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Palazzo Calapaj-D'Alcontres
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Della seconda metà del ‘700, il palazzo Calapaj-D’Alcontres ancora esistente nella via S. Giacomo, di autore anonimo, rispecchia già quelli che saranno alcuni dei leit-motiv ottocenteschi: l’uso di festoni decorativi sopra le finestre, i giganteschi cantonali agli angoli, l’ampio cortile e scalinata all’interno.

Nonostante i diversi restauri, il palazzo è l’unico esempio rimasto integro di edificio signorile della classe agiata dell’epoca a tre ordini, con cornicione composito ornato da una serie di antefisse (le stesse usate da Saverio Francesco Basile, nel medesimo periodo, in Palazzo Avarna che sorgeva nella piazzetta antistante la chiesa dell’Annunziata dei Teatini al corso Cavour), festoncini appuntati sulle finestre e intelaiatura prospettica rettilinea che sottolinea ed esalta la struttura muraria interna.

 

Data la particolare destinazione sociale, è chiaro che questo tipo abitativo ubbidisce a canoni ben diversi da quelli esclusivamente funzionali che sono alla base dell’edilizia del ceto medio: la casa diventa il mezzo per ostentare una posizione sociale raggiunta, con tutti gli annessi e connessi; ci vuole il locale per tenere cavalli e carrozza, quelli per la servitù; l’androne d’ingresso non deve solo contenere la scala ma essere un tripudio di arcate, fontane, statue; la massa strutturale deve dare l’impressione di solidità così come solida è la fortuna economica di quelli che vi abitano.

 Tale “status” sociale è in Palazzo Calapaj-D’Alcontres apertamente manifestato nella magniloquenza formale e decorativa della facciata principale di via S. Giacomo: l’ordine gigante dell’insieme portale-balcone centrale posto in gran risalto; le potenti paraste d’angolo interrotte dalla fascia-marcapiano che ricorre per tutta la facciata; la zoccolatura basamentale in pietra squadrata, inglobante le proporzionate e ben disegnate finestre del piano seminterrato. 

Un gusto e una sensibilità particolare per il dettaglio rivela l’ignoto architetto nel disegno dei pseudo-balconi, appiattiti sulla facciata, con il cornicione pochissimo aggettante che diventa al tempo stesso mensola di calpestio ed elemento decorativo uniformante, alternandosi da rettilineo a leggermente incurvato.

Ordine compositivo e rigore formale della facciata alla quale si contrappone la ben costruita “anarchia” distributiva dei pieni e dei vuoti nel prospetto laterale.

In tutto questo, un ruolo fondamentale viene assunto dal cortile interno e dalle scale, elementi strettamente collegati fra loro e tesi al raggiungimento di vivaci effetti scenici e di dinamismo spaziale, intesi come momento di vita cittadina proiettato dall’esterno all’interno del costruito e assumendo i connotati di “piazza privata” con funzione di spazio urbano dove si correlano più stretti i rapporti sociali.

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