri e rendere più abbondante la pescagione.

(7) Alcuni stralci delle Note dell'Ufficio Tecnico del Municipio di Messina dell'aprile 1901 sono riportati in Gamberini, op.cit., pagg.363, 364.

(8) Nella lettera sopra citata (il cui testo è riportato in Gamberini, op.cit., pagg.359, 360), il Capitano di Porto di Messina, sollecitato dall'Amministratore giudiziario dei beni della ditta Luigi Pirandello, concessionaria del diritto di pesca nei laghi di Ganzirri e Torre Faro, ad intervenire per contestare ad alcuni mitilicoltori l'installazione di reti fisse che impedivano il passaggio del pesce, precisava che "sebbene l'acqua sia salsa purtuttavia ciò non toglie il carattere di lago alle acque in oggetto. Invero esse per ora comunicano con il mare solo occasionalmente e con opera artificiale dell'uomo" e che era "da tempo riconosciuto che i laghi stessi sono di pertinenza patrimoniale dello Stato".

(9) Le conclusioni della Commissione consultiva della pesca sono esposte nella relazione inserita negli Annali del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, anno 1903.

(10) Il testo del dispaccio è riportato in Gamberini, op.cit., pag.360.

(11) Sulla natura di beni demaniali dei bacini di acqua salsa o salmastra comunicanti artificialmente con il mare vedi: App. Messina, sent.145 del 1956 cit.; Cass., sez.I, 19 marzo 1984 n.1863, in Vita not. 1984, 1570; Cass. sez.I, 27 gennaio 1975 n.316, in Giust.civ. 1975, I, 719.

(12) Cfr. Cass., sez.I, 23 novembre 1979 n.6118, in Giust. civ. Mass. 1979, 2706 e Cass., sez.I, 19 marzo 1984 n.1863, in Giust.civ. 1984, I, 1397, secondo la quale "l'indispensabile elemento fisico-morfologico della comunicazione con il mare, pur essendo irrilevante che questa sia assicurata attraverso l'opera dell'uomo che impedisca il progressivo interramento delle acque, non costituisce di per sè solo il fattore decisivo e qualificante della demanialità, ma esso deve essere accertato e valutato in senso finalistico-funzionale, in quanto, cioè, si presenti tale da estendere al bacino di acqua salmastra le stesse utilizzazioni cui può adempiere il mare, rilevando l'idoneità attuale, e non meramente potenziale e futura, del bene secondo la sua oggettiva conformazione fisica, a servire ai pubblici usi del mare, anche se in atto non sia concretamente destinato all'uso pubblico".

(13) Cfr. Commissario usi civici L'Aquila, 16 settembre 1954, Com. Avezzano c. Ente Maremma, in Bollettino usi civici 1954, II, 417, secondo la quale "tutti i fiumi e corsi d'acqua, già soggetti a diritti feudali, e tra essi i laghi atti ai trasporti e alla utilizzazione pubblica, devono ritenersi di proprietà pubblica dello Stato".

(14) Sentenza emessa all'udienza del 5 dicembre 1850, n.34580 Ruolo Generale, in Archivio di Stato di Messina, Sentenze civili del Tribunale di Messina, b.98-1850 dic., f.71 r.-74 r.

(15) Cfr. Gamberini, op.cit., pag.366.

(16) Con sentenza emessa il 15 maggio 1902 la Corte di Appello di Messina si pronunciò su una controversia insorta tra Emilio Mauromati, concessionario del diritto di pesca e tale Bardetta Giovanni, cocciolaro, al quale il Mauromati voleva imporre la rimozione delle montagnole e dei recinti per la coltivazione delle cocciole mantenuti nei due laghi. La Corte rigettò la domanda del Mauromati, argomentando che questi era tenuto, come già lo erano stati i precedenti concessionari, "a non dare impedimento, nè direttamente, nè indirettamente, ai cocciolari" che vantavano da antica data un diritto incontrastato.

(17) Cfr. Gamberini, op.cit., pag.364 e App. Messina n.145/56, cit., pag.19.

(18) Con la citata ordinanza il Prefetto vietava inoltre la rimozione del fondo dei laghi, la coltura dei molluschi con l'impiego di sostanze organiche e la occupazione di nuove zone, e ordinava al Municipio "di diffidare tutti coloro che avevano occupato altre zone a rimuovere gli inconvenienti lamentati, ed occorrendo procedere d'ufficio". Cfr. Gamberini, op.cit. ,pag.361 sgg..

(19) Il Gamberini, op.cit., pag.361 sgg., riporta in proposito un brano di un articolo pubblicato sul numero 266 del 22 novembre 1908 del periodico settimanale di Messina Germinal, che, rilevate le gravi condizioni di inquinamento dei laghi, lamentava la mancanza di concrete iniziative dell'Amministrazione Comunale, concludendo "Le autorità penseranno il rimedio forse quando dalle febbri infettive si passerà alla peste?", nonchè altro articolo sul giornale Gazzetta di Messina dello stesso tenore.

(20) Cfr. App. Messina n.145 del 1956 cit..

(21) Cfr. sul punto Cass., sez.II, 5 luglio 1967 n.1663, in Giust.civ. 1967, I, 1609 e Cass., sez.I, 14 marzo 1962 n.526,cit..

(22) Sulla definizione e la natura degli usi civici v. Cass. 18 marzo 1949 n.604, in Giur. Cass. civ. 1949, vol.XXVIII, 3o quadrimestre, 940 e Cass 10 febbraio 1974 n.287, in De Martino V. Schedario giur. civ. cass., Novara 1976, 232 ("diritto reale perpetuo di godimento di una collettività"). Il diritto di uso civico viene riconosciuto come imprescrittibile, non usucapibile (v. Cass., 19 ottobre 1967 n.2553, in Giust. civ. Mass. 1967, 1323 e Comm. usi civici Palermo, 28 febbraio 1983 n.27857), non soggetto ad alcuna decadenza se in esercizio (Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427, in Foro it. 1958, I, 1919, la quale afferma che "i diritti di usi civico di pesca...anche se abbiano per oggetto beni demaniali, sono speciali diritti pubblici di condominio, non soggetti ad alcuna ricognizione, nè, se in esercizio, ad alcuna decadenza"), non trasmissibili jure haereditatis (v. Cass., sez.II, 12 giugno 1948 n.911, in Schedario giur. civ. cass., Roma 1972, 68; Cass., sez. un., 17 marzo 1989 n.1331 inedita; Cass., sez.I, 5 febbraio 1988 n.1256, in Giust. civ. Mass. 1988, 308).

In dottrina vedi: Zaccagnini M.e Palatiello A., Gli usi civici, Napoli 1984; Brunelli U., Civitella marittima: un paese della Maremma attraverso la vicenda degli usi civici, 1905-1908, Grosseto 1980; Di Maggio C., Sui presupposti per la legittimazione di terreni ad uso civico (nota a sent. Cons. Stato, sez.VI, 5 maggio 1987 n.291, in Giur.agr. 1988, 377; Maccaroni U., Circa la trasmissibilità della occupazione dei beni demaniali di uso civico in possesso di privati occupatori senza titolo, in Temi romana 1980, 685; Marcelli A., Legittimazione di usi civici e trattamento tributario (nota a sent. Comm. trib. I grado Roma 16 aprile 1982), in Nuovo dir. agr. 1983, 365; Trifone R., opp.citt..

(23) Per le differenze tra servitù personali e prediali in diritto romano v. Papiniano, Digesto 8,3,4.

(24) Per una analisi degli elementi distintivi tra i due diritti v. Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427 cit.; Comm. usi civici Palermo n.27857 del 1983, cit.. Sulla possibile coesistenza su uno stesso bene demaniale di diritti di uso civico di pesca e di diritti esclusivi di pesca cfr. Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427 cit. e Cass., 16 luglio 1958 n.2598, in Giust. civ. Mass. 1958, 923.
Per la necessità, in caso di controversie tra titolari di diritti di uso civico e titolari di diritti esclusivi di pesca su beni demaniali, di integrare il contraddittorio con lo Stato quale dominus del bene, v. Cass., sez.II, 10 giugno 1982 n.3527, in Giust. civ. Mass. 1982, 1288 e Cass., sez. un., 20 luglio 1981 n.4677, in Nuovo dir. agr. 1981, 474.

(25) I diritti esclusivi di pesca sono definiti (Cass., sez. un., 16 novembre 1982 n.6197, in Vita not. 1983, 1086) "veri e propri diritti soggettivi patrimoniali che...riguardano non lo sfruttamento delle acque bensì quello...della popolazione ittica del territorio, considerata come universitas del tutto distinta dalle acque", e che "concretandosi in un uso eccezionale di beni demaniali, come sono per la loro esistenza condizionati ad un riconoscimento della P.A. o ad una concessione amministrativa, così possono sempre venir meno ove questa sia revocata: essi cioè si atteggiano a diritti subiettivi perfetti in quanto contrapposti ad altri diritti privati, ma innanzi alla P.A. assumono la configurazione di interessi legittimi" (Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427, cit.). Vedi anche, in tema di concessione di diritti di pesca, Cass., sez. un., 16 novembre 1982 n.6197, cit..

In dottrina cfr. Sinapi R., Diritti esclusivi di pesca nelle acque pubbliche, in Il nuovo diritto 1946, 446; Sargenti M., Fondamento e natura del diritto di pesca, nota a sent. Cass. 14 gennaio 1946, Cedruschi c. com. Viverone, in Foro Padano 1946, I, 525; Pescatore G., Sull'applicabilità del blocco dei fitti alla cessione di diritti esclusivi di pesca, nota a sent. Cass. 9 marzo 1946, Matteuzzi c. comune Orbetello, in Giur. cass. civ., 1946, vol.XXI, 108; Longhena G., Sul regime giuridico della pesca, in Nuovo Digesto italiano, vol.XI, 105.
Vedi anche infra nota 35.

(26) La distinzione fra usi civici essenziali ed utili era contenuta negli artt. 11 e 12 del Regio Decreto 10 marzo 1810, per cui gli usi essenziali sono quelli esercitati per "lo stretto uso personale necessario al mantenimento dei cittadini". Nell'attuale ordinamento si veda l'art.4 della legge 16 giugno 1927 n.1766. Sull'accertamento della qualità di usi civici essenziali come accertamento di merito, vedi, in un caso di uso civico di pesca, Cass., sez. un., 28 luglio 1967 n.2001, in Giust. civ. Mass. 1967, 1055.

(27) Le disposizioni che deferivano ai Commissari per la liquidazione degli usi civici il relativo contenzioso (R.D.L. 22 maggio 1924 n.751) trovavano riscontro nell'art.16 l.20 marzo 1865 n.2248, all.E, che aveva conferito ai prefetti le medesime attribuzioni in precedenza esercitate dagli Intendenti, a norma dell'art.4, capoverso VIII, della legge 21 marzo 1817. Tale norma prevedeva che fosse riservato al contenzioso amministrativo "il godimento e l'esercizio dei diritti civici nei comuni " cioè degli usi civici.

Era inoltre previsto un procedimento speciale in tema di scioglimento di promiscuità e divisione di terre demaniali (artt. 177 e 186 comma 2 della legge 12 dicembre 1816 e art. 10 n.2 della legge 29 maggio 1817: quest'ultima devolveva alla Gran Corte dei Conti la decisione sui ricorsi contro le pronuncie dell'Intendente "in Consiglio d'Intendenza"). Sul punto cfr. Landi G., Istituzioni di diritto pubblico del Regno delle Due Sicilie (1815-1861), Milano 1977, II, pagg.967, 985, 1018, il quale sottolinea che il contenzioso amministrativo del Regno aveva ad oggetto diritti soggettivi e non interessi legittimi.

V. Landi, op.cit., pag.1059 sgg., anche per notizie sui testi normativi riguardanti l'abolizione della feudalità e la divisione delle terre demaniali e de beni ex ecclesiastici.

(28) Sulla doppia natura delle funzioni del Commissario per la liquidazione degli usi civici v. Cass., sez. un., 10 ottobre 1966 n.2425, in Giust. civ. Mass. 1966, 1395.
Quanto alla competenza sulle controversie aventi ad oggetto la qualitas soli se tale accertamento costituisce l'oggetto principale e non solo incidentale della domanda v. Comm. usi civici Roma, 27 gennaio 1981, Com. Sperlonga c. Battista Quinto, in Giust.civ., 1982, I, 1102, con nota; Cass., sez. un., 20 maggio 1985 n.3092, in Giur.agr. 1986, 470, con nota; Cass., sez. un., 17 novembre 1978 n.5331, in Giur.agr. 1981, 291, con nota; Cass., sez. un., 16 luglio 1957 n.2903, in Giur.agr. 1958, 488; Cass., sez. un., 27 aprile 1957 n.1427, in Foro amm., 1957, II, 1, 477 e in Foro it., 1958, I, 1919.

Per quanto attiene alle questioni riguardanti la natura, l'esistenza e l'estensione degli usi civici v. Cass., sez. un., 28 luglio 1967 n.2001, cit.. Per la residua competenza dell'a.g.o., vedi Cass., sez. un., 8 marzo 1966 n.660, in Giust. civ. Mass. 1966, 370 e Cass., sez. un., 20 gennaio 1956 n.177, in Giust.civ. 1956, I, 865.
In materia possessoria v. Cass., sez. un., 16 novembre 1966 n.2767 in Giust. civ. Mass. 1966, 1574 e Cass., sez. un., 10 ottobre 1966 n.2425, in Giust. civ. Mass. 1966, 1395.
In dottrina vedi: Cappiello I., Giurisdizione ordinaria e controversie inerenti beni del demanio di uso civico (nota a sent. Cass., sez. un., 20 maggio 1985 n.3092), in Giur.agr. 1986, 471 ; Esposito F., Profili giuridici dell'incompetenza in tema di legittimazione di terreni demaniali di uso civico, in T.A.R. 1985, II, 97; Mazza M., Sulla giurisdizione del commissario per la liquidazione degli usi civici (nota a sent. Cass., sez. un., 18 ottobre 1984 n.5254), in Giur.agr. 1985, 146; Monteforte M., Sui limiti dell'attività giurisdizionale dei commissari regionali per la liquidazione degli usi civici (nota a Cass., sez. un., 11 marzo 1983), in Giur.agr. 1984, 600; Ramelli Di Celle L., Legittimazione e reintegra di terre civiche e competenze di commissari e regioni dopo il d.p.r. n.616 del 1977 (nota a Comm. usi civici Roma 27 gennaio 1981), in Giust. civ. 1982,I,1111.

(29) Gli artt.11 e 12 del Regio Decreto 10 marzo 1810, nel definire gli usi essenziali, menzionavano però il "diritto di occupare suoli per abitazione", e quindi una forma di appropriazione privata non esercitata come gruppo ma singolarmente. L'art.4 della legge 16 giugno 1927 n.1766 definisce gli usi essenziali ma non riproduce tale previsione.
Per quanto attiene alla demanialità ed alla distinzione fra demanio comunale, baronale e pubblico nel Regno delle Due Sicilie, vedi Landi G., Istituzioni di diritto pubblico del Regno delle Due Sicilie (1815-1861), Milano 1977,II, pag.746 e Rocco G., Corso di diritto amministrativo, Napoli 1850, pagg.173 sgg., secondo il quale il carattere demaniale di un bene si faceva derivare non dalla sua destinazione funzionale ma piuttosto dall'uso generale della collettività.

(30) App. Messina, 6 dicembre 1956 n.145, Bardetta c. Bardetta, cit..

(31) Per l'esercizio da parte dei singoli di un diritto che il pretore qualifica come uso civico v. Pretura Messina, 30 aprile 1960, Giacobbe e altro c. Sarcione e altro, in Giur. Siciliana 1960, pag.549.
Vedi anche Palermo A., Enfiteusi, superficie, oneri reali, usi civici, Torino 1965, pag.651, secondo il quale "la natura giuridica di utente spesso non coincide con quella di membro della comunità" e "o è la collettività stessa soggetto del diritto civico, o ne sono titolari i singoli."

(32) Anche App. Messina n.145/56, cit., sottolinea che il diritto di uso civico si distingue in quanto esercitato dai membri della collettività uti cives e senza possibilità di frazionamento o riparto tra i singoli utenti.

(33) App. Messina, 10 ottobre 1966 n.351, Provincia Regionale di Messina c. Mangraviti Giovanni ed altri, inedita, conferma la sentenza Trib. Messina, 2 luglio 1963 n.975, inedita.

(34) Servitù personali di uso pubblico sono conosciute, come è noto, in diritto amministrativo: può citarsi tra le altre la servitù di uso pubblico su una strada vicinale. Cfr. tra le più recenti T.A.R. Puglia, Sez. Lecce, 30 agosto 1980 n.215, in Riv. giur. circol. trasporti 1981, 943.

Per quanto attiene al diritto civile l'art.616 del codice civile del 1865, riproducendo l'art.637 del Codice Napoleone, introduceva nel nostro ordinamento il divieto di costituzione di servitù che non fossero prediali. Veniva cioè ammessa la costituzione di servitù sopra un fondo a vantaggio di un altro fondo, ma non di servitù personali. Nel nuovo codice il termine servitù viene associato dall'art.1027 esclusivamente al carattere della predialità, evitandosi l'uso della espressione servitù personale, che pure potrebbe adoperarsi per i diritti di usufrutto, uso ed abitazione secondo la terminologia tradizionale.

La dottrina tradizionalmente ritiene che il divieto nascente dagli articoli 967 e 1063 c.c., unitamente al principio del numerus clausus dei diritti reali e della loro tipicità, che esisterebbero nel nostro ordinamento, precludano la possibilità di costituzione di servitù personali irregolari che abbiano natura di diritto reale. Ciò nasce dalla ripugnanza liberale, che era stata ragione del codice del 1865, e prima ancora di quello francese, per i limiti, i pesi e comunque per ogni compressione della libertà della proprietà privata. Tale esclusione non varrebbe, infatti, per le servitù personali con contenuto obbligatorio e non reale. Si veda Messineo F. , Manuale di diritto civile , Milano 1965, pag. 625, nonchè Cattaneo V., Codice civile italiano annotato, Torino 1865, vol.I, pag.398. Non può non rilevarsi che, nel nostro caso, il diritto pesa sul pubblico demanio e non su fondi privati, e che la legge sulla liquidazione degli usi civici, ispirata alla realizzazione del medesimo scopo di affrancare i beni immobili privati non si applica ai beni pubblici, sui quali gli usi civici permangono come si è visto (v. supra nota 21).

Il numero chiuso dei diritti reali, per altro, è ora posto in dubbio e vi sono taluni che costruiscono come diritti reali situazioni tradizionalmente obbligatorie, ad esempio il diritto del locatario e del comodatario, nonchè quello nascente dall'anticresi (cfr. Giorgianni M., Voce Diritti reali, in Nuovissimo Digesto Italiano, V., p.749; Comporti M., Contributo allo studio del diritto reale, Milano, 1977, p.288), sulla base della considerazione che la tutela viene accordata in questi casi ad un potere immediato sulla cosa altrui. Sopravvivenze nel diritto attuale di diritti reali preunitari sono per altro documentate: si pensi al diritto di gazagà, nato nel rinascimento nella Roma dei papi. Esso viene oggi dalla giurisprudenza apparentato quanto alla disciplina alla enfiteusi urbana e si ritiene che sia sopravvissuto sulla base delle norme transitorie del Codice Civile del 1865, artt. 29 e 30.

Questo diritto reale su cosa altrui nacque dal divieto di essere proprietari di immobili imposto agli ebrei del ghetto e dalla necessità, immediatamente sopravvenuta, di proteggere gli stessi dall'arbitrio dei locatori. Si trattava di una una forma di equo canone ante litteram con il rafforzamento di una disciplina vincolistica che si spingeva fino alla costituzione di un diritto reale sul bene. Tale istituto, anche se ormai documentato solo in poche decine di casi in Roma è sopravvissuto fino ad oggi (v. Colorni V. Voce Gazagà, in Nuovissimo Digesto Italiano, V. VII pagg.770-771).

Sembrerebbe quindi possibile la sopravvivenza anche dei diritti dei "cocciolari" di Ganzirri e Faro.

(35) Cfr. per affermazioni sulla natura di diritto soggettivo reale, trasferibile per atti tra vivi e per successione mortis causa del diritto dei mitilicoltori dei laghi di Ganzirri e Faro, Trib. Messina, 18 giugno 1963 n.975, inedita, pagg.9 e 13; App. Messina, 6 febbraio 1956 n.145, cit.; App. Messina, 3 febbraio 1966 n.351, inedita. Quest'ultima sentenza (pagg.16-19) li definiva (richiamando in proposito Cass., 15 settembre 1962 n.2763, in Giust. civ. Mass., 1962, p.1304): "diritti di natura reale, ascrivibili alla particolare categoria delle c.d. servitù personali di uso".

Per la natura di diritti esclusivi di pesca dei diritti dei mitilicoltori concludeva invece Trib. Messina 2 luglio 1963 n.975, cit., nella quale sono richiamate Cass., 16 aprile 1942 n.992, in Giur. it. 1942, I, 1, 311.; Cass., 15 giugno 1943 n.1482, in Rep. Foro it. 1946, I, 295 a; e Cass., 14 gennaio 1946 n.42, in Foro it. 1946, I, 749 n. Per la natura di diritti esclusivi di pesca, in una fattispecie simile relativa al lago di Bracciano si pronunciava la Corte di Appello di Roma, con sentenza 10 marzo 1942, in Giur. it., 1942, I, 2, 263, la quale, tuttavia, li considerava, " diritti esclusivi di pesca di antica origine", non derivati da concessione amministrativa, la quale se mai avrebbe avuto natura di "concessione vincolata, diretta a conservare dei diritti quesiti, assoggettandoli all'imperium della Pubblica Amministrazione solo per quanto concerne il modo di esercizio". E' da notarsi che nel nostro caso manca invece qualunque concessione.

La sentenza ultima citata, la quale evidentemente e volutamente conserva la denominazione " diritti esclusivi di pesca " per definire situazioni giuridiche di natura diversa, richiama,per giustificare la sopravvivenza di quelli di antica origine,non derivanti da concessione, l'art.23 del Testo Unico 8 ottobre 1931, n.1604. La sentenza della Cassazione a Sezioni Unite 16 aprile 1942,cit., dichiarava trasferibile il diritto esclusivo di pesca che fosse stato riconosciuto in sede amministrativa.

(36) Sul Bando del Ministro della Reale Azienda, Cav. D. Francesco Chinigò, cfr. Gamberini, op.cit., pag.364.
Il Bando viene richiamato nella motivazione della sentenza della Corte di Appello di Messina n.145del 1956 cit., che rileva come i cocciolari esercitassero "l'arbitrio delle chiocciole nei loro recinti". La sentenza che si annota richiama inoltre un altro Bando pubblicato nel 1807, in adempimento del Real Dispaccio in data 29 novembre 1806 e le ordinanze intendentizie del 2 aprile 1844 e dell'11 gennaio 1854, in cui risulta riconosciuta "la libertà ai cocciolari di continuare a pescare nei riferiti laghi le chiocciole a mezzo di recinti, come avevano praticato nel passato".

(37) Cfr. Cass., sez.II, 27 marzo 1968 n.956, in Giust.civ. 1968, I, 1203.

(38) Cfr. Comm. usi civici L'Aquila, 16 settembre 1954, Com. Avezzano c. Ente Maremma, cit..

(39) Cfr. Cass., sez. un., 19 gennaio 1970 n.104, in Riv. dir. sport. 1970, 265, secondo la quale "I diritti soggettivi di pesca riconosciuti dall'autorità governativa a norma di legge, hanno natura di diritto soggettivo e come tali sono suscettibili di piena tutela nei confronti di qualsiasi terzo, con la conseguenza che il titolare di essi può agire in giudizio per la loro difesa davanti all'a.g.o.. Anche la P.A., fuori delle ipotesi in cui, in casi stabiliti dalla legge (art.23 T.U. 1604/1931), dichiari l'estinzione o la decadenza di tali diritti, oppure ne disponga la c.d. espropriazione per pubblica utilità, è tenuta al rispetto dei diritti esclusivi di pesca e pertanto deve rispondere delle relative lesioni, nè può conferire ai privati facoltà contrastanti con i diritti stessi o sovrastanti ad essi".

Vedi anche Cass., sez. un., 21 febbraio 1973 n.514, in Giust. civ. Mass. 1973, 259, nella quale, affermata la natura di diritti soggettivi dei diritti esclusivi di pesca riconosciuti dall'autorità governativa, si afferma che "anche la P.A. è tenuta al rispetto dei diritti predetti e deve rispondere delle relative lesioni, all'infuori dei casi in cui, per effetto del legittimo esercizio del potere dell'autorità governativa di dichiarare l'estinzione o la decadenza dei diritti stessi, la posizione del titolare degrada ad interesse legittimo all'osservanza delle norme che regolano il relativo procedimento".

Saggio Pubblicato  in  Archivio Storico Messinese 
III Serie – XLIV
Volume 53° dalla fondazione
Messina 1989


 




 

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