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Il terremoto di Messina e Reggio
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(Autori  della poesia Giovanni e Italo Rappazzo)

Il brano poetico è stato tratto parzialmente dall’opera:”La luce che viene dall’O.V.E.S.T.”, autore l’inventore messinese Giovanni Rappazzo (1893-1995), ed è stato riadattato e completato dal figlio Italo, in occasione del centenario di quel tragico evento. La voce narrante è quella di Giovanni.


  • Vi  narrerò di mia città nativa,
    di millenaria e di gloriosa storia,
    colpita allor da sorte sì cattiva
    da ritornar ancor nella memoria.

  • Nessun chiarore ancora è principiato
    quando un boato è l’infausto segno
    di scuotimento forte e prolungato
    che sta squassando di Nettuno il regno.

  • Intanto che i sismografi del mondo,
    tremando solcano il fatal tracciato,
    spiran le vite secondo per secondo
    sacrificate al mostro inusitato,

  • ch’abbatte distrugge fa carneficina
    sferrando falce, che miete innocenti,
    su l’antiche perle: Reggio e Messina.
    e le trasforma in mare di lamenti.

  • E mentre i muri crollan con fragore
    e le case cadon giù a cento a cento
    nella tenaglia del mortal tremore
    patisce il misero e nel  terrore è spento.

  • Mentre il tremito rinnovasi incessante
    e il fuoco è alimentato dalla terra,
    il diluvio infuria flagellante
    e la saetta la sua forza sferra.

  • In un primo istante il mare si nasconde,
    le navi in porto van toccando il fondo.
    Dopo alcuni minuti arrivan l’onde
    col loro moto bruto e furibondo.

  • Per quell’aria dalla magia arcana,
    chilometrica ed altera Palazzata,
    rispecchiantesi  con fata Morgana,
    s’ immerge sotto i colpi dell’ondata!

  • In pochi istanti sono devastate
    due belle gemme nel fatale seggio:
    dal terremoto vengon cancellate
    in quel funesto dì Messina e Reggio.

  • Quanti episodi tutti veritieri
    di quelle ore piene di mestizia
    potrebbero riempire libri interi
    narranti tanta storie con dovizia!

  • Una giovane è stretta da una trave,
    per le gambe, le penzola la testa,
    da un alto muro oscilla come nave
    sbattuta da marosi di tempesta.

  • Implora aiuto e pietà dagli umani,
    chiama la madre , il padre , i suoi fratelli…
    piange ,dispera , tende le sue mani…
    ma a un nuovo crollo…va a raggiunge quelli.

  • Una mamma  protegge il figlioletto,  (1) 
    tutti i parenti trovansi lontano
    l’urto violento la getta giù dl letto;
    lei si ferisce:le sanguina la mano.

  • Cupo rumore giunge dall’esterno
    ed il suol fremendo le da gran terrore
    un architrave fa con volta perno
    salvandoli dall’ira e dal furore.

  • La madre stringe al seno il suo diletto  (2)
    tremano insieme, anelano un chiarore.
    Una candela da il desiato effetto
    e fioca luce appar col suo pallore.

  • Pensano di fuggir con quegli albori
    e andare in cerca di salvezza certa.
    La porta al  pianterreno che da fuori
    chiusa è da massi che le fan coperta.

  • Risalgono tremanti al primo piano
    per tentare la fuga dal balcone
    e richiedere l’aiuto di una mano…
    Ma uscire fuori è una vana illusione!

  • “Oh grande Iddio!. Tu sol ci puoi salvare!”
    Fu la preghiera della madre e figlio.
    “Aiutaci, ad aprire ed a trovare
    un agevole varco nel periglio!”

  • Con la speranza di chi grazia aspetta,
    trova coraggio di potere oprare
    dopo aver preso una tagliente accetta,
    si mette delle imposte a scardinare.
     
  • Sul tenebroso ed insicuro vano
    s’elevan gran macerie dall’esterno;
    tentare ancora è faticare invano:
    quella è una bolgia del mostruoso inferno.

  • Ma nuova idea ha la materna  mente:
    d’abbatter  local muro divisore;
    si pone all’opra si furiosamente
    aprendo breccia che da forza al cuore!

  • “Mio Dio!.. Ov’è Messina? Dove le strade?
    Cerchiamo figlio mio tua sorella.”
    La madre al buio ad ogni passo cade
    nel tentativo di raggiunger quella!

  • Vento e diluvio in forma torrenziale,
    investono i due miseri sgomenti
    e il maremoto con collera li assale
    sbattendoli su ruderi taglienti.

  • Allora come naufraghi nel mare,
    s’afferrano a un legno di un portale
    e galleggiando con alterno andare
    raggiungono la Piazza d’Arsenale.

  • Trovaro infine un imprevisto scampo
    dal tristo agguato e dai mille tormenti
    quando incontraro al Gran Camposanto
    la figlia illesa ed alcuni parenti.

  • Un altro caso mi commosse tanto
    e mi ricorda il supplizio di Messina,
    che livellato ha l’amor col pianto
    nell’alba triste di quella mattina.

  • Una bimbetta vola nella culla,
    che d’alto piano diruto si proietta.
    Lei pensa a un bel regalo e si trastulla
    e al petto tiene una bambola stretta.

  • Cadendo sbatte su cumuli di sassi,
    scavalca abissi, poi fa una calata
    e frena l’urto su dei materassi.
    Viene presa e alla fin sarà salvata.

  • Ella ha perduto tutta la famiglia
    ma per fortuna appare vispa e sana;
    un padre e madre l’avranno come figlia:
    un episodio di pietà cristiana.

  • Ma anche branchi di lupi in forma umana,
    venendo da contrade circostanti,
    si uniscono ai briganti la cui tana
    aperta s’era in quei pochi istanti.

  • E  datisi al saccheggio più brutale
    spoglian le vittime d’ogni ornamento
    e la loro malvagità è così tale
    da mozzar dita e orecchie nell’intento.

  • Quest’è l’uomo, misto di bene e male,
    capace delle più eroiche imprese,
    che a volte anche divien belva infernale
    pronto a recar le più tremende offese!

  • Mai  videro le rive si splendenti
    Di quel giardino così duro danno
    che in un batter d’occhio fulminò le genti
    di due Sorelle unite nell’affanno.

  • Nonostante che il tremulo tracciato
    ovunque desse il crudele segno,
    non si capì cos’era capitato
    da qualche parte nell’italo regno.

  • Solo alla sera una fragil nave
    partita da Messina di gran fretta
    potè comunicare ili fatto grave
    successo pria dell’alba maledetta.

  • Un brivido allor vibrò nel mondo,
    mentre turbe superstiti vaganti
    tra le crollate mura in cima e fondo
    piangevano chiamando i lor mancanti.

  • Si diedero da far per il soccorso.
    “Solo la flotta sarà adatta all’uopo.”
    Troppo però il tempo trascorso;
    l’aiuto giunse qualche giorno dopo.

  • Intanto i Russi su guerriere navi,
    che si trovavano in una vicina rada,
    vennero i prima valorosi e bravi
    a contenere la cruenta spada.

  • Tal tempestivo aiuto fu d’esempio
    ai popoli civil che nobilmente
    diedero il cuore nell’immenso scempio
    alleviando sciagura sì possente.

    E Messina serba nel ricordo
    chi le diede eroicamente quegli aiuti
    e alle grida strazianti non fu sordo
    salvando vita a dei sopravvissuti.

  • Mentre gli scavi, fra tanta rovina,
    fervevano incessanti fino a sera,
    Roma decretò: ”Non più Messina
    risorgere dovesse dove prim’era. “

  • Come Pompei, Ercolano e Stabia
    rimanesse sotterrata nel profondo
    e i miseri rimasti senza patria
    andassero dispersi per il mondo.

  • Ciò non mosse i colpiti da lor mura,
    intrise ancor di sangue e diroccate,
    affratellati da comun sventura,
    attratti dalla terra delle fate!

  • Commossi la Vergine ed i Santi
    Per il rimasto popolo distrutto
    “Che fossero ascoltati tutti quanti
    Dal Sommo Capo che sostiene il tutto!”

  • E ottener che Messina come incanto
    Risuscitasse dalle sue rovine
    E ritornasse al mondo  a menar  vanto
    Della  sua grande bellezza senza fine!

  • Il sangue che nelle sue arterie scese
    le sia a suscitar forza fecondo.
    La fiamma che ogni cuor allora accese
    oggi sia face al suo cammin nel mondo!

  • Giovanni e Italo Rappazzo
  • (1) Si trattava di mia madre Marianna Sartorio
    (2) Si trattava di mio fratello Basilio Rappazzo

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