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di Paolo Ullo

Parafrasando il titolo di un famoso film “Western all’Italiana”, nel quale l’accanimento dei protagonisti si concentrava sul possesso dei dollari, tenteremo una analisi sull’uso e abuso del territorio che appare evidente dopo ogni più o meno intensa pioggia alluvionale. Certo, dove siamo nati o abitiamo, vorremmo dominare ogni minimo fazzoletto di terra, padroni assoluti di tutto ciò che indica possesso e segno di padronanza. Allo scopo va bene anche un pollaio; ma più che un pratico ed utile bisogno di uova fresche di giornata, a volte la costruzione è un messaggio in codice, per dire “alla larga, qui comando io”.

Come se non bastasse l’opportunismo immediato dei singoli, lieti di essere stati capaci di aggirare gli ostacoli di legge, lascia perplessi l’avallo che le istituzioni danno, con più o meno leggerezza, alle manomissioni sul territorio: ponti, strade, case, palazzi o carrabili di campagna che siano, l’alterazione che ne deriva, nel bene e nel male coinvolge tutti. La controparte, mai interpellata, quando può e deve, presenta il conto. Nessuna meraviglia se pesante ed apparentemente irriguardoso delle nostre esigenze lillipuziane; gli ultimi conti, i più salati della nostra Storia recente, ci sono stati presentati con le ultime recenti alluvioni, il 1 Ottobre 2009 e il 22 Novembre 2011.

Se tutto ciò che segue potrà servire da memoria e a non presentarsi alla cassa impreparati, chi vuole può andare avanti nella lettura, senza dover dare agli scritti il lugubre monito delle Cassandre o di un uccellaccio del malaugurio. Attraverso più o meno brevi flash di pensiero, affideremo alle parole il potere scaramantico di esorcizzare un fiume o torrente in piena affrontandoli, almeno quelli già noti e conosciuti, con la memoria.
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L’ALLUVIONE DEL 14-16 SETTEMBRE 1948

Estratto dal “NOTIZIARIO DI MESSINA” del 16 e 17 Settembre 1948

Ingenti danni in città ed in provincia
Prodotti dalle piogge alluvionali
Torrenti in piena che straripano – Interrotta la nazionale Messina – Palermo, sul torrente“Muto”- lo stabilimento “Laterizi Siciliani, fortemente danneggiato e minacciati gli stabilimenti Bosurgi e Pilato – Un annegato a S. Stefano di Briga? – Un allagamento a Camaro provocato da materiale abusivamente ammassato. L’inconveniente era stato già stato segnalato all’autorità competente – Deragliato il rapido Catania – Messina
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La pioggia torrenziale, che ieri è continuata a cadere per lunghe ore, ha provocato nuovi danni in città, nei villaggi e nei comuni vicini. I vigili del fuoco che dal giorno avanti non avevano avuto un giorno di riposo per accorrere nei posti dove la loro opera era necessaria, hanno dovuto compiere veri miracoli di abilità e di prontezza. Abbiamo dato ieri notizia dello straripamento del torrente Mili, che allagando la rotabile in alcuni punti, ha interrotto per lunghe ore il transito e solo a tarda sera i vigili riuscivano a rendere transitabile la strada sgombrando il materiale che ostruiva il corso delle acque costruendo argini provvisori.

Secondo una voce posta ieri in circolazione, ma che non è stato possibile controllare, danni ben più gravi si sarebbero verificati a S. Stefano di Briga, dove nelle campagne allagate, sarebbero periti numerosi capi di bestiame. Non si hanno più notizie e si sono perse le tracce di un contadino, probabilmente annegato e trascinato dalla furie delle acque dalla Fiumara del Soprano.

A S. Stefano Medio i danni, come abbiamo gia detto ieri, sono stati assai rilevanti, perchè a causa degli allagamenti delle case, numerosi capi di bestiame sono annegati. Nella via Comunale la rottura del muro di argine, in contrada Roccaceli e la minima altezza del muro stesso, hanno consentito alle acque di straripare facilmente allagando lo stradone e le abitazioni.

Scene di vero panico si verificavano dovunque e l’attività lodevolissima di alcuni animosi permetteva il salvataggio di donne e di bambini.
Anche a S. Stefano Medio sono state danneggiati fortemente i terreni, mentre nel vicolo Madonna delle Grazie una casa era tanto allagata che per dare sgorgo alle acque, che minacciavano la stabilità della casa stessa, è stato necessario rompere un muro.
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Sua maestà “’u ciumi” è ricomparso. L’ultima volta si era fatto vedere e sentire con il suo sordo boato all’alba del Capodanno 1972, dopo che l’intera notte a cavallo fra il 1971 ed il 1972 una sciroccata di inaudita violenza si era abbattuta su tutta la Sicilia…
Quelli che di torrenti in piena ne avevano visti tanti dicevano che quello in corso era un fiume grosso sì, ma non come nel Settembre 1948. Il “’48”, nonostante gli anni trascorsi, ritornava alla memoria con il suo sordo boato ogni volta che le acque limpide del torrente diventavano color caffè-latte, in un giorno qualsiasi dell’anno, improvvisamente.

Acqua, tanta acqua era caduta tutta la notte e continuò a cadere intensa anche dopo l’alba; turbinava prima di andare a cozzare violentemente…
Il sole doveva già essere alto nel cielo; erano quasi le nove del mattino, ma la luce non passava impedita da dense nuvole nere e dalla pioggia turbinante. Ancora non si poteva andare a vedere il fiume perché pioveva troppo forte. A giudicare dal rumore si poteva dire che il fiume aveva cominciato la sua lenta azione demolitrice…


I bambini non sapevano se essere contenti perché quel diluvio aveva loro impedito di andare a scuola oppure preoccuparsi di ciò che stava succedendo. Avevano sentito parlare del fiume in piena nei racconti dei loro nonni e dei genitori e adesso giungeva alle loro orecchie un sibilo continuo, mai sentito prima. Che sia questo il castigo divino per i bambini cattivi, tante volte minacciato dai grandi?...
Il fiume doveva essere veramente forte, ma chi poteva andare a vederlo con quella pioggia violenta e incontrollabile? Passerà, come sono passate le altre giornate da “fiume”. A tratti la luce del giorno riusciva a filtrare più intensa fra le nuvole turbinanti. Era questo il segno di prossime schiarite; ma lassù sui monti c’era ancora il buio…
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Rileggendo nella nostra memoria “i Ciumi” che si sono succeduti nel tempo, alla fine si somigliano tutti, come in una replica senza fine, con piccole varianti, dettagli, che comunque non servono a dare loro l’impronta dell’unicità. Passata la furia delle acque, dimentichiamo presto il fenomeno e non ci pensiamo più fino alla successiva violenta sciroccata.

Il fiume, quello conosciuto, non turba più i nostri sonni, lo abbiamo messo in archivio; brutto per quanto sia stato, è ormai acqua passata. Non serve neanche l’ossessivo confronto con il “48”, da parte di chi c’era, a ricordarci che ci potrebbe essere di peggio; questi brevi lampi di memoria non hanno il sopravvento sull’immagine più familiare di un fiume tranquillo, asciutto, polveroso e decorato di ogni forma di rifiuti. Per molti di noi il fiume del ’48 resta uno sconosciuto; anche leggendo le cronache d’epoca, per chi non l’ha vissuto, il ’48 è sempre acqua passata, roba da archivio e non fa più paura.

Non possiamo leggere nel futuro, né abbiamo il diritto di tentare previsioni da salotto sul fiume che verrà, quello sconosciuto, quello che neanche le acque che verranno conoscono. Come sempre, come quelli che lo hanno preceduto, da che mondo è mondo, il prossimo “Ciumi” obbedirà alle rigide regole della Meccanica dei Fluidi, tutte argomentazioni da manuale di Ingegneria Idraulica…


Il fiume prossimo a venire, quasi, quasi lo vorremmo già andato in scena, per tirare un gran, liberatorio, sospiro di sollievo, per poter dire che tutto si è risolto con una purgativa e purificatrice corsa verso il mare. Accetteremo, comunque, come fenomeno della natura, riverenti, in osservanza al disegno del suo Creatore, il prossimo “Ciumi” che verrà.
***
Con un tuffo nel remoto passato, la lettura della cronaca della più spaventosa alluvione documentata nel territorio Messinese deve far riflettere; se ha provocato la morte di oltre un centinaio di persone nel 1846, sullo stesso circondario dell’alluvione del 22 Novembre 2011 e con una diversa densità di popolazione di quella di oggi, evidentemente ha raggiunto livelli di intensità a noi sconosciuti. Il “Racconto su la inondazione del 30 Settembre 1846 nei dintorni di Messina” di Gaetano Cartella è già stato pubblicato su www.messinaierieoggi.it . Lo scritto è conservato alla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana e dà l'immagine della forza della natura; la cronaca è spaventosa ed il cronista è lontanissimo dal giornalismo rampante ed irriguardoso dei giorni nostri. Anche in quella circostanza si imputavano alla manomissione del territorio gli effetti devastanti di una straordinaria pioggia di fine Estate, con queste parole:

“Grave cagione di si compiuta rovina fu il dissodamento dei monti, e ne fan fede la molta terra e gl'innumeri e smisurati massi di che ogni giardino venne dal fiume ghermito. Osserveremo inoltre, che per ordine di cose, il torrente come più si avvicina al mare, deve rendersi più alto per le acque che nel suo corso a lui si uniscono.

Ora le acque del Floripotoma che prima s'innalzarono fino a palmi ventidue, pel che giunsero a varcare alti baluardi che rimasero sotterrati dalla terra e dai massi; dopo molto corso non alzavansi che a dodici palmi; ciò potentemente dimostra che le acque erano brevi e che il fiume rendevasi gigante e rovinoso per la terra e pei sassi che dalle coltivate montagne seco menava. Dippiù arrogi, che su i terreni innalzati per la nuova terra dal fiume trasportatavi, nei dì seguenti vi si camminava senza affondare; con che si detegge che la terra acconcia a coltura scorreva distemprata nell'immensa colonna delle acque, e che i massi e i ciottoli venivano a ristarsi a misura che le acque correvano. Ora se a queste cagioni principalmente non si provvede, altre e più dannevoli inondazioni distruggeranno onninamente quelle amenissime contrade”.

Ritorniamo al presente. I torrenti, i “fiumi” o Fiumare, come li definisce l’Istituto Geografico Militare, sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni, “calmi e placidi”, come altri loro più imponenti e famosi fratelli maggiori, quando non piove; sempre più stretti e defraudati di metri quadrati di loro esclusiva proprietà. Se è valsa la pena averli sfidati e sfidarli ancora a nostro uso e consumo, per una piazzola di sosta, una piccionaia, una copertura per angolo giochi o una carriola di calcinacci, staremo a vedere al prossimo conto spese, sperando che non sia salatissimo.

Ullo Polo


 

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