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La smitologia abita qui.
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di Paolo Ullo.

Cercando Cariddi, sulla stessa strada verso l’estinzione, ho incontrato Polifemo, malridotto, peggio che dopo essere stato accecato da Ulisse… Non sono un visionario, né questa è una presuntuosa riedizione dell’Odissea di Omero, anche lui giocatore di fantasia. I miei timori, manifestati per gioco con un improvvisato dialogo per una scenetta teatrale, sulla cancellazione della Mitologia dal nostro territorio, si sono rafforzati alla Grotta di Polifemo di Milazzo. Ma prima di trattare del Ciclope con un occhio solo, analizziamo i guasti prodotti nel territorio dello Stretto di Messina per avere cancellato dalla Toponomastica luoghi universalmente noti attraverso la Mitologia. L’argomento, già oggetto di mie attenzioni in altri scritti, è qui di seguito concentrato in uno scambio di battute non lontane dalla realtà, tendenti al comico, anche se apparentemente destinate ad un teatro del grottesco o dell’assurdo.

 A scuola durante la ricreazione, due ragazze, la prima istruita e modesta, l’altra ignorante e boriosa, sono davanti ad una cartina geografica stesa come un giornale:

-Ti dico che Ulisse è passato di qui!... Guarda qui la carta….

-Io la carta della Sicilia la conosco… Non c’è bisogno che me la mostri!...

-Ma tu guarda qui!... Questo è lo Stretto di Messina…

-Vuoi che non conosca lo Stretto?.... Io ci abito sullo Stretto…

-Allora conosci le sette figlie del Dio Eolo, il Dio del vento… Le sette sorelle….

-Ah!...Si… Le Isole Eolie!.... Vuoi che non conosca le Eolie?!... Io ci abito d’Estate alle Eolie…

-E non hai mai sentito cantare le Sirene?....

-Non le conosco… Sarà un gruppo musicale del genere che non piace a me!...

-Scommetto che non conosci neanche Colapesce!... Se non fosse per lui…

-Sarà il pescivendolo preferito da mia madre…. Veramente!... Se non fosse per lui, niente aragoste…

-No!...No!...Se non fosse per lui, la tua casetta sulla spiaggia sarebbe già affondata…

-Adesso ricordo!.... Quel fusto che si tuffa dal tetto del Teatro Vittorio Emanuele!... Che matto!.

-Ha un gran da fare a reggere il pilastro di Capo Peloro…Ma quando gli scappa la pipì molla tutto e la terra trema…

-Allora nel 1908 sarà stata qualcosa di più di una semplice pipì…. Sarebbe il caso di mandarlo in pensione…

-No…No… E’ la tettonica dello Stretto che ci deve preoccupare…

-Dillo ai ragazzi che vanno matti per le tettoniche bioniche… Li vedessi sulla spiaggia!... Fanno gara per attirarne l’attenzione!.... Si butterebbero giù dal Pilone…. A volte oscurano il Faro per stare nel buio più assoluto… In intimità…

-Come Ciccina Circè e ‘Ndria Cambria …

-Mai incontrati…. Sicuramente andranno in discoteca da un’altra parte e dopo… E dopo!...

-Lei veniva da Scilla e si incontrava  con lui  a Cariddi…. Tu non sei pure di Cariddi?...

-Io?!.... Ma che dici!... Il mio paese si chiama “Portalampada”… In francese “Abatjour”… E il sindaco ha detto che il Pilone, Grosso Pilo, diventerà come la Torre Eiffel…

-Ma di fronte a Scilla c’è sempre stata Cariddi!... Mi sa che non hai mai studiato l’Odissea…

-Forse quel giorno non sono andata a scuola…

-Ma questa è Mitologia!...

-I funghi non mi sono mai piaciuti… Sanno di bosco….

-No!... No!.... La toponomastica, va rispettata…

-Fallo capire ai gatti!....L’unico topo divertente è “Topo che Parla”, quello della televisione!...

-E’ inutile discutere con te!....O sei matta, o questa carta dello Stretto è tutta da rifare!....

La ragazza modesta strappa la carta e se ne va.

E’ un dato di fatto considerare:

che in tutte le scuole di ogni ordine e grado del mondo occidentale, dall’Europa tutta compresa verso occidente, fino alle Americhe e forse oltre, si studiano i Classici Greci, si può affermare che chi calca il suolo, permanentemente o occasionalmente, che sta a cavallo fra Ionio e Tirreno, si trova al centro della Mitologia e della Storia Universale. Per la stessa considerazione di prima la città di Messina potrebbe vantarsi, ma non lo ha mai fatto, di avere nel lungo elenco di villaggi che le fanno da corona, un piccolo agglomerato innalzato sugli altari della gloria dalla fantasia di un poeta greco. Sul mare dello Stretto è passato, o la fantasia di Omero lo ha fatto passare, Ulisse o Odisseo; un po’ più al largo, forse a Stromboli, si può ritenere che cantassero le Sirene.

Io continuerò a cercare, a modo mio, Cariddi; so che esiste sotto altra denominazione, impropria e che sembra non arrecare disturbo alcuno ai suoi abitanti e alla Città di Messina “in tutt’altre faccende affaccendati e a queste cose morti e sotterrati”, come sentenziava, ma al singolare, Giuseppe Giusti in “Sant’Ambrogio”.

… E Milazzo non è da meno; soddisfatta da un turismo incessante e migratorio verso le Isole Eolie, la Città del Capo “dimentica” di avere, fra le altre mete turistiche, la Grotta di Polifemo. Ne ho un vago ricordo, dopo tantissimi anni, per l’unica volta che ci sono entrato; saranno stati gli anni ’70 e nella Grotta forse si ballava o si faceva vita notturna. Di sicuro non si leggevano brani dall’Odissea ed il suo utilizzo non aveva niente a che fare con la Mitologia. Sapevo già di trovarla chiusa, su un terreno recintato malamente da una rete metallica sforacchiata, con tanto di cartello “Vietato l’accesso: Proprietà Privata”, ma ci sono andato lo stesso.

Per due volte, nella stessa mattinata, ho camminato dal centro di Milazzo fino alla Grotta; la prima in esplorazione da solo, per calcolare i tempi di percorrenza, da utilizzare al meglio nella seconda, insieme a mio figlio. A conclusione di una prova di Matematica, nella quale era impegnato, ci sarebbe stato tempo per fare una lezione sul campo di Mitologia, sulle peripezie di Ulisse o Odisseo, nel suo viaggio di ritorno verso Itaca. Prima di giungere dalle parti della Grotta abbiamo incrociato due turisti francesi che borbottavano ed ho colto al volo un “…les Italiens!..”, che esprimeva la delusione di un viaggio a vuoto verso un luogo, più volte indicato da segnaletica, con l’unica certificazione di Mitologia impressa su un cartello più costoso e dettagliato: “Mitica Grotta di Polifemo”; e la prima impressione che ne ebbe, giungendovi dal mare, Ulisse o Odisseo:

“Spelonca eccelsa nell’estremo fianco di lauri opaca ed al mare vicina io vidi.”

Noi, viaggiatori del presente, non abbiamo avuto la stessa visione descritta da Omero; la Spelonca, c’è, esiste ed ha resistito a diversi tentativi di demolizione o di rovina. Il primo, dall’alto, è così descritto in “Messina e dintorni. Guida a cura del Municipio. 1902”:

…E dalla marina si vede, in tutta la sua immane grandezza, alto su rupi selvagge e verdeggianti, l’antichissimo castello che fu l’estremo asilo dei borbonici, d’onde lanciarono sui garibaldini l’ultimo piombo fratricida. Il castello fortificato potentemente, con le cinta saracene, normanne e spagnole, ed oggi in gran parte distrutte, era inespugnabile. Queste fortificazioni si credono fatte da Riccardo da Lentini verso il 1229, e furon poi rifatte da Pietro Novelli nel 1745.

In tempi più recenti, durante la seconda Guerra Mondiale, la Grotta ha rischiato di essere bersaglio di incursioni aeree o cannoneggiamento dal mare, per la presenza, a pochissima distanza, di un bunker di difesa e avvistamento. Nelle immediate adiacenze, costruzioni per abitazione stanziale e stagionale, il campo di calcio “Grotta Polifemo” e la strada di collegamento della Costa di Ponente del Capo Milazzo, non sono poi così deturpanti come i resti dell’ultima destinazione d’uso della dimora del Ciclope con un occhio solo. Gli avanzi arrugginiti e scrostati di quello che è stato un botteghino d’ingresso, testimoniano dell’utilizzo commerciale da parte di una imprenditoria privata; segni di archeologia del divertimento e del senso degli affari applicato ai luoghi mitologici. Non posso testimoniarlo, ma mi è stato detto che le rocce e tutto ciò che è sopraelevato attorno alla Grotta, sono presi d’assalto dai tifosi o “portoghesi”, che non hanno trovato posto sulle gradinate del campo sportivo o voluto risparmiare i soldi del biglietto d’entrata.

La spiaggia, bellissima, di giorno sarà fonte di ispirazione poetica, di sana attività balneare e di romantiche passeggiate; di notte sarà teatro di focosi momenti amorosi e i segni lasciati sul campo aggiungono degrado e senso di abbandono.

La stessa delusione che faceva borbottare i due turisti francesi, l’ho letta nei gesti di stizza di mio figlio, che si chiedeva perché un luogo così universale debba essere di privati cittadini. Non ho saputo rispondere; ho improvvisato una giustificazione che dice tutto e niente: la smitologia abita qui!.. Io e Rosario, padre e figlio, siamo comunque tornati a casa soddisfatti di aver calcato un suolo pregno di mistero, di echi che giungono da lontano e che profuma di ricordi scolastici, come una lezione all’aperto. Noi, gli Italiani o “les Italiens”, non tutti …e meno male!..., siamo bravi anche a dimenticare il passato, sotto qualsiasi forma ci sia stato consegnato.

Restringendo il campo, a Milazzo, come Ulisse, fanno ancora credere al Ciclope che la colpa è di “Nessuno”; a Messina, ancora più bravi, abbiamo sostituito Cariddi con una lampada girevole, strumento utilissimo alla navigazione, ma che disorienta eventuali cultori della Mitologia, di passaggio dallo Stretto. Se avesse potuto sapere in anticipo di tanto scempio di luoghi e di toponimi, usciti dalla sua mente, sono certo che Omero avrebbe trovato altri scenari alla sua Odissea; forse meno belli ma abitati da gente più affidabile e rispettosa di una fetta della Storia Universale.

Ullo Paolo

 


 

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