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Messina sotterranea
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Brevi notazioni:

dal sottosuolo delle città affiorano spesso i segni della loro complessa storia, un sacrario stratificato da secoli.

La Messina sotterranea è un affascinante intreccio di reperti archeologici, la cui lettura e/o interpretazione può aprire nuovi orizzonti alla sua conoscenza.

Il lavoro nella città sotterranea, non è facile, dato che in essa sono spesso custodite gelosamente delle reliquie. Questo mondo sconosciuto ai più, riserva suggestioni e spesso delle autentiche sorprese.

È un lavoro eterogeneo, una sorta di percorso culturale alternativo, da attenzionare al fine di valorizzare al meglio queste testimonianze misconosciute.

Delle cavità sotterranee messinesi note ed indagate, è stato redatto un elenco corredato di schede e fotografie, al quale rinvio per ogni approfondimento(1). Qui mi limiterò a fare qualche breve notazione.

Tra tali cavità sotterranee, le più diffuse sono le cripte, le cui origini, realizzazione e diffusione sono intimamente legate alla religione cristiana e in cui la magia dei luoghi produce una proprietà elementare e creativa: il meraviglioso mondo dei simboli, senza i quali l'intelligenza non avrebbe punti di riferimento.

Il termine cripta va collegato al greco krypto che vuoi dire nascondere. Vitruvio (2) con questo stesso termine indicava un luogo coperto a volta, sia esso sotterraneo o semisotterraneo, naturale o artificiale. In campo edilizio comunemente con questo vocabolo si indicavano le gallerie in più ordini sovrapposti degli edifici per spettacoli, o i corridoi delle ville e degli antichi palazzi.

Per i primi cristiani le cripte erano parti di catacombe, che per ampiezza erano adibite come cappelle per adunanze e riti eucaristici. Nel tempo, con il nome cripta si indicò anche il vano ipogeo naturale, costruito o adattato anche in parte, dove veniva eretto un altare definito ad corpus sotto quello dell'abside superiore o sotto l'area corrispondente al presbiterio della basilica. In tale luogo, a volte precluso ai fedeli, si conservavano le reliquie o la stessa tomba del martire.

Non mancano esempi di utilizzo della cripta per mummificare i corpi di membri del clero o di persone che a vario titolo avevano contribuito alla difesa o al sostegno economico del complesso chiesastico.

                                                                                                                                             La tomba del Santo Padre Annibale di Francia

Se ancora nel XII secolo la costruzione di ipogei sacrali era un elemento comune a molti edifici religiosi non solo per le necessità liturgiche, successivamente, prevalse l'uso di utilizzare per le reliquie gli altari absidali o delle navate (ad esempio, la tomba del Santo Padre Annibale di Francia, originariamente posta nella navata destra della chiesa S. Antonio da Padova, da qualche anno è collocata nel sottostante locale adibito a cripta; sopra l'abside centrale della chiesa di Montevergine, è custodito il corpo mummificato della Santa Eustochia Smeralda Calafato, così la tomba dell'arcivescovo Angelo Paino nel presbiterio del Duomo).

Per l'impiego liturgico funzionale e spesso anche per i condizionamenti del terreno è stato necessario costruire o adattare strutturalmente le cripte, sicché la loro struttura è: semianulare, a sala, a oratorium, a corridoio, absidata, come sostruzione, ecc. In breve, esiste una gamma infinita di soluzioni funzionali e tecniche.

Colatoi della chiesa del Ringo

                                                                                                                                                            
Le cripte di Messina presentano alcuni elementi strutturali e funzionali comuni, eccetto due, di cui diremo più avanti. Sono sotterranei cimiteriali dove venivano messi i corpi per la mummificazione in nicchie provviste di sedile con colatoio, e modesti altari, posti in corrispondenza del soprastante coro, usanza questa molto diffusa, che si allontana di molto dall'originario scopo sacrale della cripta, ma in aderenza alla designazione di sotterraneo cimiteriale in età cristiana.
 

La Cripta del Duomo di Messina

                                                                                                                                                                    

La cripta del Duomo, ad esempio, nel 1638 era interrata a causa di frequenti alluvioni. Durante i lavori di sterramento furono trovati degli altari e tre statue a grandezza naturale della Beata Vergine con Bambino e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Restaurata, fu ripristinata l'originaria funzione liturgica. Non si riscontrano elementi da far supporre un uso cimiteriale. La tipologia della cripta è di quella cosiddetta "esterna" per sostruzione, dotata di una struttura a sala con tozze colonne di sostegno delle soprastanti absidi.

Chiesa di Santa Maria della Pietà

Anche nella cripta della distrutta chiesa di Santa Maria della Pietà, all'interno del monumentale complesso del Monte di Pietà, non vi sono elementi tali da ipotizzare l'uso per sepolture.

Si dice che dalla cripta si potesse raggiungere, tramite una galleria di raccordo, il carcere della fortezza Matagrifone, da cui venivano prelevati i condannati a morte con l'assistenza spirituale dell'Arciconfraternita degli Azzurri, per essere condotti sul sagrato della chiesa, dove chiedevano la grazia, regolarmente rifiutata, e da lì portati in processione alla marina dove venivano giustiziati.

La chiesa di Santa Maria della Calispera

                                                                                                                                                     
La chiesa di Santa Maria della Calispera, a Contesse, che presenta la caratteristica di sostruzione all'impianto ecclesiastico originario, distrutto in massima parte da alluvioni e dal terremoto del 1783, merita una menzione particolare.

Strutture dell'edificio originario

Sul lato Ovest, in cui è stata costruita l'attuale chiesa, sono state recuperate alcune strutture dell'edificio originario, mentre la sottostante cripta, rimane in buona parte inaccessibile, anche se ipotizziamo che trattasi della più grande tra quelle visitate, giacché in diversi settori superstiti, l'esplorazione ha consentito di rilevare degli ambienti dalle volte a botte con numerosi colatoi.

Ma ciò che rende interessante, a nostro avviso, questa struttura è la presenza sul pavimento, in corrispondenza presumibilmente dell'originario altare della sottostante cripta, di una finestrella ovale, sulla cui possibile funzione è necessaria una breve considerazione: i cristiani ritenevano la cripta, nel caso in cui vi erano le reliquie di un martire o di persone venerabili, come testimonianza della fede e della confessione.

Infatti di fronte all'altare vi era una piccola apertura, detta fenestella confessionis, che permetteva ai fedeli di vedere l'arca con le reliquie e di toccare questa con pezzi di stoffa, che divenivano esse stesse delle reliquie.

Nella seconda metà dell'Ottocento, l'architetto messinese Leone Savoja, rifacendosi alla tradizione, interpretò le esigenze spirituali della città che voleva ricordare il proprio passato, con la progettazione del Cimitero Monumentale, dove il criptoportico della Galleria Monumentale doveva rappresentare degnamente, con la collocazione delle tombe di illustri concittadini, il legame spirituale con il passato.

                                                                                                     Andrea Bambaci


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(1) R. ABBATE-A.BAMBACI & N. PRINCIPATO, Gli ipogei artificiali del sottosuolo di Messina, Atti del 4° Convegno di Speleologia della Sicilia, Fed. Speleologica Regionale Siciliana, 2002, pp. 267-74; A. BAMBACI-N. PRINCIPATO, / Luoghi dello Spirito. Eremi ed eremiti a Messina tra storia, arte e architettura, in «I Quaderni dell'Associazione Federico II», Messina 1996; IDD. Messina sotterranea, conferenza organizzata dal Club Rotary, Messina 31-10-2000.
(2) Vitr.6.5.2.


 

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