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Messina e la Grande Guerra
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Tratto da: Messina nella Prima Guerra Mondiale. Edito dalla EDAS, Messina – 2008

di Vincenzo Caruso
EDAS 2008

 

Risultano fin troppo note le sofferenze, i disagi, le privazioni e i lutti cui fu sottoposta la popolazione di Messina durante i bombardamenti Alleati negli ultimi anni del II Conflitto Mondiale. Le incursioni aeree, la fame, gli sfollamenti verso i villaggi, sono ricordi che, chi li ha subiti e vissuti, è riuscito a tramandarli alle giovani generazioni.

Completamente oscuro, risulta invece il periodo relativo alla I Guerra Mondiale riferito all’Area geografica dello Stretto di Messina.

Non esistono filmati, non esistono articoli di cronaca e la memoria orale si è probabilmente affievolita fino a far dimenticare questo arco temporale compreso fra il 1915 e il 1918.

A causa della Censura che impediva qualunque pubblicazione relativa alla cronache dei fatti e orientata a non turbare l’opinione pubblica con notizie che sarebbero potute sfociare in opinioni in netto contrasto con la propaganda di guerra, che esortava di contro allo sforzo verso la vittoria contro l’Austria, nessun articolo in merito a bombardamenti subiti dalla popolazione, siluramenti, affondamenti e attacchi navali, relativi al periodo bellico in esame, compare nei quotidiani dell’epoca.

Unica traccia rimasta sono i vari Monumenti ai Caduti che ogni città, ogni paese, ogni frazione conserva in qualche piazza. In essi si leggono i nomi dei figli caduti per la Patria, strappati in giovane età dalla loro terra e dalle loro famiglie per recarsi a morire al fronte, in una Guerra che fu definita come “il più atroce massacro della storia”.

Grazie a questo recente ricerca, pubblicata dalla EDAS nel volume “Messina nella Prima Guerra Mondiale”[1], che ha messo insieme quanto scritto nei manifesti militari dell’epoca, ritrovati per puro caso presso la Biblioteca del Museo Regionale di Messina, i documenti d’archivio della Prefettura e le testimonianze scritte da Gaetano La Corte Cailler nei suoi Diari, si è potuto documentare in modo certo un periodo storico di Messina,  che oggi può essere studiato ed approfondito con maggiore interesse.

Obbligo di fornire alloggi all’Esercito

   Con ordine del Comandando Supremo del R. Esercito in data 29 giugno 1915, a firma del Generale Luigi Cadorna, si ordinava alle Amministrazioni Comunali delle località dichiarate in Stato di Guerra, di fornire alloggi e scuderie agli ufficiali dell’Esercito ed al personale civile, pareggiato al grado di ufficiale, assunto in servizio presso l’Esercito.

   Veniva imposta quindi la compilazione di un elenco di abitazioni da consegnare al Comandante del Presidio, con ordine perentorio ai privati, proprietari di alberghi e locande, di mettere a disposizione quanto richiesto.

   Ogni camera da letto doveva essere fornita del seguente arredo: un letto, un tavolo, un comò con specchio, sedie, una catinella con brocca, un asciugamani, una bottiglia e un bicchiere. L’illuminazione era a carico dei proprietari.

   I possessori di alloggi che, senza giustificato motivo, si fossero rifiutati di fornire la prestazione richiesta, sarebbero andati incontro alla requisizione forzata, al pagamento di un’ammenda da 50 a 200 lire e, in caso di recidiva, all’arresto fino a dieci giorni.

Istituzione di un Tribunale Militare

   Venne quindi istituito un Tribunale Militare con giurisdizione sui militari, sul personale al seguito dell’Esercito, sui prigionieri di guerra e su quanti si fossero resi colpevoli di reati di spionaggio, tradimento, insubordinazione, diserzione.

Oscuramento

Il 24 maggio 1915, il Comandante decretava il Bando che forniva ai cittadini chiarimenti per  l’Oscuramento della Piazza, al fine di assicurare tale servizio in caso di minaccia di offese nemiche. Veniva soppresso il servizio di illuminazione pubblica delle strade e raccomandato di tenere chiuse porte e finestre per non far trapelare alcun raggio di luce all’esterno.

Tali raccomandazioni venivano ribadite il 22 luglio dello stesso anno col chiarimento che luci di piccola potenza (16-25 candele) potevano essere utilizzate nei punti cruciali delle strade e nelle case, purché rigorosamente di colore blu e opportunamente schermate verso l’alto e lateralmente.

 

Reato di spionaggio

Sempre nella giornata del 23 Maggio 1915, un Bando Militare elencava i provvedimenti che sarebbero stati presi in caso di azioni considerate associate a spionaggio. Tra le plausibili azioni immediatamente riconoscibili, venivano considerate punibili:

-        far viaggiare colombi viaggiatori senza preventiva autorizzazione

-        detenere colombi viaggiatori senza averne data comunicazione alla competente Autorità Militare

-        catturare, uccidere colombi privati adibiti ad uso militare

-        eseguire impianti radio-telegrafici e  ricerche minerarie senza autorizzazione.

Provvedimenti contro incursioni aeree.

            A seguito di un’incursione di due dirigibili nemici sulla città di Napoli avvenuta alle ore 22,00 del 15 marzo 1918, respinta dalla difesa antiaerea, il Prefetto di Messina, su indicazioni del Comandante del Corpo d’Armata di stanza a Palermo, rendeva noto che le minacce o i pericoli di attacchi aerei sarebbero stati annunziati con un segnale di allarme consistente nello “sparo di tre razzi tonanti” consecutivi dalle  seguenti località: Forte Gonzaga, Bastione S. Carlo (Cittadella), Gazzi (Palazzina Ferrovieri n°18), Spianata Cappuccini, Ogliastri.

Inoltre, previo accordo con l’Arcivescovo S. E. Mon. D’arrigo, il Prefetto emise un’ordinanza per rendere pubblico l’elenco delle  Chiese che avrebbero segnalato, con le loro campane, la fine del pericolo. 

 

Manifesto della Prefettura del 4 aprile 1918

Il Prefetto Decreta che l’annuncio della scomparsa di aerei nemici e conseguentemente del cessato pericolo sarà dato dal suono a stormo delle campane delle seguenti Chiese: Santuario di Montalto, Chiesa Madonna di Pompei, Parrocchia S. Leonardo, Chiesa della Sacra Lettera, Chiesa di Pompei a Montepiselli, Chiesa del Carmine, (quartiere Americano), Chiesa della Sacra Famiglia (Viale S. Martino).

Per favorire il riconoscimento di aerei e dirigibili italiani da quelli nemici, la popolazione veniva informata attraverso un manifesto in cui venivano raffigurate le sagome dei veicoli italiani.

Per la prima volta si parlò di paracadute, definito più semplicemente “specie di ombrello bianco che scende lentamente”.

Al fine poi di tutelare gli edifici e le opere d’arte “sensibili”, l’Autorità Militare sin dal 1916 si preoccupò anche di effettuare in maniera preventiva una serie di ricognizioni per la loro individuazione e la conseguente mimetizzazione da realizzarsi con apposite coloriture.

22 ottobre 1916. Comando Divisione Territoriale Militare - Comando della Fortezza Costiera Messina-Reggio

Oggetto: Mascheramento e coloritura opere d’arte contro attacchi aerei.[1]

Ricognizione dal mare per stabilire gli edifici più appariscenti di Messina.

       Gli edifici e costruzioni più appariscenti e notevoli vengono qui raggruppati a seconda dell’Ente o Amministrazione che si presume ne debba curare la coloritura, mascheramento o eventuale distruzione:

  • chiesa del Villaggio Regina Elena. Costruzione di dimensioni assai superiori alla circostanti baracche; spicca anche la sua tinta bianco-giallastra chiara, che si proietta sul fondo verde, rossiccio della retrostante collina.
  • Villaggio Regina Elena. In esso risulta appariscente un gruppo di baracche ben regolare, le cui pareti tinte in bianco, spiccano notevolmente sul complesso delle baracche circostanti. 
  • Rocca Guelfonia (antico carcere). Spicca per sue dimensioni ed i contorni netti, tanto orizzontalmente per la sua lunghezza, quanto verticalmente, il rudere della torre centrale. Tanto più essendo costruzione isolata, proiettatesi da mare sul fondo verdastro della collina. E’ proprietà demaniale né utilizzata, nè utilizzabile. 
  • Viadotto ferroviario di Cammari. Spicca notevolmente per la sua linea diritta ed i suoi archi sullo sfondo erboso della valle di Cammari. Può essere un obiettivo importante per una squadra nemica. Con la circostanza si rammenta la grande visibilità dal mare del corrispondente viadotto a Nord della Galleria Peloritani sul torrente Gallo, oltre Gesso. Tale viadotto è anche più grandioso e quindi più appariscente di quello di Cammari, d’altronde è assai più esposto alle offese dal mare, non essendovi in questa zona Opera costiera. Per entrambi sarebbe opportuna una tinteggiatura conveniente. 
  • Case dei Ferrovieri a Gazzi. Spiccano per la loro regolarità e forma diversa dalle costruzioni circostanti e la coloritura biancastra. Occorre tingerle in scuro. 
  • Camposanto di Messina. E’ soprattutto appariscente la guglia che si profila acuta ed isolata sul verde cupo degli alberi circostanti. Anche le costruzioni circostanti , nell’interno stesso del cimitero spiccano per le dimensioni, specialmente un lungo fabbricato a forme architettoniche regolari che segna una netta striscia orizzontale giallastra (la Galleria Monumentale n.d.A), in mezzo al Camposanto. 
  • Chiesa di Montalto e ruderi Convento. Tali costruzioni, pure dominanti la città e proiettandosi sul fondo rossiccio-verdastro della collina, sono assai appariscenti dal mare. 

Sono pure alquanto appariscenti:

  • La Torre dell’Andria (Osservatorio Astronomico). Casa privata di notevoli dimensioni rispetto alle costruzioni vicine.
  • Casa che dal mare si proietta sulla sinistra dello spalto verdastro dell’ex-Batteria Ogliastri.
  • Serbatoi di Nafta della Regia Marina. Sarà opportuno adottare per essi una coloritura simile alle tinte del sottostante terreno. Il Comando della Difesa Marittima ha già avanzato proposte concrete al Ministro della Marina.

Divieti

Per ragioni di sicurezza fu vietato in quegli anni, il pellegrinaggio al Santuario di Antennamare e il mascheramento durante le feste di Carnevale.

Al fine di assicurare il vettovagliamento per i fabbisogni della popolazione, fu inoltre vietata l’esportazione, oltre i limiti della Piazza Militare, di generi alimentari, carbone e petrolio, fatta eccezione lo scambio di merci fra Messina e Villa S. Giovanni per mezzo dei ferry-boat.

Diffamazione

In quei giorni bui, la vita quotidiana era regolamentata da una serie di disposizioni e di divieti emanati dall’Autorità Militare, che esortavano i cittadini ad una fattiva collaborazione per lenire i disagi e garantire l’ordine pubblico e la difesa dai pericoli di attacchi aerei.

Questo clima, aveva indotto in molti cittadini la malsana abitudine di denunciare, attraverso lettere anonime, la trasgressione dai provvedimenti. Molto spesso però, le lettere anonime, in mezzo a tante buone intenzioni di far rispettare le regole ai furbi, erano il pretesto per mettere in atto vendette trasversali per antipatie personali o contro personaggi scomodi. Il perdurare di tale atteggiamento che, approfittando del rigore dell’Autorità Militare, portava a dover disperdere energie nell’analizzare la veridicità delle denunce, comportò un serio richiamo da parte del Comandante della Piazza ad apporre la propria firma sulla denuncia che non sarebbe stata, al contrario, presa in considerazione in caso anonimia.

Disfattismo

Il reato di disfattismo consisteva nel promuovere in tempo di guerra atti, soprattutto nel campo dell'informazione, volti a deprimere la capacità di resistenza e la volontà di vittoria della nazione o, più concretamente, a danneggiare il dispositivo militare o l'economia. Il concetto assunse valore politico e ideologico soprattutto con la prima guerra mondiale, quando fu utilizzato dai partiti e dai governi conservatori europei per stigmatizzare l'orientamento pacifista assunto dal movimento socialista.

In tale ottica, durante tutto il conflitto, la propaganda militare invitava ad una guerra da combattere con determinazione e “necessaria al raggiungimento della pace”. Ogni organo di informazione era quindi costretto a censurare quanto potesse indurre l’opinione pubblica ad esprime commenti sugli orrori della guerra e sull’opportunità di continuarla. Ogni trasgressore era passibile di denuncia e di condanna.

Curiosa la notizia di una denuncia nei riguardi di un soldato sorpreso nella distribuzione di volantini che “provocavano pace”!

Propaganda contro la guerra

Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Palermo. Divisione di Messina

Al Prefetto di Messina. 30/12/1916

Ventinove corrente ore 10 nella via S. Lucia in Mistretta circa 100 donne incitate da soldato Amato Vincenzo del Deposito del 6° Fanteria. Venuto arbitrariamente in licenza, faceva circolare foglio da sottoscrivere per provocare pace.

Trovandosi a passare una guardia di città, donne e soldato si dileguarono. Carta venne sequestrata. Soldato irreperibile.

La fame

Le testimonianze che seguono, scritte da Gaetano La Corte Cailler, documentano, nell’ultimo anno di guerra, le conseguenze degli affondamenti dei piroscafi nelle acque dello Stretto impossibilitati a rifornire di viveri la popolazione.

Tumulti, agitazioni e tafferugli che aratterizzarono quel periodo, furono i segni evidenti di una popolazione ormai stremata ed affamata.

Anno 1918

3  gennaio (giovedì) – Data la deficienza di frumento, la razione di pasta venne ridotta da grammi 100 a grammi 50 a persona al giorno.

9 Gennaio (Mercoledì) - Da oggi entra in vigore la tessera per il pane, a ragione di grammi 300 a persona al giorno. Lo scorso mese, non si ebbe ri­so, ed ora se ne dettero grammi 100 a persona per una sola volta.

10 Gennaio (Giovedì) - Adottata la tessera per il pane, cominciano i re­clami. Molta gente dice di aver perduto la tessera; altra dice di averla avuta rubata. C'è qualche persona onesta, ma in generale si tenta di avere un'altra tessera, per ottenere così doppia razione.

24 Gennaio (Giovedì) - Il pane è molto deficiente da giorni e nei villag­gi specialmente la privazione riesce assai grave… Si lavora, da parecchi giorni, alla scelta di una quantità non indiffe­rente di grano avariato, rimasto a S. Raineri, dove ha germogliato. Lo si toglie con tutto il germoglio e si chiude in sacchi che vengono portati nel Teatro Vittorio Emanuele (locali già del Gabinetto di Lettura, al pianterreno). Il puzzare di questo grano è enorme: altro grano, avariato, viene scelto nei lo­cali già del Tram, ora comunali.

28 Gennajo (Lunedì) - Per agevolare gl'impiegati del Comune addetti ai buoni ed al pagamento dei sussidi per le famiglie dei richiamati, si è stabilito di effettuare i pagamenti non più settimanalmente, ma ogni quindici giorni. Stamane quindi, le donne che si attendevano i denari vennero rimandate. Da qui urla, schiamazzi ed inferno al Municipio dove poi c'era un altro inferno per la distribuzione dei buoni pel riso e per la richiesta di pasta (che manca da più tempo) e di pane (che oggi non c'è).

Febbraio [1918]

1 Febbraio (Venerdì) - Nelle rivendite, viene distribuita la pasta con un quantitativo per 4 giorni. La ressa è enorme, che degenera in tumulti con rot­tura di vetri e batoste. Al Municipio si tumultua: il Sindaco lascia l'Ufficio e di nascosto se ne va in quello dell'Acquedotto, nell'altro padiglione, ma nel pomeriggio riceve una commissione di donne tumultuanti e con molto garbo le persuade a desistere e ad attendere altri provvedimenti.

4 Febbraio (Lunedì) - I tumulti ricominciano: il Municipio è quasi cir­condato perché la folla è andata in casa del Sindaco, dove la povera moglie è rimasta atterrita, e saputo che va in Ufficio è scappata a cercarlo. Manca la pasta, manca il pane.

5 Febbraio (Martedì) - Le agitazioni continuano: i soldati, ai quali non si può più elargire la pasta (quando tornavano in licenza dal fronte) sono im­pertinenti, e con ragione. Il pane è deficiente.

8 Febbraio (Venerdì) - Ieri le agitazioni sono continuate, ed allora la Giunta oggi alle ore 9 non credette prudente riunirsi nei soliti locali, ma, di nascosto cominciò a riunirsi all'Ufficio Matrimoni, nella Casa Municipale a S. Martino. E chi sa per quanto tempo vi si riunirà ancora!

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[1] Caruso V., Messina nella Prima Guerra Mondiale – EDAS, 2008

[2] L’Eco di Messina e della Provincia, 15 febbraio 1915.

[3] Cfr. Manifesti militari. Museo Storico di Forte Cavalli

[4] Archivio di Stato di Messina. Fondo Prefettura

 


 

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