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L'archivio Longo negli scantinati della Facoltà di Lettere
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di Nuccio Anselmo.

Da Milano ai cantinati dell'Università di Messina il grande patrimonio storico-letterario di Giuseppe Longo.

II mistero dell'archivio Longo continua da quasi due decenni. Le "carte" di un maestro di giornalismo che è nato a Messina ed è arrivato a dirigere "Il  Gazzettino" di Venezia e il "Resto del Carlino", che ha fondato una delle più importanti riviste letterarie italiane nel 1955, "L'Osservatore politico e letterario", giacciono tra le ragnatele nei sottoscala della facoltà di Lettere, ora all'Annunziata,ormai da diciott'anni.

Sono diventate maggiorenni. Già, perché era il 1994 quando lui era ancora in vita ma già molto provato dalla malattia, e decise di donare l'immenso corpus della sua vita gionalistica e letteraria all'Università li Messina, chiedendo al figlio Piero di sobbarcarsi tutto. E nel dicem-bre del 1994 il figlio Piero scriveva in un'accorata lettera al nipote messinese di Longo, il giornalista Sandro Rol: "... papa è ormai immobilizzato a Roma da più di un anno e non esistono ragionevoli speranze di vederlo riprendere una sia pur limitata attività continua ad essere perfettamente lucido, ma il suo distacco dalla vita va aumentando di giorno in giorno. Mi ha espresso il desiderio che le sue carte trovino sistemazione presso l'Università o altra istituzione i culturale di Messina".



Si scelse l'Università furono ben 377 scatole tutte perfettamente catalogate con una minuziosità impressionante per quel che riguarda il contenuto, di grandissimo interesse storico-letterario. Due tonnellate il peso del "collo" che partì da Milano, in pratica "mezzo secolo di storica giornalistica, letteraria e politica italiana". Ma anche molti libri, migliaia.

Eppure ancora oggi tutto questo materiale di grandissimo valore è dimenticato negli scantinati, imballato, probabilmente anche danneggiato dal tempo e dalla muffa, forse perfino depredato. Perché? Quale destino s'è accanito su questa pagina mai aperta eppure importantissima?

Ci sono per esempio i ritagli di giornale che ci parlano della Seconda guerra mondiale attraverso le colonne dell'Indipentente, del Giornale d'Italia, del Giornale dell'Emilia (l'antenato del Resto del Carlino) ai tempi della Costituente. Oppure tutti numeri della rivista letteraria che Longo fondò e "confezionò" per un trentennio, definita da Prezzolini "la più importante rivista culturale italiana dai tempi della Voce".

Volete poi una lista di personaggi che corrisposero con Longo nel corso della sua vita e le cui lettere sono (o erano perché trafugate?) ancora in quegli scatoloni derelitti da sottoscala?



Eccone solo alcuni, ma sono molte di più le lettere catalogate con personaggi di primissimo piano:
Marta Abba, Goffredo Bellonci, Enzo Biagi, Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Piero Chiara, Alcide De Gasperi, Enrico Fulchignoni, Corrado Govoni, Curzio Malaparte, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi, Rosso di San Secondo, Giuseppe Saragat, Camillo Sbarbaro, Antonio Segni, Diego Valeri, Cesare Zavattini, Luigi Capuana.

C'è tanto altro in quelle scatole:
per esempio una documentazione molto dettagliata per una biografia di Angelo Musco, gli autografi di molti politici dai tempi della Costituente, corrispondenza di molti giornali a cominciare dalla Gazzetta di Messina tra il 1929 e il 1938. E poi c'è tutta la produzione letteraria di Longo.

Perché tutto questo deve rimanere a marcire nei sottoscala della facoltà di Lettere?

Chi era

Giuseppe Longo (Messina 1910-Roma 1995) fu anzitutto un grande maestro di giornalismo ma anche saggista, narratore e poeta. A 17 anni, appena completati gli studi classici, l'esordio brillante alla '"Gazzetta di Messina". Lascia la città nel '39 chiamato a Roma dal "Messaggero" come redattore della pagina letteraria.

Nel '41 è capo redattore, prima al "Resto del Carlino" a Bologna e poi a Roma per "L'Indipendente" e il  "Giornale d'Italia". Di nuovo al "Resto del Carlino" dalla fine del '49 alla metà del '53, ma stavolta da direttore. Dirige quindi, dal '54, "Il Mo-mento" di Roma e, dal '60 al '67, il "Gazzettino" di Venezia. Nel '55 fonda "L'Osservatore politico letterario".

Intellettuale singolarmente versatile è nel novero delle figure di maggior spicco della cultura del Novecento. Ha pubblicato 8 volumi di narrativa, 11 di saggistica, quattro raccolte di poesie. Tra i libri spicca "La Sicilia è un'isola", edito nel 1962 da Martello.

Fonte - Gazzetta del Sud - 29 luglio 2012


 

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