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Dalla strada Fernanda alla via Garibaldi
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di Nino Principato

Itinerario storico-artistico lungo una delle arterie più importanti di Messina

 Nel corso della sua lunga storia ebbe diversi nomi e, all’indomani dell’Unità d’Italia, mutò definitivamente il toponimo da “Ferdinanda”, in onore al sovrano delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone, in “Garibaldi”, il liberatore che entrò in città il 27 luglio del 1860. Prima del terremoto del 1908 aveva inizio dalla non più esistente chiesa delle Anime del Purgatorio che sorgeva nel sito attualmente compreso tra la chiesa dei Catalani e l’edificio del Banco di Sicilia; oggi, si innesta direttamente alla piazza Cairoli.

Il primo monumento che si incontra, percorrendola da sud a nord, è la chiesa di Santa Caterina Valverde. Progettata dall'architetto romano Cesare Bazzani e inaugurata nel 1932, sorge sulla stessa area dove esisteva un monastero medievale dedicato a Santa Maria Valverde, e, in età classica, un tempio dedicato a Venere. Al suo interno si possono ammirare gli altari a tarsie marmoree di “Santa Teresina del Bambin Gesù” e dell’”Immacolata”; un "Crocefisso" in legno del Sec. XVIII e una tavola cinquecentesca della "Madonna dell’Itria". 

L’orafo ed argentiere Alfredo Correnti è stato il vincitore di un concorso di idee,  bandito e finanziato dall’Archeoclub di Messina sotto la presidenza del prof. Vito Noto, quale miglior progetto per un monumento celebrativo della figura di Antonello. L’opera d’arte, ubicata nella piazza frontistante, è costituita da tre lastre curve in vetro di differente altezza dove in ognuna è fissato un pannello in bronzo, fuso a bassorilievo, con raffigurazioni di due delle opere più rappresentative di Antonello: la “ Vergine Annunziata” di Palermo e il “Ritratto di giovane uomo” del Metropolitan Museum di New York. Nel terzo pannello è riportata l’emblematica frase del critico d’arte Roberto Longhi: “Antonello…una grandezza che spaura nell’ambiente siciliano…”.  

Imperversando la peste a Messina, nel 1743, il Senato elesse S. Elia copatrono della città. Una bella chiesa era già stata dedicata al santo ed è la stessa che ancora oggi sorge, sopravvissuta agli scempi ed agli sventramenti del dopo terremoto, sull’omonima strada, a valle della via Garibaldi. L’interno è tutto un tripudio di decorazioni a stucco (1694), probabilmente degli Amato che, insieme ai Biundo ed ai Viola, dominarono il panorama artistico dell’epoca, al punto da essere definiti “incisores lapidarum messanensis”. Intimamente legati agli stucchi sono gli affreschi raffiguranti la “Natività,” l’”Adorazione dei Magi”, “Gesù Bambino nel Tempio” ed il “Battesimo di Cristo”, opere dei fratelli Antonio e Paolo Filocamo realizzati nel 1706.  

Quando, verso il 1220, s’iniziava a Messina la costruzione della chiesa di Santa Maria degli Alemanni annessa ad un Ospedale dei Cavalieri Teutonici, ancora esistente nell’omonima strada a valle di via Garibaldi, in Francia l’architettura gotica raggiungeva il momento massimo della sua maturità e potenza espressiva. In Santa Maria degli Alemanni è inequivocabile il carattere unitario, negli elementi stilistici e architettonici, che ne fanno l’unico esempio di architettura gotica siciliana della prima metà del XII secolo in un’epoca particolare, quella sveva, con l’imperatore Federico II che non diede alcun impulso allo sviluppo dell’architettura religiosa siciliana

Ritornando in via Garibaldi, s’incontra la piazza Ludovico Fulci intitolata all’illustre messinese che fu deputato, senatore del Regno e giurista. Al centro di una villetta è collocato, su un basamento in marmo, il suo busto bronzeo in riconoscenza e a testimonianza di quanto fece per la città negli anni della ricostruzione dopo il terremoto del 1908.

Sulla via Garibaldi, lato mare, sorgono i palazzi dell’INAIL e del Catasto, entrambi costruiti tra il 1938 ed il 1940 e progettati da Giuseppe Samonà e Guido Viola, vincitori assieme a Camillo Autore e Raffaele Leone  del  concorso nazionale bandito per la ricostruzione della distrutta Palazzata. In pulito stile razionalista, sull'edificio del Catasto (ex palazzo Littorio) si conserva un grande bassorilievo marmoreo allegorico del lavoro, attribuito allo scultore messinese Antonio Bonfiglio.

Ancora sulla via Garibaldi, prima di entrare in piazza Unione Europea, si accede ad una piazzetta intitolata ad un illustre messinese dei nostri tempi: Gaetano Martino. La statua eretta in suo onore fu realizzata nel 2000, a Roma, dallo scultore Rocchi.

In piazza Unione Europea si erge il Monumento ai Caduti della prima  Guerra Mondiale, realizzato nel 1936 da G. Nicolini. Nel 1950 è stata aggiunta una lapide per ricordare anche i caduti del Secondo Conflitto Mondiale. Il gruppo bronzeo rappresenta un fante a capo scoperto, un marinaio ed un aviere.  

Palazzo Zanca, sede del Municipio, prende questa denominazione dal suo progettista, l’architetto palermitano Antonio Zanca. Dopo il terremoto del 1908, che distrusse una parte dell’ottocentesco Palazzo di Città che sorgeva inglobato nella Palazzata progettata da Giacomo Minutoli con affaccio sul mare, nel maggio del 1910 venne bandito un concorso nazionale per la realizzazione di un nuovo palazzo municipale. Vinse l’arch. Guglielmo Calderini ma il suo progetto non fu convalidato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, così l’incarico venne affidato ad altro concorrente, l’arch. Antonio Zanca. Il 28 dicembre 1914 venne posta la prima pietra e il palazzo, in stile eclettico neo-classico, fu ultimato e inaugurato il 26 luglio 1924. Alle decorazioni, tutte in pietra di Comiso, vi lavorarono il palermitano Giarrizzo ed il messinese Antonio Bonfiglio, autore del busto bronzeo di Antonello da Messina collocato sul pianerottolo della scalinata d’onore. Le due eroine messinesi dei Vespri Siciliani del 1282, Dina e Clarenza, furono scolpite dal Bonfiglio e dal Sutera. Gli affreschi della sala di rappresentanza vennero eseguiti dai pittori Adolfo Romano e Daniele Schmiedt.  Nella Sala Giunta, nel 1951, è stato collocato l’affresco raffigurante l’Ultima Cena che Alonzo Rodriguez dipinse nel 1617 per la non più esistente chiesa di S.Maria di Gesù Inferiore. 

Dirimpetto al Municipio lato mare, al centro del largo Giacomo Minutoli,  è posta la statua di marmo simboleggiante Messina, scolpita da Giuseppe Prinzi nel 1859. Originariamente era ubicata all’interno dell’antico Palazzo Municipale e, dopo il terremoto del 1908 e la distruzione dell’edificio, venne conservata al Museo Regionale. Dopo il restauro eseguito da Francesco Finocchiaro nel 1973, è stata collocata in largo Minutoli.  Oltre agli emblemi del commercio, la statua reca nella mano destra il decreto del 1838 con il quale Ferdinando II concesse nuovamente alla città il porto franco. Negli anni 2001/2002 l’Archeoclub di Messina, presieduto dal prof. Vito Noto, ha curato a proprie spese il restauro di conservazione della statua, con la direzione lavori affidata all’architetto Fabio Todesco. 

Il 23 aprile 1842 Don Giuseppe De Liguoro, Intendente del Vallo di Messina, poneva la prima pietra del costruendo nuovo Teatro Santa Elisabetta (poi Vittorio Emanuele). Era presente, fra gli altri, il progettista e direttore dei lavori, l’architetto napoletano Pietro Valente che lo ideò nel 1827. Il 12 gennaio 1852 il Teatro, non ancora ultimato, veniva inaugurato nel giorno del quarantaduesimo compleanno di Re Ferdinando II. L’edificio si ispira all’architettura neoclassica e il prospetto è arricchito da otto medaglioni con le effigi di illustri musicisti e drammaturghi; due targhe marmoree in bassorilievo raffiguranti “Ercole mentre sceglie la virtù e respinge il vizio” ed “Ercole che sposa Ebe”, e il gruppo marmoreo con“Il Tempo che scopre la Verità e Messina che incantata dalla luce di essa, tende ad abbracciarla”, tutte opere dello scultore Saro Zagari del 1853.

Percorrendo la via Vittorio Emanuele, subito dopo la Capitaneria di Porto, si incontra  una villetta dove si erge una pregevole statua bronzea su alto piedistallo raffigurante re Ferdinando II di Borbone, opera dello scultore Pietro Tenerani del 1857. Originariamente essa sorgeva di fronte al Municipio nella Palazzata, e, dopo il sisma del 1908, fu custodita all’interno del Museo e qui collocata negli anni ’70.

La Villa Mazzini dirimpetto, con ingresso principale su Largo Seguenza, sorge nel sito di una necropoli romana e dove, in passato, si estendeva lo scenografico“Piano di San Giovanni”. Denominata nella prima metà dell’Ottocento “La Flora”, venne intitolata a Giuseppe Mazzini  qualche anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1872. All’interno, lungo i viali, si ergono i busti di Mazzini, eseguito da Lio Gangeri; di Francesco Maurolico, eseguito dal Prinzi; di Bonfiglio e De Leo e quelli di Salvatore e Giovanni Bensaia, eroi messinesi dei moti risorgimentali. La Villa è anche dotata di un grande Acquario dell’Istituto Talassografico, aperto nel 1955, dove sono custoditi esemplari marini del Mediterraneo e dei mari esotici.

Proseguendo per via Garibaldi, s’ incontra il Palazzo della Prefettura sorto sull’area di un antico edificio che, fino al 1806, fu Sede del Gran Priorato dell’Ordine di Malta. Nel 1877 venne utilizzato come sede della Prefettura, dopo essere stato adattato e risistemato dagli architetti Leone Savoja e  Giacomo Fiore.  L’attuale edificio fu costruito nel 1920 su progetto dell’architetto Cesare Bazzani, in stile neo-classico e rinascimentale con citazioni Liberty. 

La retrostante chiesa di S. Giovanni di Malta , secondo la tradizione, fu fondata da S. Placido e dedicata a S. Giovanni Battista il 28 luglio del 540 dal vescovo di Messina Eucarpo. Distrutta dal pirata saraceno Mamuka nel 541, quando trovarono la morte il fondatore, i suoi fratelli Eutichio e Vittorino e la sorella Flavia, fu ricostruita dai Benedettini e quindi donata dal Gran Conte Ruggero, nel 1099, ai Cavalieri Gerosolimitani. Il 4 agosto 1588, nel corso di lavori di rifacimento, vennero portate alla luce delle sepolture con resti umani, identificati per quelli di S. Placido e dei suoi fratelli. Per l’occasione la chiesa venne ricostruita su progetto degli architetti Francesco e Curzio Zaccarella, padre e figlio, ed ultimata nel 1653. Sede di un importante Museo, conserva il pregevole sarcofago marmoreo che custodisce le spoglie del grande Francesco Maurolico (1494-1575). L’impianto della Tribuna risparmiata dal piccone demolitore, opera di Jacopo del Duca, è cinquecentesco, con limpida e lineare inquadratura architettonica. 

La fontana del Nettuno che si eleva al centro della piazza del Governo venne realizzata nel 1557 da Giovan Angelo Montorsoli, che firmò l’opera con un’iscrizione incisa sul bordo della vasca ottagonale. Prima del terremoto del 1908 era ubicata sulla curva portuale di fronte alla “Palazzata”, e, nel 1934, venne trasferita nel sito che occupa attualmente per volere dell’allora prefetto Michele Adinolfi. Concepita come una mitica allegoria delle pericolose acque dello Stretto, ai lati del Nettuno stanno appunto, permeate di intenso dramma tipicamente michelangiolesco, Scilla e Cariddi  urlanti che cercano di divincolarsi dalle catene con le quali sono state ridotte all’impotenza dal dio del mare. La statua di Scilla, danneggiata dai colpi di cannone durante la rivolta antiborbonica del 1848, è stata sostituita da una copia eseguita da Letterio Subba nel 1858 e l’originale è custodito al Museo Regionale, così come il Nettuno, la cui copia ottocentesca è una riproduzione fedele dovuta a Gregorio Zappalà, che la realizzò nel 1856.

La via Garibaldi si conclude con la circolare piazza Castronovo. Prima di giungervi, sulla sinistra, si possono ancora ammirare le ottocentesche case Cicala. Realizzate dopo il 13 settembre 1864 dai fratelli Giacomo e Giovanni Cicala, configurano significativamente quel particolare fenomeno urbano che nel secolo XIX uniformò e razionalizzò, con cospicue e incisive realizzazioni, l’assetto territoriale della città. Si compongono di quattro fabbricati rettangolari a tre elevazioni fuori terra e presentano nelle facciate i caratteri compositivi peculiari delle “case in linea” ottocentesche messinesi, con i caratteristici mezzanini per realizzare il connubio molto diffuso, nella Messina di allora, della “casa e putia”, cioè, della “casa e lavoro”.

 

Nino Principato


 

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