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Il maltempo oggi. E ieri?
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Il treno 38-30 semisepolto dalla frana

di Andrea Bambaci

Sicilia, dicembre 1908.

Mentre il centro nord si dibatte tra la neve, gelo e nebbia, il sud e le isole, regioni “benedette dal sole”, sono state colpite da nubifragi. Le piogge copiosissime imperversano da oltre trenta ore producendo danni enormi: case distrutte, muri crollati, strade, argini e cimiteri franati. Purtroppo si lamentano parecchie vittime umane in Calabria e Sicilia. Il servizio ferroviario ha subito parecchie interruzioni, “e persino un treno di soccorso è rimasto sepolto in una galleria di cui precipitò la volta”.Il mare in tempesta “fuor di misura” ha causato il naufragio di alcuni “vapori stranieri” e l’annegamento di parte degli equipaggi. Lungo la costa ionica messinese alcuni carretti sono stati travolti dalle acque. Il treno 38-30 proveniente da Messina, nei pressi di Acireale, mentre per metà era uscito da una galleria, è stato travolto da una frana: la locomotiva, tre carri merci e postale sono stati schiacciati , fortunatamente non ci sono state vittime, il macchinista con il fuochista e il procaccia postale sono rimasti miracolosamente incolumi, cosi i passeggeri rimasti sui vagoni bloccati all’interno della galleria.

   Di eventi naturali, in parte catastrofici, in Italia e nel resto del mondo, con la diffusione dell’informazione ci sono ampi resoconti, oltre a dettagliate notizie tramandateci dagli storici.
   Il fatto era definito naturale, e pertanto ineluttabile, ciò significava rassegnazione al “volere di madre natura” confidando in Dio: non si accusava, non c’erano responsabili. Con grande forza d’animo i sopravvissuti si rimboccavano le maniche e ove era possibile guidati dall’innato rispetto per la natura, ponevano rimedio –ad esempio i robusti muri d’argine delle fiumare di Messina, in buona parte dissennatamente abbattuti: quelli rimasti dopo centinaia di anni resistono egregiamente al contrario degli argini costruiti da pochi anni nel torrente S. Filippo.

   Le avversità atmosferiche di ieri sono uguali a quelle dei nostri tempi: la differenza è nella “catastroficità” delle azioni umane, un turbinio impetuoso di progetti, relazioni, stime, scienziati che pontificano in cerca di notorietà, sproloqui di improvvisati politici, amministratori e imprenditori, e perché no di “intrallazzo”. Oggi è di moda argomentare sulle manifestazioni meteorologiche, una vera moda del tormentone.

   Per chiudere, riporto una breve cronaca del maltempo a Messina nell’ottobre del 1906:
“Fulmini, cicloni, devastazioni, fulminati, annegati e feriti, il villaggio San Michele e Ritiro isolati.

Nel pomeriggio l’oscurità si fece più fitta e il vento più impetuoso sino a che, in mezzo a un cielo giallastro, verso le 16-1/2 si formò una che da piazza Cavallotti e piazza Roma andò a rompersi nel porto: La tromba d’aria gettò lo scompiglio provocando danni: al Ferry-boat un furgone postale fu sollevato col cavallo e scaraventato in mare ecc. Le mulattiere per Castanea e dintorni inagibili per frane”   
  
Andrea Bambaci 

Dal supplemento della Domenica del Corriere, prima settimana di dicembre 1908.
Da L’Aquila Latina, 16-17 ottobre 1906.

 


 

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