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Il nuovo mercato alla marina
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L’area del porto dove c’era il Mercato, da “Messina e dintorni guida a cura del Municipio”, 1902.


   Fu costruito nel luogo più pittoresco della città, al porto nel tratto denominato in seguito I° Settembre. L’architetto G. Fiore, gli ingegneri Trombetta e Sterio elaborarono il progetto e l’esecuzione dell’opera richiese un tempo maggiore, perché si volle dare impulso alle industrie cittadine, “…una cosa compensa l’altra”, come fu scritto nella cronaca del tempo.

    Il mercato di base rettangolare, aveva otto arcate nel prospetto del mare, e trentasei snelle e solide colonne di ferro fuso sostenevano la copertura in zinco listata in celeste, che gli dava un aspetto arabeggiante e romantico, perché ricordava  le tende delle tribù nomadi nel deserto.  


                                  Il mercato. Litografia di A.Sartorio collezione Andrea Bambaci                                 

   Multietnico, chiassoso, colorato: sui banchi il pesce dello Stretto, ortaggi e agrumi, carne e pollame, salumi e formaggi  ed ogni altro ben di Dio. Nei periodi di festa, com’era consuetudine, aumentava la confusione tra i banchi addobbati con frutti di stagione, ghirlande di carta e stoffa colorate e con le immancabili immagini sacre Il profumo del vicino mare si mischiava con gli odori delle mercanzie: sulle vivaci trattative dominava il canto, quasi melodico, dei  banniaturi: tipica aria di vita mediterranea.

    Il nuovo mercato, rappresentava un altro aspetto caratterizzante il progresso che la città ottocentesca aveva intrapreso; il mercato era grande,di certo non più bastevole ai bisogni della città risorta a nuove libertà e speranze. I progettisti lo costruirono in modo da  potersi in futuro ampliare il doppio, senza togliere nulla all’armonia del manufatto.

   Risparmiato dal terremoto del 1908, negli anni che seguirono, in quel chiassoso punto di riferimento dei messinesi, si affievoliva la vita di pari passo al porto. Nei primi anni dell’ultimo dopoguerra le strutture superstiti ai bombardamenti,furono demolite, dovendosi dare un nuovo assetto al porto. 

Andrea Bambaci                                                                            


 

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