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Le fortificazioni inglesi
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Nel periodo del “blocco continentale” imposto da Napoleone dal 1806 al 1815, la Sicilia veniva occupata da un formidabile contingente di soldati inglesi con l’obbiettivo di riconquistare Napoli riannettendola a Ferdinando IV di Borbone, stabilitosi insieme alla Corte a Palermo.

Il protezionismo militare inglese dell’isola avrebbe avuto termine nel 1815, e, a Messina, tracce di questa forte e significativa presenza britannica, sarebbero state le cospicue strutture fortificate  costruite lungo la costa settentrionale.

Scrive, in proposito, Sergio Di Giacomo: “Ai militari dell’esercito di Sua Maestà la Regina si deve, inoltre, la riorganizzazione toponomastica e funzionale della rete viaria e della composita struttura di fortificazioni delle due riviere, tra cui il completamento della Via Consolare Pompea, resa carrozzabile nel 1810 per il trasporto delle artiglierie, la costruzione dei canali di collegamento tra i due laghi di Ganzirri, la realizzazione della “Strada Inglese” che collegava i Peloritani al Tirreno, del “Campo Inglese”, adibito a luogo di esercitazione militare, ma anche la costruzione di batterie, torri, strutture difensive nei villaggi di Granatari e Torre Faro, dove l’antica Lanterna del Faro posta a Capo Peloro (poi denominata infatti “Fortino degli Inglesi”), venne riadattata alle nuove esigenze strategiche e logistiche.”.

La misura di come i messinesi fossero ostili ai francesi di Gioacchino Murat che regnava a Napoli e si accingeva a passare in Sicilia e devoti, invece, a Ferdinando che aveva ricostruito la città in soli dieci anni dopo il disastroso terremoto del 5 febbraio 1783, è perfettamente resa da questo canto popolare che veniva spesso intonato per le strade, in attesa degli scontri:

“Chi su brutti sti facci di ‘mpisi
Senza scarpi, cosetti e cammisi;
Quand’i viditi, tiratici ‘mpanza,
Viva lu ‘Ngrisi, mannaja la Franza!”.


Il “Campo Inglese”, in particolare, sorgeva e sorge in territorio di Curcuraci. Il toponimo dell’antico Casale messinese significa “territorio fortificato” derivando dall’unione delle due parole arabe, “kurkur” (territorio) e “Aci” (fortezza o fortificazione). La sua posizione è stata sempre ritenuta altamente strategica quale luogo rilevato di osservazione e controllo per i movimenti nel Mar Tirreno e nello Stretto di Messina.

Dalle sue colline, infatti, fu dato l’allarme a Messina nel cui porto erano ancorate le navi romane dell’ammiraglio Caio Duilio, sulla presenza delle navi cartaginesi durante la Prima Guerra Punica nel 264 a.C.. E nel territorio di Curcuraci sorsero nell’Ottocento ben quattro fortezze: le batterie “Serra la Croce” , “Masotto” e “Menaia” o “Crispi” (i cosiddetti “Forti Umbertini”) e la fortificazione del “Campo Inglese”.

Per queste sue prerogative, Curcuraci venne scelta dagli Inglesi quale sede ideale per difendere la Sicilia da eventuali sbarchi di truppe francesi provenienti dalla Calabria. A partire dal 1805, vi affluirono ben 7.500 soldati britannici e la maggior parte di essi si insediò in quella parte di territorio che da loro venne denominata “Campo Inglese”. Al comando della base militare era il generale Sir John Stuart, comandante supremo anche di tutte le truppe inglesi stanziate in Sicilia.

Uno dei provvedimenti più interessanti del Governo Britannico fu quello di consentire alle mogli dei soldati di raggiungerli in qualunque posto si trovassero in armi, ciò per alleviare la lontananza dei militari dalla patria d’origine.

Gli abitanti di Curcuraci, che si erano distinti in azioni belliche al fianco degli inglesi, tanto da meritarsi le congratulazioni del generale Stuart in un proclama del 6 agosto 1810, fraternizzarono con i nuovi venuti, al punto da ospitarli nelle loro case nell’attesa che venissero ultimati gli alloggiamenti militari. Gli stranieri, in maggioranza cattolici irlandesi, erano assidui frequentatori della chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Bianchi e di questa forte caratteristica rimane ancora oggi traccia nei registri dei battesimi, dove diversi padrini o madrine di neonati inglesi sono abitanti di Curcuraci o Massa Santa Lucia.

Dall’8 luglio 1810 al 26 febbraio 1811 sono registrati, nel “Liber baptizatorum” della chiesa Santa Maria dei Bianchi di Curcuraci, ben 13 bambini inglesi. Il primo di essi è registrato con la dicitura: “Maria Grecon filia Petri militis britannici et Margaritae iugalium […] patrinus fuit Franciscus Rocchi […]”.

L’elenco termina nel 1811 poiché, in quell’anno, scomparso il pericolo della temuta invasione francese, l’effettivo del contingente inglese in territorio di Curcuraci fu notevolmente ridimensionato e i familiari dei militari, nella primavera del 1811, vennero tutti rimpatriati.


 
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