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Festa dei Flagellanti a Montagnareale
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Montagnareale piccolo centro dei Nebrodi di 1650 abitanti a 69 Km da Messina. In origine Casale della Montagna, era alle dipendenze di Patti, comune limitrofo, insieme ad altri casali; fra questi era il casale più grosso e più importante, poiché forniva prodotti che venivano esportati dai Pattesi anche all'estero. La principale attività era costituita soprattutto dall'allevamento di maiali e di pecore, oltre alla coltivazione intensiva di castagne e fichi ed una fiorente industria della seta e del lino. Raggiunta una certa prosperità e ricchezza, il Casale della Montagna mal tollerava il dominio pattese.

Nel 1636, Filippo IV di Spagna, impegnato nella guerra contro la Francia, si rivolgeva alle città dei suoi Stati, tra le quali si annoverava Patti, implorando soccorso in denaro. Con l'appoggio di Don Ascanio Ansalone, nobile messinese e membro del Consiglio patrimoniale, il Casale della Montagna lavorava da tempo per ottenere l'autonomia. Malgrado le proteste e le minacce della città di Patti di non contribuire alle richieste di aiuto del re Filippo IV, la separazione da quest’ultimo fu accettata a condizione che i montagnarealesi pagassero alla Corte Regia quattromila scudi.

Al territorio di Montagnareale veniva aggiunto il feudo della Rocca, che apparteneva alla città di Patti. Contro il parere dei patrizi montagnarealesi, Montagnareale fu poi venduta a Don Antonio Scribano, genovese, il quale, il 13 luglio 1639, la rivendette a Don Ascanio Ansalone, che ne prese possesso col titolo di Duca. Sotto il governo degli Ansalone, e successivamente dei Vianisi, Montagnareale si sviluppò economicamente e demograficamente. Nonostante le pesti, le carestie, i terremoti, come quello terribile del 1693, la popolazione aumentò. La "jus populandi" portava verso i comuni feudali, fra cui Montagnareale, parte della popolazione delle città e delle terre demaniali.

Il 15 agosto si assiste ad un rito particolare,  cioè una processione penitenziale che ha luogo nel giorno dell’Assunta, in occasione della festa della Madonna delle Grazie il cui culto risale al 1500.

E’ un momento dell’anno molto atteso che richiama anche abitanti dei paesi vicini e gli emigranti che abitualmente trascorrono le ferie nel loro luogo di nascita.

Punto di raccolta è il sagrato della chiesa di Santa Caterina dove, nel tardo pomeriggio, si raccolgono i devoti vestiti di bianco e detti  “flagellanti”.

Questi tengono in mano catene di ferro a maglie piccole con le quali, durante il percorso penitenziale, si percuotono le spalle.

All’ arrivo del Sacerdote, seguito dal Crocifero e dalla banda musicale, ha inizio la processione penitenziale con i flagellanti disposti in due file che lentamente si avviano verso la Chiesa Madre battendosi simbolicamente, con le catene, le spalle. Giunti sulla soglia della Matrice al momento dell’ Eucarestia, in ginocchio, si avviano verso l’altare dove ricevono la Comunione.

Al termine della funzione religiosa entrano in Sacrestia per consumare un piccolo pasto tradizionale. Subito dopo ha inizio la processione vera e propria con i flagellanti che, rinfrancati e riposti gli strumenti di flagellazione, sollevano sulle spalle il pesante fercolo con la statua marmorea della Madonna delle Grazie che conducono tra le strade e i vicoli, a volte stretti e tortuosi del paese, compiendo sforzi notevoli.

Inoltre mentre oggi la flagellazione è meramente simbolica, alle origini era davvero cruenta. Si spargeva il sangue vero; i portatori erano a torso nudo, con le spalle cinte da corone di "alastri" (specie di rovi con grandi e pungenti spine), che si conficcavano nelle carni. 

Non ci sono molte testimonianze scritte, ma per certo si sa, per esempio, che i portatori erano 50 e si alternavano. Portare la Madonna era un privilegio che si tramandava di padre in figlio, di cui si era gelosi.
Questa festa che, come tante altre combina nelle sue manifestazioni il sacro ed il profano, ha sicuramente avuto cambiamenti nel corso degli anni.L'immagine della Madonna si portò per la prima volta in processione nel 1706.

Riposti gli strumenti di flagellazione, sollevano sulle spalle il pesante fercolo con la statua marmorea della Madonna delle Grazie, e la conducono tra le strade e i vicoli, a volte stretti e tortuosi del paese, con sforzi notevoli.


 
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