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Palazzo Scardino
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di Nino Principato -

Maregrosso è il luogo messinese che nell’immaginario collettivo evoca scenari di degrado urbano e di emarginazione, un luogo che impone la necessità di un globale intervento di risanamento che restituisca, finalmente, l’affaccio a mare di una vasta e suggestiva area dalle indubbie qualità naturali, panoramiche e paesaggistiche. Un luogo che vide, molti secoli fa, il compirsi di uno dei miracoli più cari alla tradizione religiosa messinese, narrato con dovizia di particolari da Placido Samperi nel suo ponderoso libro “Iconologia della gloriosa Vergine Maria Madre di Dio Protettrice di Messina” del 1644: sulla spiaggia di Maregrosso, probabilmente in epoca medievale, due delfini sbarcarono una tavola raffigurante la Madonna col Bambino che trasportavano sul dorso, davanti ad alcuni allibiti pescatori intenti a rammendare le reti, per poi riprendere il mare e sparire alla loro vista.

Maregrosso è ancora il luogo del mitico stabilimento balneare “Lido Sud” e conserva, nonostante tutto (altro miracolo), un bel palazzo del sec. XIX che versa nel più squallido e vergognoso abbandono. Si tratta di Palazzo Scardino edificato nel 1876, pregevole esempio della corrente architettonica del Neoclassicismo messinese. Neoclassicismo che nella città dello Stretto aveva avuto, come massimi teorici e sostenitori, l’architetto Carlo Falconieri, lo scultore, architetto e scenografo Letterio Subba che lo insegnava nella locale scuola di disegno e di pittura che aveva aperto nel 1823 e il pittore e scenografo Michele Panebianco. Falconieri in particolare, nato il 20 ottobre del 1809, architetto, letterato e patriota, fu il vero teorico del Neoclassicismo a Messina: “[…] noi siamo salvi per i prototipi del bello, il Partenone, il Tempio di Giove Olimpico, la Concordia, Segesta, Selinunte, Siracusa, Taormina […]”, scriveva nel giornale Il Tiberino da lui fondato a Roma nel 1833 insieme a Giuseppe Servi e all’architetto Francesco Gasperoni in difesa del neoclassicismo e in aperta condanna del romanticismo, il cui programma si poteva sintetizzare nell’intenzione di “…gridare la croce addosso al romanticismo che minacciava di attossicare la pianta della nostra arte”. Nella sua città progettò la fontana che prende il suo nome (1842) in Largo Basicò e la magnifica villa Landi a Boccetta (1847) ancora esistente.

Fondato sulla cultura illuministica, sulla ricerca della verità assoluta con l’elaborazione di canoni proporzionali improntati su esempi classici dove “[…] il processo di glaciale geometrizzazione viene costantemente operato con il vocabolario greco-romano […]”,Il Neo-classicismo“[…] non è una stilistica, ma una poetica; prescrive un certo atteggiamento, anche morale, nei confronti dell’arte e, benché fissi certe categorie o tipologie, consente agli artisti una certa libertà d’interpretazione e caratterizzazione […]”Tutta l’architettura neo-classica si svilupperà come sviluppo di temi tipologici, cioè come ricerca di una sempre più precisa qualificazione dell’oggetto, la cui possibilità è implicita nello schema o tipo dell’oggetto stesso” (Giulio Carlo Argan).

Palazzo Scardino a Maregrosso, per il suo nitido volume architettonico, per la sua eleganza formale classicamente impostata, per le sue pregevoli decorazioni in pietra calcarea che si illumina sotto i raggi del sole, per quel suo testimoniare di una stagione architettonica ed artistica che fu felice e prolifica per Messina, merita certamente di essere salvato e lo merita ancora di più se si pensa che ha superato, quasi indenne, il terremoto del 1908, i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e le aggressioni speculative dei palazzinari d’assalto nostrani.

 


 

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