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Il "Carrumatto" al Museo di Forte Cavalli.
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Inaugurato il "Carrumatto" a Forte Cavalli

Cerimonia inaugurale a Forte Cavalli del “Carrumatto” donato alla struttura museale dai fratelli Angelo, Andrea e Francesco Privitera di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) per documentare i particolari carri da trasporto utilizzati anche per la costruzione delle fortezze dello Stretto nel tardo '800. Madrine dell'evento la prof.ssa Maria Longo, arch. Mirella Vinci e la prof.ssa Maria Morganti Privitera. Numeroso il pubblico intervenuto, che, con curiosità, hanno ammirato e fotografato il "Carrumatto". I più giovani lo avevano visto solo su antiche fotografie o stampe d'epoca.

Il carro donato al Museo di Forte Cavalli era principalmente adibito al trasposrto di botti. Questo si evince dai due tavoloni laterali che rialzavano le botti dal pianale per non farle toccare con la pancia e per facilitare gli spostamenti per adagiarle o scenderle dallo stesso carro. Gli altri carri da trasporto erano con il pianale piatto senza bordi laterali. 

I carrumatti erano tìpici robustissimi mezzi di trasporto a trazione animale, largamente impiegati a Messina.
Erano allocati principalmente nell'area portuale e alla Dogana; qui portavano le merci da imbarcare o sbarcate, e provvedevano a distribuire quelle sbarcate nei magazzini della città.  

I meno giovani ricordano ancora l'incessante lento procedere dei carrumatti lungo le ampie rotabili ai margini del centro urbano, nella Via La Farina, o nella via Catania.

Vi stavano aggiogati una o più coppie di buoi capaci di sforzi immani, imponenti e nel contempo docili.

Gli ultimi trasporti sono stati quelli del trasporto del legname che veniva distribuito alle ditte di Messina che lo avevano acquistato. 

L'ultimo "carrumattaru" è stato Inferrera che, una volta andato in pensione negli anni '70,  sono spariti i carrumatti a Messina.

Gli interventi di restauro del carro sono iniziati nei mesi scorsi da parte delle maestranze specializzate dell'Arsenale di Messina magistralmente seguiti dall'Amiraglio Ing. Cremonini, con il patrocinio della Fondazione Bonino Pulejo e della “Ditta Vincenzo Miloro”.

p.l.

Le fotografie della cerimonia inaugurale

Il Museo di Forte Cavalli


NOTE STORICHE

Il carro matto, arcaico mezzo di trasporto per persone e merci, è un particolare e robusto carro a quattro ruote per trasporti molto pesanti; la denominazione deriva dalle sproporzionate dimensioni tra lunghezza e larghezza, che ne influenzavano il moto, specie nelle curve, affrontate con difficoltà dal conduttore, costretto ad una guida ondulatoria.

Negli ultimi vent’anni del ‘800 parecchie ditte (Ainis, Miloro, Scimone) lavorarono per il Genio Militare per il trasporto dei materiali e delle artiglierie sulle alture dove si costruivano le Fortificazioni.

Per tirare su il veicolo, bisognava mettere sotto il tiro quattro o cinque pariglie di buoi, scelti fra i più giovani e resistenti, legando i giochi uno dietro l’altro.

I cannoni pesavano da 5 a 10 tonnellate.

Prof.Vincenzo Caruso

“Gli antenati dei TIR: I Carrumatti alla Dogana nel loro impiego civile e militare".

CONCLUSO IL CONVEGNO A S. MARIA ALEMANNA – DOMENICA A FORTE CAVALLI LA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE

Messina 19 maggio 2011 – Mercoledì 18 maggio 2011, con inizio alle ore 18, ha avuto luogo a S. Maria Alemanna in Messina una conferenza sul tema “Gli Antenati dei TIR: i carrumatti alla Dogana nel loro impiego civile e militare”, organizzata dal Museo Storico della Fortificazione Permanente dello Stretto di Messina Forte Cavalli in sinergia con l’Assessorato alle Politiche del Mare del Comune di Messina e la Fondazione Bonino-Pulejo.

Erano presenti il dott. Francesco Alecci, Prefetto della Provincia di Messina, il C.A. (CP) Angelino Cianci, Comandante dell’Autorità Marittima della Navigazione dello Stretto di Messina, il Col. Antonio Alecci, Comandante del Distaccamento Comando Brigata “Aosta”, il prof. Pippo Isgrò, Assessore alle Politiche del Mare del Comune di Messina, il CV (CP) Antonio Musolino, Comandante della Capitaneria di Porto di Messina, l’architetto Salvatore Scuto, Soprintendente BB.CC.AA. di Messina, e le rappresentanze della Marina Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Nutrito, inoltre, il pubblico di appassionati presente a S. Maria Alemanna.

Ha introdotto i lavori il dott. Enrico Casale (giornalista pubblicista, studioso di storia militare e storia patria), moderatore della conferenza, con una breve disamina sull’importanza del “carro” nella vita dell’uomo nel corso dei secoli e illustrando il quadro storico di riferimento. A seguire, ha preso la parola il prof. Pippo Isgrò evidenziando l’importanza della conservazione della memoria storica della Città dello Stretto. Il prof. Vincenzo Caruso (Direttore del Museo della Fortificazione Permanente dello Stretto Forte Cavalli) ha documentato l’impiego del “carrumatto”, sia nel campo civile che militare, a cavallo tra il XIX e il XX secolo nella città di Messina, con particolare riferimento all’utilizzo per il trasporto di materiali e artiglierie nella costruzione delle fortificazioni “umbertine”.

E’, quindi, intervenuto il rag. Angelo Privitera (in rappresentanza della famiglia Privitera) per illustrare nel dettaglio la struttura e le caratteristiche tecniche del “Carrumatto”. Interventi di colore  quelli del dott. Giuseppe Salemi e dell’architetto Nino Principato. Il primo, basandosi sui suoi ricordi d’infanzia, ha raccontato il particolare utilizzo che facevano gli adolescenti del rione Giostra del carrumatto. Veniva utilizzato, infatti,come mezzo di trasporto occasionale e preferito sulla base dell’animale adibito al traino: si prendeva “l’espresso” o “l’accelerato” a seconda che fosse trainato, rispettivamente, da cavalli o buoi. Il secondo ha riportato una serie di aneddoti relativi all’impiego del carro, del carretto e del carrumatto. Al termine, la poetessa Maria Morganti Privitera ha recitato la poesia “U risvigghiu du carrumattu”.

Nel corso dell’evento sono state proiettate una serie di foto e stampe d’epoca fornite da Angelo Grasso, Giovanni Molonia, Nino Principato, Franz Riccobono e Francesco Savasta.
Il Museo Storico della Fortificazione dello Stretto di Messina di Forte Cavalli si arricchisce dunque di un nuovo reperto, il “carrumatto”, donato dai fratelli Angelo, Andrea e Francesco Privitera di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e restaurato dalle maestranze specializzate dell’Arsenale Militare di Messina con il patrocinio della Ditta “Vincenzo Miloro”. Domenica mattina, alle 10.30, avrà luogo a Forte Cavalli (Larderia) la cerimonia di inaugurazione.

Un nuovo reperto sarà presto a disposizione presso il Museo Storico della Fortificazione dello Stretto di Messina di Forte Cavalli (Larderia): si tratta del “carro matto”, esemplare donato al Museo Storico dai fratelli Angelo, Andrea e Francesco Privitera di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) per documentare i “carrumatti”, particolari carri da trasporto utilizzati per la costruzione delle fortezze dello Stretto nel tardo '800.

Il reperto si trova ora presso l’Arsenale Militare dove, nell'ambito dei consolidati rapporti culturali che legano l'importante struttura dell'Agenzia Industria Difesa e il Museo di Forte Cavalli, grazie alla disponibilità dell’ing. Gian Francesco Cremonini, verrà restaurato da maestranze specializzate.

Il Museo della Fortificazione dello Stretto di Messina, realizzato con la collaborazione della Fondazione Bonino Pulejo e del Comune di Messina, si presenta con nuovi reperti e, anche per quest’anno, la storica sala adibita in origine al controllo del fossato e del ponte levatoio del Forte.

Il percorso del Museo, partendo dagli importanti studi balistici del generale Giovanni Cavalli, inventore della rigatura dei cannoni, attraverso le sale del forte, racconta la storia della difesa dello Stretto dal periodo post-unitario alla Seconda Guerra Mondiale mediante tavole iconografiche e oggetti appartenenti alla struttura.

Il Museo offre l’occasione di conoscere un pezzo di storia dimenticata della città di Messina e i giovani, in particolare, avranno l’occasione di “toccare con mano” la storia studiata sui libri attraverso i filmati dell’Istituto Luce, le bombe d’aereo cadute sulla città, le carte annonarie necessarie a ricevere pane e minestra durante l’ultimo conflitto mondiale, i reperti, le mostre fotografiche e la rassegna di armi, uniformi e materiali.

 

 


 

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