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La Città del Commissario.
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di Paolo Ullo.

Questo non è il titolo di un Film Giallo o Poliziesco, ma la definizione più appropriata, per nulla inedita, in cui la Città di Messina si ritrova ogni qualvolta si ricorre ad un Commissariamento Straordinario della carica del Sindaco o dell’intera Amministrazione Comunale. Il fenomeno non è nuovo e le varie cause che lo hanno determinato sono spesso ricorrenti, si assomigliano e si può affermare che, sullo Stretto di Messina, tutto si ripete e niente si rinnova, dagli eventi naturali, alle “maledizioni” di ordinaria politica.

Il danno fisiologico di un cambio della guardia alla guida del Municipio, intervallato da un Commissariamento Straordinario, si tramuta in un disorientamento, dal quale sarà complicato e lento riprendersi. Per questa eterna condanna, la Città di Messina, come è successo in passato, pagherà lo scotto di “Beghe di Palazzo” e, come veniva sintetizzata nella “Gazzetta di Messina e delle Calabrie”, la crisi comunale del Marzo 1905, di “bizze personali e le meschine gare partigiane”. Tutto quello che è ritenuto giusto o sbagliato da opposte formazioni politiche, subisce capovolgimenti di giudizio sulla scia dell’alternanza democratica, o presunta tale, e la nostra Città, come un Comune senza Patria e senza Storia, si espone, da sempre, al ludibrio delle male lingue, dei disfattisti e degli uccellacci del malaugurio.

I nuovi inquilini della Casa Madre, quando ne prenderanno possesso, avranno bisogno del tempo necessario a gestire le redini del comando e, più per una naturale impreparazione organizzativa ed amministrativa, che tecnica, la Giunta Comunale appena instaurata annasperà un po’ nel buio, prima di emergere alla luce. Dovendo dare continuità d’azione ad operazioni programmate e bruscamente interrotte dalla precedente Amministrazione in fuga precipitosa dal Palazzo, emerge timida e formale la figura del Commissario, alla quale saranno affidate le sorti della Città, solo il tempo della formazione della nuova coalizione politica. Qui di seguito sono riportati alcuni spaccati di gestione temporanea del Municipio, da parte di uno spaesato funzionario governativo, in epoche passate.

In alcune pacate e competenti osservazioni critiche di un anonimo cittadino, pubblicate dalla Tipografia dei Fratelli Oliva nell'Ottobre 1890, in Chiarimenti e rilievi sulla questione delle acque potabili di Messina accompagnato da questa indecifrabile sigla “Per G. G. D.”, si legge:

Giunse frattanto il Colera del 1887 con la solita violenza, dopo lo scioglimento del Consiglio e durante la permanenza del Regio Commissario. Trovando le sue armi nei fatali pozzi, minacciava sterminio, quando l’Autorità Sanitaria e la falange dei generosi cittadini, che lo affrontarono con eroica intrepidezza, pensarono d’impedire l’uso di quelle acque, sopprimendo i pozzi. Furono quindi provvedute acque da Napoli e da altri punti, e fatte bollire quelle che si ricavavano dalle adiacenze della Città; savie ed ammirevoli risoluzioni che tarparono le ali al mostro asiatico, salvando la vita ad un buon numero di cittadini. Dopo quanto successo, sarebbe stato assai censurabile il riabilitare l’uso di quelle acque e quindi l’Autorità Municipale che sopravvenne sostenne l’abolizione assoluta dei pozzi in Città

In assenza di un Governo, la Città e i cittadini preferivano rimboccarsi le maniche e, contrariamente, nel 1894, a seguito del terremoto del 16 Novembre e con una crisi politica in atto, con lo spauracchio del commissariamento, si riteneva il Commissario Regio il più adatto a menare in porto l’affare dell’Acquedotto.

Nell’Estate 1899, il Commissariamento della carica di Sindaco avvenne a seguito della discussione su un Progetto mai messo in atto, per la costruzione dell’Acquedotto da parte di una fantomatica Ditta Concessionaria.

A seguito della crisi del Marzo 1904, Pietro Longo, giornalista, scrive in “Acquedotto Civico” Settembre 1905: I lavori vennero allora rallentati dalle laboriose pratiche burocratiche, dal sopraggiungere della crisi amministrativa e sopra tutto dalla olimpica inattività della gestione straordinaria.

Anche la scelta del Progetto, presentato dall’Ingegnere Zanca nel 1912, per la nuova Sede Municipale, è avvenuta in pieno ed ennesimo regime di vuoto amministrativo.

Ci consoliamo al pensiero che ogni epoca ha registrato più o meno plateali lanci della spugna o sventolio di bandiere bianche; altri tempi, altre crisi, e, di mezzo, un Commissario che, come i precedenti, adempirà con serietà professionale al dovere istituzionale, che gli sarà affidato. Poi ricominceremo daccapo, fino alla prossima alternanza democratica o presunta tale.

Da sempre, oltre ai terremoti, alle violenze della natura e quanto altro viene dal cielo, siamo stati condannati al cambio della guardia di dichiarati o aspiranti benefattori, al servizio della Città; si spera che il subentrante faccia meglio dell’estromesso, in un altalenante passo di danza di quadriglia. Al nuovo, ennesimo Commissario, oltre che augurare buon lavoro, non chiediamo niente di miracoloso o soluzioni magiche per la nostra Città; tutto ciò che appare di bello o di brutto lo lasci pure a chi verrà, dopo che le cose si saranno sistemate, a dichiararsi paladino e servo nostro. Al prossimo Commissario chiediamo che abbia solo la pazienza di traghettarci verso la nuova squadra, aspirante al talamo nuziale di Penelope o di Messina, che è la stessa cosa.

Non me ne intendo di politica come, immagino, ne sappia chi offre il suo servizio ad una Città con il titolo di Primo Cittadino; io, con lo stesso titolo e senza numerazione, aspetto ed ambisco ad una Città migliore, senza epiteti o definizioni cinematografiche. Messina deve continuare ad essere Città di tutti ed il Commissario, non ce ne voglia, non potrà mai cambiarle i connotati; anzi, più breve sarà la sua permanenza alla Casa Madre e meno saremo esposti alla gogna, al ludibrio delle male lingue, dei disfattisti e degli uccellacci del malaugurio.

Lunga durata, invece, al prossimo Sindaco, chiunque esso sia, e che di lui si dica, come si è detto per un suo predecessore d’altri tempi, che ha agito colla fede, con cui egli soleva pronunziare, sempre con emozione, il nome solatio ed allettatore di Messina, della quale era idolatra.

Ullo Paolo

 


 

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