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(31/05/17) Messina Archeologica.

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(29/05/17) Una nuova interpretazione della sicilianità di alcuni luoghi dell'Odissea

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Dai Monti al Mare
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Messina è forse una delle poche città d’Italia dov’è possibile, in breve tempo, raggiungere la costa marina partendo dai rilievi montuosi. Un suggestivo itinerario è quello che ha inizio, dopo aver percorso la via Palermo alta immettendosi nella contrada Scala e risalendo il torrente omonimo, dalla superba Chiesa di Santa Maria della Scala nella Valle detta la “Badiazza”. Badiazza

Edificata probabilmente nel sec. XII sotto il regno di Guglielmo II “il Buono”, deve il suo assetto architettonico attuale agli interventi operati nel sec. XIII, in epoca sveva, e nel sec. XIV, in epoca aragonese, quando le absidi furono ricoperte da mosaici. Più comunemente nota come “Badiazza”, che con ogni probabilità deriva letteralmente da “vecchia Badia”, evidente allusione allo stato di abbandono in cui ha versato da oltre quattro secoli quando cadde lentamente in rovina dopo che, nel 1549, i rigori del Concilio di Trento costrinsero le monache benedettine a non recarvisi più nemmeno in villeggiatura ed a rimanere,perciò, nella stretta clausura in città, il complesso religioso di Santa Maria della Scala nella Valle può considerarsi uno tra i più importanti fondati a Messina.

Ciò è, peraltro, dimostrato dai notevoli privilegi e dalle ricche elargizioni da quasi tutti i sovrani avvicendatisi in Sicilia, fino a Federico II d’Aragona. Nel 1167 cambiò denominazione, da Santa Maria della Valle in Santa Maria della Scala a causa di un evento miracoloso legato ad un’immagine sacra che raffigurava la Madonna con una scala in mano, immagine trasportata a Messina da una nave, che, messa su di un carro tirato da buoi senza guida, venne portata lungo il letto dell’attuale torrente Giostra (oggi coperto), fino all’eremo di Santa Maria della Valle.

Con diploma dato in Messina il 9 agosto 1200, Federico II di Svevia elevò la chiesa al rango di “Cappella Reale” e durante la sollevazione dei Vespri, nel 1282, la chiesa venne assalita, saccheggiata ed incendiata dalle soldatesche di Carlo d’Angiò.

Sotto il regno di Federico II d’Aragona (1245-1337) il tempio risorse a nuova vita grazie ad interventi di restauro, ma, dopo la peste del 1347 e fino alla metà del secolo XVI, venne progressivamente e definitivamente abbandonato dalle religiose, trasferitisi alla clausura in città. Ai danni dell’abbandono s’aggiunsero le rovine provocate dalle alluvioni del 1840 e, particolarmente, da quella del 1855 che causò l’interramento interno ed esterno della chiesa. Dopo episodici interventi di restauro nel 1951-55, gli ultimi lavori di recupero iniziati nel 1982 non hanno visto ancora il loro completamento.

Stilisticamente, nella chiesa si condensano elementi decorativi arabi e gotici nei capitelli e nei portali. In particolare, quest’ultimo gusto gotico trecentesco si avverte nei rifacimenti delle volte a crociera con l’aggiunta di costolonature bicrome (bianche e nere) e nel portale principale, con gli archivolti ornati del tipico motivo a zig-zag, introdotto in tempi normanni e poi abbondantemente diffuso in tutta l’architettura dell’Isola.

Dalla “Badiazza”, risalendo l’antico sentiero che si inerpica sulle retrostanti alture o rifacendo il percorso a ritroso verso via Palermo per poi proseguire in salita lungo la strada, si perviene al quadrivio delle “Quattro Strade” ai Colli Sarrizzo. Da qui si può imboccare la suggestiva strada di crinale immersa nei boschi dei Monti Peloritani, superando il Forte Ferraro facente parte del circuito delle fortificazioni ottocentesche, cosiddette “umbertine”, per raggiungere il vetusto Santuario di Dinnammare.

Santuario DinnammarePunto panoramico d’incomparabile bellezza, la chiesetta domina i due mari Tirreno e Ionio (da cui l’antico toponimo di “Santa Maria Bimaris”), nel sito dove secondo le fonti storiche più antiche sorgeva un tempio dedicato al dio Nettuno. Il Santuario era già esistente in epoca medievale, la cui fondazione era legata ad un dipinto su tavola, raffigurante la Vergine col Bambino, trasportato prodigiosamente per mare, sulla costa meridionale di Messina, a dorso di due delfini. L’aspetto attuale, in muratura di mattoni pieni, è il risultato di un radicale intervento di rifacimento effettuato nel 1899.Santuario Dinnammare - Vergine col Bambino

Ripercorrendo a ritroso la strada militare di crinale, è possibile raggiungere la città dal bivio di Portella Castanea in direzione del Villaggio San Michele, percorrendo il largo viale Giostra fino alla sua conclusione nell’innesto col viale della Libertà che, nel tratto a sinistra, conduce verso la riviera nord. Antica via Consolare Pompea aperta da Pompeo nell’anno 72 a.C., durante la guerra combattuta contro Marco Perpenna, la strada si snoda adiacente  alla linea di costa dello Ionio toccando, senza soluzione di continuità, i caratteristici villaggi marinari di Paradiso, Contemplazione, Pace e Sant’Agata.

Immerse in lussureggianti parchi e giardini, emergono con la loro raffinata architettura eclettica e liberty le ville Florio a Contemplazione dell’architetto palermitano Ernesto Basile (1909-13); Sanderson, poi Bosurgi (sec. XIX-XX), a Pace; Martines (prima metà del Novecento), Garnier col cancello originale con gli stipiti in pietra (1904), Basile dell’architetto Francesco Valenti (1929), Flachi (1929-30) e delle Erme (1852) a Sant’Agata; Roberto (inizi sec. XX) a Sperone.

A caratterizzare visivamente il piccolo promontorio del Villaggio Pace è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie o della Grotta, di impianto centrico circolare sul modello del tempietto di San Pietro in Montorio a Roma di Donato Bramante. Edificata nel 1622-1639 su progetto dell’architetto messinese Simone Gullì, autore della prima Palazzata (1622) sulla curvità portuale cittadina, sorse sugli avanzi del tempio di età classica dedicato a Diana.

Crollata nel terremoto del 1908, venne ricostruita sullo stesso modello dell’originaria con porticato colonnato perimetrale ed alta cupola, nel 1924, su disegno dell’ing. Guido Viola. Custodisce un pregevole dipinto di Domenico Marolì raffigurante l’”Adorazione dei pastori” (sec. XVII).

Superata la chiesa, sul lungomare fanno bella mostra di sé due cannoni della Real Marina Britannica datati, rispettivamente, 1789 e 1791, ritrovati nell’antistante fondale e qui ricollocati.


 
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