(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
La Guerra che non ho vissuto.
AddThis Social Bookmark Button

 

 

di Paolo Ullo.

Io, che non ho vissuto la Guerra, ne ho solamente sentito gli echi indistinti, presenza scomoda e terribile nella Storia di Messina, attraverso una rivisitazione dei bombardamenti che la Città ha subito durante la Seconda Guerra Mondiale, gli ultimi in ordine di tempo e, speriamo in assoluto, ma non i primi, che ad essa e ai suoi abitanti hanno recato offesa. Nella silenziosa atmosfera di Santa Maria Alemanna, all’incontro sul tema: “Messina sotto le bombe, le bombe “sotto” Messina. Il munizionamento aereo rinvenuto in città dal '43 ad oggi”, promosso dal Centro studi e documentazione del Museo storico di Forte Cavalli, con la collaborazione dell'assessorato alle Politiche del Mare del Comune di Messina, anch’io ho rivisitato il mio strano rapporto con la Guerra, della quale ho solo letto sui libri di Storia, troppo poco per esserne emotivamente coinvolto, attraverso considerazioni spicciole ed istintive. I sopravvissuti, sempre più pochi, mi perdoneranno la frivolezza di alcune argomentazioni che, messe a confronto con la drammaticità di chi ha visto la morte venire dal cielo, sembreranno ridicole; con esse esprimo il mio disappunto e l’avversione verso ogni azione di forza e sopraffazione.

C’è voluto il ritrovamento di un residuato bellico ed una mobilitazione generale di tutte le forze civili, militari e di varia competenza, per la sua rimozione in sicurezza, affinché la vallata in cui abito vivesse un altro momento di attenzione. Io, che ho paura anche dei botti di Capodanno, mi sono sentito protetto da colline e montagne, passeggiando sulla Fiumara del Soprano, lontano dal teatro dell’operazione di brillamento nella Fiumara del Menzano. Nessun eco di esplosione di ordigni di guerra mi è giunto all’orecchio per sancire la positiva riuscita dell’operazione di bonifica del territorio. L’acqua del fiume, che tornava al mare, avrà impedito che ascoltassi un rumore mai sentito; che ne so io dei botti di guerra?!… Sono un figlio del dopoguerra, come tanti altri, testimoni viventi della voglia di rivalsa della vita sulla morte, e rivolgo un pensiero di ammirazione verso gli artificieri che rischiano ancora di morire per queste mostruose testimonianze di follia. Non me ne intendo di guerra, vera o finta che sia, ma sono sicuro che, ogni volta che scende in campo un artificiere, tutto andrà bene, nulla togliendo ai rischi connessi al disinnesco di una bomba testarda, che si è rifiutata di esplodere, quando doveva, per volontà maligne.

Le guerre, quelle false, come le false verità, non esistono. Chi come me non ha visto o sentito nessun botto non si è perso niente e può dormire sonni tranquilli.

Mi è capitato spesso di leggere il terrore negli occhi dei miei figli quando, dovendo attraversare una strada o una piazza, di corsa scappavano da un gruppo che giocavano “alla guerra” con i botti di varia detonazione e scala Decibel. Una unica volta ho letto lo stesso terrore, più profondo e drammatico, negli occhi di mia madre, quando, attorno al perimetro esterno del Carcere di Gazzi, dove parecchi anni fa si stava tenendo un maxiprocesso, ci siamo improvvisamente imbattuti in un carro armato in assetto di guerra che vigilava sull’edificio. Come in un flash di memoria, mia madre avrà rivisto scene di distruzione, non ancora dimenticate da quando era bambina. Non ho mai visto il terrore negli occhi di chi, con il sorriso da ebete, lancia la sua “bomba” fra le gambe dei passanti e ne aspetta lo scoppio. Dopo il fragore, altre risate da ebete…ed il gioco “della guerra” continua fino ad esaurimento scorte.

Io che non ho vissuto la guerra, quella vera, ed ho il terrore dei botti, delle detonazioni, fosse anche un palloncino che esplode, o qualsiasi prodotto che stravolge la tranquillità di una via, di una piazza, di un villaggio o di una intera vallata, auguro a tutti i violentatori delle proprie e altrui orecchie, piccoli, ragazzi o adulti che siano, buon divertimento, se divertimento è.. Sappiano però , se il loro ebetismo glielo consente, che ledono il diritto alla libertà d’uso delle vie, delle piazze e del villaggio di chi la guerra la disprezza anche come gioco. Buona fortuna ai produttori e venditori di queste diavolerie, contenitori di fumo, rumore e poi il nulla; le rigide leggi di mercato, della richiesta e dell’offerta, giocano a loro favore e finchè la barca va lasciala andare.

C’e chi  misura la riuscita ed il valore di una festa paesana dalla durata ed intensità dei giochi pirotecnici o botti, che è la stessa cosa; altri vivono il Natale disturbando con esplosioni il raccoglimento di una comunità in preghiera. Una grande varietà di interpretazione di libertà, ammesso che sappiano cosa significhi, da il diritto, a chi non ha niente da dire, di esprimersi producendo fracasso e sconquasso d’aria, un protagonismo sonoro di pessimo gusto. Da questa gente mi difendo con espressioni sonore e colorate non degne di essere scritte, perdendo le staffe; a volte applaudo l’ebete di turno, che gonfia il petto per il suo atto eroico, per essere riuscito ad esprimere tutto il suo valore agli  occhi del branco o compagni di battaglia, suscitando in me irritazione e sdegno. Scappo dalla zona di guerra, alla ricerca di viuzze più tranquille; quando la chiesa è aperta mi rifugio nel suo rassicurante silenzio. Rivolgo il mio pensiero a quelle persone che la guerra, quella vera, la subiscono e non hanno dove scappare. Io con una scrollata di spalle, mi ritengo comunque fortunato per avere a che fare con imbecilli nella loro massima espressione e non con guerrafondai o kamikaze di professione. Lascio il campo rasentando i muri, come avrà fatto da bambina mia madre sotto i bombardamenti; guadagno la mia casa come fosse un tranquillo rifugio di montagna e mi ci barrico dentro. Mentre nelle strade e nelle piazze si realizza il trionfo degli imbecilli, semplice allenamento per altre gloriose battaglie, io mi preparo a rivivere, come ogni anno chiuso in casa con la mia famiglia, la notte suprema, magna, degli imbecilli, la notte di Capodanno e non me ne vergogno. Se lo stesso mio terrore l’ho trasmesso ai miei figli, me ne assumo tutta la responsabilità o abilità e dovere di padre.

Io che non ho vissuto la Guerra, mi sono avvicinato con riverenziale terrore al tavolo degli oratori, in Santa Maria degli Alemanni, pieno di ordigni bellici propedeutici, che istruiscono al non uso, più che a dimostrazione dei loro devastanti effetti. Di certo il mio timore non ha potuto mai raggiungere la disperazione di Nino, il cieco del mio villaggio, che ha perso la vista manipolando per gioco un residuato bellico; la mia istintiva paura è stata niente di fronte a quella dei Messinesi, messi in allarme da sirene gracchianti, sotto il rombo delle fortezze volanti, del sibilo delle bombe in caduta libera sulla Città e dal rumore, per chi l’ha sentito, della distruzione e della morte. Non dirò niente a mia madre che ho rivisto i modelli, innocui ed inoffensivi, di quelle bombe che l’hanno fatta trasalire al solo ricordo, richiamato da una pattuglia in servizio al Carcere di Gazzi.

Mi chiedo come avrei sopportato un bombardamento vero, io che ho paura dei botti della notte di San Silvestro, ammesso che da esso se ne esca vivi…Io che non ho vissuto la Guerra mi ritengo fortunato.

Ullo Paolo

 

 


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.