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A margine di Ambuto
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Tracce di un toponimo peloritano del XII secolo

di Carmelo Micalizzi

Un toponimo messinese del XII secolo a tutt'oggi di incerta individuazione è Ambuto. Il nome di luogo citato in due pergamene pubblicate da Salvatore Cusa (1868) è stato più di recente oggetto di studio di Andrè Guillou (1963) che ne ha curato la trascrizione greca e latina. Il primo di tali atti', redatto nel 1146, ricorda il restauro del monastero basiIiano della Santissima Teotoco di Abbuto fondato da Adelasia e da Ruggero I in data anteriore al 1101, anno della morte del Gran Conte, e ben presto caduto in rovina.

Il testo narra della monaca Moriella, preposta da Ruggero Il alla guida del monastero di S. Maria di Messina", che rassettando i tabulari del convento s'imbatté in una pergamena riguardante la fondazione del cenobio di S. Maria di Ambuto. Informatasi con le consorelle più anziane apprese che la casa di Ambuto, un tempo abitata da monaci greci, oramai cadente e abbandonata, era stata dal conte normanno concessa con i legati possedimenti, al convento da lei governato. Moriella, turbata dalle sorti dell'eremo in rovina, con il consenso delle altre monache e di Luca archimandrita del monastero di S. Salvatore in Lingua Pheri>, deliberò di restaurarlo affidandolo al monaco Nicodemo, al secolo notar Nicolò amministratore del convento femminile di S. Maria di Messina, perché fosse abitato da monaci basiliani in onore della Vergine e in memoria del fondatore conte Ruggero. Il secondo documento", trascritto nel 1183, pur trattando di una semplice vendita di terreni, è nodale poiché consente di individuare con sufficiente approssimazione il sito di Ambuto.


Assetto idrografico del litorale tra le fiumare S. Gregorio e Rometta (secc. XII-XIII)
Elaborazione grafica di Elena Micalizzi

 

La pergamena, chiusa a pié di foglio da diciotto firme in latino, trascrive in greco: Riccardo figlio di Riccardo di Aversa e Laria sua moglie, con garanzia di ogni molestia, vendono per tarì 510/ oltre i diritti del fisco, a Rabella Maestro degli Amalfitani la metà indivisa [loro rimanente dopo la vendita deII'altra metà fatta dal notaio Basilio Benteri] di alcuni fondi colti e incolti/ siti nel tenimento del fiume di Ambuto sotto la grande e retta strada pubblica che porta a Palermo ed a Messina, nel punto dove divide il fiume di s. Gregorio del Gesso che si scarica nel fiume di Ambuto scendendo fino alla riva del mare.

Le puntuali coordinate topografiche consentono di individuare la posizione dei fondi colti e incolti che Riccardo di Riccardo di Aversa e la moglie Laria vendono a Rabella Maestro degli Amalfitani. Questi sono situati nel territorio denominato Ambino, al di sotto della retta strada pubblica che porta a Palermo ea Messina, la rotabile oggi nota come Strada Statale 114, nel punto in cui il fiume San Gregorio, l'attuale torrente Gallo, si divide confluendo nel fiume di Ambuto poi scendendo fino alla riva del mare.

È evidente come i terreni che Riccardo vende a Rabella siano collocati nella odierna contrada Divieto di Villafranca Tirrena nei pressi del torrente Gallo. In tal senso conviene il Guillou per il quale si può dunque affermare che i terreni di Riccardo si trovavano da qualche parte tra il villaggio di Divieto (frazione di Villafranca, comune di Messina) e il fiume Gallo sul golfo di Milazzo e che Ambuto è situato, non lontano di là, sull'elture». La descrizione -pur esaustiva -è tuttavia manchevole giusto riguardo l'individuazione del fiume Ambuto. Esaminando la topografia del tratto di litorale -due chilometri quadrati di terreno alluvionale -compreso tra le frazioni di Orto Liuzzo e Rometta Marea, si rilevano alcuni corsi d'acqua oggi a regime torrentizio: il Gallo, il Calvaruso. il Santa Caterina che converge nel Calvaruso a circa duecento metri dal mare, e il Saponara. Queste fiumare attraversano -nell'ordine -gli abitati di Divieto, Villafranra e Giuntarella di Saponara Marittima ai margini della contrada Due Torri del territorio di Rometta.

Non emergendo alcuna evidenza sul!'Ambuto si suppone che l'assetto idro-orografico di questo tratto di litorale possa avere subito modifiche dal XII secolo ad oggi. Chi osserva la pittoresca cresta collinare di calcare punteggiato di ginestre tra l'abitato di Gesso e Calvaruso noterà due crinali che dall'altura di Serro divergono verso la costa delimitando un canalone, indicato come vadduneddu, sovrastato dalle corsie autostradali del viadotto Fiorentino e, appena più a valle, il sinuoso tracciato della via Marina di Divieto che dalla omonima Torre si snoda fino alla riva del mare. Il geornorfisrno di questa vallata spiega come, un tempo, fosse solcata da una fiumara», quella stessa che nell'atto di vendita dei terreni di Riccardo è indicata come fiume di Ambuto. Anche la tortuosità della traccia colle-mare con gli attigui caseggiati del borgo paiono sovrapporsi all'antico corso d'acqua. /I coevo assetto idrografico vedeva pertanto il fiume di S. Gregorio di Gesso -oggi torrente Gallo -biforcarsi e il suo ramo di ponente confluire neII'Ambuto, scendendo fino alla riva del mare.

 
Torre di Divieto vista da piazza Arau, da S. MAZZARELLA-R. ZANCA,
Il libro delle Torri, Palermo 1985

È suggestiva la descrizione di questa biforcazione -non più esistente -, appena oltre l'ultima balza collinare e in prossimità de/litorale, che emerge dalla pergamena del 1183. Il testo greco, pubblicato dal Cusa, non lascia spazio a malintesi": i terreni che Riccardo e Laria alienano a Rabella Maestro degli Amalfitani ricadono al di sotto della comunale retta grande via per andare e tornare a Palermo e a Messina, lì dove si divide il fiume  di San Gregorio di Gesso e confluisce nel fiume di Ambuto.

AI territorio di Ambuti rimanda un altro documento pubblicato da A.c. Garufi": "Anno 1226 (luglio). Ind. XlV. Nicolò di Ravello decano Ma/tese e Pietro Ravello colla moglie, figlio e nuora, vendono al Monastero di S. Maria della Valle di Giosafat alcune terre e un giardino in territorio di Ambuti per 2.800 tarì d'oro ad pondus Messanae (Archivio Storico Palermo, 86)". È suggestivo riconoscere in Nicolò e Pietro Ravello i figli (o i nipoti) di quel Ravella maestro degli Amalfitani che emerge dal transunto del 1183.

Un quarto indizio sulla fiumara di Ambuto è ravvisabile nel celebre testo di geografia medievale Kitab nuzét at mustéc; [... ], lo svago di chi si diletta di girare il mondo [... ], più noto come Libro di Ruggero commissionato da Ruggero Il a Edrisi nel 1138 e ultimato nel 1154, anno della morte del re normanno. Nella edizione curata da Michele Amari? il geografo arabo formatosi alla corte ruggeriana, descrivendo il litorale tirrenico, in un sito intermedio tra Capo Faro e Milazzo, colloca Wadi Abbud. In questo idronimo, coevo alla pergamena dell'abatessa Moriella, Wadi è il termine arabo che traduce "fiume, corso d'acqua, torrente", di diffuso riscontro nella toponomastica isolana", mentre Abbud è di chiara identificazione con Ambuto/Abbuto: [Da Messina] sei miglia.

AI Faro dodici miglia. A Wadi Abbud (ei! fiume di Abbud», fiume di Saponara) dodici miglia. AI Capo [di Milazzo] sei miglia. L'Amari, pur conoscendo gli atti pubblicati dal Cusa, dal Garufi e dallo Spata ma non avendo ulteriori evidenze territoriali sul fiume di Ambuto e per esclusione dei torrenti Gallo o fiume di S. Gregorio di Gesso e Calvaruso, finisce per identificarlo nella fiumara Saponara. Girolamo Caracausi si sofferma con una puntuale introspezione linguistica sulla medievale nasalinazione (per presenza di una consonante nasale definita "parassita") di numerosi elementi grecofoni, anche a proposito di Ambuto. È per tale ragione che nel diploma del Cusa coesistono sincrone le tre diverse trascrizioni: le greche, Cusa 631 e l'araba.

 Leggi il documento integrale con le note e i riferimenti bibliografici in pdf 


 

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