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I punti di vista della Storia
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12 marzo 1861, presa della Cittadella

di Paolo Ullo

Per merito, o colpa di un volantino, il mio “Senso della Storia” ha subito uno scossone, dal quale mi sono prontamente ripreso. Ruzzolato dal vento, quel pezzo di carta, nel pieno delle sue funzioni, mi è volato sui piedi dal Cavalcavia Ferroviario, annunciando: “A ricordo dell’eroica resistenza della Real Cittadella di Messina – 27 Luglio 1860 – 12 Marzo 1861”.

Ho istintivamente pensato all’ennesimo sopralluogo per la valorizzazione della Zona Falcata; poi, dopo aver pasticciato con date ed avvenimenti, ho messo ordine ad una cronologia frutto di sequenze numeriche, figlie della Matematica, Scienza non soggetta ad opinioni. Se variante c’era, dovevo ricercarla nell’interpretazione di episodi lontani nel tempo, fornita dallo storico o cerimoniere di turno; visto il periodo ed il luogo trattato, il compito mi era facilitato dal gran parlare che se ne è fatto e da recenti mie letture. Ma i conti non  mi tornavano lo stesso; qualcosa non mi quadrava e mi sfuggiva il carattere “eroico” di una resistenza da parte di una Roccaforte disposta a difesa o offesa verso la Città di Messina.

Nella sua funzione difensiva, la Cittadella aveva mancato l’appuntamento con la Storia della nostra Città di appena 110 anni; costruita dal 1680 in avanti, non aveva mai difeso nessuno, da quando le incursioni dal mare erano state rese inoffensive, nel 1571, da quello straordinario raduno di barche guidato da Don Giovanni d’Austria. Eretta “ad eterno freno dei malcontenti”, la dichiarata funzione della Cittadella è sempre stata, coerentemente, offensiva verso Messina e i Messinesi; se tanto mi da tanto, l’eroismo celebrato dal volantino riguardava una resistenza ad attacchi venuti dalla Città di Messina…

E qui c’è da grattarsi la testa, disorientata e piena di interrogativi!... Qualcuno, oltre il Cavalcavia Ferroviario, aveva celebrato 228 giorni passati dagli occupanti la Cittadella, 150 anni addietro, assediati da cittadini che si erano stancati di essere frenati nelle loro lamentele!... Messinesi contro abusivi, che tenevano la loro Città sotto la minaccia delle armi da 180 anni!... E chi poteva festeggiare simile ricorrenza come un evento funesto?... Non certo dei veri Messinesi; forse dei lontani discendenti degli abusivi, in visita ai luoghi che hanno visto impegnati i loro antenati in leggendarie imprese.

Stando alle mie ultime lezioni di Storia, non da studente, ma da cultore occasionale, la Cittadella era presidio di militari venuti da lontano e, pur prendendo come opinioni di parte i fatti descritti dallo Storico, c’è da ritenere che la sua cessata funzione abbia riempito di allegria i Messinesi il 12 Marzo 1861. Lo Storico porta il nome di Giuseppe Arenaprimo e si è assunto le sue responsabilità raccontando di Messina in centinaia di pagine firmate e non con volantini decorati di sigle o simboli di casta.

Questa è una sua considerazione tratta da “La rivoluzione del 1848 in Messina. Proclami, ordinanze e bollettini ufficiali” in “Opere”, Volume Primo, Saggi 1885 -1899, di Giuseppe Arenaprimo, Messanenses Scriptores, Libreria Ciofalo Editrice.
I fatti riguardano comportamenti di quella gente venuta da lontano, nei confronti della Città di Messina, usati 12 anni prima il loro cambio di residenza, tenuta in quel luogo dal 1735:
scrittori egregi, patrioti di mente e di cuore, che si sono intrattenuti sulle vicende della siciliana rivoluzione del ’48, han lasciato pagine splendidissime, commoventi, riguardo agli avvenimenti che seguirono in Messina l’ardito ed affrettato tentativo del 1 Settembre 1847, alle ostilità ed ai fatti d’arme compiuti in seguito, o sul bombardamento, ora affrettato, or lento, incessante sempre, che cominciato la sera del 29 Gennaio ebbe terminala sera del 7 Settembre, quando non vi erano più edifizi da abbattere, né cittadini da trucidare…

…Messina che per otto lunghi mesi seppe resistere ad uno dei più feroci bombardamenti che la storia ricordi, sopraffatta dal fuoco, dal saccheggio e dalle carneficine, soggiogata ma indoma, cadea dopo due giorni di difesa disperatissima…

Non conosco il punto di vista di chi ha spaziato lo sguardo sullo Stretto di Messina e sulla Città, dai murazzi di quella fucina di morte, a giustificazione del comportamento di soldati mercenari svizzeri e napoletani. Non mi interessa sapere da che parte stanno questi cultori del passato, a modo loro, dal loro punto di vista della Storia, se dalla Cittadella o dalla Città. Di certo avranno fiutato aria di Primavera, mista a rifiuti di ogni genere, e nessuno ha impedito loro di riesumare la drammatica lotta di contendenti che, per ideali o per soldi, erano disposti anche a morire.

Di fronte a “mors tua vita mea”, chiunque si esalta in eroismi scontati, istintivi; tutti eroi in azioni belliche su commissione, o costrizione, o per necessità, assaliti e assalitori, in un’alternanza di ruoli secondo le sorti della battaglia. Alla Cittadella, o in qualunque scenario di guerra, gli eroismi sono stati reciproci e mai unilaterali; dal volantino “volante” appare evidente che quegli stranieri si sono difesi strenuamente dopo aver offeso per lungo tempo la Città di Messina. Al soldo di regnanti con la sola passione di esigere tasse per finanziare guerre di oppressione, i guerrafondai asserragliati nella Cittadella hanno fatto il loro dovere di professionisti; i Cittadini Messinesi, di diverso avviso, hanno trovato la forza, l’aiuto e l’occasione per incamminarsi su altri sentieri inesplorati della Storia…Ecco noi, per esempio, cittadini derivati da tanti stravolgimenti, corsi e ricorsi, calamità naturali, guerre per ragioni di Stato e quant’altro ci ha coinvolto dopo che sulla Cittadella è calato il silenzio, non viviamo più sotto la minaccia di cannoni puntati verso la Città. Mai stati difensivi, sempre pronti ad offendere, i bastioni della Cittadella forse staranno scontando nell’abbandono il torto di non essere stati mai al servizio di Messina.

Ma ci sono, esistono e ne facciamo l’uso che vogliamo; la natura ha ripreso il suo corso e, fra ortiche, rovi e cani randagi, la penisola di San Ranieri reclama altre attenzioni da tempo di pace. Chiunque ci sia andato per rimpiangerla come strumento di morte, non sarà in grado di pensarla in un ruolo di decoro di tutta l’area dello Stretto di Messina. Se sono “stranieri”, come lo erano i loro decantati eroi, non gliene frega niente di questa Città; potrebbero godere di una rievocazione storica con un bombardamento…finto, per carità!... con fiori e volantini inneggianti a nostalgie superate!..

Se sono “messinesi”, o dichiarati tali, la Cittadella offrirà loro, e nessuno glielo impedirà, l’occasione di pensare ai tempi che furono, per distoglierli dal presente. Anche se maleodoranti, quelle mura pregne di Storia, adesso, profumano di libertà. Forse la cerimonia è servita a qualche gruppo che, periodicamente o in circostanze particolari, sfila con coccarde, insegne, fasce policrome, cappelli, lugubri mantelli, divise onorifiche e tutto ciò che serve a distinguersi da un ordinario cittadino. In tal caso, quelle “figure erranti” hanno profumato, o appestato, di naftalina i pochi prati erbosi della Cittadella; se a me non è giunto nessun tanfo, forse è perché erano controvento e solo un volantino impazzito e ribelle è riuscito a farmi scoprire la tresca. Forse erano dei sapienti in costume, in questa Città di comitati, di corporazioni, di congreghe, congregazioni e confraternite. Non potendomi fidare di un volantino e perché non c’ero, continuerò ad aver paura a passare a piedi, e da solo, da quelle parti; scoraggiato, come scritto su quel foglio portato dal vento, dalla possibilità che la Cittadella ritorni agli antichi suoi splendori “ad eterno freno dei malcontenti”… E per chi, come me, ha sempre da mugugnare, c’è da stare attenti, specialmente che il mio punto di vista della Storia sta arroccato dalla parte di Messina e dei Messinesi.

Ullo Paolo


 

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