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Le facce
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di Paolo Ullo.

Nell’imminenza di Elezioni, prima e durante la campagna elettorale, si assiste ad una straordinaria esposizione di facce, per lo più sconosciute, mai viste dall’ordinaria cittadinanza, certamente note solo ad una ristretta cerchia di amici, familiari e frequentatori abituali. A noi comuni cittadini, sembrano appartenere ad una elite di eletti, destinati per eredità, codice genetico o spirito di sacrificio, alla salvezza di tutto ciò che c’è da salvare o recuperare dalla precedente distruzione, operata da altre facce che, si ritiene, abbiano fallito in pieno la loro dichiarata missione.

Su superfici di diversa metratura, sorridenti o impassibili, incuranti degli obblighi ai quali si impegnano, offrendosi ad una gogna mediatica, le facce inanimate, per questa loro prerogativa, non fanno paura a nessuno. Verrebbe la tentazione di disegnare i baffi a chi non ce l’ha e toglierli a chi crede di far più effetto avendoli; impossibile questo divertimento da ragazzi, per l’eccessiva altezza di cartelloni pubblicitari più grandi di una vela al vento.

Pur non conoscendo l’enorme schiera di osservatori cui sono destinate, le facce si accompagnano a scritte telegrafiche, di solo contorno ai lineamenti e caratteri somatici; alla sola figura  è affidata la principale opera di persuasione sulle buone intenzioni, impossibile da estrarre da uno slogan o una frase fatta. Anche se non apertamente dichiarato, le facce chiedono di essere preferite nell’assegnazione di uno scanno, a discapito delle altre agguerrite concorrenti, dal quale elargire favori, promesse e disillusioni; ad una folla anonima di potenziali creduloni, senza neanche aprire bocca, devono offrire il meglio di se stesse con un mezzobusto da studio fotografico.

Se la bocca è lo specchio dell’anima, da quelle gigantografie, o da una foto formato tessera, mute e beffarde come Monna Lisa, non traspaiono sentimenti e nobili pensieri; lei, la Gioconda, almeno, è custodita come opera d’arte in un Museo degno di questo nome. Non tutte potranno aspirare ad una Galleria d’Arte Contemporanea, ma è poco dignitoso che spesso facciano da contorno o troneggino su cassonetti e cumuli d’immondizia, sui balconi di appartamenti, sfitti per eccessive pretese, o che, sotto forma di volantini, contribuiscano ad otturare i tombini e rendano scivolose  le strade, asciutte o bagnate che siano; alcune andranno a nascondere muri stonacati o di più nobile origine, altre abbracceranno tronchi d’albero e tutte sporcheranno la Città.

Da un confronto con una campagna elettorale di altri tempi, emerge una sostanziale diversità che rafforza la convinzione che, se non altro, la Città non era invasa da carte e cartacce; innocui e non inquinanti, come una festa di paese, i Comizi Elettorali cominciavano e finivano dal più lussuoso e centrale balcone sulla piazza del villaggio. Il fenomeno si è trasformato da effetto sonoro, che riempiva di parole un uditorio non sempre attento, ad effetto ottico, invadente a martellante come lo sono i messaggi murali, secondo le più sperimentate tecniche pubblicitarie.

La “faccia” che si metteva in candidatura aveva il coraggio di presentarsi ai potenziali elettori, scendendo in Piazza, stringendo mani e distribuendo pacche sulle spalle; su queste ultime manifestazioni di affetto, o accattivanti gesti di galateo, poco è cambiato rispetto al passato. Il “caro amico” è sempre in voga ed il più abusato, specialmente nelle Elezioni di più ristretta circoscrizione; altre modalità di persuasione, fino a sconfinare nei tentativi di corruzione, hanno applicazioni più altolocate, meno appariscenti, più subdole e per questo sfuggono ad ogni osservazione.

Dalla Gazzetta di Messina e delle Calabrie di Martedì 9 Ottobre 1906, sono stati estratte alcune note di cronaca di un Comizio tenutosi, Domenica 7 Ottobre, a Santo Stefano Medio, omettendo il nome del comiziante:

Le manifestazioni elettorali si vanno rendendo frequenti. Ma nessuna è stata più nobile, più elevata e più importante di quella di Domenica scorsa a Santo Stefano Medio, manifestazione della quale è stato oggetto ………, che dagli abitanti della città e dei villaggi, in voto concorde, si ebbe un’imponente ovazione.

E’ stata una manifestazione importantissima pel suo significato solenne.

L’occasione era l’istituirsi di una Società Operaia di M. S. Lo avvenimento però assurse ad altezza molto superiore ai confini che poteva avere.

Mentre altri nuclei elettorali, che fanno la voce grossa, ma che per fortuna sono scarsi e senza seguito, si affannano a scuotere nelle masse il principio di fede alle Istituzioni della Patria, ……… ha parlato coraggiosamente e fermamente della fedeltà al Dovere negli operai, prima di esperire la rivendicazione dei diritti.

Mentre altri nuclei, per fortuna isolati e cui il paese non seconda, tentano, senza avere la coscienza del male che vorrebbero produrre, alterare e demolire la compagine del Comune, ………, parlando ai villaggi dell’unione e della compattezza, si fa scudo contro i demolitori!

Noi siamo entusiasti di un contegno così elevato, energico, dignitoso, veramente patriottico.

Noi siamo entusiasti non solo, ma compresi dell’assennato e giusto programma dell’Unione e del Dovere, lui, il ………, chiamiamo il paese a seguire ed a proclamare, per rappresentarlo, a guidarlo a buoni destini.

Lui seguiamo e circondiamo di saldo appoggio, contro la guerra indegna che gli è stata fatta.

Lui che personifica e incarna l’Unione del Comune, la grandezza della Patria, proclamano primo candidato, Città e Villaggi concordi nel suo nome.

Lui il popolo plaude tra il fatidico Inno Reale Italiano, perché rappresenta un principio, e questo principio è il nostro.

Come si vede i toni della battaglia, della lotta all’accaparramento del voto, sono rimasti immutati ed i colpi bassi e proibiti, le rimostrane e le accuse, si sbattevano in faccia all’avversario, senza mandarglieli a dire. In più, le facce del passato erano sostenute da un’oratoria politica non comune, oltre che da stratificazioni culturali di origini profonde, meno superficiali, incerte e dubbie di una gigantografia che non apre bocca. Le facce del presente, imbellettate ed inespressive, a riesumo del Cinema Muto, quest’ultimo con il vantaggio del movimento, non rientrano nella casistica delle “Maschere” di quel Grande della Letteratura che fu Pirandello e neanche, come numero, perché sono in tanti, nei “Sei personaggi in cerca di autore”, e perché cercano voti.

Che vinca la più simpatica o con la migliore impostazione grafica e, alle perdenti, nel rispetto della libertà di ogni cittadino, auguriamo maggior fortuna alla successiva candidatura.

Per il dopo elezioni, resta il problema della rimozione delle immagini, effigi, figure e santini dallo scenario della Città; l’operazione è così complessa, mai presa in considerazione, o regolata da precise norme, perché troppo onerosa, che possiamo solo sperare in un lavacro purgativo e purificatore della prossima pioggia o in raffiche di vento che stacchino e facciano scendere dal piedistallo le facce, per cessato momento di gloria.

Ullo Paolo

 


 

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