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Nel degrado e nell'abbandono una chiesa bizantina a Pezzolo
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di Nino Principato

Non capita tutti i giorni di trovarsi a tu per tu con una "Cuba" bizantina in territorio messinese, evento eccezionale e di una rarità inaudita dal momento che, organismi chiesastici di questo periodo, in Sicilia si contano sulle punta delle dita di una mano. A Pezzolo, Casale medievale a sud di Messina. sulle alture che dominano l'abitato sta scomparendo, ad opera dell'implacabile stillicidio del tempo, un'importantissima testimonianza di architettura pre-normanna, sconosciuta perfino agli studiosi di storia locale.

La costruzione è situata all'interno del cosiddetto "Burensatico di Pezzolo", un immenso immobile rurale di proprietà del Comune di Messina. L'etimo burgensatico deriva dal latino medievale e secondo D. Capozzo, quando il Gran Conte Ruggero il Normanno si impossessò, per diritto di guerra, dei feudi degli ottimati saracini, non si appropriò dei terreni allodiali o, burgensatici che, al contrario dei feudali, appartenevano ai cittadini denominati, dal teutonico bourg, burgesi.

Il Burgensatico di Pezzolo ha, pertanto, origini antichissime ed era una forma di proprietà su cui venivano esercitati taluni diritti da parte della collettività (Usi Civici). Dopo il 1960, a causa della crisi dell'agricoltura, i t

erreni furono abbandonati e gli affittuari non pagarono alcun canone al Comune di Messina che, stante la ultraquarantennale morosità, risulta ancora proprietario dei terreni. Unica opera attualmente presente nel Burgensatico consiste nella forestazione della superficie di ettari 112,26,04 effettuata dall'Ispettorato Forestale.

Detta superfìcie, occupata dalla Forestale "fino ad impianto affermato", nonostante che da moltissimi anni il bosco è giunto a maturazione, non è stata ancora restituita al Comune. La mancanza di ogni insediamento umano, gli incendi, il pascolo abusivo, la tormentata orografia caratteristica dei Peloritani, la libera azione delle forze naturali, oggi offrono all'osservatore lo spettacolo di una natura aspra che, a volte, presenta aspetti di selvaggia bellezza. Ben 200,00,00 ettari pari a 2.000.000 di metri quadri di antica proprietà comunale in balia di nessuno.

Come si è detto grande importanza ha, per la sua antichità e per la sua rarità in Sicilia, la "Cuba" di età presumibilmente bizantina che è stata trasformata, nel Settecento, in chiesa ad unica navata dedicata alla Madonna di Loreto.

 

L'insediamento religioso, che ha dato il nome di Contrada "Rito" a la zona in cui sorge, testimonia di complesse vicende architettoniche che hanno interessato nel tempo soprattutto le strutture più antiche dell'edificio chiesastico. La denominazione probabilmente risale al secolo XVIII, epoca in cui l'attuale settore absidale subì notevoli rasformazioni e fu edificato l'adiacente convento. La configurazione planimetrica attuale della chiesa si può, infatti, ipotizzare derivata dall'innesto dell'unica navata in un preesistente organismo iboiato a pianta centrica sormontato da cupola.

Sul piano formale, quest'organismo centrico a pianta leggermente rettangolare (mt. 6,40 x 6,85) presenta all'esterno l'aspetto di una massa parallelepipeda sormontata da una calotta ellittica depressa che poggia direttamente sull'estradosso della copertura senza la mediazione di un alto tamburo. Con ogni probabilità, in considerazione del fatto che gli arabi consentirono il culto cristiano ma non permisero l'edificazione di nuove chiese se non il restauro di quelle esistenti, il santuario può collocarsi in epoca greco bizantina precedentemente alla caduta di Mazara (827) che segnò l'inizio della presenza musulmana in Sicilia (la dominazione bizantina, in Sicilia, durò dal 535 all'827).

Le poche Cube che oggi sono rimaste intatte sono quelle di Maccari o "Trigona" a Cittadella presso Noto; di Santa Teresa presso Siracusa e del San Salvatore presso Malvagna essendo ormai ridotte allo stato di rudere quelle di Jannazzo, di Sant'Anastasia e dell'Acquafredda nei pressi di R.indazzo. Edificate senza alcun dubbi i prima della dominazione araba in Sicilia e databili, secondo il Freshfield, tra il 700 e l'850, presentano la caratteristica pianta a trifoglio (cellae trichorae) e sono accomunate non soltanto dall'analogia dell'impianto ma anche dalle peculiarità stilistico-costruttive.

 

Il territorio in cui ricade Pezzolo, è stato oggetto di frequentazione nel periodo greco-bizantino e ciò è testimoniato dai cognomi di molti abitanti. I origine greca (Foti, Gullifa, ecc.) e della presenza di sacerdoti di rito greco orientale che in passato si avvicendarono nella reggenza di chiese nell'abitato come Santa Maria dell'Itria),oggi scomparse.

Nino Principato


 

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