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La leggenda della Fata Morgana
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Il fenomeno della Fata Morgana?

di Filippo Scolareci.

La leggenda che ci accingiamo a trattare si svolge nell’anno 1060 in un periodo in cui le forze preponderanti degli Arabi dominavano incontrastati, ormai da circa 300 anni, tutto il mare Mediterraneo, segnando il passaggio dal periodo Bizantino.

Gli Arabi, come è stato detto sopra, arrivarono in Sicilia intorno all’ 827 e dopo avere sottomesso la città di Palermo nell’ 831, iniziarono a conquistare a fase alterne la città dello Stretto sin dall’ 842, per poi proseguire alla completa occupazione di tutta l’isola nel 967. Mentre negli altri centri della Sicilia i musulmani imponevano la diffusione del Corano ed il culto della loro religione, senza mai minacciare o ricorrere a repressioni violente, ma concedendo vantaggi od annullare pene di morte a favore di chi si convertiva all’Islam, gli Arabi ai messinesi (dopo avere capitolato con patti onorevoli) lasciarono la facoltà di continuare ad amministrarsi con le proprie leggi e con i propri magistrati e di mantenere il culto religioso esistente con tutte le sue tradizioni Cristiane e per non venire in contrasto con la popolazione scelsero di collocarsi  fuori dalle mura della città, con tutto il loro esercito ed il loro seguito.

Tutto sembrava che andasse per il meglio fino a quando qualche tempo dopo i fedeli ed il popolo furono osteggiati anche con insulti nell’esercizio delle loro funzioni e non di rado perseguitati dagli Arabi che iniziarono a togliere tutti quei privilegi in precedenza concessi ed a comportarsi come tiranni e come veri usurpatori, commettendo stragi, razzie e violenze di vario tipo.

Poiché la situazione perdurava (anche conseguentemente al fatto che i capi degli Arabi stanziati nella città di Messina avevano dissidi con gli altri condottieri islamici degli stanziamenti delle altre città Siciliane), alcuni temerari cavalieri messinesi: Cola Camuglia, Ansaldo da Patti e Jacopino Saccano, sfidando le ire dei Musulmani con uno stratagemma, dopo avere prima ancora più volte provato a ribellarsi con le armi unitamente al popolo, essendo a conoscenza che Ruggero il Normanno (ultimo rampollo del conte Tancredi, incoraggiato dal Papa Nicolò II in cambio di vassallaggio con l’investitura sulla Sicilia e con l’impegno di una promessa di non riconoscere altre religioni all’infuori di quella della chiesa Cristiana) si trovava nella costa dirimpettaia, varcarono lo stretto recandosi a Mileto dove egli aveva eretto la propria dimora (dopo avere conquistato numerosi centri e villaggi della Calabria) ed una volta di fronte al cospetto di  Ruggero dopo avere consegnato in dono allo stesso uno spadone a due mani ed una croce, che egli baciò in segno dell’impegno  assunto e che poi successivamente restituì alla cattedrale di Messina a conquista effettuata, gli rappresentarono il desiderio dei cittadini messinesi e di tutti i Siciliani di liberarsi a qualsiasi prezzo della tirannia dei Musulmani.
 
Dopo avere congedato ed assicurato i cavalieri peloritani, inviò dei messaggeri al fratello Roberto (suo tutore) per informarlo della sua intenzione di conquistare la Sicilia. Non appena  Roberto ricevette il messaggio, a sua volta si premurò di chiedere l’autorizzazione al Papa Nicolo II, che diede il suo consenso nel più breve tempo possibile.

Ora avvenne che un giorno, durante il mese di agosto, dopo avere ricevuto l’autorizzazione  da parte di Sua Santità, Ruggero mentre passeggiava sul litorale calabrese stando in groppa al suo destriero e guardando con cupidigia quell’isola incantevole che era di fronte al suo cospetto, con i suoi litorali coperti di aranci e di ulivi e un gran monte fumante che sovrastava l’intera Sicilia, si mise a riflettere come avrebbe potuto attraversare quello Stretto, che pur essendo a distanza soltanto di pochi chilometri, rappresentava un vero ostacolo al suo progetto in quanto non era in possesso neanche di un battello ed inoltre aveva a sua disposizione soltanto 200 cavalieri, mentre gli Arabi erano abbastanza numerosi ed oltremodo bene armati.

Ma mentre Ruggero era ancora intento a pensare come potere risolvere questo dilemma, improvvisamente gli sembrò di udire un diffuso profumo soave di zagare, una musica di guerra e molti lamenti.
 
Poiché non molto distante dalla spiaggia c’era un eremita, Ruggero gli chiese cosa mai potesse essere ciò che ancora nitidamente si sentiva?  L’eremita gli rispose che:
oltre al profumo dei fiori di zagare, quei lamenti purtroppo venivano emessi da gente che era stata ridotta in schiavitù, mentre quei canti e quella musica di guerra venivano emessi dagli oppressori Islamici che danzavano in festa.
 
Dopo la risposta dell’eremita, Ruggero continuò a passeggiare in silenzio fermandosi poco distante e nel mentre riguardava quel braccio di mare dello stretto di Messina e la bellissima costa Siciliana che gli stava poco di fronte, ad un tratto si accorse che proprio davanti a lui il mare inizio a muoversi come se fosse in ebollizione, creando dei cerchi concentrici che man mano si allargavano fino a quando vide venire fuori dal mare a poco a poco una bellissima donna che saliva su un cocchio splendido tirato da sette stupendi cavalli di colore bianco azzurro, pronti a lanciarsi in una improvvisa folle corsa sopra le acque del mare con direzione verso sud.

Si trattava della “fata delle acque” ed il suo nome corrisponde a Morgana, figura mitologica celtica, sorellastra del mitico Re Artù, che possedeva il dono dei giochi d’aria e che unitamente alle rifrazioni marine faceva scaturire quei fenomeni che improvvisamente facevano apparire dei miraggi in mezzo al mare, dando l’impressione di vedere delle cose che in effetti non esistono.

La leggenda ci tramanda che, dopo avere condotto suo fratello Artù ai piedi dell’Etna, dove era giunta con un suo vascello d’argento. La fata che possiede varie regge sparse nel globo terracqueo, rimanendo incantata da questo clima, da questi luoghi e di questo stupendo mare che lambisce con dolcezza le coste siciliane e quelle calabre, volle abbandonare i luoghi e gli ambienti del freddo mondo celtico per stabilire la sua dimora residenziale abituale e preferita proprio nel centro e nelle profondità delle acque dello stretto di Messina, dove c’è il suo più bello e antico palazzo di cristallo e dove Lei ospita molto volentieri, tutte le fate e le buone maghe di tutto il Mediterraneo, quando vengono a trovarla. Ogni tanto, presa da un poco di nostalgia, richiama alla sua memoria Camelot, gli altri suoi castelli, le grandi foreste incontaminate ed altri ricordi felici della sua ultramillenaria esistenza.
      
Come stavamo dicendo, mentre i cavalli impazienti si accingevano ad iniziare la loro corsa, la fata Morgana, dando uno sguardo verso la costa, si accorse della presenza del nobile Ruggero che vide molto pensieroso, passeggiare lentamente sulla spiaggia.
A questo punto Morgana gli chiese cosa stesse pensando, ma poiché Lei aveva anche il dono di leggere nel pensiero altrui, prima ancora di ricevere la risposta, gli disse:
Sali sul mio cocchio ed in men che non si dica tu sarai sulla bellissima costa Siciliana, dove ti farò trovare un grandissimo e fortissimo esercito che mai potrai sognarti di avere e che ti permetterà di sconfiggere molto facilmente gli Arabi.

Ruggero a quel punto, per non sembrare scortese, sorrise porgendole un deferente saluto e nel contempo con molta fermezza, ma sempre in modo gentile declinò l’invito ed aggiunse:
Cara Morgana io ti ringrazio per il tuo gentile pensiero, ma proprio non posso accettare il tuo aiuto, in quanto io sono di fede Cristiana e pertanto saranno la Madonna che io amo tanto ed i santi che mi proteggeranno durante la traversata che farò con le mie navi ed inoltre assisteranno me ed i miei uomini durante le molte battaglie che faremo sui nostri cavalli per sconfiggere gli  Islamici.

A quel punto Morgana alla risposta di Ruggero, come se fosse stata punta nell’orgoglio, con un colpo di bacchetta magica lanciò nel mare tre sassolini bianchi e nel punto preciso dove andarono a cadere sorsero come per incanto palazzi, strade ed immensi giardini ed inoltre tutta la costa siciliana apparve così vicina da poterla toccare con le mani, anzi da potere essere raggiunta soltanto con un salto.
Ma Ruggero, pur molto meravigliato per quello che aveva visto, sorrise nuovamente e sempre in modo piuttosto garbato, rifiutò la ripetuta offerta, dicendo:
Come ti ho già detto poco fa non posso accettare la tua offerta in quanto non sarà con l’inganno di una magia che andrò a liberare la Sicilia, ma solo e soltanto con l’aiuto che mi darà il nostro Signore Gesù Cristo e la sua Vergine Madre.

Poiché la fata Morgana era di indole buona, pur non credendo alla religione Cristiana, in quanto pagana, rispettò il volere e la convinzione religiosa del nobile Ruggero ed agitando in aria la sua bacchetta magica, così come erano apparsi, fece sparire improvvisamente i palazzi, le strade, i giardini e tutto quello che poco prima sembrava realmente essere in mezzo allo stretto di Messina.

Subito dopo la conclusione della sua magia, la fata Morgana diede ordine ai suoi stupendi cavalli di indirizzarsi verso il sud della Sicilia ed in particolare verso le spiagge della costa jonica e poco dopo, come fosse stata presa dentro un velocissimo turbine, scomparve dalla vista anche Lei.

Dopo avere esplicitato questa leggenda, che tratta dell’incontro fra il conte Ruggero d’Altavilla e la fata Morgana, che con molta probabilità potrebbe essere scaturita soltanto dalla penna e dalla fantasia di qualche cronista dell’epoca (che approfittando della conoscenza di questo fantastico fenomeno ottico-meteorologico, che deriva da un’irregolare distribuzione di luci e rifrazioni in alcuni strati dell’aria in determinate condizioni particolari nei giorni calmi e limpide d’estate che fanno sviluppare mutamenti visivi, dando l’impressione di vedere come in uno specchio cose che in realtà non esistono) per colorire e rendere maggiormente più interessanti le gesta di questo nobile Normanno.

Tuttavia, la storia ci racconta che proprio l’anno successivo nella primavera del 1061, Ruggero che era stato sollecitato dai cavalieri messinesi e spalleggiato anche dalle forze militari del Kaid di Catania (che era in urto con gli altri capi Arabi, come è già stato detto in precedenza) con un esercito di 1700 uomini (come viene indicato da G.D.Gallo negli “Annali della città di Messina” e confermato da A. Saitta nello “Itinerario storico della città di Messina” del 1975, mentre il cronista Goffredo Malaterra asserisce che erano solo 700 uomini) tra fanti e cavalieri, che dopo avere sostato per 15 giorni nello stretto con 26 tra galee e brigantini, sbarcò in Messina conquistandola e da qui ebbe l’inizio che in poco più di dieci anni, dopo aspre battaglie, sempre sotto la protezione della Vergine Maria, riuscì a conquistare tutta la Sicilia liberandola dalla dominazione e dalle prepotenze degli Arabi.

Inoltre, il conte Ruggero per ringraziare la Vergine Madre (della quale era devotissimo) , fece costruire nel braccio di S. Raineri (dove vide appesi ad un patibolo 12 gloriosi messinesi messi a morte dagli infedeli Arabi) una chiesa ed un monastero che volle dedicare al SS. Salvatore e che ben presto sotto i monaci Basiliani divenne uno dei più importanti centri di studio della Sicilia e della Calabria, assumendone anche la denominazione di archimandritato e riunendo sotto la sua giurisdizione 62 altri monasteri, 21 priorati e 12 comuni.
 
Per quanto riguarda la veridicità del fatto ottico-meteorologico che si verifica in particolari situazioni climatiche stagionali, molti asseriscono di avere qualche volta assistito a questo fenomeno straordinario, ma non esistono molte personali testimonianze scritte ad eccezioni di  alcuni documenti risalenti al 1643 dove, un sacerdote di Reggio Calabria Padre Ignazio Angelucci, documentò il fatto per iscritto dicendo di avere assistito casualmente a questo prodigio della Fata Morgana nel giorno ricadente i festeggiamenti della Madonna Assunta.

Egli asserisce di avere visto dalla sua finestra, dove distrattamente e nella serenità più assoluta di un giorno di festa stava tranquillamente ammirando la costa siciliana ed il mare, che improvvisamente andò sempre più gonfiandosi fino ad innalzarsi al centro dello stretto di Messina per diventare quasi come una gigantesca lastra di cristallo, dove si rispecchiavano delle immagini di città fantastiche (che non avevano niente a che vedere con la città di Reggio Calabria e quella di Messina) e che pian piano si trasformavano in grandi pilastri, arcate e castelli con una miriade di finestre che a loro volta si modificavano in selve, in grandi estensioni di giardini pieni di alberi, oppure in grandi teatri.
 
Ma a completezza del suo racconto, il reverendo aggiunse che questo incredibile fenomeno sparì improvvisamente quasi alla stessa maniera per come era apparso.  

Padre Ignazio, inoltre, ha confermato che diverse volte aveva sentito parlare di questo fenomeno, ma essendo uomo di chiesa e timorato da Dio non volle dare tanto credito a questo fenomeno che la diceria popolare asseriva di essere legata ad una magia fatta scaturire dalla leggenda della Fata Morgana.

Tuttavia, Dopo averlo attentamente osservato con i propri occhi, pur se per poco tempo, poté affermare che quanto aveva visto personalmente era più stupefacente di quanto si potesse immaginare, che invece sentirlo raccontare dagli altri che asserivano come lui di averlo visto.
Però, essendo egli una persona abbastanza colta, studiò il fatto con più approfondimento e capì che il fenomeno che realmente si verifica in questo breve tratto di mare scaturisce solo e soltanto in particolari condizioni meteorologiche.
 
  Filippo Scolareci

 


 

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