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Allerta!... Allerta!...
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di Paolo Ullo

Fra le nuove tendenze linguistiche sta prendendo sempre più piede uno strano modo di definire il nostro rapporto con i fenomeni meteorologici; per colpa o merito di moderne tecnologie, il decorso di una turbolenza atmosferica è prevedibile con sufficiente precisione.

Lontana da una ordinaria prudenza suggerita da proverbi e modi di dire, l’”Allerta Meteo” suona lugubre e premonitrice di tristi conseguenze, come per un attacco aereo in tempo di guerra, annunciato dallo stridio di sirene gracchianti. Ne sanno qualcosa gli abitanti dei villaggi devastati dall’alluvione del 1 Ottobre 2009, ai quali giova poco alla loro tranquillità il detto “con la pioggia e con il bello, non lasciare mai l’ombrello”, mentre, con un’acustica bitonale da gallina strozzata, viene annunciato che piove. La pioggia non è un bombardamento devastante o una idrometeora dalla quale difendersi fin dalla sua prima manifestazione; tutto ciò che viene dal cielo non è un segno cattivo o una punizione per le nostre malefatte.

Estraggo dall’introduzione di un mio scritto, una visione meno istintiva e più razionale su fenomeni naturali considerati di disturbo alle nostre esigenze quotidiane:

 “L’acqua, elemento vitale, preziosa, abbondante e rara, non uniformemente distribuita, devastatrice per mancanza ed eccessiva quantità, nel suo viaggio di ritorno al mare ha da sempre dovuto pagare un pedaggio, diritto di passaggio sulla terra. Sia essa sorgente, fiume, torbida o limpida da potersi bere, deve prima servire a noi abitanti della Terra, compatibilmente con le rigide leggi della meccanica dei fluidi, prima di tentare di diluire, vanamente, la salsedine dell’immenso serbatoio dal quale è venuta.

Il suo transito, mansueto o scalpitante, attraverso la nostra città, in passato ha turbato il sonno di cittadini ed amministratori che ci hanno preceduto. La sua assenza ha provocato incubi e drammi, sviluppando soluzioni per farla giungere docile, benefica e ristoratrice.”
A ciascuno la sua visione, con relativo grado di fastidio o impedimento, su una pioggia più o meno intensa; a ciascuno il suo modo di difendersi da un Sole cocente, da una violenta sciroccata o da un gelido vento di tramontana, tutte prove alle quali ci sottoponiamo per abituare il nostro corpo e i nostri sensi a reagire a sollecitazioni esterne.

Per un eccesso di zelo o di prudenza, pura e semplice azione diseducativa, l’esercizio alla difesa dagli agenti atmosferici è sempre più ostacolato da clamorose e spettacolari azioni preventive, alle quali le Amministrazioni o i gestori del territorio si sentono obbligati a ricorrere da ragioni giuridiche del tipo: “Noi lo abbiamo detto”.

E’ certamente una buona azione avvertire dell’arrivo di una violenta perturbazione; può andar bene dare consigli, ma non si può impedire a dei ragazzi di misurarsi con una ordinaria o straordinaria pioggia, solo perchè andando a scuola, o chi li accompagna, saranno di impedimento alla circolazione stradale.

Ogni singolo studente, o chi lo accompagna, valuterà opportunamente il grado di rischio, se andare o no in una classe scolastica, o uscirne, in edifici costruiti con criteri di sicurezza. Stravolgendo il senso dell’allerta, quella “meteo” sa di burocratico e di un tentativo di parare al meglio un ruggito della natura imponendo degli obblighi; l’allerta è un segnale di attenzione, ad usare cautela, a stare più attenti, affrontando un probabile pericolo.

Si usava un tempo fra le sentinelle di guardia, come grido di controllo reciproco e invito alla vigilanza, “All'erta!..’ - All'erta sto!..”; è questo un grido di crescita per i ragazzi che avranno da affrontare, durante la vita, difficoltà ben più grosse di uno sguazzare in acqua color caffèlatte.

E’ vero che l’acqua piovana, prima di giungere al mare, deve superare troppi ostacoli di sussidio alle nostre esigenze e dall’impatto solo noi ne usciremo sconfitti. Prima di lanciare il prossimo “Allerta Meteo”, camuffando l’impossibilità di gestire un’alluvione dalle conseguenze imprevedibili, sarebbe meglio affidarsi all’istinto, al fiuto del pericolo che, se non esercitati, formeranno generazioni incapaci di ribattere “All’erta!.. All’erta sto!...”.
Ullo Paolo

 

 


 

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