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I Giganti Mata e Grifone
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I Giganti Mata e Grifone in una foto d'epoca

Il video della passeggiata notturna dei Giganti

Dopo la creazione del Regno di Sicilia, tra Messina e Palermo si stabilì un’aspra rivalità per la contesa del titolo di capitale dell’isola, rivalità che proseguì fino all’arrivo degli spagnoli, nel‘500, che riaccesero la polemica. A sostegno delle loro ragioni, le due città esibivano titoli e prerogative d’eguale misura, e, alla fine, si decise di vagliare anche i titoli storici di fondazione. Avendo Palermo qualche prerogativa in più rispetto a Messina, i messinesi si appellarono al mito del Gigante Zanclo, primo re dei Siculi, ma anche questo non servì alla causa della città peloritana.

Le versioni sulla nascita dei “Giganti” Mata e Grifone, mitici progenitori di Messina, sono due, una leggendaria radicata nella tradizione e un’altra storica, che venne proposta da Domenico Puzzolo Sigillo. La leggenda vuole che, verso il 965, un gigantesco moro di nome Hassam-Ibn-Hammar sbarcasse alla testa di numerosi pirati nelle vicinanze della città, iniziando a depredarla.

Mata

 

Durante le sue scorrerie, vide a Camaro la bella Marta (dialettalmente “Mata”) che era figlia di un non meglio identificato Cosimo II di Castellaccio e se ne innamorò perdutamente. I due erano però divisi dalla diversa religione, e, ottenuto un secco diniego dai genitori alla sua richiesta di matrimonio, Hassam decise di rapirla. Inutilmente cercò in tutti i modi di essere ricambiato del suo amore: Mata cedette soltanto quando il saraceno ricevette il battesimo e cambiò il nome in Grifone.

Abbandonata la spada, si dedicò esclusivamente all’agricoltura, sposò la bella cammarota e fondò, con lei, la città di Messina.

Secondo la versione storica, invece, i Giganti sono figure allegoriche che ricodano un importante episodio avvenuto a Messina al tempo di Riccardo I duca di Normandia e re d’Inghilterra, meglio noto col soprannome di “Cuor di Leone”.

Il sovrano si trovava nella nostra città, in occasione della Terza Crociata, dal settembre 1190 all’aprile 1191, in un periodo in cui i greci erano potentissimi e angariavano i messinesi (latini). Malvisti da Riccardo, furono da esso osteggiati e durante il suo soggiorno messinese egli riuscì a fiaccarne l’orgoglio facendo ampliare ed ulteriormente fortificare sulle alture della città  un’imponente e antica fortezza, dominatrice e intimidatorie dei greci: non a caso il castello ebbe il nome di “Matagriffone” (oggi Tempio-Sacrario di “Cristo Re”).

 

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                                        Un filmato dell'Istituto Luce del 1929

 

L’allusione del nome è evidentissima derivando, “Mata”, dal latino “mateare” (ammazzare) mentre “Grifoni” erano detti, nel Medio Evo e specialmente a Messina, i greci.

Se esaminiamo con attenzione le teste dei Giganti si possono cogliere – osserva il Puzzolo Sigillo - in quella di Mata le espressioni di dominatrice e trionfatrice, simboleggiate dal serto di alloro fra i capelli e la “messinesità” sottolineata dal castello a tre torri (Matagriffone, Castellaccio e Gonzaga).

La testa di Grifone, invece, dai capelli incolti, la folta barba, lo sguardo truce e l’aspetto arcigno e selvaggio, la pelle scura, è quella di un greco vinto che è portato da Mata trionfatrice in stato di servitù e che il capo scoperto e i lunghi orecchini pendenti confermano.

I Giganti, oltre che coi nomi di Mata e Grifone, sono identificati con altri personaggi e ciò si inquadra in quell’ottica municipalistica di conferire antica nobiltà alla città, soprattutto nel secolo XVI: Zanclo e Rea; Saturno e Cibele; Cam e Rea. In quest’ultima versione, l’unione di Cam (figlio di Noè e i cui discendenti popolarono l’Africa) e Rea (la “magna mater” greca) porterebbe, addirittura, al toponimo di Camaro (“i Cammari” nella forma dialettale).

Non si conosce la data della prima costruzione dei due Giganti, ma dalle fonti scritte e dai documenti, si apprende che lo scultore fiorentino Martino Montanini realizzò nel 1560 la statua di Grifone, con la testa e le braccia mobili. Nel 1581, secondo Gaetano La Corte Cailler, gli arti e la testa vennero fissati, sul disegno precedente, dal carrarese Andrea Calamech.

Grifone

 

Sull’antichità della Statua di Grifone, testimonia il La Corte Cailler che nel corso dei restauri del 1926: “…sul petto del Gigante si sono notati tre medaglioni, che prima nessuno aveva osservato, uno dei quali risale certamente al XIII secolo mentre gli altri due sono dei secoli susseguenti”. La Gigantessa Mata, invece, venne completamente rifatta dopo il terremoto del 1783 (la testa era stata modellata dallo scultore Santi Siracusa nel 1709) ed entrambi i Colossi, nel 1723, assunsero l’attuale posizione equestre.

Ulteriormente danneggiati dal sisma del 1908, furono restaurati nel 1926, e, ancora danneggiati dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1951 furono sottoposti a rifacimenti da parte del prof. Michele Amoroso con la consulenza storica di Domenico Puzzolo Sigillo. La testa di Mata, già rifatta in gesso dal prof. Amoroso, nel 1958 venne sostituita dall’attuale scolpita dal giarrese Mariano Grasso e dipinta dallo stesso prof. Amoroso.

La testa di Grifone, invece, è quella originale cinquecentesca del Calamech.     
In quattrocento anni di vita, difficilmente i due Giganti hanno saltato l’annuale appuntamento con i messinesi, che con gioia aspettano quei giorni per far vedere ai loro bambini l’imponenza delle due figure equestri. 

Il 10 agosto vengono prelevati dal deposito in via Catania, dove sono custoditi tutto l’anno, e trasportati nel vicino villaggio Camaro, ritenuto luogo di nascita di Mata. Il 13 agosto, tra due ali di folla, sono trainati in passeggiata nella zona sud di Messina, e a sera, sistemati in piazza Unione Europea dove centinaia di bambini  fanno loro da contorno, facendosi fotografare dai genitori ai piedi di Mata o di Grifone.

I Giganti Mata e Grifone in Piazza Unione Europea

L’indomani, la passeggiata continua nella zona nord, per poi ritornare in piazza Unione Europea dove rimanevano fino al 31 agosto, giornalmente erano ammirati anche dalle migliaia di turisti che sbarcavano dalle navi da crociera.
Oggi, non si capisce sulla scorta di quale tradizione, vengono portate in piazza Duomo dove restano fino alla fine d'agosto creando un unico quanto sbagliato contenitore delle "Machine Festive" più importanti di Messina.  

I Giganti Mata e Grifone in piazza Duomo

Fino agli anni Sessanta i Giganti erano trainati da una folta schiera di tiratori, vestiti con un abito bianco, cappello rosso con nappa pendente (“meusa”) e sciarpa dello stesso colore ai fianchi.

Il corteo era preceduto da quattro tamburi e zampogne,   affiancati da un “cammellaccio” animato da due uomini al suo interno e guidato da un cammelliere (a ricordo dell’ingresso trionfale nel 1061, a Messina, del Gran Conte Ruggero il normanno).

 

L'uscita dal deposito di via Catania

Il primo settembre, le colossali statue equestri sono riportate nel deposito comunale di via Catania, dove restano tristemente abbandonate  fino al 10 agosto dell’anno successivo.

E’ da tanto tempo che si cerca di realizzare un Museo delle “Machine Festive” dove tenere esposte, permanentemente, la Vara e i Giganti, ma, fino ad oggi, purtroppo ogni tentativo è risultato vano.

Le “Machine Festive” del Ferragosto messinese sono state descritte e riportate su antiche stampe da personaggi illustri, come Giuseppe La Farina nel 1841; dal gesuita Placido Samperi nel 1644; dall’architetto e pittore Jean Laurent Houel nel 1776, che, nella sua opera ” Viaggio pittoresco nell’Isola di Sicilia” stampata a Parigi nel 1784, descrive la festa della Vara paragonandola a quella palermitana di Santa Rosalia.

Chi ama Messina si augura che al più presto queste” Machine Festive” possano trovare una giusta collocazione, degna della loro antica tradizione.  

I Giganti Mata e Grifone in piazza Unione Europea

 

Il via con il suono della



Mata inizia la passeggiata per le vie della città

 

Grifone inizia la passeggiata per le vie della città

 


 

Mata e Grifone per le vie della città


 
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