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Nel buio e nella polvere
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  1848, i soldati del generale borbonico Filangeri avanzano minacciosi e spavaldi per le vie della città tra il fumo degli incendi, il fragore degli spari, lo scoppio delle bombe, urla di imprecazioni e  incitamento a resistere, gemiti e preghiere: era la sera del 5 settembre, la rivolta della sventurata città stava per concludersi, due giovani donne Giuseppina e Paolina Vadalà, con il moschetto in mano, correvano risolute per le strade ad incitare con l’esempio e le parole gli uomini alla difesa. Mentre altre donne spingevano i loro figli contro il nemico e altre con determinata destrezza maneggiavano fucili e pistole o a rovesciare masserizie e acqua bollente dalle finestre e dai balconi sui soldati borbonici e amorevolmente soccorrevano i feriti e confortavano i moribondi.
   Con il loro eroismo contribuirono efficacemente a ritardare di un giorno la capitolazione della città.

   In quelle tragiche giornate si rinnovò il fulgido esempio di abnegazione delle donne messinesi, tanto esaltato dagli storici, poeti e cantori, come nel seguente brano della Canzone del poeta Felice Bisazza:

                                   << E le donne gittàr l’ombra dei veli
                                         E gravar d’elmo le tenere chiome,
                                         E croce e patria e cieli
                                         Non diventar che un nome,
                                         E il latte in nappi dalle poppe espresso
                                         Spingeano feroci al vincitore istesso. >>.

   Delle due sorelle, figlie del patriota messinese Pietro Vadalà, la storia ricorda Giuseppina, nata nel 1824, donna fiera ma di animo buono e nobile, combatté valorosamente per il Risorgimento Italiano nel 1848, 1849 e 1860, meritandosi la medaglia al valore militare dal Governo Italiano.

   Dal matrimonio con Orazio Nicosia, anch’egli combattente per la libertà, ebbe tre figli: Totò che, nel solco della tradizione familiare, fu apostolo repubblicano nella Napoli sua città d’elezione, Orazio e Bianca che andò sposa all’insigne filosofo letterato Giovanni Bovio.
  
La Signora Giuseppina Vadalà Nicosia è morta a Santiago del Cile il 7 ottobre 1914; in quella occasione il Municipio di Messina ricordò succintamente nel suo Bollettino di novembre la nobile figura dell’estinta: << […]. Onoranze altissime furono rese alle spoglie mortali della Signora, che fu accompagnata al cimitero di Santiago da una numerosa rappresentanza della colonia italiana, dai Ministri d’Italia e d’Argentina e da vari membri del corpo diplomatico e del Governo cileno, oltre un grande stuolo di popolo. Con un generoso nobilissimo discorso l’ardente patriota Prof. Noè ricordò le virtù dell’estinta e i suoi atti di valore.

    I resti mortali riposano nel grande mausoleo della Società Italiana che li chiese come un alto onore della collettività. >>.

                                               Andrea Bambaci


 

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