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Fantasmi in galleria
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Dai ricordi dell’infanzia e dalla descrizione di numerosi fenomeni paranormali nelle pubblicazioni degli appassionati cultori, sappiamo che a Messina “risiedono” stabilmente i fantasmi, di cui alcuni sono dei tenaci difensori di non meglio identificati obiettivi.

Soggetti di storie fantastiche, e degli incubi notturni, raccontate dagli anziani negli uggiosi pomeriggi d’inverno, con il risultato di avere paura la notte e di sentirci, una volta raggiunto il letto grande, confortati dalla rassicurante presenza dei genitori.

Storielle che, nella maggior parte dei casi, nascevano da fatti di vita: situazioni delittuose e boccaccesche,  speculazioni varie e, per il resto, burle ed altro. Con fervida fantasia, si strutturavano trame popolate di fantasmi, folletti, animali, tutti parlanti e in grado di produrre a bella posta  terrificanti rumori e suoni.


 

Perciò, nulla di strano, se il cronista della Gazzetta di Messina, ufficializzò con “serio piglio” ( edizione dell’8-9-1888) la presenza di questi fantasmi conservatori nel bel mezzo delle opere pubbliche di Messina. Raccontò che gli “spiriti”, custodi dei visceri dei Monti Peloritani, si materializzarono per scoraggiare quei “temerari” del traforo ferroviario. Un ulteriore problema di “cose dell’altro mondo” da gestire,  come se, non bastavano gli accidenti, anche gravi, che avvenivano durante lo scavo. Un capo squadra dei minatori asserì che accingendosi ad iniziare il lavoro necessario per abbattere il diaframma che divideva i due tratti di galleria, gli si spense improvvisamente il lume ed udì una voce minacciosa intimargli di non iniziare il lavoro e di andare via, altrimenti numerosi operai sarebbero stati vittime di disastri, compreso i terremoti! Mentre l’operaio Bellomia di Canicattì, giurava e spergiurava, anche a costo di “avissi a moriri”, che ciò che aveva visto era verità. Raccontò che dentro la nicchia N. 21 aveva visto “un individuo perfettamente nudo, colla faccia rivolta al muro, colla testa penzoloni e con una folta macchia di lunghissimi peli… in quel posto ove la spina dorsale cambia nome” . Ed altri atterriti operai udirono nei pressi di quella nicchia il suono di zufoli e di aver visto delle strane ombre vaganti: vi era materiale “bastevole per chi ha il tempo e la voglia di creare un romanzo alla Walter Scott.”

In quella comica occasione molti operai in preda allo spavento abbandonarono il posto di lavoro!

Questa  storiella ha diritto di considerazione da parte degli esperti delle “cose dell’altro mondo”, per il semplice motivo: c’è, o no, lo zampino degli “spiriti” acquartierati da chissà quanto tempo nel forte Gonzaga e alla Cittadella, o quelli villeggianti alla Badiazza e nei dintorni del villaggio San Michele (svincolo autostradale), e, quelli che hanno fatto “scomparire” da Messina istituzioni importanti. Ora, dato che, c’è sufficiente paranormale per gli studiosi, si conclude con l’emblematica incompiuta, “forse” per opera degli “spiriti” dei Mellinghoff (i proprietari della filanda trasformata nel 1914 in “temporaneo” museo) che , chissà perché, non ne vogliono sapere del completamento del nuovo museo. Speriamo che la resuscitata associazione di amici in difesa delle memorie storiche di Messina, quanto prima, riesca a sfrattare quei fantasmi avvalendosi di un’agguerrita schiera di neo esorcisti, per i quali il risultato, speriamo ottimo, potrebbe  essere d’auspicio  a rompere il secolare e  malefico incantesimo che incombe su questa città.

                      Andrea Bambaci


 

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