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La Casa di villeggiatura di La Corte Cailler
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“E’ la paci la mia amica,
la mia cara furtunedda:
oh chi Diu la binidica!
Quant’è cara! Quant’è bedda!”

di Nino Principato. 

Quest’iscrizione su una targa in marmo bianco, recentemente trafugata da vile mano ignota, fu scritta nel 1928 da Gaetano La Corte Cailler e fatta apporre sulla facciata della sua casa di villeggiatura oggi abbandonata al degrado in Contrada Badiazza, accanto allo stemma nobiliare dei baroni di Ciurame.

Storico e grande studioso di cose messinesi, Gaetano La Corte Cailler nacque a Messina l'1 agosto 1874  dal cav. Nicolò La Corte e Pontrelli, maestro di musica, e dalla signora Maria Cailler e Pagliano. Abbandonata la scuola dopo la licenza ginnasiale, si dedicò interamente allo studio della storia, in particolare quella di Messina per la quale ebbe un interesse precocissimo, sin da quando era ragazzo. Dal padre Nicolò aveva ereditato la passione per la musica e, fin da giovane, Gaetano impara a suonare il pianoforte esibendosi in occasionali concerti e pubblicando, nel 1896, una romanza. Nello stesso periodo, inizia a collaborare con alcuni giornali locali, scrivendo di storia ed arte messinese e nel 1898 ottiene un impiego come copista presso la Cancelleria del Tribunale di Messina. L'anno dopo è nominato socio ordinario della Reale Accademia Peloritana e fa parte di un gruppo di appassionati studiosi di storia patria che, presieduto dal prof. Giacomo Tropea dell'Università di Messina, dà vita nel 1900 alla  "Società  Messinese di Storia Patria" di cui La Corte è socio fondatore e firmatario del primo Statuto sociale.

Il 17 marzo 1900 fa istanza  al Real Commissario per essere assunto come guardasala al Civico Museo Peloritano, allora ospitato nel soppresso monastero  di S.Gregorio che sorgeva in via Monasteri (oggi 24 Maggio) e il 2 gennaio dell'anno dopo, viene immesso in servizio. Ne compila una guida e nel 1902 il Municipio pubblica la Guida “Messina e dintorni" del quale La Corte Cailler è uno dei maggiori estensori. Nel 1904 muore il direttore del Museo, Picciotto, e la direzione passa a lui. E' un periodo di febbrile attività di ricerca presso gli archivi della città, d'importantissime scoperte di documenti riguardanti la storia  e la cultura artistica di Messina, di una vasta produzione di studi e scritti che gettano nuova luce ed aprono impensati spiragli sulla conoscenza  delle pluricentenarie vicende messinesi.

Il 26 luglio 1906 sposa Carmelina D'Amore che gli darà due figli, Nicolò il 10 maggio 1907 e Maria quattro giorni prima del terribile sisma del 1908. Dopo il terremoto, la famiglia si trasferisce a Palermo per poi ritornare a Messina dove il La Corte ricostituisce, con i pochi amici sopravvissuti, la "Società Messinese di Storia Patria", il 2 giugno 1910. E' nominato ispettore onorario comunale di Antichità e Belle Arti; componente della Commissione conservatrice dei monumenti, degli scavi ed oggetti  di antichità ed arte della Provincia di Messina; ispettore bibliografico onorario. In queste vesti interviene con autorità nelle diverse sedute in cui si decide il destino di molte opere d'arte cittadine, ma è solo e abbandonato in quest'impari battaglia per la salvaguardia del superstite patrimonio artistico messinese. Amareggiato, sconfortato, debilitato da una grave forma di diabete, muore improvvisamente il 26 gennaio 1933, a soli 59 anni.

 


 

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