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Evoluzione di una tragedia
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A cura di Paolo Ullo

Questo è uno scritto rievocativo di avvenimenti di cronaca di oltre cento anni fa che hanno ruotato, nel bene e nel male, attorno al Villaggio di Galati Marina. Sono qui proposti alla lettura così come stati redatti dai giornalisti che li hanno raccontati ai lettori dell’epoca. Io mi sono solo limitato a trascriverli integralmente, offrendo la possibilità di rileggerli.

Dopo un tentativo, andato a male, di fotografare le ultime notizie qui riportate, ero tentato di trovare la scusa della mia macchinetta fotografica da due soldi, che fa le bizze e sforna immagini sfocate, per interrompere questa cronistoria. Chi avesse voluto conoscere il nome del vincitore del premio donato dalla Regina Elena di Montenegro, lo avrei rinviato a leggerlo sulla “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” del 12 e 14 Marzo 1906. Ci ho ripensato ed ho fatto riemergere alla luce, quanto mi è stato possibile. Sono nuovamente tornato a fare il “topo di biblioteca” alla ricerca di avvenimenti, di mio interesse, contemporanei ai fatti narrati in questo scritto. E’ stato inevitabile distrarmi e tralasciare le mie ricerche, quando mi è capitato sott’occhio un “Pro Galati”. Avevo subito pensato ad una società calcistica o ad una Pro Loco delle tante.

La mia curiosità mi ha portato a ritroso nelle pagine ingiallite da cento anni di tempo, fino al 6 Febbraio 1906. Sono sicuramente un uomo di montagna ma riesco a meravigliarmi di fronte a qualsiasi manifestazione della natura. Non avevo mai letto di una mareggiata e l’occasione diventa ghiotta; fotografo tutto e con calma, a casa, ricompongo il mosaico. Come chiunque avrà modo di leggere gli avvenimenti narrati, esprimo dei miei giudizi e resto meravigliato di fronte al ruggito del mare, irriverente ed irriguardoso, che si accanisce contro tutto e tutti. Sfogata la sua ira, ritorna quel mare che piace a me, nella sua versione migliore, elemento fondamentale nella catena della vita, collaboratore stretto del Sole per l’origine dell’acqua, fonte di vita, “figlia del monte e della pioggia”. Durante questi slanci poetici e reminescenze scolastiche sul ciclo dell’acqua, comincio a pensare che la più violenta, distruttiva e spaventosa mareggiata, di cui si abbia notizia, a Galati, possa anche avere un valore storico per chi a Galati adesso ci vive e convive con il mare. Il mio senso della storia, aiutato da un garbato giornalismo d’altri tempi, mi ha facilitato la lettura di avvenimenti lontanissimi nel tempo, nel tentativo, vano, di coglierne la drammaticità di chi li ha vissuti. Nessuno di noi potrà mai dire di esserci stato, è toccato ad altri uomini, donne e bambini. Il nostro doveroso omaggio alla loro memoria può solo limitarsi a questa rievocazione, leggendo l’evoluzione di una tragedia, 101 anni dopo. Il 4 Febbraio 1906 era Domenica come oggi, 4 Febbraio 2007; il mio ricordo più forte e sentito vada a quella ”infelice donna lattando due gemelle e con tre altri bambini aggrappati alle vesti rappresentava la statua del dolore, e piangendo imprecava contro il suo perverso destino.”

Gli articoli giornalisti sono stati riprodotti fedelmente per offrire la possibilità di cogliere i segni di un’epoca ormai troppo lontana da noi. L’elencazione riguardante la gara di solidarietà potrà apparire noiosa ma mi è sembrato ugualmente doveroso farlo ed anche essa fornisce elementi di interpretazione dei segni e dello stile della società di un secolo addietro. Lascio al lettore ogni altra considerazione, che sarà solo sua, personale; questo scritto è solo una occasione per tutti di vestire i panni dello “storico di turno”. La storia che toccherà a noi scrivere, sarà motivo di lettura per chi verrà dopo di noi. La tramanderemo così come ci toccherà di viverla, mare calmo o impazzito che sia.
Domenica 4 Febbraio 2007
Ullo Paolo

Estratto dalla “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” dal 27 Gennaio 1904 al 14 Marzo 1906 e dagli Atti Comunali del 4 Febbraio e 29 Luglio 1904.
A cura di Paolo Ullo

Mercoledì 27 Gennaio 1904:
La mareggiata di Galati.

Nella notte dal 25 al 26 volgente un terribile vento di scirocco e levante, imperversando sul villaggio Galati danneggiava circa 100 metri di strada danneggiandone addirittura una ventina di metri, rendendo così impossibile il transito dei veicoli e dei tramvai.
La pioggia torrenziale che non cessava permise a stento lo sgombro delle case pericolanti.
Moltissime abitazioni sono state completamente devastate dalla furia dei marosi e le case terrene sul litorale marino, furono ostruite completamente dall’acqua e dal fango.
Il Palazzo comunale, la scuola comunale, le case dei Sigg. Lipari e moltissime altre sono state inondate.
Essendo impedite le comunicazioni stradali pel passaggio dei veicoli si fa uso della variante costruita nel giardino del Signor Rizzo, variante che venne aperta in occasione dell’ultimo temporale che funestò quel villaggio per circa un mese.
Non si descrive il panico e l’orgasmo di quella popolazione rurale e lo scompiglio che originò la bufera nella notte dal 25 al 26.
Si richiamò soccorsi a Messina, ma per l’interruzione della linea telegrafica e di quella stradale, nessun aiuto potè colà giungere dalla città.
Una commissione di cittadini del Villaggio, si è recata stamani dal Sindaco per interessarlo a patrocinare verso il Governo le tristi condizioni di quella popolazione colpita a breve distanza da due uragani e restata enormemente danneggiata ed oppressa.
Noi ci associamo ai giusti desideri di quella disgraziata popolazione, che avendo avuto tutto devastato e distrutto. Merita riguardi, considerazione e pietà.
Una schiera di operai col direttore dei tramvai si è recata oggi sul luogo del disastro ed ha iniziati i lavori di incalzamento e sistemazione del tratto di strada distrutto dall’uragano.

Giovedì 28 Gennaio 1904:
Galati destinato a scomparire!

 “Il Villaggio Galati è destinato a scomparire!” Così terminava un nostro articolo di cronaca allorquando due recenti temporali gettarono il terrore in quell’amenissima contrada. E quasi fossero pochi i danni avvenuti a Galati, la terribile mareggiata di ieri l’altro apportò nuovi dolori e nuove costernazioni colà.
Ed il Governo e gli enti locali assistono impassibili all’opera distruggitrice del mare le cui onde impetuosissime vanno ad infrangersi nei casolari della povera gente, nelle ubertose campagne, dovunque, minacciando la vita e gli averi di quella popolazione!
Non un provvedimento, non una parola di conforto ariva laggiù, in quella terra dove si vedono casolari cadenti, campagne straripate e quel che è peggio colla minaccia terribile di nuovi e più gravi danni.
Decisamente fino a quando Governo ed enti locali non daranno aiuti efficaci e validi, Galati rimarrà sempre in serio pericolo.
Occorrono opere solide di ariginatura per resistere contro i violenti marosi e contro la voracità del mare che ha portato lo sterminio e lo sgomento in quelle contrade.
Il Prefetto, la deputazione provinciale e il Municipio, tutti hanno il dovere di non abbandonare Galati.
I mezzi termini e le mezze misure non hanno approdato a nulla; opere serie e solide ci vogliono per salvare Galati. Vi pensino a tempo le autorità.

Dagli Atti Comunali:
4 FEBBRAIO 1904
CONSIGLIO COMUNALE – SEDUTA PUBBLICA

Voto al Governo per riparare i danni del mare al villaggio Galati.
Il Sindaco Comm. Avv. Antonino Martino riferisce sui danni prodotti dai marosi nel villaggio Galati, crede che il Governo sia tenuto a provvedere al riparo dei danni ingenti prodotti dal mare. Deplora che non si pensi dal Demanio a mettere le spiagge in condizioni di difesa in guisa da non pregiudicare la integrità e la sicurezza del territorio retrostante.
Petrina crede che debba interessarsi tutto il Comune, qui si tratta di una questione che interessa il territorio nazionale.
Propone il seguente ordine del giorno:
“Il Consiglio Comunale sotto la triste impressione dei gravissimi danni che ha sofferto il popoloso e ridente villaggio di Galati da parte del mare che lo va invadendo e distruggendo completamente.
Ritenendo che lo Stato ha il dovere imprescindibile di garantire la incolumità della vita dei cittadini e del territorio nazionale.
Delibera di rivolgersi al Presidente del Consiglio dei Ministri perché voglia provvedere alle opere necessaria alla difesa delle Coste, lasciando al Governo ogni responsabilità che potesse venirgli dal ritardo dei lavori necessari.”
De Meo nota che Milazzo si trova nelle identiche condizioni e non crede che possa farsi per Messina meno di quanto farà per Milazzo.
Bonfiglio nota che l’invasione del mare è già avvenuta e quindi va corretto in questo senso l’ordine del giorno proposto.
Petrina accetta l’emendamento.
Il Sindaco mette ai voti l’ordine del giorno del Consigliere Petrina, cui si associa, con l’emendamento proposto dal Consigliere Bonfiglio.
Il Consiglio l’approva ad unanimità.
Cacopardi chiede che si trasmetta al Governo questo voto per telegramma.
Il Sindaco accetta la proposta.

Sabato 5 Marzo 1904:
Forte temporale a Galati; case distrutte dalla mareggiata

Decisamente sulla sventurata contrada di Galati pende la spada di Damocle.
Ad un leggiero soffio di vento o ad un’ondata più forte Galati prova nuove costernazioni e nuovi dolori.
Troppo si è indugiato e chi sa quanto tempo passerà pria che quelle popolazioni si prendano l’abituale calma.
Urgono perciò provvedimenti di riparo solide tali da garantire la vita e gli averi di tanta gente.
La forte mareggiata di ieri fu apportatrice di nuovi danni. Verso le ore 15 imperversò un violento temporale; le onde furiose andavano ad infrangere contro i casolari cadenti della penultima mareggiata.
L’acqua del mare, sbattuta dalla forte corrente s’insinuava nelle case. Talune di esse diroccarono, altre si resero ancora più pericolanti.
Nuovi e gravi danni subirono i fabbricati dei fratelli Micari e di altri.
Il mare invase la strada rotabile per oltre 50 metri ostruendone il passaggio.
La popolazione di Galati è sempre allarmatissima.

Lunedì 7 Marzo 1904:
Pel Villaggio di Galati.

Lo stato di assoluto abbandono in cui giace Galati da parte del mare è qualcosa che impensierisce fortemente ed addolora ed avvilisce un intero paese che da un momento all’altro pericola di rimanere inghiottito dalla furia delle onde.
Dalle colonne del nostro giornale più volte abbiamo gettato il grido di allarme per richiamare tutta l’attenzione delle autorità, ma purtroppo il nostro richiamo e le proteste dei naturali di Galati, con un indifferentismo che assolutamente non qualifichiamo, non venne tenuto in alcun conto dalle predette autorità.
Decisamente non si ha coscienza di ciò che si dovrebbe fare e si ride financo delle sventure altrui come se la vita e gli averi di quei naturali fossero un nonnulla e debbano essere trascurati e trasandati.
Oramai la posizione di quella disgraziata popolazione è gravissima e merita tutto l’interessamento non solo delle nostre autorità ma perfino il più valido ed autorevole intervento del Governo Centrale.
Oltre un centinaio di persone danneggiate si son rivolte a noi esponendo le loro le loro iatture e le loro disgrazie.
A quelle tristi descrizioni, a quegli sfoghi di animi oppressi ed avviliti non si resiste ed occorre si agisca e si operi.
Al Prefetto, ove si sono recate pure hanno esposto le loro angustie e i loro timori per l’avvenire ed è tempo che si provveda.
Noi, che nell’opera del Governo abbiamo la massima fiducia, siamo sicuri che mercè il vivo e valido interessamento di S. E. il marchese di Santonofrio, che già ha dato prova di efficace benevolenza pei disastri che hanno devastato quel bellissimo villaggio, il memorandum che sarà rassegnato al ministero sarà pigliato in considerazione non solo, ma che appoggiato da rapporti unanimi e benevoli delle nostre autorità, si provvederà seriamente per garantire con la vita la proprietà di quei naturali.
Ritorneremo sull’argomento.

Dagli Atti Comunali:
29 LUGLIO 1904
Contributo del Comune nelle opere di difesa dell’abitato della spiaggia di Galati.

Vista la nota del 27 Luglio 1904 N. 17594 dell’Illustrissimo Sig. Prefetto che trasmette in copia il telegramma del Ministero dei LL. PP. col quale vien confermata la decisione relativa alla costruzione di tre pennelli nella spiaggia di Galati col conceduto sussidio fisso di Lire  cinquemila per ciascun pennello.
Ritenuto che ad evitare  maggiori danni all’abitato ed alla strada del villaggio Galati occorrerebbe sollecitare l’esecuzione dei lavori in modo che si avesse la costruzione dei tre pennelli prima che sopraggiunga la stagione autunnale, perché se in tale epoca le opere non saranno già eseguite, le mareggiate, spingendosi contro la spiaggia, distruggerebbero i lavori iniziati col doppio danno finanziario e locale.
Ritenuto che l’ammontare della costruzione di ogni pennello si valuta a Lire quindicimila.
Ritenuto che, dedotto il sussidio Governativo, la Provincia, quale ente maggiormente interessato, concorre per due terzi della rimanente spesa assumendo anche l’esecuzione delle opere, giusta le deliberazioni che saranno sottoposte al Consiglio Provinciale, riunito in sessione ordinaria nel prossimo Agosto.
Ritenuto che la spesa dell’altro terzo deve gravare sul Comune, atteso che l’opera varrà a proteggere l’abitato di Galati.
Visti gli art. 136 e 296 della legge comunale e provinciale.
Stante l’urgenza, assumendo i poteri del Consiglio Comunale.
DELIBERA: Concorrere nelle opere che saranno iniziate e condotte dalla Provincia per la costruzione dei tre pennelli anzicennati del presunto ammontare di Lire quindicimila ciascuno.
Tale concorso viene stabilito nella misura di un terzo della spesa effettiva, che rimarrà a carico degli enti locali, dopo dedotto il sussidio governativo di Lire cinquemila per pennello.
Il contributo del Comune per la presunta somma di Lire diecimila, graverà sull’art. 132 del bilancio, il quale comprenderà per detta somma un nuovo paragrafo intitolato “contributo nei lavori di costruzione di tre pennelli nella spiaggia di Galati” costituito mediante prelevamento dal fondo di riserva.
Il R. Commissario
Comm. E. Verdinois
Il Segretario Generale
M. Sterio

LA MAREGGIATA DI GALATI
Domenica, Lunedì, Martedì. 4-5-6 FEBBRAIO 1906

Martedì 6 Febbraio 1906.
La mareggiata a Galati
Sessanta case crollate e abbattute – Seicento persone senza tetto – Tre pennelli distrutti – Gravissimi danni – Scene di dolore – I primi soccorsi – Urge provvedere.

DOPO DUE ANNI.

Mentre pareva svanito il pericolo pel Villaggio Galati delle mareggiate, mentre tutti credevano che i sei pennelli costruiti lungo la riviera pericolosa avessero scongiurato più seri danni eccoti nuovamente, a distanza appena di due anni un altro disastro che a detto di quei naturali non ha riscontro per la sua gravezza con tutti quelli che lo hanno preceduto.
E in effetto lo spettacolo che offre la riviera di Galati è raccapricciante, funesta dolorosissima per la lunghezza di circa 250 metri tutte le case sono state ridotte in frantumi e nella gora vorticosa dei marosi imperversanti le mura, i tramezzi sono stati ridotti in frantumi.

LA MAREGGIATA.

Sin da ieri una forte mareggiata di Greco Levante si scatenò impetuosa sul villaggio Galati inondando tutte le case lungo la linea della strada provinciale e propriamente per tutta la lunghezza dal 1° pennello al 4° venendo da Messina.
I naturali del villaggio terrorizzati a quella violentissima bufera invocando aiuti e soccorsi al Delegato Municipale e ai Carabinieri, si dettero a tutta lena a rasciugare le case, tanto più che sul pomeriggio di ieri il tempo pareva rabbonirsi.
Stanotte però verso le ore tre il mare divenne violentissimo e aumentando di intensità, sospinto pure dalla forza vertiginosa del vento si scatenò di nuovo su tutta la riva di Galati con marosi e cavalloni impetuosissimi che alle ore cinque raggiunsero tale forza da distruggere un grosso muraglione, frangere completamente il 1° e il 2° pennello, aprire una larghissima fenditura al terzo, franare otto case e tutto il resto della palazzina del Notar La Spada, abbattere e portare a distanza completi massi di pietra, svellere tettoie, distruggere, allagare, rovinare tutto.

IL TERRORE DELLA POPOLAZIONE.

A quella orrenda mareggiata innanzi a cui nessuna potenza poteva resistere perché l’acqua impetuosa, continua ed enorme, raggiungendo l’altezza di oltre 200 metri si succedeva con impulso sempre crescente da non lasciare scampo di sorta.
La massa della gente mandata ebbe solo il tempo trovar scampo sulla via provinciale traendo seco i bambini e i vecchi.
Si gridava a squarciagola aiuto e misericordia, s’invocavano i Santi, la Madonna e si gridava al soccorso e al salvataggio delle robe e delle suppellettili.
I pompieri che dal Municipio erano stati ieri a mezzogiorno inviati sul luogo, e che avevano lavorato quasi tutta la notte nel rasciugare le case, aprire scoli alle acque, a trasportare mobili da case a case pur essendo stanchi ed affranti, in vista del disastro compirono veri prodigi mettendo in salvo tutto quanto si apparteneva ai poveri danneggiati e cercando di dar ricovero ai piccoli ed agli infermi.
La mareggiata intanto inondava sempre più la desolata contrada e compiva l’opera sua distruttrice.

LE CASE INONDATE E CROLLATE.

Si resta terrorizzati alla vista dello spettacolo che offrono tutte le case distrutte. Eccone lo elenco:
Via Provinciale 28-29, Anselmo Cannizzaro, 30, Ingegnere Tomaso, 31, Naso Luigi, 32, 33, 34, 35, Casa Frassica Giacomo, 35 bis, Mondello Placido, 36 bis, Vedova Aloi, 37, Guadazzoli Pietro, 38, Tommasino Lorenzo, 36 bis, Lotello Giuseppe, 39, Muscarà Pietro, 40, Villari Antonino, 41, Oliveti Giuseppe, 43-47, Parini Giuseppe, 44, Frassica Pietro, 45, Spadaro Santi, 46, Olivieri Fortunato, Vedova Mazzeo, 48-49 e 54 Olivieri Gaetano, 50-52, Briguglio Giovanni, 55, Lombardo Notar Sergi, 56, Famà Sebastiano, 57, Zino Pietro, 58, Briguglio Sebastiano, 59, Camà Matteo, 60, Canizzaro Domenico, 61, Enicate Eduardo, 62, Panarello Letterio, 63 Canizzaro Alfonso, 64, Carifi Giovanni, 65, D’Arrigo Filippo, Filippa Trassari vedova Russo, Ing. Salvatore, N. 66 Micari Gaetano fu Cosimo.
N. 75 Visconti Rosa, 76, Micari Domenico, 77 Micari Diego, 78 Micari Antonino fu Pietro, 79, Micari Pasquale, 80, Micari Giovanni, 81, 82, 83, 84, 85, Micari Antonino fu Diego.
Tutti questi proprietarii hanno avuto distrutte le loro case e i loro pigionali hanno avuto distrutte e consumate le loro suppellettili e i mobili.
La palazzina del Notar Luigi La Spada dal lato della marina è tutta un masso di macerie e i pompieri hanno durato fatica a metter fuori tutta la mobilia non poca che l’arredava. La casetta terranea di certa Maria Cirino, moglie del bracciante Giuseppe Romano, che trovasi in America, sola ed unica risorsa della infelice proprietaria è un masso di macerie. L’infelice donna lattando due gemelle e con tre altri bambini aggrappati alle vesti rappresentava la statua del dolore, e piangendo imprecava contro il suo perverso destino.
Due bambine salvate.
All’urto dei marosi è crollato un muro che avrebbe sepolte due bambine decenni se un certo D’Arrigo Filippo non fosse sollecitamente accorso traendole in salvo.

UN’OSTERIA ALLAGATA.

L’osteria gestita da Filippo D’Angelo e dalla moglie Caterina è stata inondata completamente. Due camere terrene sono restate senza soffitto e le macerie cadute hanno frantumati vasi, recipienti di vino e d’olio.

L’OPERA DELLE AUTORITA’.

Come abbiamo detto ieri d’ordine del Sindaco si recarono a Galati il Comandante dei Vigili Signorile col Brigadiere Leone, l’appuntato Ferraro ed i pompieri Gennaro, Anastasi e D’Angelo.
Stamane si è recato sul posto l’Assessore ai L.L. P.P. Ing. Minoliti e l’Ingegnere Russo.
L’Assessore encomiando altamente l’opera dei Vigili ha dato disposizioni per lo sgombero delle case pericolanti.
Ha disimpegnato con abnegazione e zelo il servizio attivissimo l’aiutante dell’Ufficio Tecnico Comunale Sig. La Spada Francesco.
Il Signor Caratozzolo Matteo assistente dell’Ufficio Tecnico Provinciale ha gareggiato egualmente di zelo.
Il Genio Civile ha inviato a Galati, l’Ingegnere Lo Cascio, il quale ha approvate tutte le disposizioni già date insistendo per lo sgombro delle case pericolanti.
Il brigadiere dei RR. CC. Lo Cascio con i Militi Manganelli, Pennini, Massa, Gentile e Greco hanno disimpegnato che meglio non si doveva il dover loro coadiuvando nell’opera sua l’egregio Delegato Municipale Signor Moleti.

SOCCORSI E RICHIESTA DI SOLDATI.

In vista del tempo sempre fosco e minaccioso ed in previsione di un altro temporale il Delegato Municipale e le altre autorità trovatesi a Galati hanno chiesto al Municipio e alla Prefettura soccorsi di vettovaglie e soldati.
Infatti il Municipio ha spedito grande quantità di pane e l’autorità militare ha provveduto per l’altra richiesta.

ALTRE CASE CROLLATE.

Dopo la partenza del vostro inviato, il mare continuò l’opera devastatrice, distruggendo le case site lungo la riviera.
I marosi raggiungono già la strada provinciale, recando gravi danni anche al ponte della linea tranviaria.
La popolazione atterrita assiste all’opera terribile di devastazione del mare.

URGE PROVVEDERE.

I disastri che a breve lasso di tempo si sono succeduti a Galati debbono seriamente preoccupare ed impensierire la nostra Amministrazione Provinciale, il Comune ed il Governo perché si provveda con costruzione solida e tale da potere sostenere l’urto del mare in quella parte di riviera tanto soggetta alle mareggiate. In quella pericolosa insenatura di mare abbisognano dighe resistenti e non pennelli, né costruzioni che al primo urto di una bufera devastatrice non resistono e recano maggiori danni.
Occorrono provvedimenti solleciti e serii per salvaguardare una popolazione, che pur sacrificandosi al benessere comune, ha diritto di non veder continuamente messa in periglio la vita e gli averi. Oggi che l’ingegno umano ha raggiunto il clou nella Ingegneria, si pensi a far opera utile e duratura che pur costando un poco, potrà resistere agli urti vertiginosi del mare. Si risparmierebbero così tanti danari inutili, le cui perdite per i disastri verificatisi, sono tutti a danno dei poveri contribuenti.
E per oggi basta.

IL VENTO.

Gravi danni nelle campagne di Messina.
Nelle nostre campagne la produzione è stata tutta distrutta. I vasti giardini sono stati talmente danneggiati da preoccupare i proprietari che si ripromettevano una abbondante raccolta.
Alberi sradicati e abbattuti, piantagioni distrutte, vigneti danneggiati.
L’impeto del vento di Greco e Levante sempre più crescente minacciava nuova rovina.
Il fenomeno verificatosi oggi ha in parte allarmato il nostro popolino per la sua straordinarietà. Per circa mezz’ora un’afa rendeva tutti oppressi poscia una fitta nebbia e la caduta di un pulviscolo rossastro, con un cielo di colore giallastro facevano presentire strani eventi e tutti si davano a far chiasso e commenti. Intanto per tutta la notte il vento ha continuato a imperversare furioso.

Mercoledì 7 Febbraio 1906.

La mareggiata a Galati

Altri particolari.

UNO SPETTACOLO.

Giungiamo di buon mattino. Il cielo plumbeo, nerastro minaccia pioggia e soffia il vento terribile con fischio acutissimo.
Fissiamo lo sguardo sull’immensa vastità delle acque sconvolte dall’ira dei venti che imperversano.
I flutti spumanti con un cupo fragore, infrangendosi tra i rovinati pennelli si elevano in alto furiosamente come una minaccia.
Quanta rovina lungo la spiaggia del mare che squassa con rabbia le onde irose sui massi cadenti dei pennelli!
Come è imponente il mare in tutta la sua estensione, agitata quasi dalla mano invisibile d’un dio marino, sconvolto dalla furiosa onda dei venti!
Come maestoso, sublime, esteticamente bello quell’orrido mare, che quasi cosciente della sua forza tremenda e pago di tante rovine infuria peggio ancora di quello che l’onda fa sopra Cariddi, quando dai contrarii venti e combattuta!
Innanzi a quel quadro della natura che atterrisce e commuove a pietà per tanta gente desolata, innanzi al turbato elemento che sfida dell’uomo e dell’arte ogri riparo, innanzi a quel mare vecchio e sempre giovine e pieno di cosmica forza, di magica potenza l’anima resta ammirata, e l’occhio aguzza lo sguardo per discernere tra le fitte nebbie bigie le Calabrie, che degradano lentamente fino alla Punta dell’Armi e al Capo Spartivento.

IL PAESE.

Galati, il piccolo paese di marina che ricorda una storia antichissima e la leggenda della ninfa Galacte, Galati lungo la spiaggia infranta dal mare Ionio sulla costa orientale dell’isola nostra, Galati marittimo più non esiste.
Un cumulo di macerie, di rovine, di rottami, di sparsi cenci sono le casupole.
La muraglia, che riparava dalle onde la Strada Provinciale, è quasi tutta caduta, trasportata via dall’onde furenti.
I pennelli sono ridotti a blocchi informi di pietra che pare soffrano l’urto immane dei marosi ed aspettino l’ira dei venti e dei flutti per essere travolti negli ultimi resti.
Qui sono mura infrante, case che minacciano rovina, di cui sole le pareti o le fondamenta rimangono, le porte, usci mobili spezzati, masserizie e stoviglie infrante: tutto è rovina, una spaventevole rovina.
I danni sono immensi, incalcolabili, l’aspetto di Galati è quello di un paese, su cui sia passata la mano terribile di un’ignota potenza devastatrice per rapire alla misera gente il tetto per ricoprirsi dalle intemperie della rigida stagione.
Mentre osserviamo, urlano con fiero ululato l’onde elevatesi fragorose sbattute dal vento che imperversa ancora terribile e che fa prevedere nuove rovine, nuove sciagure per la povera gente.
L’orrida scena che si offre alla vista dell’osservatore è indescrivibile: tanto la mente è compressa della terribilità degli elementi naturali turbati, tanto il cuore è angosciato dello strazio di centinai di miseri paesani, erranti per le vie fangose e privi di tetto per ripararsi, senza panni per coprirsi dai rigori dell’Inverno e senza letto per dormire.
E su tanta miseria e rovina passa il turbine foriero di bufera, il turbine che sconvolge e sommuove più furiosamente le onde e minaccia una più fatale rovina!
Le onde si innalzano, s’accavallano, rumoreggiano, s’infrangono e si rincorrono spumando tra le macerie delle mura crollate, tra i rottami delle case inghiottite dai funesti marosi.

LA POPOLAZIONE.

La popolazione di Galati, che più ha sofferto danni indescrivibili, è quella che aveva le abitazioni lungo la via provinciale; e diciamo che aveva, perché delle case non rimangono che poche mura spaccate, pochi pilastri cadenti, qualche tetto minacciante rovina e alle afflitte genti non rimane che la memoria di ciò che fu e che il mare nella inconscia violenza portò via fin quasi dalle fondamenta, non rimane che gli occhi per piangere delle miserie e della desolazione in cui è ridotto il paese.
Abbiamo ascoltato con vivissimo senso di pietà le dolorose vicissitudini di tante famiglie ridotte nella più squallida miseria in un baleno.
Qual dolore nelle parole di quegli afflitti! Quale accoramento nelle anime di quei buoni paesani, che invocano pane, soccorso, riparo alla loro trista miseria!
Un povero operaio che dei suoi risparmi s’era procacciato un tranquillo vivere, che aveva ben sei casupole, un giardino, è rimasto senza neppure un cencio, poiché l’onda gli rase al suolo le casette, dei cui proventi viveva la vita.
Egli fa pietà a vederlo piangere per il suo tristissimo stato in cui la sventura l’ha piombato, desta commiserazione per la miseria in cui è caduto.
Egli è Giacomo Frazzica fu Matteo.
Una famiglia ridotta nel più nudo squallore per la rovina arrecatale dall’inondazione; una povera famiglia composta di ben nove persone rimasta senza pane per sfamarsi, priva dei suoi averi, delle sue sostanze.
E la famiglia di certa Emilia Gariglio fu Mauro, vedova e madre di cinque orfanelli; una donna di buona famiglia torinese, parente del fabbricante di cioccolato della ditta Moriondo e Gariglio, è rimasta a lottare con la miseria, dopo la sventura di aver perduto i genitori ed il marito.
E cent’altri episodi raccapriccianti, dolorosi, cent’altre persone rimaste sul lastrico, che aspettano soccorsi e rimedii, cent’altre famiglie private del necessario per la vita, le quali non hanno che le lacrime sul ciglio e le stimmate del dolore impresso sui volti.

IN GIRO PER IL PAESE.

Sotto una minuta pioggia sbattuta dal vento che infuria andiamo visitando i luoghi del disastro.
Sulle pareti delle case rovinate, su qualche pilastro di casupole quasi distrutte sono ancora affisse reliquie di Santi, Madonnine, secchie d’acqua benedetta, pendono crocifissi, quadri sacri, cartoline illustrate e figure profane: una strana commistrura di sacro e di profano.
Visitiamo case, o meglio ruderi per ruderi: a quando a quando qualche muro crolla con fragore, sollevando un fitto polveraio, un nugolo di polvere.
Per ogni dove sono macerie e miserie, e ci affligge il pensiero che così immane disastro sia piombato su un villaggio altre volte provato dalla sventura.

ALTRE CASE DANNEGGIATE E CROLLATE.

Continuando nella enumerazione delle case danneggiate o distrutte notiamo ancora quelle segnate ai seguenti numeri civici:
N. 97, Cirinà Maria, abitata dalla stessa Padrona; N. 28, Micari Antonino, abitata Pistone Pasquale; N. 99, Micari Antonino, abitata da Scandurra Sebastiano; N. 105-109 Micari Pasquale fu Diego, abitata da lui stesso; N. 110-111-112-113, Micari Giovanni fu Diego usufruttuario delle case di proprietà di Matteo Cama (vuote); N. 114, Micari Antonino, abitata da Mangano Grazia; N. 115-116-117, Micari Antonino (Casa Conciliazione); N. 119, Latella Placido.

LA GIUNTA A GALATI.

Stamattina si sono recati a Galati l’Assessore Prof. Antonino Fleres nella rappresentanza del Sindaco, l’Assessore Lella e gli Assessori Minoliti e Scarcella col Segretario Generale Avv. M. Sterio, mentre dal Municipio partiva un altro carro militare di soccorsi disposti dall’Autorità Comunale.
L’Assessore Fleres ha visitato tutte le località danneggiate e ha dato delle opportune disposizioni, promettendo d’interessare le Autorità locali ed il Governo.
Accompagnato poi dall’Assessore Scarcella, il Prof. Fleres ha fatta una ispezione per stabilire il locale dove dovranno sorgere delle provvisorie baracche per dare ricovero alla povera gente rimasta completamente allo scoperto.
Ha disposto anche la demolizione delle case pericolanti per evitare delle possibili disgrazie.
E’ stato assai lodato l’accesso della Giunta a Galati, nonché l’opera dei Vigili Municipali e dei Reali Carabinieri che hanno davvero affrontato pericoli e disagi d’ogni maniera ed è da sperare che tale opera sarà tenuta da chi deve nella dovuta considerazione.

MERITATI ELOGI.

Giungano i nostri più vivi elogi ai soldati del Genio che, comandati dall’egregio Tenente Rinaldi e dal Sergente Fagioli, hanno dato prova di abnegazione e di entusiasmo nell’opera di pronto soccorso ai colpiti dalla sventura.
Ed una sincera lode al solerte Assistente Municipale Sig. La Spada, che tanta parte ha avuto nel soccorrere i poveri, interessandosi dei proprietarii e degli abitanti delle case danneggiate e distrutte.
Ed un plauso anche al Sig. Matteo Caratozzolo, Assistente dell’Ufficio Tecnico Provinciale, che accorse prontamente ove il pericolo era, chiamatovi dal dovere.

LA DISTRIBUZIONE DEL PANE.

Verso le ore 8,30 per venire in soccorso di tanta gente priva di pane, si è fatta la distribuzione di una quantità di pane.
A quest’opera di carità pubblica veramente encomiabile intendeva con cura la distinta consorte dell’egregio Sindaco del paese, la quale addolorata dell’immane disastro del suo villaggio si è adoperata a lenire in parte la fatale e profonda sciagura dei suoi conterranei.

SERII ALTRI PERICOLI.

I furiosi marosi della mareggiata hanno scavato il terreno del litorale della Marina ove sorgono prima i caseggiati poscia la strada provinciale, tranviaria e più in su la ferrata per la lunghezza di una quarantina di metri per modo che, perdurando la triste bufera, quel tratto col riversarsi in su delle acque e coll’addensarsi e vieppiù approfondirsi nel sottosuolo, si teme che quel tratto stradale possa essere travolto interrompendo le comunicazioni con Messina e paese dopo la riviera di Galati verso Sud.
Procedesi attivamente opere puntellamento dighe provvisorie e crede scongiurare altri possibili sinistri. Sopraggiungendo la notte si lavorerà con le torce a vento.
Ammiratissima è stata l’opera dei nostri Vigili colà distaccati per l’abnegazione, il sacrifizio, lo zelo addimostrati nelle opere di salvataggio e demolizione delle case pericolanti degnamente coadiuvati dai Carabinieri e dai Soldati.
Gli Assessori Scarcella, Minoliti e il Consigliere Bonfiglio encomiando i loro dipendenti tanto attivi e valorosi hanno loro offerto cognac e sigari, uno agli altri loro cooperatori.
E’ crollato un altro muraglione  e un quarto pennello si è aperta altra falla donde l’acqua dei marosi frangentesi nei caseggiati ancora in piedi precipitasi come valanga.

Giovedì, 8 Febbraio 1906.
Altri gravi danni a Galati.

Stanotte il temporale e la mareggiata hanno continuato ad imperversare sul villaggio Galati. Un’altra parte del muraglione grandissimo di sostegno ed argine della strada provinciale è crollato dal terzo pennello venendo da Giampilieri; la piccola fenditura di ieri si è allargata per oltre tre metri. Massi enormi superanti le tre tonnellate dalla forza impetuosa e terribile dei marosi sono trascinati a grande distanza.
L’aspetto della lunga e deliziosa riviera di Galati presenta lo stesso spettacolo delle rovine dei paesi Calabri più enormemente danneggiati dai terremoti.
I pompieri e i soldati del Genio hanno lavorato tutta la notte per completare provvisori attendamenti per la gente rimasta senza tetto. Una parte della popolazione si è ricoverata nella chiesa parrocchiale.
La popolazione unanime impreca contro la imprevigenza dell’Autorità provinciale per le spese balordamente erogate per centinaia di migliaia di Lire per la costruzione dei sei pennelli oggi ridotti allo stato di macerie, mentre sarebbero occorse opere serie di difesa con arginatura, scogliera e forte barriera in quel lungo tratto d’insenatura dove il mare convolvola per evitare la continuità di tanti ed immani disastri.
L’infiltramento dell’acqua nel sottosuolo per una lunghezza di oltre sessanta metri è aumentato d’intensità raggiungendo in profondità per circa otto metri.
La casa del Notar La Spada ove era rimasta solo in piedi una terrazza, questa, a causa dell’azione dello infiltramento dell’acqua, si è completamente abbattuta sul lato Nord addirittura sollevata dalle fondamenta.
La casa di certo D’Arrigo Filippo nel vicolo II° Marina e sita in località tutta chiusa, causa la precipitosa valanga di acqua rovesciatasi sul tetto, in baleno è restata allagata talmente che tavole, seggiole ed altre suppellettili vi galleggiavano addirittura.
Il nostro Municipio ha spedito pane e viveri che si è distribuito alla povera gente.
Si sta ultimando un grande baraccamento di tavole con covertura ad incerate e tendoni allo scopo di darvi asilo ai disgraziati rimasti senza tetto.

Venerdì 9 Febbraio 1906.
Altre notizie intorno a Galati.

I pompieri, trovantisi sul posto del disastro nel villaggio Galati, sotto la direzione del comandante Signorile coadiuvato dal sergente Leone e dall’appuntato Ferrara, insieme a dei soldati del Primo Reggimento Genio, guidati dal tenente Rinaldi Alberto e dal sergente Forgiueli Luigi, hanno continuato nell’opera instancabile di atterramento delle case già crollate.
Tra tutto questo personale, meritevole del migliore encomio, si distinguono specialmente il comandante Signorile, l’ufficiale Rinaldi, i sergenti Leone e Forgiueli e l’appuntato dei pompieri Ferrara.
Gli assistenti dell’Ufficio tecnico Municipale Luca Trombetta, Blandino Nunzio e La Spada Francesco sono addetti alla constatazione dell’entità dei danni.
Per effetto dei marosi è intanto in pericolo il tratto di strada provinciale che corre per 40 metri circa dalla noria di Pasquale Picazzio alla casa di Cardillo sita nel vico Marina.
Per conseguenza sono anche in pericolo la chiesetta dell’Addoloratella e le case Foti e Gariglio-Miglio.
La casa di Gariglio è di costruzione nuovissima e la proprietaria, una vecchietta sulla sessantina, faceva ieri proprio pietà, piangendo ed implorando soccorsi dalle autorità.
Fa viva impressione l’osservare le famiglie rimaste senza casa e ricoverate in più numero nelle case rimaste illese.
Fa anche pena vedere i mobili e le masserizie rimaste sulla pubblica via a discrezione del vento e della pioggia.
Dovranno essere inviate al Comitato delle patronesse in via Neve N. 10 accompagnate da una lista in cui siano specificati i doni e i nomi dei donatori.

Sabato Domenica 10-11 Febbraio 1906.
IL DISASTRO DI GALATI
AFFAMATI E SENZA TETTO! – QUANDO SI PROVVEDERA’?

Stamattina una commissione di naturali del Villaggio Galati è venuta nei nostri uffici per interessarci delle tristi sorti di quel disgraziato paese e di recarci sul posto nuovamente per constatare quali conseguenze immani e funeste ha causato la furiosa mareggiata , e rilevare principalmente la noncuranza delle Autorità governative e Provinciali, che finora non solo non si sono fatte vive a Galati ma che neppure hanno provveduto a mezzo qualsiasi per sollevare lo spirito abbattutissimo di quella disgraziata popolazione.
Il Signor Reynaud, pubblicista Nizzardi venuto espressamente per il disastrosi Galati, si è con noi accompagnato nella visita odierna al villaggio e con noi è rimasto impressionato e commosso alla tanta gravezza del disastro.

A GALATI.

Appena giunti e riconosciutici, tutta la povera gente volendoci esternare il suo gradimento per l’interessamento della “Gazzetta” preso al loro infortunio, ci hanno improvvisata affettuosa dimostrazione esponendoci i loro patimenti, le loro sofferenze e le loro energiche proteste contro il contegno inqualificabile ed inumano delle autorità governative, provinciali e comunali.

DOVE SI VIVE!!!!

E’ impossibile descrivere dove la popolazione di Galati rimasta senza tetto attualmente vive!
E’ spettacolo doloroso e triste e desta raccapriccio quello di vedere in località umide, aperte ai venti senza riparo, non spaziose, malsane, accomunate agli animali, ventitre, ventiquattro persone di famiglie diverse, di sessi differenti, giovani, fanciulle, adulti, donne, vecchi.
E in quel confusionismo, in quegli ambienti mefitici, antigienici, orrendi, si levano grida strazianti e proteste orrende contro coloro che la disgrazia e la sventura negliggono e trascurano.
E’ orrendo!
In effetti quella gente ci ha voluto far constatare la verità di quanto scriviamo, e ci ha trascinati in quegli ovili oggi divenuti carnai umani!
In una stalla non più larga di sette metri, con gli animali, un cavallo, un asino, una scrofa, molti polli erano ricoverati ventidue individui tra giovinette sedicenni, donne adulte, uomini e bambini e giovanotti di diverso casato e neppur parenti.
Non rileviamo le scenate che si succedono per tali comunanze, non osserviamo le tristi conseguenze che possono derivare all’onore e rispettabilità delle famiglie, ci astragghiamo da ogni sorta di commento sulla decenza e la morale di tali agglomerati eterogenei, solamente notiamo per l’igiene e per la salute di quegli sventurati che non è umano, non è giusto che così debba soffrire della povera gente dopo di essere stata messa sul lastrico per un disastro immane!
Le autorità avrebbero dovuto di ciò seriamente preoccupare ed essere tutte concordi nell’adottare quei provvedimenti che la urgenza del caso imponevano.
E tanto più diventa biasimevole tale trascuraggine da parte delle Autorità, quando si pensi che trattandosi di un sol villaggio distrutto e a brevissima distanza da Messina, avrebbe potuto provvedersi a locare dei magazzini, che ce ne sono tanti vuoti e disponibili, per farvi allocare la povera gente misera e senza tetto.
In tale circostanze, le amministrazioni attive debbono essere risolute ed energiche ed assumersi complete le responsabilità dei provvedimenti, che pur sbagliati, data l’anormalità delle circostanze che li hanno provocati, non possono mai essere passibili di biasimo o di censure.
Sono casi straordinari, impreveduti, quelli come i disastri di Galati e perciò alle eccezionalità degli eventi avrebbe dovuto rispondersi con le eccezionalità dei provvedimenti.
E’ averli trascurati finoggi è colpa, e le responsabilità di questa ben a ragione la disgraziata popolazione di Galati fa ricadere sulle autorità con le sue grida e le sue proteste.
Sono tre giorni oggi che quel ridente ed ameno villaggio è un ammasso di rovine e di macerie e tranne del povero Comandante Signorile e dei due graduati Leone , Ferrara e dei tre Vigili Gennaro, Anastasi e D’Angelo, i quali hanno compiuto e compiono veri prodigi di abnegazione e di sacrifizio null’altri di Messina venne almeno per dar la loro parola di lusinga e di promesse confortatrici a quella misera gente, condannata perfino a desiderare il tozzo di pane.
Ed è vero che quella popolazione soffre la fame, perché i forni sono stati distrutti e da Messina stamani neppure il pane si è colà spedito per la solita distribuzione come nei giorni passati.
Non facciamo commenti, che sarebbero molto gravi!
Un telegramma dell’On. Lodovico Fulci.
Il nostro amico Prof. Lodovico Fulci vivamente interessandosi alle fatali condizioni così ha telegrafato al Ministero dell’Interno:
“Sua Eccellenza Ministro Interno – Roma.
Popolazione Galati villaggio Messina causa ultima mareggiata è senza tetto senza pane. Imploro urgenti soccorsi.
Ossequi.
“Deputato Lodovico Fulci”.
Provvedimenti balordi.
Mentre l’autorità militare sempre prima e sempre pronta nelle nobili opere di sacrifizii e di abnegazione aveva spediti riparti di soldati del Genio al comando di ufficiali e sott’ufficiali per coadiuvare i poveri pochi vigili nel loro penoso e difficile lavoro di demolizione ed abbattimento delle case pericolanti, proprio quando i militari iniziavano con cinquecento sacchi l’arginatura al tratto di strada dove sorge la chiesa parrocchiale e il caseggiato ove è la rivendita di tabacchi, un ordine superiore fa sospendere i lavori, mettendo così in serio pericolo la chiesa.
Episodii emozionanti.
Ci vorrebbero lunghi articoli narrativi e descrittivi per mettere in rilievo gli emozionanti episodi a cui in ogni momento si assiste a Galati e tali da addolorare e commuovere i cuori più duri.
Il Signor Antonino Micari, che era il proprietario di caseggiati più forte di Galati e che li ha avuti tutti distrutti, ai pompieri che davano mano alla demolizione delle sole quattro mura rimaste della sua abitazione ha detto soffocato e strozzato dal pianto: “Per carità lasciatemele quelle quattro pareti che ricordano ancora la mia ricchezza perduta!”
La bambinella quattrenne Rosina Gazzi a cui la mareggiata ha distrutta tutta la casa della povera mamma sua, siccome vede ancora la porta di ingresso chiusa, non conscia ancora del disastro aggrappasi ogni istante alle vestaglie della sua genitrice e traendola alla porta e battendovi colla manina gridava a squarciagola: “Japri!”.
Pro Galati.
Il Signor Giuseppe Crisafulli c’invia la letetra che qui appresso pubblichiamo:
“Egregio sig. Direttore della Gazzetta di Messina.
Un ridente e popolato villaggio, quello di Galati, è scomparso cedendo alla furia devastatrice delle onde, lasciando senza tetto e senza pane quei miseri naturali, inebetiti, nel dolore!
E’ straziante la scena che si presenta al visitatore mentre è urgente il soccorso e lo aiuto di quanti han cuore,
Messina, la città eminentemente generosa, Messina che simili circostanze ha saputo, con slancio generoso, accorrere ove c’è da lenire un dolore, a confortare una sventura, vorrà anco questa volta, venire in soccorso di tanta povera gente che piange e si dispera!
A lei che con tanto interesse ha sempre sostenuta la causa di quei poveri naturali, a lei che tanta premura ha spiegata per quel disgraziato villaggio, mi rivolgo pregandola di aprire, nella sua diffusa Gazzetta, una pubblica sottoscrizione, che son certo, darà buoni frutti.
Alle signore, alle nobili anime che han tante volte concorso col loro aiuto e col loro consiglio, a prò degli infelici, non giungerà indifferente il mio appello e si abbiano, sin da ora, le benedizioni ed i ringraziamenti di tante madri che sperano!
Grazie della ospitalità che accorderà alla presente e con stima mi dico, suo
Giuseppe Crisafulli fu A.
Noi plaudendo alla sua iniziativa la avevamo già prestabilita per venire in soccorso del villaggio Galati.
Facendo appello alla carità cittadina per una popolazione derelitta ed immiserita; siamo sicuri che la nostra cittadinanza ove i sentimenti di patriottismo e di carità non son venuti mai meno sapranno ancora questa volta affermarsi nel nome santo di Messina sempre prima nelle opere di redenzione civile degli oppressi e dei miseri.

Estratto dalla “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” dal 27 Gennaio 1904 al 14 Marzo 1906 e dagli Atti Comunali del 4 Febbraio e 29 Luglio 1904.
A cura di Paolo Ullo

 

Trascrizione a cura di Paolo Ullo - 2006

 


 

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