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Abusivismo perpetuo.
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di Paolo Ullo

Dietro ogni “cambio di destinazione d’uso” mi immagino, perché non sono del mestiere, tutto un fermento per riportare alla legalità i vizi di forma di una costruzione già nata senza le carte in regola. A questo accomodamento edilizio non è sfuggito quasi niente in questa Città legalizzata “a posteriori”. L’esempio più eclatante, monumento a questa “Città abusiva”, non è una baracca messa su in una notte, in un remoto angolo, lontano da occhi indiscreti; l’”Abuso per eccellenza” sta in Piazza della Repubblica, ed è stato “legalizzato” dal Comune di Messina.

Quel Palazzo, “Satellite” della Casa Madre, sarebbe stato un peccato demolirlo, dopo aver fatto finta che non si stesse costruendo. Da quel labirinto, che fa impallidire quelli di mitologica funzione, ci siamo passati tutti, dalle prime vaccinazioni, ad altre pratiche correnti di ordinaria burocrazia cittadina, fino all’ultimo censimento della popolazione. Sempre meglio che averlo visto crollare sotto i botti implacabili degli esplosivi, ai cittadini Messinesi, il “Satellite” è anche servito per fare pratica di orientamento in un groviglio di corridoi, camere e mancati appartamenti a stanze variabili, secondo le esigenze di acquirenti di rango.

Ce l’abbiamo ed ormai è patrimonio collettivo della Città, come l’astro, attorno al quale ruota e funge da decentramento amministrativo, il Palazzo Zanca, anch’esso elevato al ruolo di Palazzo Municipale e Casa di tutti senza i crismi di immacolata legalità.

Nel Dicembre 1912 la Commissione Edilizia, incaricata di sorvegliare sugli sviluppi di un concorso nazionale per il nuovo palazzo municipale, solleva dure critiche sui retroscena che hanno portato alla scelta del Progetto presentato dall’Ingegnere Zanca. Una Commissione governativa aveva giudicato vincitori del Concorso Nazionale due progetti, dei quali non faceva parte quello dello Zanca, ed in un Concorso di secondo grado, era prevalso il Progetto dell’Ingegnere Calderini. I dettagli dell’ingarbugliata vicenda sono riportati sulla Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 18 Dicembre 1912 al titolo “Il Comune è assente. Difendiamolo!”


Dell’ultimo e più clamoroso “cambio di destinazione d’uso” è stato fatto oggetto il Palazzo della Cultura o di Antonello, il quale, con il suo mezzobusto, dopo aver assistito alla fuga di Uffici Comunali verso il “satellite”, si ritrova il Palazzo, a lui dedicato, invaso da migranti burocrati. Povero Antonello da Messina!.. Nel suo Palazzo sperava di vedere confluire tutti quei “facenti cultura”, che danno anima ad una sonnolenta Città, o la smembrata Memoria Storica di Messina, conservata, chissà dove e chissà come, in locali presi in affitto in eterna provvisorietà e fatiscenza.

I “facenti cultura” continueranno ad arrangiarsi, sopravvivendo, alla meglio ed in ogni dove; la stessa cosa non potrà fare una considerevole, in parte unica, fetta della Memoria della Città che attende, da anni, un trasloco nel Palazzo, sua naturale, e di diritto, destinazione. Per parecchio tempo ho attinto informazioni all’Archivio Storico del Comune di via Catania, fino a che, dopo la sua “temporanea” chiusura, ho brancolato nel buio, lasciando incompleta e lacunosa una mia ricerca. Non ritenendo di essere pesante nel giudizio ho lamentato che “Altre tracce potrebbero ancora essere reperite, se quel vasto Archivio Storico del Comune sarà reso ancora fruibile in quel tanto atteso Palazzo della Cultura e non lasciato marcire per sempre in umidi scantinati, chiusi per non mostrare vergogne.” Prigionieri della muffa, i libri ed i documenti di quel che è stato … Lo sarà ancora?... l’Archivio Storico del Comune, me li immagino in fuga disperata dagli scantinati di via Catania verso più degni locali, forse, abusivamente occupati.

Imploranti, chiederanno ad Antonello da Messina un posticino in quel nuovo e moderno labirinto a lui intitolato, riedizione del Palazzo Satellite che, si spera non necessiti di legalizzazione o cambio di destinazione d’uso, a seguito di abusivismo edilizio, ma stavolta preso di mira per “occupazione abusiva”. Come per gli alloggi di una casa popolare in via di assegnazione, gli spazi del Palazzo Antonello spettano prima ad “aventi diritto” e poi a transfughi in cerca di locali più soleggiati e panoramici. Prima che l’umidità e la puzza di stantio fagocitino per sempre il profumo della storia di quel che è stato, fino a pochi anni fa, l’Archivio Storico del Comune di Messina, offro la mia manodopera di cittadino, per un trasloco urgente e necessario. Tutto quello che è sopravvissuto a terremoti e guerre, più o meno mondiali, potrebbe soccombere nel fango di una alluvione, o ritenuta tale,  originatasi a seguito dell’otturazione dei tombini di deflusso di acque piovane, che potrebbero prendere la via degli scantinati dove è “conservata”, per modo di dire, la Storia della Città.

Non credo che materiale bibliografico, o documentazione rara ed unica, già decomposto dall’incuria, potrà suscitare solidarietà postuma, “a posteriori”, come dopo l’inondazione dell’Arno a Firenze nel 1966. Dopo una prossima ventura alluvione di casa nostra, eventuali abusivi, transfughi e rifugiati nel caldo ventre del Palazzo della Cultura, piangeranno lacrime di coccodrillo, per non aver saputo, potuto o voluto dare ricovero, per merito o beneficenza, alla Storia dei nostri antenati. La Città, che già piange di rabbia, li esenta da forme teatrali di commozione, li invita a rimboccarsi le maniche adesso, subito, perché, dopo, sarà inutile calzare gli stivali.

Ci fu un tempo in cui il decentramento amministrativo, nei Villaggi di periferia, passava per quella necessaria figura del Delegato Municipale; un suo corrispettivo moderno potrebbe essere il “Delegato Culturale” che curi i rapporti e indirizzi, abitando lontano, verso la Casa Madre della Cultura della Città di Messina, che non è una Casa Popolare, con tutto il rispetto per Antonello da Messina. Fra le tante forme di abuso, certamente quello di Cultura, non farebbe male, anzi onore, alla nostra Città. Prima di mettere in cantiere la prossima Notte “a tema”, l’Archivio Storico del Comune implora pietà e chiede di non listarla a lutto, se, nel frattempo, gli toccherà di morire, per morte procurata.
Ullo Paolo
  


 

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