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Dal ciclostile alla videoscrittura
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di Paolo Ullo

In tempi non troppo lontani l’uso del tridente, come strumento di lavoro in agricoltura, è stata una vera innovazione tecnica per chi era da sempre riuscito a sopravvivere lavorando la terra. Un’idea rivoluzionaria quella di sostituire la tradizionale zappa, pesante, di difficile penetrazione nel terreno e soggetta ad una inesorabile riduzione delle sue dimensioni dopo un lungo o cattivo uso. Meravigliò tutti la leggerezza, l’irriverente facilità con cui quei tre denti metallici osavano profanare la pudica resistenza di una terra ostile persino a chi cercava di valorizzarla con una manciata di fave. Sono passati solo cinquanta anni dalla comparsa del tridente e, come è destino di tutte le invenzioni che hanno segnato il progresso, anche l’uso del Computer, nuova modernità, rivoluzione di mente e di pensiero, non è ancora generalizzato e capillare, alla portata di tutti. Forse solo dopo l’introduzione dell’obbligo scolastico si può affermare che l’analfabetismo sia stato sconfitto; la stessa trafila potrebbe subire la diffusione di questa nuova “alfabetizzazione” tecnologica.

Anche noi, come i nostri padri e nonni lo furono per il tridente, siamo meravigliati dalla facilità di trasmissione e ricezione dei messaggi alla quale il Computer ci sta abituando. Penna e calamaio o videoscrittura, restano invariati i principi etici e morali di chi si esprime per dire la sua. Dopo aver zappato, zappa o tridente, bisogna anche seminare, e seminare bene; zappa o tridente, le fave bisogna metterle per il verso giusto. Da un corretto utilizzo del Computer le nuove generazioni potranno trarre enormi vantaggi; nel frattempo va chiesto loro un doveroso rispetto verso chi non potrà servirsene. C’è chi continuerà ancora ad usare la penna per scrivere o del pallottoliere per farsi i conti, l’importante è scrivere e farsi i conti bene.

Chi ci ha preceduto ha usato l’intelligenza con scarsi mezzi di sussidio ed è riuscito a consegnarci un mondo migliore. Dal tridente al WEB il passo non è stato breve e, prima che tutti possano muoversi con dimestichezza attorno al PC e suoi accessori, bisogna preoccuparsi anche di diffondere il pensiero nelle forme tradizionali.

…E qui mi torna prepotentemente alla memoria il Ciclostile, quel parente povero delle rotative, cilindro miracoloso, più simile ad un mattarello da cucina che ad un moltiplicatore di idee. C’è chi ne ha fatto un uso “domestico”, di stampa parrocchiale, pubblicitaria o quanto altro non sconfinava dalla legalità; altri, tentati dalla facilità di riproduzione, lo hanno usato per farneticazioni, più o meno rivoluzionarie, o propaganda macabra di azioni delittuose. Ricordo che sapeva di spirito, alcol denaturato, ed inchiostro e l’operatore alla manovella doveva aspettarsi improvvisi schizzi, come quando si prepara la passata di pomodoro da mettere in bottiglia. 

La “matrice”, accuratamente battuta a macchina e posizionata sul cilindro, sfornava canti religiosi, giornalini e, per l’uso che ne ho fatto, brevi sceneggiature pasquali e natalizie. Appena il tempo di asciugarsi ed il foglio stampato era pronto per la diffusione, corposo, tangibile e prezioso come carta moneta. Senza dover ripercorrere il cammino della stampa, dai suoi primordi, da quando ha sollevato da improba fatica gli amanuensi, ai più moderni ed avanzati sistemi di riproduzione, basti dire che al Ciclostile sono seguite la fotocopiatrice, la stampante laser applicata alla videoscrittura e, in un viaggio a ritroso verso l’effimero e la scrittura senza traccia, i messaggini con le k al posto delle c e le parole senza vocali, digitate con la tastiera dei telefonini.

Ormai strumento obsoleto, il Ciclostile ha fatto la sua storia, meritando un posto dignitoso in qualche museo o in casa di collezionisti di antichità; le sue tirature, limitate all’essenziale, erano frutto di meditazioni più elaborate di sproloqui e sconcezze verbali che corrono sulla rete delle reti. Con il WEB è saltata la quantificazione delle copie e la diffusione, nel bene e nel male, sfugge a qualsiasi esigenza e controllo; adesso, tutti scrittori ed editori di se stessi, il più delle volte degli altri, quei pochi che scrivono o pensano, con la semplice operazione del “copia e incolla”.

Il rischio maggiore è quello di perdere l’esercizio alla scrittura con la penna, in bella calligrafia, e l’estinzione del “manoscritto”; se per molti non sarà una grande perdita, ci sarà sempre chi, se andrà via la luce, continuerà a fissare il suo pensiero in modo indelebile, con metodi apparentemente in disuso e, in caso di necessità, si potrà ricorrere anche ai graffiti rupestri, non certo graditi agli amanti del “copia e incolla”.
A tutti i seminatori di idee, per fortuna ce ne sono ancora!.., buon lavoro, quale che sia lo strumento usato e tanti Byte di sane intenzioni, maschi o femmine che siano!
Ullo Paolo


 

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