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Messina e Orazio Strano.
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di Paolo Ullo.

Questo scritto sarà il mio ennesimo tentativo di tenere viva, finchè sarà possibile, la memoria di Orazio Strano, Cantastorie da Riposto. Ad ogni Mezz’Agosto, leggo ai miei conoscenti, “Menz’Austu Missinisi”, splendido omaggio che il “Cantastorie” per eccellenza, ha dedicato alla nostra Città. Scritti e stampati, i versi sono stati musicati, cantati e venduti dallo stesso autore; ne è testimonianza questa dicitura sul foglio stampato ad Acireale il 7 Agosto 1962: “Inviando L. 700 ad Orazio Strano – Riposto – Catania riceverete il disco franco di porto”. Non possiedo il disco, ma sono sicuro che in Città, qualcuno deve pur averlo.

Prima di proporre la lettura di “Menz’Austu Missinisi”, metto in evidenza alcuni fatti che dimostrano il legame del Cantastorie e Messina, attraverso mie precedenti azioni, intraprese nella speranza di rafforzarlo, anche se postumo. Nel Novembre 1998, a seguito di un mio viaggio a Riposto, alla ricerca delle tracce di Orazio Strano, esprimevo un lamento all’Assessorato alla Cultura del Comune di Riposto con questi termini: “Spettabile Assessorato alla Cultura del Comune di Riposto, mi sforzerò di essere essenziale nell’esposizione, anche se sarà inevitabile una lunghezza eccessiva; ho vissuto intensamente gli argomenti che mi appresto a definire e spero che abbiano un riscontro, quanto meno uno scambio di opinioni con questo Assessorato.

Il Giovedì 12 Novembre 1998, ritornando alla carica a distanza di più di quattro anni, sono venuto a Riposto, per consultare in Biblioteca materiale riguardante Orazio Strano, cantastorie, che tanto lustro ha dato alla vostra città e alla Sicilia nel mondo. Con rammarico, sono tornato a casa con la sensazione che presto il nome di questo grande personaggio sarebbe stato dimenticato. In Biblioteca trovo poco, quasi niente; mi aspettavo di trovare tutti gli scritti del cantastorie: opuscoli, raccolte di poesie, ormai introvabili, che “ D’Orazziu” a Messina e “Donn’Arazziu” a Catania distribuiva nelle piazze in cui si esibiva. Deluso, faccio notare agli addetti alla Biblioteca che è un vero peccato che da voi non si sia conservato niente di un’arte ormai quasi scomparsa e che mai raggiungerà più i livelli ai quali lì ha portati Orazio Strano.

Una signora mi suggerisce che, se voglio, posso contattare il figlio del Cantastorie, che di giovedì “fa mercato” a Giarre con i suoi prodotti musicali…Buona idea!.. Sono a piedi, mi consigliano di chiamare un taxi perché il mercato è lontano. Il servizio taxi non c’è a Riposto; c’è qualcuno che si interessa di trasporto pubblico, ma è introvabile…Non mi scoraggio alle indicazioni pessimistiche degli addetti alla Biblioteca: “più di un’ora, un’ora e mezza…”; parto lo stesso e raggiungo in 40 minuti il mercato di Giarre. Trovo il signor Leonardo Strano, il quale non si sbilancia troppo al mio primo approccio; gli mostro una raccolta di opuscoli che da bambino distribuiva agli ammiratori di suo padre…Per non diventare noioso, tralascio alcune mie sensazioni derivate da quell’incontro e di altri avvenuti in seguito con personaggi che nel tempo hanno ruotato attorno al “fenomeno” Orazio Strano.

Torno a casa con altro materiale acquistato alla bancarella del signor Leonardo; mi ritengo soddisfatto di questo mio viaggio a Riposto e a Giarre. Mi propongo di trarre del teatro da alcuni lavori, per fare divertire i miei figli, come, a suo tempo, si è divertito mio padre e la sua generazione prima dell’avvento della televisione… In seguito ricompongo un mosaico, certamente incompleto, sulle vicende che stanno portando nel dimenticatoio il nome di Orazio Strano… Il figlio rimprovera il Comune di un mancato accordo per un ipotizzato, possibile Museo permanente; la posizione del Comune non la conosco.

E’ certo che in passato, a Riposto, qualcuno abbia già pensato di perpetuare il ricordo del Cantastorie; non sono il primo e spero che non sia l’ultimo a credere di grande valore culturale la conoscenza e la diffusione dell’opera di Orazio Strano….Non spetta a me, semplice stimatore di una forma artistica, rivalutare l’opportunità che ha il Comune di Riposto di fare di se stesso un punto di riferimento per studiosi e appassionati, in quanto ha dato i natali al personaggio più rappresentativo, il Cantastorie per eccellenza, Orazio Strano…. Le beghe di palazzo o le recriminazioni di famiglia, fino ad ora non hanno costruito niente: “Il grande cuore di Sicilia”, come ha definito Orazio Strano il giornale “La Sicilia”, in occasione della sua morte, si è fermato e gli echi si stanno perdendo nel vorticare della nostra epoca incalzante. La sua chitarra oggi apparirebbe anacronistica, ma la sua “Vita pinusa” meriterebbe di essere suggellata con qualche iniziativa a perenne ricordo…

Perdonate, se male c’è, l’invasione di campo di un cittadino di Messina in “affari di famiglia” li a Riposto; ho espresso un’opinione, ed è sempre meglio che non averne!.. Grazie per l’attenzione.

Non avendo ricevuto nessun riscontro dal Comune di Riposto, lancio la mia lamentela al conduttore di una emittente televisiva catanese, il quale, in una sua trasmissione, si era interessato al fenomeno “Orazio Strano”. Scrivo, allegando la precedente lettera all’Assessorato alla Cultura di Riposto, che “Io non so cosa lei abbia detto sul personaggio in questione, ma sono certo che ne ha parlato bene, con il garbo che la distingue. Ritengo che l’arte espressa da Orazio Strano abbia ancora valenza di spettacolo, anche se i tempi in cui si è manifestata sembrano lontanissimi ed irripetibili. Io non ho l’età per poter ricordare il cantastorie; sono nato nel 1954 e nella mia memoria sono rimasti gli echi delle feste paesane allietate dalla presenza di Orazio Strano: forse l’avrò visto e sentito cantare ma non ricordo. Mio padre era un cultore di questa arte nella quale il Cantastorie di Riposto, il “Cantastorie” per eccellenza, era maestro insuperabile…

Mi auguro che a Riposto si diano una scossa e non si lascino scappare l’occasione unica ed irripetibile di ricordare degnamente il loro illustre concittadino…Mi auguro che la famiglia, i figli o i nipoti, sappiano far tesoro dell’istrionismo del genitore o del nonno…Mi auguro che, chiunque possa contribuire a far uscire dal dimenticatoio l’arte ed il nome di Orazio Strano, si faccia avanti…La mia opinione, campana stonata che suona da Messina, potrebbe giungere invadente o inascoltata; altre campane potrebbero suonare nel circondario di Catania ed il coro si farebbe più udibile. Quando può e se può, dal suo autorevole pulpito televisivo, continui a parlare bene di un artista che potrebbe diventare patrimonio di tutti, non solo dei Catanesi di Riposto e non, o di un Messinese come me che ha vissuto il fenomeno “Orazio Strano” marginalmente, con sbiaditi ricordi, opuscoli ingialliti dal tempo e qualche cassetta registrata acquistata al mercatino rionale di Giarre.”

Fin qui è tutta una sequenza di ordinaria indifferenza che mi spinge ad usare una mia strategia di azione, allo scopo di cercare un appiglio, per spingermi dove mi sarà possibile. Traggo spunti da una copia di un articolo che il Signor Leonardo Strano mi ha consegnato; dalla Rivista “NUOVE EFFEMERIDI” n°. 11 1990/III, con il titolo “Come si costruisce un cantastorie. La vita di Orazio Strano raccontata dal figlio Leonardo”, a cura di Mariella Fiume e Maria Parisi estraggo importanti notizie sulla vita del Cantastorie e dei suoi rapporti con la nostra Città. Evito di riportare la straordinaria vita di Orazio Strano, raccontata dal figlio e concentro la mia attenzione su un paragrafo dal titolo: “I cartelloni di Vincenzo Astuto”: Mio padre aveva un pittore personale che si chiamava Vincenzo Astuto, era di Messina, aveva 14 figli e molto bisogno di lavorare. Mio padre lo aiutava, lo mandava a chiamare e lui veniva col treno a Riposto e faceva i cartelloni che a me e mio padre durante l’anno servivano.

Mio padre gli suggeriva le scene, i personaggi del quadro, e subito lui li dipingeva con una mano sveltissima, figuratevi che in un giorno era capace di fare un cartellone ed acquarello di circa diciotto quadri… Purtroppo tutti i cartelloni di mio padre sono andati a finire in mano di questo e di quello. Ne ha lasciati circa dieci a Giardini Naxos, due dei quali, quello col “Carrettiere” e quello della “Suocera con la nuora”, sono esposti all’Ente del Turismo. Gli altri cartelloni, quello di “Giuliano” e di “Papa Giovanni”, dei “Paladini di Francia, di “Peppe Musolino” ce li ha un amico di mio padre… Infatti ogni volta che veniva a trovarlo, mio padre gli regalava un cartellone, che oggi vale un patrimonio. Immaginate quale era la generosità di mio padre! Rispettava molto questa persona che si dimostrava un suo estimatore e diceva che avrebbe scritto la sua biografia e una volta mio padre gli regalò anche un carretto siciliano e glielo portò con un camion fino a …”. Da questa descrizione ho cancellato, per ragioni di riservatezza, il nome e la Città di residenza del probabile possessore dei cartelloni, che Orazio Strano ha generosamente regalato.

Prima di scrivere dei miei contatti con il giornalista, amico del Cantastorie, e con Vincenzo Astuto, Messinese, e la sua Famiglia, ecco come il Signor Leonardo Strano chiude il racconto della vita del padre Orazio, dopo aver accennato alla sua morte: “Verso le 13,30, il 16 Dicembre 1981, mio padre mi telefonò: -Vieni, vieni che sto male.- Stavo mangiando, lasciai il cibo nel piatto, mi recai a casa sua e lo trovai mezzo morto per terra con il telefono staccato e la chitarra in mano… La sera la Rai Uno dava la notizia della scomparsa di Orazio Strano: - E’ morto il cantastorie di Sicilia.- Tutti i giornali e tutte le TV italiane ed estere diedero la notizia, che l’Ansa diffuse in tutto il mondo… Questa è la biografia di mio padre che io racconto per la prima volta affinché veda la luce in questa rivista, perché tante persone si ricordino ancora di Orazio Strano. Sono cose che mi ero riservato di dire in esclusiva.”

Qui di seguito, estratta dal giornale “La Sicilia” di Venerdì 18 Dicembre 1981, la notizia della morte di Orazio Strano, scritto di Giuseppe Di Bernardo:

“E’ MORTO A 78 ANNI IL CANTASTORIE ORAZIO STRANO”

“Il gran cuore di Sicilia”

E’ morto Orazio Strano, la voce mitica della Sicilia popolare. Il più grande cantastorie di tutti i tempi si è spento nella sua modestissima abitazione di Riposto, con accanto il figlio Leonardo ed il dott. Nino Scandurra, il regista di Naxos che era riuscito a farlo ritornare a cantare dopo il volontario isolamento dalla società che lo ha “pugnalato alle spalle”.

Un’improvvisa emorragia interna, per l’uomo che sembrava avere tutti i mali del mondo, racchiusi dentro il suo fragile corpo paralizzato fin dalla giovinezza. Se ne è andato all’età di 78 anni, conservando fino all’ultimo, pur nella disperante condizione di una vita ingrata ed amara, una insaziabile sete d’amore ed un ingenuo e disincantato bisogno di cantare il gran cuore della sua terra. Se ne è andato povero, come i poeti antichi, povero e solo con i suoi versi e le sue canzoni.

Con lui muore il cuore della Sicilia antica, della quale Orazio Strano ha cantato, riallacciandosi alla cronaca di ogni giorno ed in essa trasfondendo gli slanci lirici della sua anima di poeta delicatissimo, il più struggente tormento, i desolanti abissi della condizione popolare, i sentimenti della gente comune. Un gran pezzo di Sicilia se ne va con lui, il cantore di Turiddu Giulianu e mille altre storie che hanno fatto cronaca e che sono diventate poemi per il tocco magico dell’arte immensa di questo cantastorie semianalfabeta. Le ultime apparizioni in pubblico Orazio Strano le ha fatte, l’Estate scorsa, a Giardini Naxos ed a Taormina. Fu circondato in quella occasione da un abbraccio popolare incredibile, entusiasta, testimonianza di una Sicilia che non lo aveva dimenticato.

Cantò a Naxos fino a mezzanotte inoltrata, lasciando il ricordo di quella sua voce amara e dolente che sembrava provenire da abissali sconforti. “Cantastorie ju sugnu, numinatu Razio Stranu…”. L’Omero di Sicilia, lascia il trainante esempio di una volontà indomita che ha beffardamente sconfitto il dolore, la natura ingrata e soprattutto quel tipo di umanità che lo ha depredato(lui che aveva inciso milioni di copie delle sue più acclamate produzioni) relegandolo nella miseria. Ci resta il suo ricordo e quei versi pregni di malinconia e di soave amore che fanno oggi scrivere il suo nome, da qualche parte, nella storia della letteratura e dello spettacolo, ma soprattutto nel gran libro di questa Sicilia che egli cantò con struggente amore: “Vogghiu ludari ccu li me canzoni a terra mia ca vogghiu tantu beni: l’omini forti comu li liuni, li donni beddi comu li sireni e zoccu c’è in Sicilia macari: lu suli d’oro, lu cielu e lu mari…” Lo accompagna nel suo viaggio verso l’eternità il canto di quel carrettiere che “partì di notti e si metti a cantari, canzoni beddi di cent’anni arreri”.

"Guseppe Di Bernardo”

Non mi è stato difficile rintracciare Vincenzo Astuto, pittore personale” di Orazio Strano. Messinese e con 14 figli, prima o poi sarei incappato in qualcuno di questa lunga discendenza. Dopo pochi tentativi di contatti telefonici andati a vuoto, mi ha risposto una parente, la quale, contenta delle mie motivazioni, mi fa sapere che Vincenzo vive ancora e che sarà felice di parlare della sua attività di pittore. Mi organizzo per incontrare il pittore che, alla veneranda età di 88 anni, potrebbe raccontarmi della sua collaborazione con Orazio Strano. Per rispetto alla sua età, dopo essermi presentato sull’uscio di casa, avviso la famiglia, delle mie intenzioni di incontrare il Pittore, dopo che gliene avessero parlato. Era di Domenica e sarei tornato la Domenica successiva.

Preparo una graziosa composizione di agrumi, i migliori, della mia campagna, da offrire al “vecchio” per sdebitarmi e fare gli auguri per le prossime festività di fine anno 1998. La Domenica 13 Dicembre busso alla porta, che si apre; mi riconoscono subito e mi viene comunicato che Vincenzo Astuto è in ospedale per problemi di salute. Rimando l’appuntamento a quando sarà possibile e consegno la cassetta di mandarini, arance e limoni, facendo gli auguri a tutti e al vecchio per una pronta guarigione. Pochi giorni dopo, passando dal quartiere dove abitava Vincenzo Astuto, vedo la strada infiorata di fiori calpestati, segno evidente di un corteo funebre. Don Vincenzo Astuto era morto senza che io potessi incontrarlo e parlare della sua attività di pittore dei quadri di scena del più famoso cantastorie di tutti i tempi.

Non mi restava che tentare di contattare il giornalista che, con la sola promessa di scrivere la biografia di Orazio Strano, si era guadagnato importanti cimeli da “Archeologia Teatrale”. Per l’unicità del suo nome, abbinato alla professione, ho subito individuato la persona che cercavo ed ho scritto: “Spettabile Signore. Sto tentando di ricomporre un mosaico, di cui lei potrebbe essere un prezioso e fondamentale elemento. Uso il condizionale perché con questa mia lettera le chiedo conferma o smentita, se la sua persona, condizione determinante, è quella giusta, quella che cerco. Se le frammentarie notizie di cui dispongo mi hanno indotto in errore la ringrazio, comunque, per la sua attenzione, e voglia prendere il tutto come uno scambio, mi auguro piacevole, di notizie. Il suo ruolo di giornalista mi induce a pensare che sarò benevolmente perdonato per questa invasione di campo, per il mio desiderio di conoscenza, per il disturbo arrecato. Le espongo una serie di fatti che farà risalire alle motivazioni della mia ricerca.

Con determinazione e passione mi sono tuffato in un progetto teatrale; la mia è una operazione di recupero, vera “Archeologia Teatrale”, dell’opera di Orazio Strano (1904 – 1981), cantastorie di Riposto (Catania). Su una rivista del 1990 “Le Nuove Effemeridi”, tra l’altro si legge, per voce di Leonardo, figlio di Orazio Strano: -…Gli altri cartelloni, quello di Giuliano e di Papa Giovanni, dei Paladini di Francia, di Peppe Mugolino, ce li ha un amico di mio padre, giornalista,…. Infatti ogni volta che veniva a trovarlo gli regalava un cartellone. Immaginate quale era la generosità di mio padre!.. Rispettava molto questa persona che si dimostrava un estimatore e diceva che avrebbe scritto la sua biografia e una volta mio padre gli regalò anche un carretto siciliano e glielo portò con un camion fino a …-“. Una paziente e certosina ricerca sugli elenchi telefonici d’Italia mi ha portato fino al suo indirizzo….Siete in pochi in Italia con questo cognome; in più lei è “giornalista” come afferma Leonardo Strano. Pur tenendo in conto l’errore di omonimia o inesattezze di memoria da parte del figlio, le chiedo se si riconosce come “estimatore” di Orazio Strano… In caso di risposta affermativa, il mosaico che sto componendo subirebbe un notevole impulso. In attesa di un suo segno, ringrazio per l’attenzione e le giungano cordiali saluti da Messina.”

Nessuna risposta mi è mai giunta. Da nessuno ho avuto un riscontro; ho telefonato a casa del giornalista, che era già morto, e la moglie mi ha trattato come un disturbatore. Ho scritto anche al figlio e non mi ha risposto. Sono convinto che in qualche scantinato di ……… siano conservati importanti opere d'arte disegnate a Messina da un artista sconosciuto, Vincenzo Astuto, che ha consentito ad Orazio Strano di esprimersi in un'arte eccelsa. …Comunque, mi sono scappati tutti. Ad avere una maggiore determinazione, sarebbe bello se i quadri disegnati da un Messinese per il più grande cantastorie di tutti i tempi, potessero ritornare a Messina! Come ho già detto, per me si può ancora considerare un “working in progress”.

Ultimamente ho desistito dal procedere verso un tentativo di recupero forse non impossibile. Alcune mie personali considerazioni mi fanno credere di non essere nel ruolo giusto per avere le maggiori possibilità di riuscita. Se esistono ancora, i Cartelloni disegnati da Vincenzo Astuto per Orazio Strano, potrebbero essere chiesti, almeno in visione, dalla Famiglia dell’Autore, sostenuta da organi istituzionali della nostra Città. Una richiesta al loro eventuale possessore, si vestirebbe di maggiore ufficialità, se avanzata non da un semplice Cittadino Messinese come me, con il pallino dell’”Archeologia Teatrale”. Tentare non nuoce; io posso mettere a disposizione la mia testardaggine fin qui dimostrata e, a trenta anni dalla morte di “D’Orazziu”, sarebbe il migliore modo di rendere omaggio a due Artisti che hanno contribuito alla diffusione nel mondo della più bella immagine della Sicilia.

Ecco “Menz’Austu Missinisi e grazie a tutti per l’attenzione.

  • MENZ’AUSTU MISSINISI
  • Versi di Orazio Strano (Riposto – Catania)

  •  Si m’ascutati , vvi vogghiu cuntari ‘na storia , mei carissimi signuri ,
  • ca tanti cosi vvi fa ricurdari e ‘nta lu cori vvi ‘nfoca l’amuri ;
  • jù , manu manu ca vaju ricurdannu , li scrivu e doppu vvi la vaju cantannu...
  •  
  • ‘Nsicilia fannu festi tuttu l’annu , ca non nni fannu ‘nta tuttu lu munnu ;
  • però mi dissi ‘na vota me nannu , vecchiu garibaldinu , chiaru e tunnu :
  • -Festa ppi quantu sia,munti o marina,essiri non po’ mmai comu a Missina.-
  •  
  • Fannu la festa a la Matri Divina , ca di Missina e du’ munnu è patruna ,
  • du’ Paradisu nobili riggina , ca grazzii ni fa e paci ni duna ;
  • e ccu ffidi di cori i Missinisi cci fannu ‘a festa e non vardunu spisi .
  •  
  • Di l’Isula , di tutti li paisi si partunu ccu ffidi , cira e rosi ;
  • sbarcanu puru ‘ddà li Calabrisi , purtannu a la Madonna tanti cosi ;
  • vecchi , giuvini , schetti e maritati si vidunu arrivari a la citati .
  •  
  • A ppedi nudi tanti ni ‘ncuntrati , òmini e donni vistuti puliti ;
  • ccu picciriddi ‘mbrazza carricati si vidunu , di cchiù , tanti mariti ;
  • ed è tali la granni cuntintizza , ca non sèntunu affattu la stanchizza .
  •  
  • Ognunu , poi , a la Chesa s’indirizza e comu trasi la testa s’appuzza
  • e ccu lacrimi all’occhi e tinirizza , vasa li pedi di la Madunnuzza ,
  • ca è la matri cchiù ppura e cchiù ccara , Matri binigna ca non c’è la para !..
  •  
  • La Madunnuzza , ‘ncima di la Vara , pari lu suli di la Primavera ;
  • li genti , appressu ad idda , su’ a ciumara e dognadunu fa la so’ prijera ,
  • ccu la cchiù granni fidi ca cci sia , gridannu ccu umiltà : - Viva Maria !.. –
  •  
  • Sempri d’accussì ha statu e accussì sia la festa di Missina , ch’è ‘na gioia ;
  • ogni cori s’abbrazza l’alligria e acquista fidi , scacciannu la noia ;
  • l’Austu Missinisi ha statu ‘ntisu , Missina , ‘nta ‘ddu jornu , è un paradisu !..
  •  
  • Lu Missinisi sempri ‘mpegnu ha misu , omu di cori , bbonu e gginirusu ;
  • la festa bedda ha fattu ed è precisu , ppi non lassari mai l’anticu usu
  • e mantiniri ccu precisioni di menz’Austu la tradizioni .
  •  
  • Tantu è putenti la divuzioni ca ‘pp’’a festa non vardunu quattrini
  • e ppi mangiari fanu cosi bboni , pirchì cci vugghi fidi ‘nta li vini ,
  • ppi la Madonna ch’è miraculusa , ca di lu Patreternu è figghia e spusa !..
  •  
  • ‘Ppi menz’Austu , a Missina si usa ( è cosa vecchia ppi lu munnu spasa )
  • spenniri li dinari a la rinfusa , ppi fari mangiarizzi in ogni casa
  • e , ppi divuzioni , li pirsuni mangianu jaddi e forza di muluni .
  •  
  • Lu Missinisi non senti ragiuni , ‘nta ‘dda jurnata si jetta lu beni ;
  • ogni pirsuna , gniaddu o sia ‘ncapuni si mangia e lu so’ usu lu manteni ,
  • ca la divuzioni è propriu chissa : jaddi e muluni doppu di la missa .
  •  
  • Vicinu lu giganti e ‘a gigantissa , gran populu si vidi misu a massa ;
  • la menti e l’occhi ad iddi ognunu fissa , talìa , ridi , discurri e assai si spassa
  • a lu vardari ‘ddi du’ gran pupazzi , auti quasi quantu du’ palazzi .
  •  
  • Li genti vannu fannu comu pazzi : cu sona o abballa e cu fa tanti sgrezzi ;
  • non sentunu ‘ppi nenti li strapazzi , pirchì , ormai , a ‘sti cosi su’ avvezzi ,
  • ca di l’antica usanza su’ fidili e trascurari non ponu lu stili .
  •  
  • A menziornu , ‘nta lu campanili , tutti li genti vannu a taliari ,
  • ccu l’occhi duci e l’anima gintili , vidennu cosi ca fannu ‘nciammari :
  • un liuni ruggisci , un gniaddu canta e a tali vista lu cori  s’incanta !..
  •  
  • Madonna bedda , Madunnuzza santa  , lu Vostru nnomu lu primatu cunta ;
  • riparatini a tutti ccu ‘ssa manta finu a quannu la morti non è ghiunta ,
  • ch’ogni Vostru divotu,ccu gran gustu,grida:-Viva Maria di menz’Austu!. –
  •  
  • Non sacciu s’haiu parratu strammu o giustu,lu sintimentu mi fa ddiri chistu:
  • ‘ppi mmia,propriamenti ppi ‘stu fustu,chissa è la megghiu festa ch’haiu vistu;
  • mi non s’affenni quarchi Sicilianu , ca accussì cridi e accussi canta STRANU!
  •  

Ullo Paolo


 

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