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Riti tribali e canzonette
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di Paolo Ullo.

Per merito dei grandi esploratori, la conformazione fisica del Pianeta Terra non riserva più luoghi sconosciuti. Se non è più tempo di esplorazioni o non c’è più nessuno che sia spinto dalla curiosità dell’ignoto, la ricerca del nuovo e dell’originale si è spostata sull’utilizzo dei luoghi già conosciuti. Il Mare, per esempio, da una spiaggia affollata in Estate, non suscita gli interrogativi che hanno ispirato Cristoforo Colombo.

Non so gli altri, ma di fronte ad una distesa sconfinata di acqua salata mi inchino riverente per la sua funzione di serbatoio di vita, elemento determinante nel ciclo dell’acqua, in società con suo compare, il Sole, un’accoppiata vincente dalla quale deriva tutto il resto. Altri pensieri mi suscita il Mare, mentre faccio compagnia a mio figlio che pesca con la canna, ma li lascio, se serviranno, per altre occasioni.

Non so gli altri, ma io non mi sento padrone del Mare immiserito dalla sua scoraggiante piattezza; mi sento più sicuro ed ho migliori rapporti con la montagna, stimolato sempre dalla curiosità di vedere cosa c’è dietro una “portella” o di spaziare con lo sguardo da una vetta.

In attesa del pescato, già pregusto il sapore di fritto di poche “ope” o tutto ciò che abbocca; io e mio figlio “usiamo” il Mare, entrambi rispettosi della sua immensità, in simbiosi, lui pesca ed io mangio… Questa lunga premessa per dire che non tutti la pensano come me… E meno male, altrimenti che piatto e scialbo questo mondo sempre più alla ricerca di emozioni forti, non importa come esse vengono procurate!.. Al di la dell’uso vacanziero, terapeutico, sacrosanto diritto alla cura del corpo e della mente, non potendo cavalcare le onde come Nettuno o una Sirena, padroni solo di un pezzo di bagnasciuga, c’è chi si è lanciato in una gara per l’uso più stravagante della battigia. In mancanza di nuove terre da raggiungere, resta solo la possibilità di servirsi del Mare come scenario delle nostre Estati roventi.

Fino a non molto tempo fa esisteva quella variopinta, bizzarra, ma innocua figura del “tipo da spiaggia”, quasi sempre spinto a fare il buffoncello per un corteggiamento amoroso a distanza. Quelle poche volte che il tentativo di attirare l’attenzione della persona destinataria delle scimmiottate riusciva, l’impresa veniva poi ricordata come in una famosa canzone: “In spiaggia ho fatto il pagliaccio, per mettermi in mostra agli occhi di lei…”.

La stessa tecnica di corteggiamento è ancora usata, innocentissima, quasi nostalgica, in confronto ad altri “fenomeni da spiaggia”, lontanissimi da manifestarsi per scopi amorosi da “aria ruffiana e leggera da Sabato sera”, come evidenzia garbatamente un’altra canzone. L’ultimo fenomeno da baraccone, preoccupante, sembra aver contagiato  moltitudini sempre più crescenti e sembra candidarsi a movimento popolare, a diventare moda, nel senso che se non la segui sei fuori o antiquato, non al passo coi tempi.

Nel passato altre moltitudini, tralasciando quelle bibliche o quelle raccolte da Papa Giovanni Paolo II, hanno creduto di potere cambiare il mondo, sostenute da nuove e rivoluzionarie correnti di pensiero, motivate da disagi e insofferenze; qualcuna ci è riuscita, altre no. Quelli dell’”Isola di Wighte”, i sessantottini del Quartiere Latino a Parigi, i “Figli dei Fiori” a Woodstock, anche se non hanno cambiato il mondo, almeno gli hanno dato una scossa.
Anche se il paragone non calza ed è distante anni luce, altri raduni stanno maturando sulle spiagge di casa nostra; da questi segni che di rivoluzionario non hanno niente, non c’è da aspettarsi nuove filosofie, tendenze o lotte per un mondo migliore ma solo degrado e nulla più.

Dai “tipi da spiaggia” si è passati alla “folla da spiaggia”, anonima come i soliti ignoti, dentro la quale si nascondono maniaci del protagonismo più deleterio. Per gli amanti delle “notti brave”, la “notte dei falò”, da quel che si è visto e detto, è diventata l’occasione per furoreggiare impuniti fra fumo, fuoco e arrosti bruciati. A differenza di una più sana e casereccia sagra paesana, il popolo della notte si è dato convegno la notte di Mezz’Agosto, raduno o meeting, dipende, per ripetere in ritardo il rituale antico del fuoco del Solstizio d’Estate, non per propiziarsi un’annata di ricchi raccolti nei campi e neanche per invocare la pioggia con riti tribali, attorno ad un Totem dalle forme mostruose. La Storia ha registrato altre notti con titolo specifico, ad una di esse, “La Notte dei Cristalli” assegna la scintilla del più aberrante sterminio concepito dalla mente umana. Niente paura!... Da una “Notte dei Falò” può solo innescarsi un “crescendo” di balordaggine, di bottiglie di alcolici,  rotte dopo averle vuotate, e duelli rusticani.


In attesa di rinnovare il lamento di un’altra famosa canzone, “Il mare d’Inverno, qui non viene mai nessuno a farci compagnia”, gustiamoci questi ultimi scampoli di stagione balneare. Chi ha da fare il “Tipo da Spiaggia” si prepari per la prossima Estate; ci faccia sapere se il corteggiamento è stato premiato con un bacio o respinto con un sonoro schiaffone, sempre meglio che lo squallore di una “Folla da Spiaggia” che ha solo dato fastidio, seminando spazzatura.
Ullo Paolo


 

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