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Sulla ciclicità dei fenomeni meteorologici
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di Paolo Ullo

In questo angolo di territorio dove ci è toccato nascere e vivere, da che mondo è mondo è sempre piovuto, qualche volta è nevicato; certe volte l’Estate sembra non finire mai, con impennate afose da non poter dormire. Passato l’evento in corso, che in un modo o nell’altro ci ha procurato disagio, lo dimentichiamo, e non gli riserviamo neanche un posticino nei nostri archivi di memoria. Alla prossima ricomparsa è come se non fosse mai successo prima e ci consideriamo vittime di sconvolgimenti climatici, confortati da un “giornalismo” catastrofico. 

Se la Meteorologia, scienza quasi esatta, non è cambiata, di diverso c’è il nostro rapporto con le sue manifestazioni. La stessa giornata di pioggia può essere bella per alcuni e brutta per altri; il tempo bello o il tempo brutto è solo una valutazione personale dello stesso evento. Agli albori delle previsioni del tempo in televisione, fui tentato di scrivere una lettera di richiamo al mitico Colonnello Edmondo Bernacca, il quale, trascinato da entusiasmo, accompagnava le sue previsioni da valutazioni personali. Non gli ho scritto ma gli avrei fatto notare che, alla fine dell’Estate, una splendida giornata di sole poteva essere bella per un operatore turistico balneare e non per un contadino, e altre considerazioni. Ultimamente le previsioni del tempo vengono diramate con termini più appropriati e secondo i dettami della scienza da cui sono ricavate.

Gli incontentabili siamo sempre noi, pronti a mugugnare con qualsiasi tempo, incapaci di trarre vantaggi da ogni situazione meteorologica. Ci fu un tempo in cui, a seguito di giornate di pioggia, i contadini avevano pronti lavori da fare al coperto; anche in un organizzato cantiere edile c’era sempre da fare qualcosa con qualsiasi tempo. Per convivere meglio con tutto ciò che ci viene dal cielo, bisogna rivedere il nostro strano rapporto con la natura, partendo dal presupposto che anche noi ne facciamo parte. Tutto quel che caratterizza la nostra vita quotidiana ruota attorno a quella ciclicità di eventi, ai ritmi delle stagioni, spesso vissuti come un fastidioso ostacolo alle nostre attività. Io non mi lamento mai di niente e accetto tutto come una benedizione; come mio padre, mi lascio bagnare dalla pioggia dopo un lungo periodo di siccità.

Devo a mio padre l’empirica percezione del tempo che farà, del suo evolversi e delle conseguenze a cui noi e la natura, che è la stessa cosa, andremo incontro. E’ grazie alle sue annotazioni su una rubrica, dal 1956 alla fine degli anni ’80, che oggi abbiamo la possibilità di leggere la sequenza di eventi meteorologici eccezionali nella loro manifestazione. La riporto, così come è scritta, come una testimonianza che ha il sapore del tempo:
dalla Rubrica di mio Padre Ullo Rosario:

Caldo

Freddo

Grandine

Neve

Pioggia

24-25-26

Giugno 1982

14 Gennaio 1968

22-Dicembre 1980

7 Gennaio 1956

13-Ottobre 1974

19-25 Luglio 1987

28-29 Gennaio 1981

 

30-31–Gennaio 1962

5-6-Novembre 1974 

 

5-9 Giugno 1988

2-5 Febbraio 1982

 

24-25 Gennaio 1963

17 Agosto 1979

 

 

 

3 Marzo 1963

21-22 Luglio 1974

 

 

 

17 Febbraio 1970

15 Agosto 1981

 

 

 

3 Gennaio 1979

8 Settembre 1981

 

 

 

14 Gennaio 1979

I monti imbiancati per 8 giorni

28 Ottobre 1982

 

 

 

31 Marzo 1995

28-29 Ottobre 1985

 

 

 

 

4 Ottobre 1996


Nella tabella ho aggiunto di mio la nevicata di Venerdì 31 Marzo 1995 e l’alluvione di Sabato 4 Ottobre 1997. Volendo andare indietro negli anni, c’è da segnalare una curiosità estratta dalle osservazioni della Stazione Meteorologica fra il 1882 ed il 1902: il 18 Febbraio 1895, dopo un’abbondante nevicata che per poche ore ha raggiunto anche il mare, in città fu registrata una temperatura di 0,3° c. La neve ha toccato il mare anche durante le nevicate del 7 Gennaio 1956 e del 24-25 Gennaio 1963. Si noti come il tracollo della vita civile e di ogni parvenza di stabilità sociale, causati dal Terremoto, prima, e dalle due Guerre Mondiali, poi, abbiano procurato una mancanza di attenzione e annotazioni sull’andamento climatico.

Sull’esempio di mio padre potremmo essere tutti osservatori e testimoni dei “ruggiti” della natura sul nostro territorio, prima di lamentarci scandalizzati che il mondo è cambiato. Certo i nostri tentativi di rovinare il pianeta stanno avendo i loro effetti, ma non ci sarà nessuna correzione di rotta. Si susseguiranno convegni, incontri, summit sulla salute del Pianeta Terra e, prima o poi, sarà la Terra a ristabilirsi da una malattia, ignorando le nostre esigenze lillipuziane. Pioverà, nevicherà, farà freddo e caldo ancora, come sempre, e non saremo noi a decidere come e quando; a noi toccherà solo il compito, se lo vogliamo, di registrare, annotare, come faceva mio padre; altrimenti incasseremo i colpi senza dare la colpa a nessuno. Sulla ciclicità di eventi naturali c’è da aggiungere che l’orologio che seguono, a volte non ha la cadenza alla quale siamo abituati, minuti, ore ed altri brevi o lunghi intervalli, commisurati alla nostra esistenza.

Ci sono fenomeni che si ripetono, simili e mai uguali, dopo secoli, millenni, con una frequenza che sfugge all’arco di una vita. Quando si verificheranno e a chi toccherà nessuno è in grado di dirlo; solo supposizioni, strani calcoli matematici e di probabilità. Anche per questi eventi potrà essere utile una tabella come quella precedente, sulla quale annotare eruzioni vulcaniche, terremoti e quant’altro travalica i secoli, i millenni. Per smussare i toni e ritornare a ritmi più alla nostra portata, se capita di dover restare in casa per un temporale, per raffiche di vento o un sole “a liuni”, teniamoci pronti i lavoretti che faranno gustare momenti unici. I contadini di una volta intrecciavano verga e canne per fare “panara” “cannistreddi” e “passulara”; a me è capitato di sgusciare fave. Ai giorni nostri la cosa si complica se va via l’energia elettrica… Si arrangi chi può e chi vuole, tanto “bon tempu e malu tempu non dura sempri un tempu”!…
Ullo Paolo


 

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