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La Città del Kaos.
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di Paolo Ullo.

Mi sono sentito, più di prima, cittadino europeo, quando, nel Giugno 2009, ho viaggiato sul primo treno della Metroferrovia; 33 anni dopo la cancellazione della fermata, a Ponte Santo Stefano, in perfetto orario alle ore 8,33, si è fermato il primo “Minuetto” proveniente da Messina e diretto a Giampilieri. Come avviene in altre aree urbane o metropolitane, sono stato fruitore di un servizio che, se fosse durato, avrebbe elevato di rango la nostra Città sul piano dei servizi sociali; si era di fronte ad una riedizione di un servizio pubblico ed i motivi dell’esultanza c’erano tutti.

Nel timore che al primo viaggio non ci sarebbero stati viaggiatori in arrivo ed in partenza, io e mio figlio Rosario non abbiamo mancato l’appuntamento e siamo stati i primi e gli unici ad arrivare a e partire da Ponte Santo Stefano. Al macchinista ed al capotreno ho sottolineato la “storicità” del loro servizio con una augurale stretta di mano. Alle ore 12,35 mi servo della “Metroferrovia” per andare a lavorare e, nell’attesa che passi il treno, ripercorro col pensiero fatti avvenuti in quella fermata, nell’arco di tempo coperto dalla mia memoria, e di altri che mi sono stati raccontati.

Subito dopo il Terremoto del 1908, su quel Ponte sono transitati i convogli del triste esodo diretti a Catania. Durante le due Guerre Mondiali si sperava di vedere tornare vivi i parenti impegnati sui fronti bellici. Il Regime Fascista costrinse ad una lunga ed inutile attesa, migliaia di abitanti della Valle Santo Stefano per acclamare al passaggio, mai avvenuto, di Mussolini. Nel dopoguerra, fra il 1946 e il 1950, prima dell’attivazione del servizio degli autobus, c’è ancora chi ricorda la lunga processione di persone che, a piedi, scendevano a Ponte Santo Stefano e si recavano in treno in città per i lavori di ricostruzione. Da una conta approssimativa, circa 500 lavoratori, “quelli di Santo Stefano”, affollavano il marciapiede della Stazione in attesa del primo treno del mattino.

In tempi più recenti, la Stazione è stata testimone, muta e silenziosa, di un tragico incidente o dramma di vita, perché non si è mai saputo. Si racconta anche dell’ossessiva cantilena, quasi a “tribolo”, di una anziana donna balbuziente che annunciava ai passanti, esternando chissà quale incompletezza di effetti ed affetti: “…’Sta maìna, a nostra maìna, passau ‘na traotta…”, che stava per “Questa mattina, alla nostra Marina è passata una Tradotta Militare”… Il mio ricordo più vivo va sul frivolo e sull’irrilevante con l’arrabbiatura che presi dopo aver dimenticato sul treno un ombrello, di ritorno da scuola. Il treno a Ponte Santo Stefano o nelle altre fermate del percorso, non era un ritorno al passato, ma una proiezione verso il futuro.

Il servizio di Metroferrovia è stato sospeso a seguito della devastante alluvione del 1 Ottobre 2009; è ripreso in forma ridotta un anno dopo con otto corse e adesso è espletato con sole due corse giornaliere.

Cominciata con il piede sbagliato, la Metroferrovia sembra destinata alla soppressione per un diabolico disegno di lasciare la Città allo sbaraglio e nel caos della circolazione; senza collegamenti con le fermate, senza biglietto unico per bus e treno e con due viaggi al giorno è impossibile tenere in considerazione o fare affidamento su un servizio incompleto e snobbato da tutte le amministrazioni preposte al territorio. Sulla fluidità della circolazione stradale influiscono anche abitudini difficili da cambiare, oltre che non agevolate da un efficiente servizio di trasporti pubblici; il traffico automobilistico cittadino diventa un fenomeno fisiologico per una fermata, sosta, quasi parcheggio in mezzo alla strada, per acquistare il pane ed il pesce fresco al Km. 7, la frutta e verdura al Km. 8 e salutare un conoscente di passaggio ed un caffè al Km. 9. Storie di ordinaria anarchia, di uso improprio e personale della Città, delle strade, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni; si aggiunga una giornata di pioggia, l’accompagnamento in auto fin sotto il portone dei ragazzi a scuola, una mareggiata che impedisce il traghettamento sullo Stretto di Messina e la frittata è completa.

Non era da meno la nostra Città, prima del tremendo colpo infertole dal Terremoto del 28 Dicembre 1908, in fatto di trasgressioni alle regole del buon vivere; con la dovuta transizione in un tempo di oltre un secolo addietro, certe usanze poco civili sono sempre state di casa qui da noi, e non solo, e dal confronto nasce un parallelismo poco onorevole.

La “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” nel Febbraio 1902 lamentava la continua trasgressione delle ordinanze comunali che vietavano il percorso, nelle vie principali il transito degli asini trasportanti immondizie; contro i venditori ambulanti di pesci, di frutta e di verdure; contro i fruttaroli, tenenti esposti le loro merci all’aperto, ingombranti il suolo pubblico; e contro l’abitudine delle donne delle botteghe, gittanti acque luride nelle pubbliche vie; e in tutti i giorni, in tutte le ore, si vedono per i corsi principali transitare indisturbati gli asini e i carretti, carichi d’immondizie, i pescivendoli a smerciare le loro merci, innaffiando le strade di acqua putrida, i fruttivendoli a far baccano e smerciare i loro meloni rossi, senza che gli agenti municipali si dessero conto di nulla, quasi che Messina fosse peggio di Roccacannuccia. Sullo stesso organo di stampa del 12 Febbraio 1902, è in visione un “manifesto circolare” del  Sindaco, per la nettezza pubblica:

Per la nettezza pubblica
Il Sindaco ha diramato il seguente manifesto circolare:

 “La pubblica nettezza, ch’è ritenuta a buon diritto l’indice principale del grado d’incivilimento di un paese, lascia purtroppo a desiderare nella nostra Messina che pur ha diritto di competere colle Città più civili del continente.

L’Amministrazione Municipale ha rivolto ad essa tutta la sua attenzione, provvedendo con acconce misure ad eliminare gl’inconvenienti e migliorare il servizio, ma i suoi sforzi tornerebbero vani, se non venisse secondata dai cittadini nel raggiungimento del suo scopo.

V’hanno ben vero delle sanzioni nel regolamento locale di Polizia Urbana che puniscono le contravvenzioni alla nettezza pubblica, ma se questa deve essere il risultato del rigore della legge, non si potrà mai imputare il sentimento di civiltà degli abitanti, sebbene al timore della pena cui si potrà incorrere.

L’Amministrazione Municipale non è questo che si prefigge. Dessa intende invece che sia vivo nella coscienza dei cittadini il decoro di Messina, cui altamente giova la nettezza pubblica.

Sono da smettere affatto viete usanze non comportabili nei costumi cittadini e col progresso dei tempi, delle quali torna meglio non tener parola per non ricordare che il buttar l’acqua sulle pubbliche vie o i detriti di ogni sorta, viene anche deplorato nei paesi più selvaggi del continente meno civile.

Sia vigile ciascun cittadino della nettezza pubblica e rimproveri a chi mal sente questo dovere, la mancanza di affetto verso la propria città della quale si deturpa il decoro, con scandalo gravissimo del forestiero.

E poiché la nettezza cittadina concorre grandemente alla salubrità del paese, gli rimproveri anche il pregiudizio gravissimo che vien recato alla sanità pubblica.

L’Amministrazione Municipale, che ben conosce il sentimento cittadino, ha motivo per essere certo che non invano rivolge il presente appello ai suoi amministrati.

Comunico intanto quanto sopra alla S. V. perché voglia cooperarsi sul proposito insieme con Autorità Comunale, nel migliore interesse della Città.
Il Sindaco  - A. Martino

Ritornando al presente, non c’e nessuna scusante nel perseverare nel malcostume, nella cattiva amministrazione dei servizi pubblici o nella mancata risoluzione dei problemi che affliggono il nostro territorio; in attesa di una Città migliore, da cittadini con licenza di trasgressione, imperterriti contribuiremo al marasma quotidiano in varie forme e misure. Io che ho creduto di essere più europeo, viaggiando in Metroferrovia, non mi sento di essere abitante di “Roccacannuccia; altri segni di attenzione potrebbero farci sentire fortunati e degni cittadini di una Città, da sempre trattata male, che non merita di vivere eternamente un Kaos primordiale.

Ullo Paolo

 


 

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