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Messina Sotterranea - L’acquedotto nella valle Trapani
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Galleria (Buttiscu) di presa d'acqua sulla collina a destra del torrente Trapani

Prima parte

Un tempo, gli abitanti  della contrada Trapani e dei villaggi vicini, perpetuavano l’antico culto della Madonna di Trapani e nel mese di maggio partecipavano numerosi ai festeggiamenti in Suo onore che si concludevano con la processione della sacra statua della Madonna, portata di buona lena a spalla dai fedeli per un lungo e per buona parte disagevole itinerario, orgogliosi di  portare la sacra immagine tra la gente delle vallate Trapani e Giostra, in antico denominate di San Leo in onore del dotto messinese Leone II, eletto Papa il 17/8/682. 

Di ritorno alla chiesa su per il torrente della fertile valle Trapani e prima di affrontare l’ultimo e malagevole tratto di strada, la processione sostava, come da usanza alla fontana Mannamo. Nel 1797, Salesio Mannamo, notaio del Senato di Messina fece costruire nel suo terreno adiacente l’argine sinistro del torrente la fontana, che era alimentata con l’acqua di una antica sorgiva, per comodità dei pellegrini e viandanti.

Alla fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, i razziatori hanno trafugato gli ornamenti lapidei della fontana, e di essa  che fu un toponimo di riferimento nei secoli passati, oggi non rimane nulla.

Le sorgenti d’acqua che scaturivano dal monte Correale, denominato nel secolo XVII la “ gran montagna a monte del borgo di San Leo “  e le sorgenti nella sottostante vallata, favorirono la frequentazione e la costruzione di botteschi e varie opere di irrigazione, che consentirono lo sviluppo di una discreta economia agricola e forestale. Lo stesso  ambiente, arricchito da mulini ad acqua, esisteva nei più grandi bacini idrici di Camaro, Bordonaro, Cumia, SS. Annunziata , San Filippo, dei Corsari.

Bottesco

Con il trascorrere dei secoli la quantità di acqua che arrivava in città non bastava a soddisfare scrisse l’Ing. Prof. Leone Savoja nel 1855 nella relazione inviata alla Deputazione delle Pubbliche Acque. Gli espedienti dei contadini, dei  maestri fontanari e comunque tutti coloro che avevano degli interessi negli acquedotti, traevano non pochi vantaggi personali in danno della città.

 

Lavori di copertura del torrente Trapani

Nel 1989 ebbero inizio i lavori di  copertura del torrente Trapani su cui è stata fatta una comoda e ampia strada che termina con un ampio posteggio ai piedi della collina dove sulla sommità c’è il Regio Eremo della Madonna di Trapani.  

I lavori misero in evidenza, specialmente a varie quote nel lato destro dell’alveo, gallerie con la volta a botte, costruite con piccoli mattoni e con una luce interna mediamente di due metri, comunemente detti botteschi, Sono costruiti per le prese delle vene d’acqua ad uso irriguo e domestico. Da quel poco che mi è stato consentito di vedere durante i lavori, ho notato delle discrete quantità di acqua che defluiva dalle gallerie troncate. Altre, messe allo scoperto nel margine sinistro dell’alveo e pertanto ad una quota più basse dei botteschi attirarono la mia attenzione ed ipotizzai che potevano essere le gallerie dell’antico acquedotto Trapani.

 

In primo piano vera di un pozzo di servizio dell'acquedotto

I segni esteriori di questo acquedotto, quali i pozzi di servizio esistenti sulla sponda sinistra del torrente li avevo notati negli anni ’50 partecipando alla processione della Madonna.

Successivamente negli anni ’70 ci fu da parte di alcuni giovani cultori di storia patria un sommario accertamento del vecchio acquedotto,di cui  Nino Principato fa una breve descrizione nel suo libro dal titolo Il Quartiere San Leone  edito nel 1989. Negli anni che seguirono, ultimati i lavori di copertura dell’alveo del torrente e sulla scorta dei miei precedenti rilievi, decisi con Principato di esplorare il condotto principale dell’acquedotto.

 

Galleria dell'acquedotto con le pareti rivestite dal carbonato di calcio

A questo punto, per contributo storico sull’argomento ch’è meritevole di approfondimento, cito alcuni brani del saggio scritto nel 1859 dall’architetto Gioacchino Fiore: "Difatti notammo che le pareti delle gallerie più antiche erano in gran parte rivestite di carbonato di calcio, da cui trasudava poca acqua, mentre in altre gallerie di epoca posteriore a giudicare dal laterizio impiegato nel rivestimento delle pareti, l’acqua era più abbondante".

 

Ingresso dell'acquedotto del torrente Trapani

Dalla sorgiva principale della anzidetta grande montagna  alle fontane del borgo San Leo, dovevano esserci, altre a quelli esistenti, altri pozzi di servizio o più accessi alle gallerie, o ambedue. Entrati dall’unico ingresso che si conosce, di cui si tace l’ubicazione per ovvi motivi di sicurezza, perché mancante di una adeguata chiusura, notammo che le pareti di questo accesso rettangolare hanno degli interessanti graffiti di varie epoche; da qui si scende, di poco, alla galleria, che in quel tratto ha la volta più bassa, proveniente da Nord -  Ovest con prosecuzione in direzione della città;

 

Una diramazione della galleria dell'acquedotto

durante l’esplorazione, rivelatasi difficoltosa, abbiamo notato che per la natura  cedevole del terreno, alcuni tratti sono stati incamiciati con mattoni, probabilmente con i lavori di restauro del 1849.

Per i mezzi inadatti all’esplorazione della galleria che continua ad Est verso la città abbiamo desistito dal proseguire nell’impresa nonostante il  forte desiderio di scoprire dove arriva (segue).

 Testi e fotografie di Andrea Bambaci


 

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