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Fabbrica Sanderson a Tremestieri
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Progettata dall’ingegnere napoletano Aristide Caneva, suocero di Giuseppe Bosurgi, nel giugno del 1927 venne visitata dal principe Umberto di Savoia, unica fabbrica cittadina cui riservò le sue attenzioni. In un articolo apparso su “La Gazzetta. Eco della Sicilia e delle Calabrie” del 26 giugno 1927, così viene descritta la cronaca della visita reale: “Agli stabilimenti Sanderson. Alle ore 10 gli stabilimenti della ditta Sanderson a Tremestieri sono pronti ad accogliere l’Augusto Principe. Il cancello d’ingresso sfarzosamente addobbato con nastri e bandiere tricolori da accesso in un largo viale ove prendono posto i fasci e le associazioni dei vicini villaggi. I padiglioni offrono esternamente un prospetto suggestivo essendo essi tutti imbandierati e addobbati con gusto sobrio ed elegante.

Il comm. Bosurgi durante l’attesa si premura personalmente della ordinata disposizione delle rappresentanze curando minuziosamente che tutto riesca secondo l’ordine prestabilito. Difatti nel largo spiazzale prendono posto gl’intervenuti mano mano che arrivano e fra essi notiamo il vice podestà comm. Carlo Donati, il Barone Arenaprimo, il cav. Avv. Pustorino, il dott. Gatto, il dott. La Spada, il delegato di Tremestieri cav. Restuccia, il direttore didattico cav. Nobile, il delegato di Altolia Silvio Sorrenti e tutto il personale dirigente delle fabbriche Sanderson schierato all’ingresso degli stabilimenti. Un distaccamento della 166° Legione M.V.S.N. al comando del capo manipolo ten.Scalia, presta servizio d’onore unitamente ai centurioni Marullo, Parisi, Moleti, Interdonato e al capo manipolo D’Arrigo, mentre il servizio di ordine pubblico viene mirabilmente disimpegnato da reparti di carabinieri, di agenti di P.S. alle dipendenze dei commissari cav. Saja e cav. Trigona.
Le bande di Tremestieri e di Contesse allietano la febbrile attesa.

Alle 10,35 giungono le staffette del corteo. La folla che ha atteso sotto la sferza del sole, s’accalca trattenuta dai cordoni di agenti. Lo squillo d’attenti e le vivaci note della Marcia Reale che segue subito dopo, annunziano l’avvicinarsi del Principe.
Grida di evviva al Principe ed a S. Maestà il Re rispondono concordi alle voci.
S.A. passa sorridendo, salutando commosso dalla vivace spontanea manifestazione d’affetto.

Giunto sul piazzale le macchine si fermano; S.A. scende, e con lui tutti coloro che lo accompagnano. Il comm.re Bosurgi si presenta all’ospite reale, e, formatosi un gruppo compatto di tutte le autorità presenti, si comincia il giro degli stabilimenti.
Al processo complicatissimo della elaborazione dei derivati agrumari S.A.R. mostra d’interessarsi molto e segue attento le spiegazioni che gli fornisce il comm. Bosurgi sulla trasformazione del limone in essenze e concentrati. Le operaie sorridenti e commosse ammirano lo straordinario Ospite che risponde al loro saluto con grande cordialità.

Durante la visita ai locali della ditta S.A. si sofferma a parlare con alcuni impiegati ed operai.
Mentre per turno la banda di Contesse e di Tremestieri suonano la marcia reale ed altri inni patriottici, tre graziose bimbe, a nome dell’associazione cattolica di Tremestieri, dell’orfanotrofio di guerra, e del fascio di Contesse, offrono dei fiori al Principe che ringrazia sorridendo.

Si entra poi nel reparto cavatrici, ove si compie la separazione della polpa dalla scorza degli agrumi, poi al reparto premitura, poi nel padiglione centrale, ove, nella sala centrale, c’è una grande piramide di acido citrico cristallizzato e, su appositi tavoli, tutti i prodotti intermedi attraverso cui si passa per giungere dal limone alle sue essenze.
Nella sala a sinistra, si vedono distillerie di essenze, acqua di colonia, profumi, acido citrico, e, mentre il lavoro, come di solito, vi ferve, il comm. Bosurgi spiega la complessa funzione dei complicati apparecchi di distillazione.

In questo reparto viene presentato al Principe un elegante astuccio di cuoio rosso, contenente  una grande fiala di acqua di colonia e S.A. mostra di gradire il dono.
Appena uscito dal reparto distillerie S.A. sale in auto, per fare ritorno a Messina, salutato da applausi ed evviva che si estinguono solo quando l’automobile che trasporta l’Augusto personaggio è già lontana ed una nube di polvere la toglie allo sguardo della popolazione”.

La prima fabbrica, caduta col terremoto del 1908, era stata impiantata nel 1895 da William Sanderson insieme ad Arthur Barrett, per la produzione di essenze e agrocotto. “Acquista da Elisa Lella  - scrivono Michela D’Angelo e Luciana Caminiti  - un terreno prospiciente la stazione di Tremestieri per realizzare lo stabilimento che attrezza con gli impianti provenienti dalla fabbrica di Giuseppe Marangolo, allora considerata all’avanguardia…Nel 1897 la “Statistica industriale” redatta dal Ministero di Agricoltura Industria e Commercio segnala lo stabilimento della ditta SANDERSON BARRETT & C. come il solo “veramente importante” nella provincia peloritana”.

Sciolta la società tra Sanderson e Barrett nel 1898, nel 1906 William Robert si associa con un suo collaboratore, Walter Oates, fino a quando, nell’agosto del 1908, abbandona il settore agrumario cedendo la ditta allo stesso Oates associato a Giuseppe Bosurgi.

Il terremoto del 1908 provoca considerevoli danni alla fabbrica di Tremestieri che viene successivamente ricostruita utilizzando anche parte dei macchinari risparmiati dal sisma. Nell’ottica di un sempre maggiore ampliamento delle strutture produttive, la moglie di Bosurgi, Adriana Caneva, acquista terreni e fabbricati a Pistunina dal Comitato Regina Elena, dove sorge un altro impianto produttivo. Nel 1934, nella fabbrica di Pistunina, viene installata una nuova macchina per la produzione della pectina, proveniente dagli Stati Uniti. L’anno dopo muore Giuseppe Bosurgi e l’azienda viene rilevata dalla moglie Adriana, portata avanti, dopo il secondo conflitto mondiale, insieme ai figli Leone ed Emilio. 

Nel 1967 la ditta è in florida attività e celebra la sua storia con la pubblicazione di un volume dedicato ai suoi 150 anni: lo stabilimento di Tremestieri viene descritto come occupante 100.000 metri quadrati di area con 600 addetti impiegati. “Negli anni Settanta ed Ottanta le perdite – scrivono Michela D’Angelo e Luciana Caminiti – aggravate da un mercato internazionale sempre più concorrenziale, si susseguono. Anche il tentativo di avviare in Germania una fabbrica di bevande non dà i risultati sperati. L’8 luglio 1981 il tribunale di Messina dichiara d’ufficio il fallimento della W. SANDERSON & SONS S.P.A.”


 
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