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Le polizie.
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di Paolo Ullo

L’etimologia, tradotta con parole più semplici, sta per “intimo significato della parola” e, mettendo sotto la lente d’ingrandimento “Polizia”, intesa come “modo di Governare, forma di Governo” del “polites”, cittadino, nella nostra Città sembra sia in vigore uno “Stato di Polizia”. Per fortuna è solo una sensazione, rafforzata da una babilonia verbale, lontanissima dal disagio di un vera repressione e limitazione delle libertà individuali; al contrario, l’apparente e fastidioso “Stato di Polizia”, qui da noi, ha origine da un eccesso, o un uso improprio, di libertà. Proprio perché, e sempre per fortuna, non viviamo in Regime dittatoriale, ci si può permettere di scherzare sulle “polizie” di casa nostra e sul disorientamento che esse provocano, per eccessivo numero e presenza sul territorio. Semplificando ancor di più il significato di Polizia, attraverso il suo ruolo nella nostra Società, il contrasto fra il compito dichiarato e quello svolto diventa più stridente e, a volte, contraddittorio.

Alla Polizia in senso lato è affidata l’Attività Amministrativa diretta alla tutela dell'ordine pubblico mediante una funzione di osservazione, di prevenzione e di repressione, contro i danni che potrebbero derivare dall'attività degli individui. Per l’esercizio di questa Attività è preposto un lungo elenco di organi e persone con titoli diversi e specifiche funzioni, relative al campo di azione, nell’ambito dell’organizzazione dello Stato; accettiamo come necessaria la suddivisone dei compiti, per una migliore riuscita nella tutela dell’ordine pubblico, delle varie Polizie e molte di esse suonano ancora da monito e freno ad ogni illecito. Altre Polizie si sono aggiunte a quelle già numerose e istituzionali ed i confini delle competenze operative sono diventati sempre più imprecisi; la confusione, il marasma e l’illecito, dal quale dovrebbero preservare, trovano rifugio in conflitti di competenze che giustificano mancate azioni di vera “Polizia”.

Oltre alla Polizia di Stato e sue diramazioni, Giudiziaria, Tributaria, Sanitaria e chi più ne ha, più ne metta, di recente si sono aggiunti titoli e sottotitoli dei quali sfugge la reale necessità e raggio d’azione; non conoscendo il mansionario della Polizia Locale, vista in servizio a Catania, della Polizia Provinciale, notata in azione a Messina, ci esentiamo dall’esprimere giudizi e la nostra curiosità resta insoddisfatta. Probabilmente esisterà una Polizia Regionale ma, non avendo testimonianza visiva che la certifichi, potremmo lanciare l’idea della sua istituzione; una in più non potrebbe essere nociva, tanto, tutte sono o dovrebbero essere preposte alla lotta contro i danni che potrebbero derivare dall'attività degli individui. A questa indubbia azione deterrente ha da sempre contribuito il Corpo dei Vigili Urbani, anch’esso confluito nel grande calderone delle Polizie con il titolo di Polizia Municipale; una trasformazione anagrafica, anch’essa, evidentemente, dettata da ragioni che sfuggono alla nostra comprensione.

Con l’occhio critico, sornione e smaliziato del cittadino, che vive la Città, quotidiana, nel suo ruolo di elemento vitale e che da anima ai mercati rionali, agli uffici pubblici, alle vie, alle piazze, alle scuole, ai luoghi di lavoro, di riposo e di divertimento, viene da chiedersi a chi imputare un perenne Stato di Anarchia, nonostante la protezione e rassicurante presenza di tante Polizie. Con la scusante della mia incompetenza sui compiti di vecchie e nuove Polizie, ritengo di aver visto all’opera tutori dell’ordine sbagliati nel posto sbagliato, in ruoli promiscui e che si pestano i piedi; sempre meglio che l’assenza totale di una divisa alla quale rivolgersi in caso di necessità, ma in alcuni casi, a Messina, il “melius abundare quam deficere” è parimenti dannoso come il suo contrario. L’elenco delle stranezze alle quali si assiste, non vuole essere un’accusa a chi esercita un dovere professionale, ma uno stimolo ad espletare un servizio alla Città ed ai Cittadini senza esasperare disagi di origine congenita ed ereditari.

Lo stesso trattamento di equità e giustizia va applicato in qualsiasi quartiere, periferia o villaggio ricadente nel territorio comunale. Non serve un accanimento, quasi terapeutico, nel divieto di fermata su una corsia preferenziale, segnata da cordoli divelti o stracciati, adibita più ad auto blu o di servizio, che ad autobus che non passeranno mai; la stessa rigida applicazione del regolamento non viene messa in atto in una centralissima e trafficata piazza, trasformata in luogo di ritrovo da “dolce vita” di casa nostra, o in strade di intensa attività commerciale. Questo non è una giustificazione alle furberie e ai sotterfugi, agli espedienti per farla franca o alla maleducazione applicata alla circolazione stradale; a ciascuno il suo “mea culpa”, anche a chi, come me, fa il pedone non sempre disciplinato.

Non è spiegabile l’eccessiva presenza di Polizie con l’aumento delle azioni da reprimere, quando queste restano impunite o evase con l’aiuto di conoscenze compiacenti; come non esiste una infrazione Locale, Comunale o Municipale, Provinciale o Regionale, quest’ultima ancora da verificare, di competenza della Polizia del medesimo titolo. Non azzardando altre motivazione sulla crescita, come funghi, di organismi a tutela del territorio e dei cittadini, il fenomeno presenta aspetti simili all’Anomia, che sta per “senza legge” o per situazioni derivati da imperfette o non applicate norme sociali. Quel che è peggio, in difetto di queste direttive comportamentali, ciascuno se ne crea di sue, su misura, a convenienza, come si faceva in epoche non recenti, quando ogni proprietario di castello aveva il suo esercito, la sua polizia o i suoi sgherri.

Nell’attesa che le nostre Polizie siano più efficaci, ci possiamo considerare fortunati fino a quando non entrerà nel calderone lo Stato di Polizia, durante il quale, come scritto in Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902, sulla repressione della Polizia Borbonica, per il Moto Insurrezionale del 1° Settembre 1847:

Giovanni Grillo, ferito nell’attacco, e caduto in mano della polizia, moriva all’ospedale avvelenato dal padre, per farlo sfuggire a certa fucilazione…

…Il “Gabinetto letterario”, istituito nel 1839, benché avesse per iscopo lo studio e la vicendevole comunicazione delle idee scientifiche e letterarie fra gli associati, riunì anche come circolo quanto di più eletto offrisse allora il paese nel sapere e nel patriottismo. Fu sciolto dalla polizia dopo il 1° Settembre 1847…

…Né poi il sospettoso governo e la Polizia Borbonica, che con i suoi cent’occhi d’Argo vegliava su tutto e su tutti, potean vedere di buon occhio questi centri della vita cittadina, attorno ai quali, con lo svolgersi della pubblica opinione, e con il libero discutere sulle condizioni locali, non potea restare estranea la politica, anche che avessero lo scopo precipuo d’intrattenere i soci con la lettura dei periodici, con giuochi e con trattenimenti musicali o danzanti.

Rendiamo omaggio alla memoria di chi è morto per la nostra Libertà e, nel frattempo, non riusciamo ad immaginare la nostra Città sotto l’occhio spione di una Polizia Segreta, di repressione politica e culturale e con esecuzioni sommarie di oppositori di regime che penzolano dalla “griglia” di Piazza Cairoli. Sceriffi, poliziotti di quartiere, privati lasciamoli alla cinematografia o alle sfilate di Carnevale e, se è necessario, una notte brava finita in compagnia della Polizia Penitenziaria non è poi la fine del mondo; sempre meglio che finire in ospedale piantonati da Vigilantes, Guardie Giurate e parenti disperati. Se, dopo un adeguato periodo prova, le ultime Polizie comparse sullo scenario cittadino non dovessero sortire gli effetti sperati e, prima di rafforzare la squadra con altre inutili apparizioni, si abbia il coraggio di fare pulizia delle Polizie, forse nate per caso o per un eccesso di zelo,  e curare meglio quelle storiche ed istituzionali. La nostra Città non ha bisogno di Leggi Speciali o di Polizie Speciali che la proteggano, ha solo bisogno di cittadini e amministratori che le portino più rispetto.

Ullo Paolo

 

 

 


 

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