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Turismo da collezione
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di Paolo Ullo

Avete studiato l’Odissea?... Le vostre conoscenze scolastiche, più o meno fresche, vi aiuteranno a capire come, dallo Stretto di Messina, Ulisse o Odisseo è passato, o la fantasia di Omero lo ha fatto passare, in numerose circostanze. Di ritorno dalla guerra contro Troia, non ritrova più la sua Itaca perché una tempesta lo spinge nell’Isola dei Ciclopi, Isola delle Capre, Isola del Sole, varie definizioni, queste, con cui la Sicilia è identificata nell’Odissea in funzione dei luoghi che Ulisse incontra nel suo viaggio.

Ricordate Polifemo, il Ciclope con un solo occhio?... Immaginate i navigatori del passato che scorgano dalla costa l’Etna in eruzione di notte; giocando di fantasia, noi, come avrà fatto Omero, il Ciclope con un occhio solo, arrossato, è l’Etna; i Faraglioni di Acitrezza sono le pietre lanciate da Polifemo contro Ulisse. La penna d’oca o di gallina di Omero ha fatto il resto, probabilmente attingendo dai racconti dei navigatori o da un suo improbabile viaggio nei luoghi descritti. Dopo l’avventura nella grotta di Polifemo…e qui i conti non tornano, visto che la più verosimile Grotta di Polifemo si trova a Milazzo ed i Faraglioni ad Acitrezza, Ulisse attraversa per la prima volta lo Stretto di Messina diretto alla corte del Dio Eolo, nelle Isole Eolie.

Lascia le Isole, dopo un piacevole soggiorno, diretto al Monte Circeo, dalla Maga Circe e anche lì si trova bene. Quando lo vince la nostalgia della patria si fa indicare dalla Maga la strada di ritorno; Circe lo mette in guardia della presenza sul basso Tirreno delle Sirene che, quasi certamente, abitavano nell’Isola di Stromboli. Il pericolo maggiore lo avrebbe dovuto affrontare con i mostri Scilla e Cariddi, ai quali Ulisse sacrifica molti compagni e sfugge alla morte, spinto da un provvidenziale vento di maestrale, che lo allontana dallo Stretto, dopo averlo attraversato per la seconda volta, fino alla Terra del Sole, probabilmente la Piana di Catania. Rifornite le navi, Ulisse riprende il viaggio, ma una violenta sciroccata lo spinge nuovamente su fino ad incappare nei gorghi di Cariddi; fortuna volle che Scilla non se ne accorgesse, per infierire sui compagni superstiti, e nuovamente Ulisse lascia lo Stretto per l’ultima volta, dopo essere rimasto aggrappato ad un fico, fino a che il gorgo di Cariddi non restituì i resti della flotta malconcia.

Spinto da una nuova provvidenziale tramontana o venti da Nord, Ulisse va ancora alla deriva nel Mar Mediterraneo e le sue avventure attraverso lo Stretto di Messina finiscono. Da questo breve excursus mitologico, si deduce che il viaggiatore per eccellenza, Ulisse, ha reso questo luogo universalmente conosciuto, pur non essendosi degnato di entrare nella falce o zanclon del porto di Messana; aveva premura ed una moglie nel fiore degli anni che lo aspettava con eccessiva pazienza…

Dalla Mitologia ai giorni nostri il passo non è breve, ma, attingendo ad essa fra il serio ed il faceto, appare evidente come la nostra Città, nel tempo, non abbia saputo, o voluto, cogliere il senso di questa “universalità”, offerta su un piatto d’oro e respinta nei modi più maldestri. Altri viaggiatori, moderni Ulisse in viaggio di pace, ci degnano della loro presenza, sbarcando nel porto di Messina. Nessuna fretta li assilla per far ritorno a casa e devono solo rispettare l’ora di rientro a bordo per riprendere il viaggio, verso altri porti, lidi o più ammalianti Sirene; della nostra Città conserveranno un vago ricordo, semplice scalo tecnico, quanto basta per dire di esserci stati e nulla più.

I turisti venuti dal mare non sapranno mai che su e da quei moli è stata scritta parte della Storia di Messina e che, a secoli di avvenimenti tristi e gioiosi, pochi anni fa, è seguita la loro blindatura o impedimento all’uso. Contrariamente alle apparenze, chi viene da lontano, oltre la recinzione, dopo lo spettacolo, al quale ha assistito durante l’accostamento, la Città offrirà solo l’occasione di sgranchirsi le gambe. Fra le tante motivazioni che spingono a viaggiare per divertimento c’è anche quella di poter collezionare più posti da elencare al ritorno; non sempre, a meno che non si visitino luoghi da patrimonio collettivo, universali, si riesce a cogliere l’essenza di un nome sulla carta geografica. Messina ha le carte in regola per non essere considerata una Città da collezione, dove qualcuno ha vissuto brevi attimi di paura, di disagio, ed in molti hanno sciamato per le vie della Città senza meta, in attesa di risalire nella pancia della nave.

Se ne andranno, i turisti da toccata e fuga, reduci da una veloce capatina a Taormina, sull’Etna, senza essersi chiesti perché nessuno li ha invitati a visitare una Città che deve pur avere una Storia. Tanto di cappello a chi sa attirare meglio di noi i collezionisti di foto ricordo, i compratori di souvenir o di un gelato; alla nostra Città spetta solo il compito di tenere ancorate le gomene della nave per poche ore, quanto basta per spennarli come polli, per le loro necessità di fuga dal molo di attracco. Il turista “fai da te” non è solo un’invenzione pubblicitaria, ma uno slogan alla vocazione turistica e di accoglienza che una Città deve offrire ai suoi ospiti; chi scende dalla scaletta di una nave da crociera deve essere libero di andare dove vuole, anche a sedersi su una panchina della Passeggiata a Mare, senza uno sgradevole senso di ripulsa o di persona indesiderata.

Procedendo su questa strada, da quella via di mare, che è lo Stretto di Messina, non giungerà più nessuno nelle acque del “…porto che fino al 1392 solevasi chiudere la notte con una catena di ferro.”, come scritto in Messina e dintorni. Guida a cura del Municipio. 1902. Per una riedizione più subdola e nefasta di una cintura di castità, la mancata, festosa, accoglienza a chiunque venga dal mare, potrebbe rendere una terra più sterile ed improduttiva di quanto lo sia già. Dopo gli strapazzamenti subiti fra Scilla e Cariddi, Ulisse o Odisseo è scappato via, stordito, dallo Stretto di Messina; se lo faranno altri dopo di lui, anche millenni dopo, in fuga senza voltarsi più indietro è perché qualcosa non funziona. Forse, il segreto per far invertire la rotta ai naviganti è quello che la inverta, per prima, la nostra Città.

Ullo Paolo

 


 

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