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Maria Costa a "liberi e forti"
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Maria Costa nella sua casa di Case Basse Paradiso

La nota poetessa messinese Maria Costa è stata ospite di Mino Licordari nella puntata del 24 febbraio di liberi e forti.

Vi proponiamo in tre parti le sue più belle poesie recitate nell'arco della trasmissione.

Le sue poesie

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Pubblichiamo per concessione della Casa Editrice EDAS.

Maria Costa, messinese, trae dal rione delle Case Basse, dove è nata e abitual­mente vive, la linfa con cui motiva la sua scrittura. Il dialetto della sua gente è per lei l'unico vero cibo della sua anima, lo strumento che le consente di accostarsi alle radici dell'esperienza umana e di trasmetterne l'essenza senza disperdersi.

Coltiva con uguale interesse la poesia e la narrativa. Ha pubblicato: Farfalle serali (1978), Mosaico (1980), 'A prova 'i/l'ou (1989) e Cavaddu 'i coppi i 1993). Le ultime due opere sono uscite presso la Pungitopo di Marina di Patti ( Messina).

La Messina di Maria Costa è una realtà calata in una trama di umori, credenze, usi dai connotati inconfondibili. Della "sua" città, più che i fasti rinchiusi negli archivi della macrostoria, a lei interessa la realtà dagli esigui orizzonti entro i quali i protagonisti della "piccola storia" consumano la loro esistenza.

Nella sua scrittura non c'è nulla di intel­lettualistico o di astratto. Si prenda, ad esempio, il mare, una categoria che la Costa declina con un ampio registro di toni.

Per lei il mare è tante cose messe insieme: paesaggio che dà il senso dell'esistere, scrigno che custodisce le vicende del tempo, mistero a cui gli uomini dello Stretto affidano le loro ansie e le loro speranze, cultura da cui i comportamenti delle genti dello Stretto emergono attraverso elementi primi­geni, datori e mantenitori di vita.

Luntri, buzzetti, filùi, traffineri, mattuà, affi -arnesi con i quali i pescatori della Riviera hanno sfidato in ogni tempo le forze della natura per assoggettarle alle loro ragioni di vita - sono oggetti appar­tenenti ad un mondo in cui non c'è nulla di fittizio: non amuleti ai quali ci si debba affidare per scampare alla negati­vità dell'esistenza, ma testimonianze di vita che la scrittrice ama cogliere nelle loro ragioni di fondo e nei loro principi costitutivi.


 
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