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Sulle tracce di Garibaldi
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di Paolo Ullo

Per colpa o merito del vento, inconsapevolmente, la Scuola Elementare di Santo Stefano Medio, durante la gita scolastica del 18 Maggio 2010, ha calcato i luoghi del passaggio di Giuseppe Garibaldi ed i suoi “Mille” verso l’Unità d’Italia. Ad uno storico estemporaneo, improvvisato ed occasionale come me, la pacifica invasione della Caserma Forestale del Colle San Rizzo ha ricordato l’incruento avanzare di “Lunga Chioma” e delle sue “Camice Rosse”, diretti nella nostra Città. Alla gita ero presente come genitore e, consapevole dei luoghi e della Storia, ho raccontato a mio figlio di come, quando e perché, i “Mille” sono passati dai Colli San Rizzo. Non mi sono lasciato scappare l’occasione di fargli associare avvenimenti e persone con i luoghi in cui elementi della nostra Storia, riportati sui libri di scuola, sono realmente accaduti.

Dopo la “carica” del Presidente della Repubblica alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si parlerà ancora della nascita della nostra Nazione, parlarne, con opportune parole, ad una scolaresca “dirottata” da avverse condizioni atmosferiche su un luogo, attraverso il quale si è materializzata l’Unità di un popolo, sarebbe stata un’occasione da non perdere. Per farmi perdonare il mio fallito tentativo di estendere, a tutti gli altri ragazzi, la cronaca del passaggio dei “Mille” dal Colle San Rizzo, racconto, qui di seguito, con le stesse parole usate con mio figlio, avvenimenti vecchi di 150 anni, dedicandoli a tutti quelli che hanno già il “senso della Storia” e a quelli che, attraverso la scuola, se lo formeranno.

“Qui, da questo posto, passò Giuseppe Garibaldi; dopo essere partito da Quarto, vicino Genova, sbarcò con i “Mille”…Ricordi la via dei Mille a Messina?… Ecco, è stata dedicata a quei “matti” con le camicie rosse… I “Mille” sbarcarono a Marsala, combatterono in diversi posti contro i soldati dei Borboni, gente che veniva dalla Spagna, ma al loro passaggio non sempre si comportarono bene con la popolazione. Durante la Settimana Santa del 1860, il 4 Aprile liberarono Palermo e la notizia giunse a Messina; i Messinesi, la Domenica di Pasqua 8 Aprile 1860 si organizzarono per facilitare l’ingresso in città dei soldati Garibaldini. Dopo aver combattuto il 20 Luglio a Milazzo, Garibaldi e i “Mille” si diressero verso il Colle San Rizzo; qui, dove siamo adesso arrivarono nel pomeriggio del 26 Luglio. Faceva caldo, non come oggi che fa freddo, ed hanno potuto dormire all’aperto o nelle tende come in campeggio, sotto questi alberi. Nella tarda mattinata del 27 Luglio…Era Venerdì…si diressero verso Messina, dalla stessa strada che abbiamo percorso per arrivare su queste montagne e alle 3 del pomeriggio entrarono in Città…

Per ricordare quel giorno a Messina c’è una via che si chiama “Via 27 Luglio” e a Garibaldi è stata intitolata una strada, la “Via Garibaldi”…Per fortuna qui a Messina non ci fu battaglia, perché i Borboni accettarono di sgombrare la città con la promessa che tutte le statue dei loro Re non fossero distrutte… Alcune di queste, vere opere d’arte, sono conservate nel Museo. Nei giorni che seguirono i “Garibaldini” si prepararono ad attraversare lo Stretto di Messina per continuare la loro marcia verso Roma… Si racconta, ma la notizia è falsa, che a Garibaldi sia venuta la prima idea di un ponte che scavalchi il mare…

Ma aveva premura di incontrarsi con il Re e preferì farsi traghettare con tante barche…”
Naturalmente, le parole sono come le ciliegie, una tira l’altra, ed un racconto, da destinare a dei ragazzi in gita scolastica, bisogna regolarlo prima che la loro attenzione, come è giusto che sia, vada anche a sani momenti di divertimento. Non incoraggiato a richiamare l’attenzione della scolaresca, rinuncio al mio tentativo di ricordare il passaggio dei “Mille” dal Colle San Rizzo. Rientro nel mio guscio di genitore e i ragazzi, ignari di tutto, continuano a scorazzare festanti per il piazzale della caserma. Certe occasioni vanno colte al volo, prima che non possano più ripetersi; questa mancata rievocazione sul campo è pesata solo a me e non ad una scolaresca, non ritenuta in grado di cogliere il ”senso della storia” con una lezione estemporanea, improvvisata ed occasionale. Ho fatto lo “storico” solo con mio figlio e mi è bastato.


Per chi il “Senso della Storia” ce l’ha già, qui di seguito riporto gli avvenimenti che hanno preceduto e seguito il passaggio di Garibaldi da Messina, così come sono stati riportati da “Messina e Dintorni, Guida a cura del Municipio”, Messina, 1902:
“La restaurazione borbonica, la presenza di una guarnigione numerosa, e la minaccia continua delle bocche a fuoco della Cittadella e degli altri fortilizi, non sgomentarono la nostra popolazione, che nel 1856 e nel 1859 proruppe in aperte dimostrazioni di simpatia per la bandiera piemontese, preconizzata segno della riscossa e della vittoria. Dopo i successi del 4 Aprile 1860 in Palermo, mossero anch’essi in aperta ribellione i Messinesi, il giorno di Pasqua, 8 Aprile.Il maresciallo Russo minacciò la città di bombardamento; ma questo venne scongiurato dal patriottismo del magistrato municipale, presieduto dal sindaco barone Silipigni.

I più intrepidi presero la campagna per organizzarsi, formando taluni un campo a Taormina, e gli altri sulle alture della Reginella, presso il colle S. Rizzo, mentre che il Comitato insurrezionale faceva i suoi primi atti nel villaggio Castanea, e poscia stabiliva la sede del governo provvisori a Barcellona, dove formavasi il campo e ordinavansi le forze rispetto a quelle borboniche, stanziate a Milazzo. Sopraggiunta la brigata Medici e immediatamente il Generale Garibaldi con le sue gloriose schiere, vinsero a Corriolo (17 Luglio) e poscia a Milazzo (20 Luglio 1860).

Contemporanee trattative fra il maresciallo Clary ed il generale Medici produssero lo sgombro delle truppe borboniche dalla città, e la conclusione di un armistizio rimandava alla fine della guerra lo sgombro della Cittadella. Così Messina era salva da nuova guerra. Non eccessi di sangue si ebbero a deplorare, e dalla stessa popolazione furon rispettate, siccome opere d’arte pregevolissime, le due statue dei re borbonici, tra cui quella in bronzo di Ferdinando II, modellata dal sommo Pietro Tenerani, che venne trasportata al Museo.

Il giorno 27 Luglio 1860, Venerdì, alle 3 pom. Garibaldi entrava in Messina, la quale con concorso di uomini e di mezzi fortificò il suo Stretto, alloggiò tutte le forze garibaldine, facilitò al gran capitano il passaggio sul continente. Il 12 Marzo 1861 la storica Cittadella di Messina, ultimo propugnacolo dei Borboni, dai quali era stata tenuta sin dal 1735, cadeva sotto la spada trionfatrice del generale Cialdini. Due mesi appresso, con splendido ricevimento e con gli entusiasmi di quei giorni solenni, la città accoglieva Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Nelle lotte successive combattute per l’unità e per l’indipendenza della patria, per l’onore della bandiera nazionale, dal 1866 al recente disastro di Adua, Messina ha contribuito col sangue di baldi e generosi suoi figli; ma essa ha supremo il diritto alla benemerenza della nuova Italia per aver sacrificato, in omaggio all’unità, quelle secolari franchigie ch’eran tanta parte delle sue antiche tradizioni e della sua floridezza economica.”

Chissà come sarà ricordato il 200° anniversario dell’Unità d’Italia?… Appuntamento fra 50 anni al Colle San Rizzo, a chi avrà la pazienza di aspettare.
                                                      
                                                                     Ullo Paolo


 

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