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La Casa dello Studente o degli spiriti.
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L’ultima “Notte della Cultura”, la seconda, in forte contrasto con l’aspetto salottiero della Città, il buio e le serrande abbassate della Casa dello Studente mettevano tristezza. Come una Cenerentola non invitata ai balli di corte e fuori circuito dai numerosi luoghi delle manifestazioni, quella casa chiusa in via Cesare Battisti mi è sembrata la negazione del motivo conduttore di quella notte d’Inverno. Passando, non mi sono chiesto quali saranno stati i motivi del suo oscuramento, ho cercato di immaginare gli entusiasmi alla sua apertura, in una Città più ospitale, disposta all’accoglienza ed all’investimento nel suo futuro.

Non serve sapere perché la Casa dello Studente è diventata “degli spiriti”, né si sta implorando la riapertura; la sua chiusura preoccupa come altri segni di cessazione di attività. Pur tenendo conto del cambiamento dei tempi, l’Isolato 141, nel tessuto urbano della Città, prima di rientrare in fantasiose nuove destinazioni d’uso o, peggio ancora, nel mirino di spalamacerie, non ha ancora perso la valenza di edificio per la quale è stato costruito. Ci sono le scuole e gli studenti costretti ad un pendolarismo sempre più esasperato; in mancanza di un punto di riferimento, occorre provvedere diversamente e le soluzioni non mancano o scoraggiano come in passato. Non tutta la classe studentesca è di “altobordo” o in questa sottospecie si trovano solo menti eccelse o meritevoli di essere incoraggiate allo studio; ad altre categorie potrebbe far comodo alloggiare in abitacoli antesignani dei più altisonanti “college”.

E’ vero che nuovi intendimenti nel mondo della scuola, mirano a regolare la gestione di una sempre più folta popolazione scolastica, ma la chiusura di una Casa dello Studente non deve contribuire al proliferare di una lotta di sopraffazione, ad una selezione basata su fattori economici. Appare scontato e declamatorio affermare che il diritto allo studio è un segno di civiltà e di progresso; non fa male ricordarlo, specialmente in previsione della prossima, ennesima, “Notte della Cultura”. Anzi, se ciò potrà servire a riaccendere le luci all’angolo fra via Maddalena e via Camiciotti con la via Cesare Battisti, la Casa dello Studente potrebbe far parte di quel pacchetto di edifici in disuso, vera Archeologia Culturale, nei quali si è costruita la Storia della nostra Città. Lontano dall’essere un “fondaco” per viaggiatori d’altri tempi, la Casa dello Studente, prima di divenire “degli spiriti”, è stata di grande utilità a chi se ne è servito per realizzare un sogno, un’aspirazione o semplicemente per un soggiorno goliardico.

Dopo aver contribuito, accogliendoli, alla riconoscenza di una moltitudine di studenti verso tutta la cittadinanza, quella “casa chiusa”, prima che suoni come una equivoca definizione d’altri tempi, non merita di essere rifugio per topi o segno di dismissione. Molti, come me, si riterranno fortunati di aver studiato nell’ex Ospizio Cappellini, oggi Liceo Archimede; per un riciclaggio inverso, la “casa chiusa” dell’Is. 141, se non ritornerà più Casa dello Studente, o strumento al servizio di Messina, che non diventi una Casa di Riposo, un “De Profundis”, per quella cultura tanto decantata in una sola notte d’Inverno. Ogni volta che passo da via Cesare Battisti, mi ripeto, come in una famosa canzone, che “è quasi mezzanotte, si spengono le luci di quell’ultimo Caffè…” e poi, più buio di mezzanotte non potrà fare.

Ullo Paolo

 

 

 

 

 

 


 

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