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La Città del futuro.
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Grattacieli al Cavalcavia sulla "Via del Mare" in un fotomontaggio del fotografo 
Enrico Mazzaglia   

di Paolo Ullo.

La cultura del riciclaggio non è un fenomeno da pidocchiosi risparmiatori, che, pur di non mettere le mani in tasca, riutilizzano oggetti a ripetizione, fino a che è possibile; si usava una volta, quando le scarpe o i vestiti dei fratelli maggiori passavano a chi stava crescendo, in famiglie più numerose e meno spendaccione di adesso. Un cappotto rivoltato diventava quasi nuovo e le scarpe bucate andavano bene per la campagna o per stare in casa; tutto ciò che era possibile riparare o recuperare per altre utilizzazioni, faceva comodo al bilancio familiare.

Tanti altri principi di sana economia domestica, applicata al rattoppo, ai bottoni da riattaccare, sono passati in disuso, messi in ridicolo da un’altra cultura, o il suo contrario, dello spreco; l’usa e getta è diventato un principio fondamentale di nuova economia, che rende continuamente stracolmi i cassonetti della spazzatura. Non a tutto può essere applicata una diversa destinazione d’uso e sarà un continuo esercizio mentale, o l’occhio abituato a leggere un oggetto da una diversa angolazione, a decidere che farne; prima di sancirne la distruzione o la consegna ad una discarica, quasi sempre abusiva, basta manipolarlo più volte, rigirarlo ed una nuova funzione prenderà il posto di quella vecchia.

La cosa si complica quando si ha a che fare con corpi voluminosi, poco maneggevoli o inamovibili, tanto ingombranti da non potersene liberare tanto facilmente; per questi grossi pacchi o ostacoli, il sezionamento o smembramento non consentirebbero nessun riciclo e la soppressione definitiva è come una liberazione da un impedimento che stava sulla pancia. In passato, la nostra Città ha avuto importanti occasioni di riciclaggio, dati poi in pasto ai cingoli delle ruspe o agli implacabili cucchiai degli escavatori; l’ultimo mancato riutilizzo risale a cavallo dell’anno 2000, quando, per il tracciato della linea tranviaria, è stato divelto l’antico selciato del Viale San Martino.

Quella occasione unica ed irripetibile, offerta agli Amministratori di turno, di riciclo dei basalti lavici è stata sprecata malamente; pietre, per alcuni, pezzo di storia, per altri. Tutto dipendeva dalla sensibilità e dal rapporto con gli oggetti dell’osservatore; in entrambi i casi, non si era di fronte a dei volgarissimi calcinacci di un muro stonacato, materiale ingombrante destinato ad una discarica pubblica. Andando a ritroso nel tempo, immaginiamo il lavorìo che c’è stato dietro a quelle pietre o pezzo di storia. Orecchie molto attente e abituate ai suoni, avrebbero potuto anche sentire il respiro del pianeta, terra nuova emessa nelle manifestazioni vulcaniche; gli echi degli scalpellini della pietra lavica dell’Etna, il rullìo dei carri trainati dai buoi, che li hanno portati in città per la ricostruzione, dopo il terremoto del 1908. Lasciando stare le riflessioni nostalgiche, come fossimo davanti ad una stampa antica, in quella circostanza bastava essere più razionali, più disposti ad accogliere un concorso di idee e quelle pietre, o pezzo di storia, sarebbero ancora patrimonio collettivo della Città.

All’inizio dei lavori di scavo, è apparso urgente impedire che quelle pietre o pezzo di storia cittadina finissero in mare, a fungere da barriera frangiflutti, compito che avrebbero assolto benissimo, ma per il quale si sarebbe potuto usare materiale meno nobile. L’idea del riciclaggio dei Viali, interessati al passaggio del Tram, è stata liberata come pulce, perchè arrivasse alle orecchie giuste; ma non sempre la semina di nuovi pensieri produce i frutti sperati. Pur non avendo avuto nessun riscontro o incontro diretto con i naturali destinatari, gli Amministratori in carica, con grande piacere si è notato che alcuni, molto pochi, sono stati accatastati e poi utilizzati per costruire il marciapiede della futura fermata del Tram a Villa Dante. Altri manufatti simili in città non se ne sono visti e per la ricostituzione del selciato della via Primo Settembre sono stati utilizzati basalti di dimensioni e tecniche di taglio diverse.

Il resto del lastricato estratto dal Viale San Martino e dalla Cortina del Porto dove sono andati a finire?.. Pur considerando che il riutilizzo di volgarissime e pesanti pietre, o pezzi di storia, avrebbe avuto un costo, qualunque cosa si fosse fatto, eccetto che  buttarle in mare ad ingolfare lo Stretto, la Città di Messina avrebbe dato esempio di civiltà, con un tornaconto di valore inestimabile. La mentalità del riciclaggio prende sempre più piede dovunque; si riutilizza tutto ciò che è possibile. Messina, caso unico al mondo, avrebbe destinato ad altri usi i suoi viali sventrati.

Non è da poco come esempio di ”non spreco”, di mentalità nuova, di rispetto del territorio, di investimento in cultura!.. Sarebbe bastato chiedere ai ragazzi delle scuole, esercito lillipuziano, cosa sarebbero stati capaci di realizzare con tantissime e pesantissime pietre a cubetti, materiale da costruzione, come i mattoncini di plastica che usavano da bambini, ne sarebbero uscite idee bellissime… Giocando con i numeri, con calcoli molto approssimativi fatti alla buona dai tecnici che non siamo, il Tram ha chiesto spazio per 25.000 metri quadrati, 2,5 ettari di superficie; sul suo cammino è stato necessario far sloggiare 5.000 metri cubi di pietre, o pezzi di storia, pari ad un cubo di 17 metri di lato. Da un’altra angolazione, 100.000 elementi, mattoncini da costruzione per un mosaico da inventare … Gli Egiziani avevano la passione per le Piramidi; i Greci per gli Anfiteatri; i Cinesi per le Muraglie … e i Messinesi?…

Pur se fittamente disegnata, la città avrebbe offerto ancora molti spazi capaci di accogliere le pietre dell’Etna o il selciato sul quale scivolavano le carrozze o le prime automobili dei nostri nonni e bisnonni: Piazze, slarghi, luoghi pubblici da costruire o ristrutturare…

Dopo aver più volte lanciato appelli inascoltati, affinché quelle pietre, o pezzo di storia, non finissero in mare, un’altra occasione mi induce a sognare una Città migliore, nuova, quasi una Città del futuro. Nessun Amministratore potrà mai impedire ai cittadini di disegnarsi una loro Città ideale, tanto i sogni non hanno un costo e, fermo restando che a Messina non abbiamo occhi per piangere, o, come si esprime il nostro dialetto, “ni manca di l’acqua finu o sali”, a me non costa niente spararla grossa. Prima di cadere nel ridicolo come sognatore ad occhi aperti, ritengo che, ad altri cittadini come me, il riciclaggio della Città, dove è possibile, sia passato per la mente, a titolo gratuito e nell’impossibilità a metterlo in atto. Tutti sognatori in questa Città, meno i più razionali, i quali, pur essendo nel ruolo giusto per poter materializzare aspirazioni di decoro urbano, lasciano stare, tanto, non c’è una Lira o Centesimo che sia!...

Eternamente in attesa della “Via del Mare”, l’idea di una “Via del Treno”, in questa Città del presente, non farà sobbalzare dalla sedia nessuno, tanto meno chi è preposto a problemi di urbanistica di ordinaria amministrazione: parcheggi, fioraie, aiuole ed altri grattacapi. Dopo la cessata funzione di Linea Ferroviaria, i terrapieni, le gallerie, ponti, più o meno lunghi, e quel capolavoro del Ponte di Camaro, fino all’imbocco della vecchia Galleria Peloritana, offrono l’occasione di liberare la fantasia a briglie sciolte; per adesso che il treno non ci passa più, largo alle erbacce e ad invasioni abusive di un pezzo di territorio che ha anche fatto, a modo suo, la storia della Città. Come successo per i basalti lavici della Linea del Tram, qui non c’è il timore di sparizioni o ammanchi; il Ponte del Camaro non è un soprammobile facilmente asportabile e con i ponti del Curvone Gazzi non ci si può giocare con le Ferrovie in miniatura per collezionisti. Più immobile di così, quel che appare un serpente che ha cambiato pelle, è inamovibile come una colata lavica senza alimentazione ed in via di raffreddamento.

Prima che segmenti di una linea ferroviaria abbandonata facciano gola a palazzinari, con la mania della colata di cemento in ogni luogo, non sarebbe male pensare ad un suo riciclo… E qui potremmo tirare fuori quei disegni che urbanisti di fama mondiale usano nell’illustrazione dei loro progetti di quartieri, periferie di città futuristiche, alcune delle quali già disegnate e realizzate. Lascio a chi è del mestiere il compito di piazzare le sagome di abitanti felici in spazi verdi, automobilisti che viaggiano tranquilli su viadotti a più livelli, trasporti pubblici a regola d’arte, in una Città ideale. Ogni cittadino di una Città reale ha sempre da torcere il muso di fronte a soluzioni che migliorino la qualità della vita; basta guardarsi attorno, tutti i giorni, per non credere a che la propria Città cambi da un giorno all’altro, come se un cambiamento fosse frutto di magia.

Un’azione metodica, costante nel tempo, che elevasse di rango e di posizione in classifica delle Città meglio vivibili, qui da noi non si è mai vista; sperare che menti eccelse sviluppino una programmazione, che porti alla Città del futuro, è fuori di ogni ragionevole aspirazione. Assisteremo impotenti all’avanzare dei rovi sui terrapieni, della ruggine sui ponti di ferro o qualche cantina improvvisata nelle gallerie, lungo i fianchi della Valle del Camaro. Cosa fare di 30.000 metri quadrati, o 3 ettari di territorio cittadino, impossibile da rottamare o cancellare per impedimento allo sviluppo della Città? …

E se lo sviluppo partisse da un affaccio panoramico dal Ponte di Camaro, da una passeggiata o da una pedalata su un terrapieno elevato quanto basta dal traffico cittadino?... Ecco, era inevitabile cadere nell’errore di fingersi urbanisti improvvisati; se è stato fatto è perché i sogni non si pagano e la lista d’attesa degli interventi per una Città migliore è molto lunga. Ringrazio eventuali altri cittadini che, come me improvvisati urbanisti, credono in una Città del futuro e scrollano le spalle se questo desiderio è fonte di derisione; altri cittadini, di diversa saggezza, continueranno a dire che “…tanto, siamo a Messina!..”, per la pace e la tranquillità di tutti.

Il riciclaggio è un’arte, un modo nuovo di vedere oggetti mobili ed immobili per un diverso tornaconto. Se è così difficile riciclare la Via del Mare, sarà quasi impossibile solo pensare ad una Via del Treno, dopo che, i basalti lungo la Via del Tram, urbanisti senza fantasia, se li sono giocati al gioco “di tri carti”. Sarà complicato far sparire 6 Km. di linea ferrata, sostituita dalla nuova Galleria Peloritana, e, finchè la Città non se ne approprierà come patrimonio collettivo, sarà sempre esposta ai cattivi pensieri e soluzioni ad uso privato; nel frattempo, la Città del futuro, per questa sua prerogativa e collocazione nel tempo, può sempre aspettare.

Ullo Paolo

ndr- A seguito di una lettara inviata e pubblicata dalla Gazzetta del Sud l'11 febbraio 2003 con la quale ponevo l'interrogativo del "basolato lavico", il Corpo di Polizia Municipale apre un'indagine. Dopo tutta una serie di appostamenti e investigazioni scopre che il basolato,  in custodia in un terreno del Villaggio Salice, viene venduto a privati a Castiglione di Sicilia (CT). 

 

Gli articoli della Gazzetta del Sud.

11 febbraio 2003

I lastroni potrebbero forse essere utilizzati in altre parti della città
Dove finisce il basolato della Cortina del porto?

Un lettore, il signor Giuseppe Lombardo, ci ha' segnalato (documentando l'argomento con le foto accanto) che «malgrado le assicurazioni dell'assessore Gianfranco Scoglio sulla riutilizzazione del basolato lavico in altro sito, l'impresa non effettua una raccolta differenziata presupponendo che tutto finisca... dove?». Si tratta dei lavori di manutenzione sulle strade del centro che un'impresa sta eseguendo nella via Vittorio Emanuele, dove l'intero manto stradale dovrà essere rimosso e sostituito, a differenza di altre vie dove è invece sufficiente un intervento di scarifica e bitumatura. All'assessore Scoglio, che aveva manifestato l'intenzione di riutilizzare i lastroni di pietra lavica. o all'impresa spetta la risposta al nostro lettore.
 


7 marzo 2003

II basolato lavico rimosso dalla via Vittorio Emanuele durante i lavori per il tram è finito in case private..
Si ipotizza il reato di appropriazione indebita

Giuseppe Palomba

II basolato lavico rimosso da via Vittorio Emanuele per i lavori del tram e temporaneamente affidato in custodia ad una impresa sarebbe finito, in parte, in alcune abitazioni private di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania, i proprietari delle quali avrebbero approssimativamente pagato 350 euro per ogni "carico". È questa l'ipotesi investigativa avanzata dagli uomini del Corpo di polizia municipale che, sull'argomento, mantengono il massimo riserbo e che stamattina trasmetteranno una dettagliatissima relazione al procuratore aggiunto Giuseppe Siciliano. Magistrato informato telefonicamente dei fatti già ieri.

Per due persone ( un impiegato e un camionista di Catania) potrebbe scattare la denuncia a piede libero essendo ipotizzabile almeno il reato di appropriazione indebita. Non è escluso che l'indagine possa coinvolgere, a breve, altre persone.

L'attività delle forze dell'ordine ha preso il via ieri mattina poco dopo le 6 quando a Salice, nei pressi di un terreno privato, alcuni agenti della polizia municipale in borghese impegnati in un controllo per un altro servizio hanno notato un vecchio camion cassonato targato Catania entrare nell'area dove si trova depositato il basolato lavico. Dopo ore di appostamento, eseguito anche con l'ausilio di binocoli,il mezzo pesante è stato bloccato a circa un chilometro di distanza. Nel cassone sono state rinvenute, caricate, decine e decine delle cosiddette "pietre di Catania".

Sul posto sono state subito fatte convergere pattuglie dell'Annona, i cui uomini già in zona hanno dato ausilio ai colleghidella Tutela. Gli investigatori informato il dirigente superiore Calogero Ferlisi, hanno interrogato l'autista del mezzo pesante, trovato peraltro sprovvisto di copertua assicurativa per il camion.

L'uomo avrebbe dichiarato che quello di ieri era almeno il settimo viaggio che faceva da Salice in direzione di Castiglione di Sicilia, dove le pietre erano dirette, e che si trattava di una vendita "in nero", vale a dire senza neppure l'emissione della bolla di accompagnamento. Particolare questo che, al di là del possibile reato fiscale, avvalora i sospetti degli investigatori.

Interrogato anche l'impiegato custode dell'area di Salice. Quest'ultimo dal canto suo, avrebbe invece affermato che si tratterebbe di basolato lavico proveniente da altri lavori: quelli cioè eseguiti in altre strade interessate al percorso del tram e mai dati in custodia dall'amministrazione comunale.

Immediati a questo puntoto i riscontri della polizia municipale i cui agenti hanno eseguito un sopralluogo proprio in via Vittorio Emanuele. Da qui la certezza che il basolato rimosso temporaneamente e trasportato nella cava di Salice era di volume nettamente superiore a quello trovato ieri nel terreno.

II mezzo pesante è stato  posto sotto sequestro mentre stamattina potrebbe anche essere chiesta alla magistratura l'autorizzazi a porre i sigilli al terreno di Salice.


 

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